Morto il piccolo Domenico dopo il trapianto del cuore danneggiato. Inchiesta su espianto e trasporto

Il bambino ricoverato all’Azienda Ospedaliera dei Colli e operato all’Ospedale Monaldi si è spento il 21 febbraio 2026 dopo 60 giorni di supporto con Ecmo (ossigenazione extracorporea a membrana). Indagini delle Procure di Napoli e Bolzano su presunte lesioni colpose gravissime. Attivata la Pianificazione Condivisa delle Cure prevista dalla Legge 219/2017

Sintesi

Il 23 dicembre 2025 Domenico era stato sottoposto a trapianto cardiaco all’Ospedale Monaldi di Napoli dopo l’espianto a Bolzano ma l’organo, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato compromesso durante il trasporto per l’uso di ghiaccio secco invece di ghiaccio d’acqua (ne avevamo scritto ieri). Dopo il fallimento dell’intervento il bambino è rimasto collegato per 57 giorni alla macchina Ecmo con progressivo deterioramento multiorgano. Il 18 febbraio 2026 l’Heart Team dell’Azienda Ospedaliera dei Colli ha escluso la retrapiantabilità e la famiglia ha attivato la Pianificazione Condivisa delle Cure ai sensi dell’articolo 5 della Legge 219/2017 per evitare accanimento terapeutico. Oggi 21 febbraio 2026 il piccolo è deceduto per un improvviso e irreversibile aggravamento clinico. Le Procure di Napoli e Bolzano indagano su 6 sanitari per lesioni colpose gravissime mentre istituzioni e Ordine dei medici hanno espresso cordoglio e chiesto rispetto per la famiglia.

Articolo

Il 23 dicembre 2025 Domenico è stato sottoposto a trapianto di cuore all’Ospedale Monaldi, struttura afferente all’Azienda Ospedaliera dei Colli. L’organo era stato prelevato da un donatore pediatrico deceduto a Bolzano e trasportato a Napoli. Nelle settimane successive sono emerse criticità sulla conservazione del cuore durante il trasferimento, con l’ipotesi che nel contenitore isotermico fosse stato utilizzato ghiaccio secco anziché ghiaccio di acqua, circostanza che avrebbe provocato un congelamento e un danno irreversibile del tessuto miocardico.

Dopo l’intervento, rivelatosi inefficace, il bambino è rimasto collegato alla Ecmo (ossigenazione extracorporea a membrana, dispositivo di supporto cardio-respiratorio che sostituisce temporaneamente la funzione di cuore e polmoni) per 57 giorni. L’uso prolungato del macchinario ha determinato un progressivo peggioramento degli organi interni. Il 18 febbraio 2026 l’Heart Team (gruppo multidisciplinare di specialisti cardiologi e cardiochirurghi) ha dichiarato il minore non più candidabile a un nuovo trapianto.

In tale contesto la famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi e dal medico legale Luca Scognamiglio, ha presentato istanza di Pianificazione Condivisa delle Cure, strumento previsto dall’articolo 5 della Legge 219/2017 in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento. La procedura consente, anche per i minori tramite i rappresentanti legali, di concordare con l’équipe sanitaria i trattamenti da proseguire o sospendere, con l’obiettivo di evitare terapie sproporzionate e accanimento terapeutico. “Non si tratta di eutanasia ma di evitare cure non più utili”, aveva precisato il legale.

Oggi 21 febbraio 2026 l’Azienda Ospedaliera dei Colli ha comunicato il decesso per “improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche”. Nelle ore precedenti il cardinale Mimmo Battaglia si era recato al capezzale del bambino per la preghiera e l’estrema unzione. Il cardiologo Antonio Corcione aveva dichiarato che il piccolo “non soffre assolutamente” pur in presenza di parametri critici.

Sul piano giudiziario la Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati 6 tra medici e operatori sanitari per lesioni colpose gravissime in ambito sanitario. Un fascicolo parallelo è stato aperto dalla Procura di Bolzano dopo l’esposto di un’associazione privata. Gli accertamenti mirano a chiarire tempi, modalità e responsabilità del presunto danneggiamento dell’organo tra espianto, conservazione e trasporto. Le dichiarazioni rese ai pubblici ministeri dal cardiologo Giuseppe Limongelli e gli audit interni avrebbero evidenziato la fase critica dell’integrazione del ghiaccio nel contenitore.

La documentazione clinica completa relativa al ricovero, alle terapie e all’intervento è stata consegnata alla madre per le valutazioni medico-legali. Intanto l’FNOMCeO, per voce del presidente Filippo Anelli, ha invitato media e opinione pubblica al silenzio e al rispetto. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha espresso “profondo dolore” a nome del Servizio Sanitario Nazionale, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha assicurato che “le autorità competenti faranno piena luce”.

La madre Patrizia Mercolino ha ringraziato per la vicinanza ricevuta e ha invitato a devolvere eventuali offerte all’AIDO (Associazione italiana per la donazione di organi), annunciando inoltre l’intenzione di costituire una fondazione in memoria del figlio per sostenere altri bambini in attesa di trapianto. Davanti all’ospedale numerosi cittadini hanno deposto fiori bianchi e messaggi di cordoglio, trasformando il dolore privato in una partecipazione collettiva che ora attende risposte definitive dalla Magistratura.