Cuore compromesso e trapianto fallito. Si allarga tra Napoli e Bolzano l’indagine sul caso del piccolo Domenico

Inchiesta in estensione per presunte negligenze nel prelievo e trasporto dell’organo destinato al bimbo di 2 anni, mentre i medici escludono un secondo intervento e la comunità si stringe alla famiglia

Sintesi

La Magistratura approfondisce le responsabilità per il trapianto cardiaco non riuscito al piccolo Domenico, dopo che l’organo giunto da Bolzano al Monaldi di Napoli è risultato gravemente danneggiato. Gli indagati attuali sono 6 ma l’elenco potrebbe allungarsi con il coinvolgimento di operatori altoatesini per ipotesi di colpa sanitaria. Un audit interno ha evidenziato l’uso di ghiaccio secco nel contenitore di trasporto con conseguente congelamento del cuore, nonostante il sospetto di danno l’équipe ha proceduto all’impianto poiché il cuore malato era già stato rimosso. Un collegio di specialisti ha escluso la possibilità di un nuovo trapianto orientando verso la comfort care, mentre la comunità di Nola ha promosso momenti di preghiera e solidarietà e la famiglia continua a dichiarare fiducia.

Articolo

Si prospetta un’estensione dell’inchiesta sul caso del piccolo Domenico, il bambino napoletano di 2 anni sottoposto a trapianto cardiaco presso l’ospedale Monaldi di Napoli, struttura afferente all’Azienda Ospedaliera dei Colli. L’organo, prelevato a Bolzano il 23 dicembre e trasportato nel capoluogo campano, sarebbe giunto in condizioni compromesse a causa di presunte imperizie operative sulle quali la procura intende fare piena luce. Allo stato gli indagati risultano 6, tutti operanti a Napoli, ma l’elenco potrebbe ampliarsi con l’iscrizione di sanitari altoatesini coinvolti nella fase di espianto e conservazione del cuore.

Sul versante clinico, la svolta più dolorosa è arrivata con il parere di un team multidisciplinare di esperti che ha escluso la praticabilità di un secondo trapianto, ritenendo che il piccolo non sarebbe in grado di sopportare un nuovo intervento di tale portata. Antonio G. Spagnolo, ordinario di Bioetica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha chiarito che, quando l’opzione terapeutica non è più percorribile, si apre la fase della “comfort care” (cure di conforto), vale a dire l’accompagnamento del minore, insieme ai genitori, verso la fine della vita con sedazione proporzionata e controllo del dolore, evitando accanimenti tecnici che accrescerebbero inutilmente la sofferenza.

Parallelamente procede il filone giudiziario. A Bolzano è stata aperta un’inchiesta per ipotesi di responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario, attualmente contro ignoti. L’attenzione investigativa si concentra in particolare sulle modalità di conservazione dell’organo. Dall’audit interno dell’ospedale Monaldi emerge che il contenitore destinato al trasporto sarebbe stato riempito con ghiaccio secco anziché con ghiaccio tradizionale, pratica che avrebbe provocato il congelamento del cuore e il conseguente deterioramento dei tessuti. Nel verbale si attesta che “all’apertura del contenitore termico risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio”. Nonostante il forte sospetto di un danno da congelamento, e in assenza di alternative immediate poiché il cuore patologico del bambino era già stato espiantato, l’équipe avrebbe deciso di procedere comunque con l’impianto con la massima rapidità. Tra i punti ancora da chiarire vi è la scelta di rimuovere l’organo malato prima di verificare compiutamente l’integrità del nuovo cuore proveniente da Bolzano.

La vicenda ha suscitato una vasta partecipazione emotiva. A Nola oltre 100 persone si sono radunate in piazza per una fiaccolata in sostegno del bambino, con palloncini a forma di cuore e uno striscione recante la scritta “Per il nostro guerriero”. A causa della pioggia intensa, la manifestazione si è trasformata in un momento di raccoglimento nel duomo cittadino. In mattinata si era già tenuta una celebrazione nella parrocchia Maria Santissima della Stella, alla presenza dei genitori e dei fratelli di Domenico. Monsignor Pasquale Capasso, vicario generale della Diocesi di Nola, ha definito la storia del piccolo una testimonianza capace di generare consapevolezza collettiva, affermando che “la vita di Domenico non è sprecata se ha prodotto e produce questo moto di cambiamento: ‘il dopo non sarà più come il prima’”. Parole che si affiancano alla determinazione della madre Patrizia, la quale ribadisce di non voler cedere alla rassegnazione: “Fin quando mio figlio respirerà la speranza non muore”.