Sicilia, fondi a pioggia e Comuni esclusi. Agricoltori e pescatori contestano le priorità

174 milioni al Fit. A Terme Vigliatore annunciati fondi per il polo termale. Anci chiede criteri trasparenti. La distanza tra partiti e cittadini. L'opinione

Sintesi

La distribuzione dei 174 milioni del Fit riaccende lo scontro sulle scelte della Regione. Il Pd denuncia squilibri tra Comuni beneficiari ed esclusi, mentre Anci Sicilia chiede finanziamenti ordinari, criteri trasparenti e autonomia per tutti i territori. Al centro della polemica c’è il metodo di assegnazione.

A Terme Vigliatore è stato annunciato uno stanziamento di 1,5 milioni per favorire l’acquisizione del complesso termale. La comunicazione è arrivata durante l’incontro di Fratelli d’Italia con amministratori e dirigenti nazionali e regionali. L’acquisto, però, non equivale alla riapertura.

Gli agricoltori contestano le priorità della spesa e si rivolgono alla presidente del Consiglio. La Regione, dal canto suo, indica 50 milioni per la cerealicoltura e 30 milioni per il gasolio agricolo, oltre alle misure nazionali. Restano contrapposte le valutazioni sull’adeguatezza degli aiuti.

Gli armatori siciliani annunciano da oggi 24 ottobre una protesta definita “sciopero fiscale”. Chiedono carburante meno caro, liquidità e una sospensione dei pagamenti disposta dal governo nazionale. Intanto aumentano i controlli agroalimentari nei porti e lungo la distribuzione.

Articolo

Fondi territoriali, lo scontro riguarda chi riceve e chi resta fuori

La domanda è come siano state stabilite le priorità e quali opportunità abbiano avuto i Comuni esclusi. È questo il nodo politico della distribuzione di circa 174 milioni attraverso il Fit (Fondo per gli investimenti territoriali), inserito nella manovra approvata giovedì 22 ottobre dall’Ars (Assemblea regionale siciliana, il Parlamento dell’Isola).

Le ricostruzioni disponibili descrivono una distribuzione articolata in numerosi interventi per Comuni ed enti ecclesiastici. Per verificare compiutamente ogni assegnazione e confrontare territori omogenei resta indispensabile il riscontro sull’allegato definitivo approvato, non integralmente acquisito durante questa verifica. Le contestazioni politiche, pertanto, vanno distinte dai risultati di un controllo completo degli stanziamenti.

Nella ricostruzione riportata nel materiale giornalistico esaminato, Basicò (Comune collinare della Città metropolitana di Messina) figura con 300 mila euro a fronte di 631 abitanti. Il rapporto sarebbe di circa 475 euro per residente, ma questo dato, da solo, non dimostra né un primato regionale né un trattamento ingiustificato: per valutarlo servono la finalità dell’intervento e confronti con finanziamenti analoghi.

Le contestazioni del Pd e del Movimento 5 stelle

Il Pd (Partito democratico) denuncia una distribuzione condizionata dalle appartenenze politiche. Nel materiale esaminato vengono indicati Agrigento e Trapani tra gli esclusi dalle assegnazioni considerate, mentre Carini (Comune della Città metropolitana di Palermo) avrebbe ottenuto 4 milioni dopo il passaggio dell’Amministrazione nell’area del centrodestra. Si tratta di elementi sui quali i Dem annunciano iniziative parlamentari, non di una discriminazione già accertata.

La stessa ricostruzione segnala contributi rilevanti a Modica e Comiso (Comuni del Libero consorzio di Ragusa), numerose assegnazioni ad Acireale, Aci Castello e Belpasso (Comuni della Città metropolitana di Catania), oltre che ad Acate e Ispica (nel Ragusano), Campobello di Licata (nell’Agrigentino) e Gela (nel Nisseno). Per Naso (Comune dei Nebrodi, nella Città metropolitana di Messina) viene indicato un contributo di 100 mila euro per il recupero dell’edificio denominato Casa del Fascio. Importi, numero degli interventi e destinazioni devono essere letti separatamente, evitando classifiche costruite con criteri diversi.

Anthony Barbagallo (segretario regionale del Pd) chiede al governo nazionale di impugnare la legge. Nuccio Di Paola (coordinatore siciliano del Movimento 5 stelle) contrappone le risorse per gli impianti sportivi al mancato finanziamento della proposta di un bonus salute per le famiglie con redditi bassi. Sono contestazioni sulle priorità della maggioranza, che non equivalgono a una dichiarazione di illegittimità del provvedimento.

Anci Sicilia chiede risorse per tutti, senza dipendere dal referente politico

Una critica documentata al metodo arriva da Anci Sicilia (articolazione regionale dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani). Nel comunicato pubblicato ieri 23 ottobre, Paolo Amenta (presidente) e Mario Emanuele Alvano (segretario generale) riconoscono che i singoli interventi possono rispondere a necessità effettive, ma chiedono una distribuzione che consenta a ogni amministrazione di programmare.

La proposta è ricondurre le risorse ai finanziamenti ordinari, con criteri pubblici di riparto e tempi certi, rafforzando il confronto istituzionale tra Regione ed enti locali. L’obiettivo è evitare che servizi e opportunità dipendano dal Comune di residenza e dalla capacità di ottenere un contributo occasionale. Anci Sicilia

Terme Vigliatore, l’annuncio sull’acquisizione del polo termale

Nel Messinese, l’annuncio di 1,5 milioni per il complesso termale è arrivato durante “La forza dei territori”, l’incontro di Fratelli d’Italia svoltosi ieri 23 ottobre a Terme Vigliatore (Comune costiero tirrenico della Città metropolitana di Messina). Secondo il resoconto fornito, Bartolo Cipriano (sindaco) ha indicato nel finanziamento lo strumento per consentire al Comune di partecipare all’asta per l’acquisizione delle terme.

L’obiettivo dichiarato è recuperare un patrimonio e rilanciare il turismo termale. Tuttavia, l’eventuale acquisto rappresenterebbe soltanto un passaggio: per riaprire il complesso occorrerebbero un progetto sostenibile, la valutazione delle condizioni degli immobili, le autorizzazioni necessarie e una gestione capace di reggersi economicamente. Su questo andrà misurato il risultato dell’operazione.

Il resoconto dell’incontro indica la presenza di Nello Musumeci (ministro nazionale per la Protezione civile e le Politiche del mare), Giovanni Donzelli (responsabile nazionale dell’organizzazione di Fratelli d’Italia), Luca Sbardella (commissario regionale del partito), Gaetano Galvagno (presidente dell’Ars), Pino Galluzzo (deputato regionale), Ruggero Razza (parlamentare europeo), Ella Bucalo (senatrice) ed Elvira Amata (assessora regionale al Turismo). Il confronto ha riguardato anche i rapporti con Sud chiama Nord (movimento fondato da Cateno De Luca), rivendicando l’autonomia politica di Fratelli d’Italia nei territori.

Gli agricoltori contestano il confronto tra le risorse

Il Comitato agricoltori siciliani (gruppo impegnato nella protesta contro il caro carburanti) ha scritto a Giorgia Meloni (presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia) per contestare le priorità della Regione Siciliana. Gli agricoltori chiedono perché siano stati trovati 174 milioni per finanziare interventi nei territori, mentre gli aiuti alle imprese agricole vengono giudicati insufficienti a fronteggiare il caro carburante. Secondo il Comitato, quelle assegnazioni servono soprattutto a raccogliere consenso elettorale. Nella lettera viene criticata anche la proposta di aumentare le indennità, cioè i compensi legati alla carica, dei presidenti delle ex Province: una scelta ritenuta fuori luogo mentre le aziende faticano a sostenere le spese.

Per capire il confronto, bisogna distinguere a cosa servono i fondi. Nel comunicato della Regione, Giusi Savarino (assessora regionale al Territorio e ambiente) indica 50 milioni destinati al settore dei cereali e altri 30 milioni per aiutare le aziende agricole a sostenere il costo del gasolio. Le due misure valgono quindi complessivamente 80 milioni, ma hanno finalità diverse. I 50 milioni non sono destinati a tutti gli agricoltori, mentre i 30 milioni riguardano il carburante agricolo.

Gli agricoltori mettono a confronto i 174 milioni del fondo territoriale con i 50 milioni destinati al settore dei cereali. La Regione, però, indica anche altri 30 milioni per il gasolio agricolo: considerando entrambe le misure, le risorse sono quindi 80 milioni, non 50. Questo non significa che ogni azienda possa ricevere entrambi gli aiuti, poiché i finanziamenti hanno scopi e destinatari diversi.

La presenza di questi ulteriori fondi non dimostra, da sola, che gli aiuti bastino. Bisogna capire quante aziende potranno ottenerli, quale somma riceverà ciascuna e quando arriveranno i soldi. Per esempio, se un’azienda ha dovuto spendere 10 mila euro in più per il carburante e riceve un contributo di mille euro, deve comunque pagare di tasca propria gli altri 9 mila. È su questa differenza tra spese aggiuntive e aiuti effettivi che va valutata la protesta.

Più controlli nei porti e lungo la filiera alimentare

Il Governo regionale siciliano ha disposto un rafforzamento delle verifiche sui prodotti agroalimentari, con particolare attenzione ai flussi provenienti dai Paesi mediterranei esterni all’Unione europea. La direttiva annunciata dalla Regione coinvolge il Noras (Nucleo operativo regionale agroalimentare Sicilia del Corpo forestale) e riguarda porti, mercati all’ingrosso, centri di distribuzione e piattaforme logistiche.

Le verifiche dovranno accertare tracciabilità, correttezza delle indicazioni sull’origine e regolarità della commercializzazione, prevenendo frodi e irregolarità. Il comunicato annuncia un’attività di controllo, non documenta sequestri o violazioni già accertate. La provenienza estera, da sola, non rende un prodotto irregolare.

Pesca, gli armatori chiedono una moratoria fiscale

La Federazione armatori siciliani (organizzazione delle imprese armatrici della pesca) giudica insufficienti le misure del Governo nazionale e annuncia da oggi 24 ottobre una mobilitazione denominata “sciopero fiscale”. Chiede gasolio tra 60 e 70 centesimi al litro, chiarimenti sulle risorse europee richiamate nella propria piattaforma e interventi per la liquidità. Resta sospesa la manifestazione nello Stretto di Messina.

La richiesta rivolta a Meloni e a Giancarlo Giorgetti (ministro nazionale dell’Economia e delle finanze) è una sospensione temporanea di imposte e contributi, seguita da rateizzazione senza ulteriori aggravi. Si tratta di una misura sollecitata: l’annuncio della protesta non costituisce, di per sé, un rinvio delle scadenze fiscali

I precedenti di Mediterranea24

La questione del metodo di distribuzione è già stata affrontata da Mediterranea24 nell’articolo sui fondi territoriali e sui Comuni esclusi. Il punto da seguire adesso è il passaggio dagli annunci agli atti, verificando beneficiari, finalità, tempi di erogazione e risultati per le comunità. Mediterranea24

L’opinione

I territori non coincidono con gli apparati dei partiti

Nel messaggio dedicato all’incontro di Terme Vigliatore, Amata lega l’ascolto degli amministratori alla comprensione delle esigenze delle comunità. È un principio condivisibile, ma gli amministratori e i dirigenti di partito non esauriscono la comunità che rappresentano. Ascoltare il territorio significa confrontarsi anche con chi non appartiene, non applaude e non dispone di un referente politico.

La critica riguarda una concezione della politica che può attraversare tutti gli schieramenti, da Fratelli d’Italia al Pd guidato da Elly Schlein, ossia considerare sufficiente il dialogo tra eletti, dirigenti e sostenitori, scambiandolo per ascolto della società. Ogni partito dovrebbe misurare la propria apertura sulla capacità di rispondere a chi contesta una scelta, prima ancora che sulla partecipazione alle proprie manifestazioni.

Anche il dissenso ha bisogno di spazio e rispetto.

Quando a una domanda si risponde con la derisione, con attacchi personali o con l’applauso automatico al proprio referente, il confronto perde contenuto. Nessuno dovrebbe chiedere quasi scusa per esprimere un’opinione. Ma la partecipazione richiede anche strumenti concreti per controllare le decisioni delle amministrazioni.

Qui pesa la scomparsa dei vecchi controlli esterni sugli atti degli Enti locali. La riforma del Titolo V del 2001 ha abrogato l’articolo 130 della Costituzione, che prevedeva un organo regionale incaricato di verificare la legittimità degli atti di Comuni e Province. In Sicilia il superamento del vecchio sistema era già iniziato: il Co.Re.Co. (Comitato regionale di controllo) comprendeva una sezione centrale e sezioni provinciali. Non si trattava, quindi, soltanto di controllare dopo un danno, ma di poter intervenire prima che determinate decisioni producessero effetti.

Mediterranea24 ha approfondito questa trasformazione nell’articolo dedicato alle parole di Frustaci e all’allarme di Gratteri sui controlli. Nicola Gratteri (procuratore della Repubblica di Napoli), intervenendo a Enna il 22 dicembre 2016, aveva spiegato il problema con un esempio concreto: davanti a una pressione mafiosa, un sindaco poteva opporre anche l’esistenza di un organismo esterno che avrebbe potuto bocciare la delibera richiesta. Venuto meno quel filtro, secondo il magistrato, l’amministratore rimaneva più esposto. Il controllo proteggeva dunque la comunità e poteva aiutare anche chi amministrava onestamente.

Il precedente sistema siciliano consentiva inoltre a un quarto dei consiglieri comunali di chiedere verifiche su determinate deliberazioni, indicando le norme ritenute violate. Nell’approfondimento, Mediterranea24 ha proposto di recuperare quella funzione: un controllo esterno accessibile e vicino al territorio. La denuncia di Gratteri e la proposta della testata vanno distinte, ma richiamano entrambe l’importanza della prevenzione.

Dire che esistono ancora controlli e tribunali non basta a spiegare come un cittadino possa far verificare una decisione del proprio Comune. Se, per esempio, una persona ritiene che un contributo sia stato assegnato senza rispettare le regole, può chiedere chiarimenti e segnalare il problema. Ma la segnalazione, da sola, non garantisce che un Organismo esterno esamini tempestivamente quella decisione e, se illegittima, la blocchi. Per ottenere tutela può quindi diventare necessario rivolgersi a un Giudice, affrontando spese, tempi e difficoltà che non tutti possono sostenere.

I controlli rimasti, inoltre, non fanno tutti lo stesso lavoro. Quelli interni si svolgono dentro l’Amministrazione, quelli contabili riguardano soprattutto i conti e la gestione del denaro pubblico. La Magistratura penale interviene quando vi sono ipotesi di reato: una decisione, però, può violare una norma amministrativa senza costituire un reato. Non basta quindi dire “ci penserà la Magistratura”, in quanto non ogni irregolarità è materia di un’indagine penale e oggi forzosamente sempre meno.

È qui che si avverte la mancanza del vecchio controllo esterno: un organismo distinto dal Comune che, sugli atti sottoposti al suo esame, poteva verificare il rispetto della legge prima che producessero effetti. Non controllava qualsiasi decisione e non eliminava ogni abuso, ma offriva una possibilità di intervento senza dover arrivare subito a una causa. Il problema è proprio questo: Tra la protesta del cittadino e il ricorso al giudice, spesso costoso ed estenuante, manca oggi un filtro equivalente che verifichi tempestivamente se determinati atti rispettano la legge.

A cittadini incalzati da obblighi, scadenze e sanzioni deve corrispondere un potere pubblico altrettanto sottoposto a verifiche. L’autonomia degli amministratori, senza controlli adeguati, rischia di diventare libertà di decidere senza dover rendere conto. Serve un controllo esterno autorevole e tempestivo, che verifichi il rispetto della legge senza sostituirsi alle scelte politiche. I soldi pubblici appartengono alla collettività: non sono regali dei deputati da ricambiare nelle urne. Quando il favore prende il posto del diritto e l’appartenenza conta più delle regole, si prepara il terreno alla corruzione e alle infiltrazioni criminali. A ringraziare sono le reti di potere opache e le mafie. A pagare sono i cittadini, in Italia e in Sicilia.

Nell’immagine di copertina, Palazzo dei Normanni con sindaci e pioggia di euro, elaborazione con IA; a destra, il convegno di Terme Vigliatore; in basso la protesta degli agricoltori con il ritratto di Giorgia Meloni alla quale hanno scirtto.