AppLI. L’assistente digitale del MPLS che usa l’IA per guidare i giovani verso occupazione e formazione

Il progetto AppLI (Assistente Personale per il Lavoro in Italia) utilizza l’intelligenza artificiale generativa per sostenere l’orientamento professionale dei giovani tra 18 e 35 anni. Il servizio, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali guidato da Marina Calderone, è citato da OCSE e OIL come esempio di applicazione “human-centered” (centrato sull'essere umano) dell’intelligenza artificiale nei servizi pubblici per l’impiego

Sintesi

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha introdotto AppLI, un assistente digitale gratuito basato su intelligenza artificiale generativa per aiutare in questa fase iniziale i cittadini tra i 18 e i 35 anni nella ricerca di lavoro e formazione. La piattaforma consente di creare curriculum vitae, simulare colloqui, individuare offerte di lavoro e corsi di formazione coerenti con le competenze degli utenti. Il servizio è accessibile online tramite SPID o CIE e si rivolge soprattutto ai giovani NEET, categoria che in Italia rappresenta una quota significativa della popolazione giovanile. Il progetto è stato citato da OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) come buona pratica nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei servizi per l’impiego. Il Ministero intende ora rafforzare l’iniziativa ripensando processi, competenze e sistemi di governance per integrare in modo efficace l’intelligenza artificiale nelle politiche del lavoro. Le analisi internazionali indicano che nei Paesi del G7 una parte rilevante dei posti di lavoro è esposta agli effetti dell’intelligenza artificiale generativa, rendendo necessario accompagnare la trasformazione con strumenti pubblici di orientamento e formazione.

Articolo

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha avviato AppLI, acronimo di “Assistente Personale per il Lavoro in Italia”, una piattaforma digitale gratuita costruita su sistemi di intelligenza artificiale generativa con l’obiettivo di sostenere l’orientamento professionale e l’accesso al mercato occupazionale. Il progetto rientra nelle politiche nazionali di innovazione nei servizi pubblici per l’impiego e punta in particolare ai giovani compresi tra 18 e 35 anni che cercano un primo impiego o desiderano migliorare il proprio percorso professionale.

La piattaforma funziona come un “web coach” capace di accompagnare l’utente nelle diverse fasi della ricerca di lavoro. Attraverso l’analisi delle competenze, delle esperienze e degli interessi personali, il sistema suggerisce percorsi professionali coerenti con i dati del mercato del lavoro. Il servizio consente di creare o aggiornare il curriculum vitae, di preparare lettere di presentazione personalizzate e di simulare colloqui di selezione con domande e risposte basate su scenari realistici. L’obiettivo è fornire strumenti concreti e immediati per migliorare la qualità delle candidature e aumentare le possibilità di inserimento professionale.

Un’altra funzione rilevante è il cosiddetto “matching lavorativo”, cioè l’abbinamento tra il profilo dell’utente e le opportunità disponibili. La piattaforma segnala offerte di lavoro e corsi di formazione coerenti con le competenze dichiarate e con l’andamento del mercato. Il servizio è disponibile in qualsiasi momento della giornata e può essere utilizzato tramite sistemi di identità digitale come SPID, acronimo di “Sistema Pubblico di Identità Digitale”, oppure tramite CIE, cioè “Carta d’Identità Elettronica”.

Il progetto si rivolge soprattutto ai giovani NEET, termine inglese che significa “Not in Education, Employment or Training”, tradotto in italiano come “giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi”. In Italia questa categoria rappresenta una quota significativa della popolazione giovanile e secondo diverse analisi statistiche oscilla mediamente tra il 16% e il 19% della fascia d’età interessata, con valori più elevati nelle regioni del Mezzogiorno. La diffusione di questo fenomeno è spesso collegata a dispersione scolastica, scarsità di opportunità lavorative e sfiducia nei confronti del sistema occupazionale.

L’iniziativa ha attirato l’attenzione di organismi internazionali come l’OCSE, ossia “Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico”, e l’OIL, cioè “Organizzazione Internazionale del Lavoro”, agenzia delle Nazioni Unite specializzata nelle politiche occupazionali. Entrambe le istituzioni hanno indicato AppLI come una buona pratica nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei servizi pubblici per l’impiego, definendolo un modello “human-centered”, espressione inglese che significa “centrato sulla persona”, cioè progettato per mettere il cittadino al centro del processo decisionale.

Il Ministero del Lavoro guidato da Marina Calderone ritiene tuttavia che l’introduzione dell’intelligenza artificiale rappresenti soltanto il primo passo di una trasformazione più ampia. Secondo l’impostazione dell’amministrazione, l’intelligenza artificiale generativa può aumentare la produttività individuale, ma se non è accompagnata da una revisione dei processi organizzativi rischia di produrre maggiore variabilità e nuovi rischi operativi. Per questo motivo l’obiettivo è ridisegnare le procedure dei servizi per l’impiego, mettendo al centro l’utente, cioè cittadini e imprese, evitando che la tecnologia resti un semplice strumento aggiuntivo all’interno di strutture burocratiche tradizionali.

Il piano prevede anche un rafforzamento delle competenze digitali degli operatori e dei cittadini. Non si tratta soltanto di utilizzare nuovi strumenti tecnologici, ma di sviluppare capacità operative come formulare correttamente richieste ai sistemi di intelligenza artificiale, valutare la qualità delle risposte generate, verificare le fonti informative, proteggere i dati personali e comprendere quando sia necessario l’intervento umano nei processi decisionali.

Un altro elemento centrale riguarda la governance del sistema, cioè l’insieme dei meccanismi di controllo e monitoraggio. Il Ministero prevede procedure di audit, indicatori di qualità dei servizi, strumenti per individuare eventuali bias, cioè distorsioni o pregiudizi negli algoritmi, e sistemi di tracciabilità delle decisioni generate dall’intelligenza artificiale. In questo modo si punta a garantire trasparenza e responsabilità nell’utilizzo della tecnologia all’interno delle politiche pubbliche del lavoro.

In questo contesto assume un ruolo strategico anche l’Osservatorio nazionale sull’adozione dell’intelligenza artificiale nel lavoro, struttura prevista da una specifica norma legislativa e destinata a monitorare l’impatto delle nuove tecnologie sul mercato occupazionale. L’Osservatorio sarà affiancato da un futuro portale agentico denominato SIO, acronimo di “Sistema Informativo Osservatorio”, concepito come una piattaforma capace di trasformare le informazioni raccolte in dati utili per orientare le decisioni politiche e amministrative.

Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro non è soltanto teorico. Secondo stime elaborate da OCSE e OIL, nei Paesi del G7, cioè il gruppo delle principali economie industrializzate composto da Stati Uniti, Canada, Giappone, Germania, Francia, Italia e Regno Unito, circa il 6,5% dei posti di lavoro risulta altamente esposto agli effetti dell’intelligenza artificiale generativa, pari a circa 25 milioni di occupazioni. Un ulteriore 28% delle posizioni lavorative, cioè oltre 100 milioni di impieghi, presenta invece un livello intermedio di esposizione, il che significa che alcune attività potranno essere automatizzate mentre altre continueranno a richiedere l’intervento umano.

Alla luce di queste trasformazioni, strumenti pubblici come AppLI vengono considerati sempre più importanti per accompagnare lavoratori e giovani nella transizione tecnologica. L’obiettivo dichiarato dal Ministero del Lavoro è utilizzare l’intelligenza artificiale non per sostituire le persone, ma per rafforzare l’orientamento professionale, migliorare la qualità delle politiche attive del lavoro e rendere più efficiente il collegamento tra formazione, competenze e opportunità occupazionali.