Sintesi
Comuni di tutte le province siciliane compaiono nel prospetto regionale sulle somme da recuperare per la democrazia partecipata del 2025. Secondo i dati raccolti dalla Regione, gli enti interessati non avrebbero destinato, del tutto o in parte, la quota prevista a iniziative scelte con il coinvolgimento dei cittadini. Le somme sono destinate a essere trattenute dai trasferimenti regionali del 2026. Per i Comuni coinvolti possono arrivare meno risorse.

Tra i Comuni indicati tra la costa ionica e la Valle dell’Alcantara figurano Giardini Naxos, Castelmola, Sant’Alessio Siculo, Forza d’Agrò, Letojanni, Limina e Motta Camastra. Nel prospetto del 20 ottobre, le somme da recuperare ai 7 enti ammontano complessivamente a 34.720,15 euro. In alcuni casi la quota indicata è intera, in altri riguarda soltanto una parte.

Nel prospetto iniziale la Regione aveva indicato 146 Comuni, con somme da recuperare per 980.091,04 euro. Il 22 ottobre ha corretto l’elenco, escludendo Taormina e Floridia, inseriti per errore. È seguito un decreto sulle sanzioni: gli importi riportati nel primo prospetto vanno quindi confrontati con il provvedimento più recente.

La democrazia partecipata permette ai cittadini di contribuire alla scelta di iniziative utili alla comunità, come interventi sul verde, attività culturali o progetti sociali. È un modo per prendere parte alle decisioni che riguardano il proprio Comune.

Articolo
La Regione interviene sui fondi del 2025
Una parte dei trasferimenti regionali destinati ai Comuni siciliani deve essere utilizzata coinvolgendo i cittadini nella scelta degli interventi da realizzare. Quando questo obbligo non viene rispettato, del tutto o in parte, la Regione può recuperare le somme corrispondenti.
Il Dipartimento regionale delle autonomie locali (la struttura della Regione che si occupa anche dei rapporti con i Comuni) ha comunicato il 20 ottobre 2026 l’avvio del procedimento per determinare le somme da recuperare agli enti risultati inadempienti rispetto alle assegnazioni del 2025. Secondo il comunicato, gli importi sono destinati a essere trattenuti sulla quarta rata dei trasferimenti regionali del 2026.
Nel primo prospetto regionale erano indicati 146 Comuni e 980.091,04 euro di somme da recuperare. Il documento è stato successivamente corretto: eliminando le quote di Taormina e Floridia, inserite per errore, il totale del primo prospetto scende a 955.378,12 euro per 144 Comuni. Questo importo è il risultato del calcolo sul prospetto iniziale corretto per le 2 esclusioni e non sostituisce la verifica della tabella allegata al decreto successivo.
Per i Comuni interessati, questo significa ricevere una somma inferiore rispetto a quella altrimenti spettante. La vicenda riguarda risorse pubbliche che avrebbero potuto sostenere iniziative individuate attraverso il coinvolgimento delle comunità locali.
I 7 Comuni tra la costa ionica e l’Alcantara
Nel prospetto iniziale del 20 ottobre, le somme indicate per Giardini Naxos (Comune costiero ionico), Castelmola (Comune collinare sopra Taormina) e Sant’Alessio Siculo (Comune costiero ionico) corrispondono all’intera quota minima prevista: rispettivamente 16.068,36 euro, 6.314,59 euro e 5.921,33 euro.
Per altri 4 Comuni della zona, la somma indicata è inferiore alla quota minima prevista. A Forza d’Agrò (Comune collinare ionico) sono attribuiti 733,50 euro da recuperare su un minimo di 6.633,50 euro; a Letojanni (Comune costiero ionico) 4.763,37 euro su 6.866,37 euro.
Per Limina (Comune collinare della Valle d’Agrò) la somma indicata è di 585,38 euro, su un minimo di 6.790,29 euro. Per Motta Camastra (Comune della Valle dell’Alcantara) è di 333,62 euro, su 6.330,12 euro. Il prospetto riporta la quota minima e la penale, ma non contiene una colonna separata con le somme utilizzate.
La somma degli importi indicati per i 7 enti è di 34.720,15 euro. I dati mostrano quanto la Regione aveva previsto di recuperare nella fase iniziale, ma non spiegano da soli le ragioni delle singole situazioni. Per conoscerle occorre esaminare gli atti e le eventuali comunicazioni dei Comuni.
Gli altri Comuni e la rettifica della Regione
Il primo elenco regionale interessa tutte le 9 province siciliane. Nel prospetto del 20 ottobre risultavano 17 Comuni nell’Agrigentino; 10 nel Nisseno; 24 nel Catanese; 8 nell’Ennese; 32 nel Messinese; 37 nel Palermitano; 3 nel Ragusano; 8 nel Siracusano; 7 nel Trapanese. Questi numeri comprendono ancora Taormina e Floridia, successivamente escluse.
Nel Messinese, oltre ai 7 Comuni della costa ionica e dell’Alcantara, il prospetto iniziale comprende, tra gli altri, Furnari, Gioiosa Marea, Milazzo, Mistretta, Reitano, Santa Marina Salina, Santo Stefano di Camastra, Spadafora e Tortorici. Gli importi sono differenti: per esempio, sono indicati 7.119,08 euro per Milazzo, 13.571,87 euro per Santa Marina Salina e 19.779,76 euro per Santo Stefano di Camastra.
Nelle altre province, fra gli Enti indicati nel primo prospetto figurano Lampedusa e Linosa (Agrigento), con 29.186,42 euro; Caltanissetta, con 19.534,21 euro; Paternò (Catania), con 20.311,67 euro; Enna, con 13.645,94 euro; Palermo, con 4.971,76 euro; Scicli (Ragusa), con 16.870,80 euro; Avola (Siracusa), con 26.279,15 euro; Marsala (Trapani), con 23.473,45 euro. Sono esempi tratti dall’elenco iniziale, non l’elenco completo.
Il 22 ottobre 2026 la Regione ha pubblicato una rettifica del prospetto: Taormina, nel Messinese, e Floridia, nel Siracusano, erano stati inseriti per errore e sono stati esclusi. Per questo non vanno conteggiati tra i Comuni destinatari delle somme riportate nell’elenco corretto.
La Regione ha poi emanato il decreto n. 578 del 23 ottobre 2026, pubblicato il 26 ottobre, relativo alla determinazione delle sanzioni sulle assegnazioni del 2025. Il prospetto allegato al comunicato del 20 ottobre descrive una fase precedente: per stabilire gli importi definitivi dei singoli Comuni è necessario confrontarlo con il decreto e con eventuali successive rettifiche.
Che cos’è la democrazia partecipata
La democrazia partecipata è un modo per permettere alle persone di contribuire alle scelte che riguardano la comunità in cui vivono. Non sostituisce il lavoro del sindaco e del Consiglio comunale: affianca alle decisioni degli amministratori momenti nei quali cittadini e associazioni possono presentare idee, confrontarsi e partecipare alla scelta delle iniziative.
Per esempio, un Comune può chiedere alla popolazione se destinare una somma alla sistemazione di un’area verde, a un progetto per i giovani, a un’attività culturale o a un intervento sociale. Le modalità concrete dipendono dalle regole e dagli avvisi adottati dall’ente.
In Sicilia, l’obbligo è previsto dall’articolo 6, comma 1, della legge regionale n. 5 del 2014, come modificata nel tempo. La norma riguarda almeno il 2% dei trasferimenti regionali di parte corrente assegnati al Comune: sono somme che la Regione attribuisce agli enti per le loro attività e i loro servizi. Non si tratta del 2% dell’intero bilancio comunale. La circolare regionale del 3 agosto 2026 ha chiesto ai Comuni di trasmettere i dati sull’adempimento riferito al 2025.
La disciplina prevede anche la restituzione delle somme nei casi di mancato adempimento e contempla condizioni particolari, tra cui quelle per i Comuni in dissesto finanziario alla data prevista dalla norma. La Regione può inoltre verificare la documentazione trasmessa dagli enti e intervenire se emergono irregolarità.
Il precedente richiamato da Mediterranea24
Il tema del coinvolgimento dei cittadini era stato affrontato anche da Mediterranea24 nel racconto della presentazione del progetto per Giardini Naxos, pubblicato il 9 maggio 2026. In quell’occasione Salvatore Agatino Bosco, allora candidato sindaco, aveva parlato della volontà di coinvolgere cittadini, associazioni e categorie produttive anche nelle scelte di bilancio. Si trattava di un impegno riferito al futuro, mentre le somme oggi contestate dalla Regione riguardano l’annualità 2025.
L’opinione
Le somme che diversi Comuni siciliani rischiano peer l’ennesima volta di perdere per la mancata o parziale attivazione della democrazia partecipata sono, a mio avviso, un altro segnale della distanza che separa la politica e le istituzioni da una parte della cittadinanza. Ogni situazione va naturalmente esaminata nei suoi motivi e nei suoi atti, senza attribuire indistintamente le stesse responsabilità a tutte le amministrazioni. Ma resta una domanda: quanto conta davvero l’opinione delle persone quando si decide come utilizzare le risorse pubbliche? Come già osservato da Mediterranea24, ascoltare il territorio non può voler dire parlare soltanto con amministratori, dirigenti di partito e sostenitori. Una comunità comprende anche chi non appartiene a una corrente, non applaude e non ha un referente politico a cui rivolgersi.
Il tema non è nuovo, già nel 2024, qaundo ero in altre testate, avevo richiamato l’obbligo dei Comuni siciliani di destinare una parte dei trasferimenti regionali a scelte condivise con i cittadini e la restituzione delle somme non utilizzate secondo queste modalità. Nel tempo, la partecipazione ha trovato spazio anche in esperienze concrete a Sant’Alessio Siculo: nel 2019, una proposta di un Comitato Pro Sant’Alessio del quale si faceva parte, ha contribuito alla scelta di realizzare una seconda area per l’attività fisica sul lungomare, poi completata nel 2021. Un esempio di come un’idea presentata dalla comunità possa diventare un intervento a disposizione di tutti, anche se i tempi di realizzazione possono essere lunghi.
Una democrazia vive se le persone possono conoscere, proporre, essere ascoltate e verificare i risultati. Eventi e spettacoli possono avere un valore per le comunità, ma non sostituiscono il confronto sulle scelte e sui bisogni quotidiani. Quando la partecipazione si riduce a una formalità e intorno al potere crescono soprattutto sostenitori interessati e cortigiani, il rischio è che ai cittadini resti il ruolo di spettatori, tra annunci, celebrazioni e retorica. È una preoccupazione che Mediterranea24 aveva già espresso riflettendo sull’ordinario dei Comuni trasformato in spettacolo e sul pericolo che cittadini e associazioni perdano autonomia rispetto alla politica.
La storia insegna che la democrazia si indebolisce quando i cittadini non riescono più a partecipare davvero alle decisioni e a controllare chi amministra. Anche se si continua a votare, può accadere che le scelte più importanti siano prese da pochi e che, per ottenere ascolto o risposte, le persone si sentano costrette a cercare l’appoggio di un politico o di qualcuno a lui vicino. In questo modo il potere può concentrarsi nelle mani di gruppi ristretti, ricordando, pur nelle differenze, i vecchi feudi, alcuni regimi del passato e del presente e, in Sicilia, quei territori nei quali la vita pubblica può essere condizionata dall’influenza di esponenti politici o, nei casi accertati, di gruppi criminali.
A rendere più difficile la partecipazione è anche la mancanza di strumenti semplici e accessibili per far verificare tempestivamente la regolarità delle decisioni comunali. Come già approfondito da Mediterranea24 parlando della scomparsa del CoReCo e della proposta di un nuovo controllo esterno, oggi un cittadino può chiedere documenti e presentare segnalazioni, ma non dispone di un organismo generale esterno al Comune al quale far esaminare facilmente un atto che ritiene illegittimo. Il vecchio CoReCo non era uno strumento di accesso diretto per ogni cittadino: su alcune decisioni il controllo poteva però essere richiesto da una parte dei consiglieri comunali. Rafforzare controlli indipendenti e accessibili aiuterebbe le persone a partecipare alla vita del proprio Comune, senza sentirsi costrette a dipendere da conoscenze e appoggi. Altrimenti i diritti rischiano di essere vissuti come favori e chi non ha protezioni può sentirsi escluso.
Nell’immagine di copertina, una rappresentazione della Sicilia, dei cittadini coinvolti nelle scelte comunali e dei fondi da restituire. Immagine realizzata con IA.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









