Sicilia, sì agli aiuti per casa e imprese. Scontro sui fondi ai deputati. Prima casa, il bisogno non scade a quarant’anni

Prima casa, credito e commercio tra le misure votate. Le Opposizioni contestano cinquanta milioni per interventi territoriali (FIT) e rallentano i lavori

Sintesi

La Maggioranza supera i primi voti sulla manovra regionale, facendo avanzare gli aiuti per l’acquisto della prima casa, le imprese e il credito al consumo. Il percorso parlamentare deve ancora concludersi. I contributi non sono ancora automaticamente disponibili.

Al centro dello scontro restano cinquanta milioni per interventi territoriali, definiti “mancette” dalle Opposizioni. La Vardera chiede la presenza di Schifani e il ritiro del fondo, usando gli interventi parlamentari per rallentare le votazioni. La protesta punta a cambiare la destinazione delle risorse.

Gli aiuti per la prima casa lasciano fuori anche persone sole, senza figli e con un lavoro precario, quando superano i limiti di età e non rientrano nelle altre categorie ammesse. La precarietà, da sola, non basta per accedere al Fondo nazionale. Il bisogno di una casa continua anche dopo i quarant’anni.

Articolo

Aiuti per la prima casa e per le imprese avanzano, mentre sui finanziamenti territoriali (FIT) continua il braccio di ferro. Ieri, 20 ottobre, all’Ars il centrodestra ha respinto i primi tentativi delle opposizioni di cancellare alcune norme della variazione di bilancio. L’approvazione dei singoli articoli, però, non equivale al via libera definitivo all’intera legge.

Prima casa, il contributo riguarda gli interessi

Il primo articolo approvato prevede 9 milioni di euro per alleggerire gli interessi sui mutui destinati all’acquisto della prima casa. Secondo quanto comunicato da Salvo Geraci (capogruppo della Lega all’Ars), gli emendamenti approvati hanno portato il contributo massimo da 3.000 a 3.500 euro l’anno e il limite del mutuo considerato da 200.000 a 250.000 euro. La misura è rivolta ai giovani con meno di 40 anni, residenti in Sicilia, con Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore a 35.000 euro.

Il sostegno previsto dura tre anni: non è uno sconto sul prezzo della casa, ma un contributo alla spesa per gli interessi del prestito. L’Opposizione contesta soprattutto l’adeguatezza delle risorse e i tempi necessari per rendere operativo l’intervento.

Imprese, consumi e altri stanziamenti

Secondo la cronaca parlamentare fornita, tra le misure votate figurano 10 milioni per gli interessi sui finanziamenti alle imprese e 9 milioni per il credito al consumo, destinati a far avanzare graduatorie con domande già ammesse ma rimaste senza copertura. Per quest’ultimo intervento, la soglia Isee sale da 30.000 a 35.000 euro.

Sono inoltre riportati 6 milioni per le imprese commerciali, circa 8 milioni per i debiti dei consorzi di bonifica di Palermo, Enna e Agrigento e 18 milioni per impianti collegati ai futuri termovalorizzatori di Palermo e Catania. Per questi dettagli non è stato possibile riscontrare integralmente il testo degli articoli e degli emendamenti approvati: il riferimento resta la ricostruzione giornalistica ricevuta.

Il Governo regionale siciliano presenta la manovra come un sostegno a famiglie, attività produttive e servizi. Nel comunicato sulle risorse aggiuntive, Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana) ha rivendicato interventi per i settori maggiormente colpiti dall’aumento dei costi e ha chiesto all’Assemblea di approvarli.

La Vardera rallenta l’aula contro le “mancette”

Il principale terreno di scontro resta il Fondo iniziative territoriali, con cinquanta milioni contestati dalle Opposizioni. L’accusa politica è che le risorse possano favorire interventi legati ai collegi dei deputati, mentre agricoltori, autotrasportatori e pescatori chiedono risposte alle emergenze.

Ismaele La Vardera (deputato regionale e leader di Controcorrente) ha chiest che Schifani venga in Aula e che il fondo sia ritirato. Per ottenere questo risultato annuncia interventi su articoli, commi ed emendamenti, utilizzando i tempi di parola consentiti per rallentare l’esame della manovra.

Durante il confronto con la presidenza, La Vardera ha rivendicato la possibilità di intervenire sui singoli emendamenti e sulle dichiarazioni di voto. Il senso della protesta è chiaro: prolungare i lavori finché non arriverà una risposta alle richieste politiche.

Definire quei contributi “mancette” esprime comunque una valutazione delle Opposizioni, non un’illegalità accertata. La questione da verificare resta concreta: quali interventi saranno finanziati, secondo quali criteri e con quali benefici per i cittadini.

Prima casa, il bisogno non scade a quarant’anni e chi vive solo rischia di restare fuori

Aiutare i giovani ad acquistare casa è giusto. Ma superare una certa età non significa avere un lavoro stabile, risparmi o una famiglia con cui dividere le spese. Il Fondo nazionale prima casa offre una garanzia pubblica sul mutuo agli under 36 e ad altre categorie specifiche, tra cui genitori soli con figli minorenni, famiglie numerose entro determinate soglie Isee, inquilini delle case popolari e persone con particolari condizioni di disabilità. Una persona single, senza figli, che abbia compiuto 36 anni e non rientri nelle altre categorie resta esclusa, anche se precaria e con reddito modesto. La misura votata all’Ars, invece, riserva il contributo sugli interessi agli under 40.

È qui che emerge una scelta politica poco attenta alla realtà. Chi ha compiuto 36 anni per il Fondo nazionale, o 40 anni per il contributo siciliano, può lavorare da anni con contratti a termine e restare escluso da questi sostegni se è single, senza figli e non rientra nelle altre categorie ammesse. La precarietà e il costo della casa possono ostacolare anche la possibilità di costruire una famiglia. Legare l’accesso agli aiuti all’età, alla presenza di figli o a determinate condizioni di coppia rischia quindi di lasciare senza risposta proprio chi fatica a rendersi autonomo. Il bisogno economico rimane, ma da solo non basta per ottenere questi sostegni.

La vita si è allungata, mentre l’insicurezza economica può accompagnare anche l’età adulta. Secondo l’Istat, nel 2025 la speranza di vita alla nascita ha raggiunto 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne. Avere più anni davanti, però, non assicura le risorse per acquistare un’abitazione.

Sul piano giuridico, i criteri di accesso agli aiuti devono avere una giustificazione ragionevole. La Corte costituzionale, nella sentenza 147 del 2024, ha richiamato il collegamento tra requisiti e bisogno abitativo in materia di case popolari. La decisione riguarda la residenza, non queste soglie di età: non ne dimostra l’illegittimità, ma offre un riferimento per discuterne la coerenza.

Una politica della casa più equa dovrebbe affiancare agli incentivi per i giovani aiuti basati sul reddito, sul patrimonio e sulla precarietà, considerando anche chi vive solo. Essere single non significa avere meno bisogno di una casa. E aver superato i 35 o i 40 non significa potersela permettere.

Nell’immagine di copertina, due momenti del confronto all’Ars, una casa sulle monete e una lavoratrice precaria davanti ai limiti degli aiuti, in una scena simbolica generata con IA.