Bimbo di 15 mesi morto a Vasto, la madre sotto inchiesta: l’autopsia ha rivelato ingestione di cocaina

Il decesso avvenuto il 10 agosto 2025 al pronto soccorso dell’Ospedale San Pio da Pietrelcina. La Procura della Repubblica di Vasto, con il sostituto procuratore Silvia Di Nunzio, iscrive la madre nel registro degli indagati per omicidio colposo e false informazioni al pubblico ministero. L’esame autoptico accerta l’ingestione di cocaina in quantità letale

Sintesi

Il 10 agosto 2025 un bambino di 15 mesi è stato portato in condizioni critiche al pronto soccorso dell’Ospedale San Pio da Pietrelcina di Vasto ed è deceduto poche ore dopo nonostante i tentativi immediati di rianimazione. In un primo momento non erano emersi elementi chiari sulle cause del malore anche perché la madre non aveva fornito indicazioni utili ai sanitari. L’autopsia disposta dalla Procura della Repubblica di Vasto ha successivamente accertato l’ingestione di cocaina in quantità idonea a provocare effetti fatali. La madre è ora indagata per omicidio colposo e per false informazioni al Pubblico ministero nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal Sostituto procuratore Silvia Di Nunzio.

Articolo

La sera del 10 agosto 2025 un bambino di 15 mesi è giunto in condizioni già compromesse al pronto soccorso dell’Ospedale San Pio da Pietrelcina, a Vasto comune della provincia di Chieti in Abruzzo. I medici hanno attivato senza ritardo le manovre rianimatorie previste dai protocolli di emergenza, ma ogni intervento si è rivelato inutile e il piccolo è deceduto poche ore dopo il ricovero. Il quadro clinico iniziale lasciava ipotizzare una intossicazione acuta, tuttavia mancavano dati certi per individuarne l’origine.

Nelle prime fasi la madre, 30 anni, non avrebbe fornito informazioni determinanti per ricostruire l’eventuale esposizione a sostanze pericolose. Proprio questa lacuna dichiarativa ha inciso sulla tempestiva comprensione dell’evento, elemento che gli inquirenti ritengono rilevante ai fini dell’accertamento delle responsabilità.

La Procura della Repubblica di Vasto ha quindi disposto l’esame autoptico per chiarire con rigore scientifico le cause del decesso. L’incarico peritale ha evidenziato la presenza di cocaina nell’organismo del minore, in un quantitativo non precisamente determinabile ma ritenuto sufficiente a determinare un esito letale. L’esito medico legale ha modificato radicalmente la prospettiva investigativa, trasformando un sospetto generico in un’ipotesi circostanziata di responsabilità colposa.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Silvia Di Nunzio, ha portato all’iscrizione della donna nel registro degli indagati per omicidio colposo, fattispecie prevista dall’articolo 589 del Codice penale che punisce chi cagiona per negligenza, imprudenza o imperizia la morte di una persona, e per false informazioni al Pubblico ministero, reato disciplinato dall’articolo 371-bis del Codice penale che sanziona dichiarazioni mendaci rese nel corso delle indagini.

Secondo l’ipotesi accusatoria, alla base della contestazione vi sarebbero profili di imprudenza per avere lasciato la sostanza stupefacente in un luogo facilmente raggiungibile da un bambino di 15 mesi e profili di negligenza per omessa vigilanza, condotta che avrebbe impedito un intervento ancora più tempestivo. Gli investigatori dovranno ora verificare la dinamica esatta dell’ingestione, il contesto domestico e l’eventuale presenza di ulteriori responsabilità.

La donna è assistita dall’avvocato Alessandro Cerella, che potrà nominare consulenti tecnici di parte per riesaminare i risultati tossicologici e le modalità di conservazione dei reperti. Nei procedimenti per morte conseguente a intossicazione da stupefacenti la giurisprudenza della Corte di Cassazione richiede un accertamento rigoroso del nesso causale tra condotta omissiva e evento letale, secondo il criterio dell’“oltre ogni ragionevole dubbio”, principio cardine del processo penale italiano.

Sul piano normativo, la vicenda si colloca nell’ambito della disciplina generale in materia di responsabilità colposa e di tutela dei minori, con particolare attenzione al dovere di custodia che grava sui genitori ai sensi dell’articolo 147 del Codice civile. Eventuali sviluppi processuali dipenderanno dall’esito delle ulteriori consulenze tecniche, dall’analisi dei dispositivi elettronici e dalle testimonianze raccolte.

Nota

L’indagine è tuttora in corso e l’iscrizione nel registro degli indagati costituisce un atto dovuto a garanzia del diritto di difesa. Saranno le risultanze definitive degli accertamenti scientifici e l’eventuale giudizio dibattimentale a stabilire responsabilità penali o archiviazioni.