Taormina. Dal dissesto alle accuse: scontro su evasione, corruzione e rottamazione

Le parole del sindaco a Putignano riaprono il confronto politico con l'Opposizione sul dissesto finanziario di Taormina, sulle cause della crisi e sugli strumenti per recuperare tributi

Sintesi

Il dissesto finanziario di Taormina risale al 22 luglio 2021, quando il Consiglio comunale dichiarò l’impossibilità dell’Ente di reggere il peso dei debiti e delle criticità di bilancio. La procedura fu poi affidata all’Organo straordinario di liquidazione nominato nell’ottobre dello stesso anno e insediato a novembre. Nel frattempo è stato eletto nuovo sindaco Cateno De Luca. Nel 2024 il Comune è uscito dalla fase più grave, dopo l’approvazione del piano di estinzione del debito da parte del Ministero dell’Interno e la notifica della Prefettura di Messina. Nel 2026 la vicenda è tornata al centro del dibattito dopo le dichiarazioni del sindaco Cateno De Luca al Kepos Fest di Putignano, dove ha collegato il vecchio dissesto a un livello elevato di corruttela e a un’evasione quasi all’80%. Quelle parole hanno provocato la reazione di Progetto Ricostruzione Taormina (Prt*), che contesta la rappresentazione pubblica della città come comunità di evasori e chiede invece atti concreti, a partire dalla verifica sulla Rottamazione quinquies.

Articolo

Il caso nasce da una frase pronunciata fuori dalla Sicilia, ma ricade direttamente sul clima politico di Taormina. Durante il Kepos Fest (festival Kepos) di Putignano, in Puglia, in occasione della presentazione del libro del prefetto Franco Gabrielli, il sindaco della Perla dello Ionio, Cateno De Luca, ha raccontato i primi mesi del suo mandato sostenendo di essere entrato più volte negli uffici della Guardia di finanza per presentare denunce, in quanto si sarebbe trovato davanti a situazioni delicate. Nel suo intervento ha collegato il dissesto del Comune a una “corruttela elevata” e a un’evasione “quasi all’80%”, aggiungendo anche il riferimento ad alberghi con contatori dell’acqua intestati a persone decedute. La dichiarazione è stata rilanciata il 29 giugno 2026 e ha immediatamente acceso il dibattito cittadino.

Per capire di cosa si tratta, occorre distinguere il piano tecnico da quello politico. Il dissesto finanziario di un Comune è la condizione in cui l’Ente non riesce più a garantire regolarmente funzioni e servizi indispensabili oppure non può far fronte a crediti liquidi ed esigibili con gli strumenti ordinari di riequilibrio. È, in sostanza, una procedura straordinaria prevista per gli Enti locali quando la crisi dei conti supera la gestione normale e impone la separazione tra il passato debitorio e la gestione corrente. Questa disciplina è contenuta nel TUEL (Testo unico degli enti locali), in particolare nell’articolo 244 del decreto legislativo n. 267 del 2000.

Nel caso di Taormina, la data di partenza è il 22 luglio 2021, quando il Consiglio comunale approvò la deliberazione n. 66 dichiarando lo stato di dissesto finanziario. Il 25 ottobre 2021 fu nominato con decreto del Presidente della Repubblica l’OSL (Organo straordinario di liquidazione), poi insediatosi l’11 novembre. Il compito dell’organismo era ricostruire la massa debitoria, valutare le istanze dei creditori e predisporre un percorso di chiusura della crisi pregressa. Tra i fattori più pesanti si era rilevata la debolezza della riscossione dei tributi e il lungo contenzioso legato ai parcheggi comunali, poi definito nell’ambito della procedura di risanamento.

A luglio 2024 la Commissione per la stabilità finanziaria degli Enti locali, presso il Ministero dell’Interno, ha approvato il piano di estinzione del dissesto. A settembre la Prefettura di Messina ha notificato il decreto ministeriale di approvazione, rendendo ufficiale l’uscita del Comune dalla procedura. A ottobre l’Organismo straordinario di liquidazione ha poi comunicato la conclusione del percorso in sede municipale.

Progetto Ricostruzione Taormina (Prt) ritiene gravi e politicamente inaccettabili le parole pronunciate a Putignano dal Sindaco non perché vadano ignorate evasione, irregolarità o illegalità, ma perché una cosa è contrastare chi non paga o viola le regole e altra cosa è descrivere pubblicamente Taormina come una città di evasori. Secondo il gruppo, la comunità locale non può diventare materiale da racconto politico personale, soprattutto se alla denuncia non seguono strumenti amministrativi capaci di aiutare cittadini e imprese a rientrare nella legalità fiscale.

Il nodo poi richiamato dall’Opposizione è la Rottamazione quinquies (quinta definizione agevolata dei debiti fiscali e contributivi). Già nel Consiglio comunale del 2 marzo 2026, il consigliere Luca Manuli aveva sollevato il tema, chiedendo se l’Amministrazione intendesse valutare l’adesione allo strumento. In quella sede, secondo la ricostruzione di PRT, il Comune avrebbe dichiarato di avere attivato gli uffici per verificare gli effetti economico-finanziari della misura. Da allora, però, il gruppo sostiene di non avere visto ad oggi né una proposta, né un regolamento, né una decisione politica chiara. Per questo Manuli ha presentato un’interpellanza urgente, chiedendo l’esito delle verifiche e le reali intenzioni dell’Amministrazione.

La definizione agevolata non cancella il debito principale del contribuente. Consente invece, entro limiti e condizioni fissati dalla legge e dal regolamento dell’Ente, di ridurre o escludere sanzioni e interessi, favorendo il pagamento delle somme dovute e alleggerendo il contenzioso. La legge di bilancio 2026, legge n. 199 del 2025, ha attribuito agli Enti locali la facoltà di introdurre forme di definizione agevolata per tributi e, in alcuni casi, entrate patrimoniali, purché ciò avvenga nel rispetto dell’equilibrio di bilancio e con una valutazione sulla capacità di aumentare la riscossione. I commi 102-110 dell’articolo 1 prevedono infatti che ogni ente possa stabilire regole proprie, con periodi circoscritti e pubblicazione sul sito istituzionale.

Nel 2026 il quadro è stato ampliato anche dal decreto fiscale, con l’articolo 10-quinquies (decies quinquies, disposizione aggiunta), che ha esteso la rottamazione ai crediti degli Enti territoriali affidati all’AdE-R (Agenzia delle entrate-Riscossione), di natura tributaria e non tributaria, compresi accertamenti fiscali, tariffe non pagate e multe stradali, con riferimento ai carichi affidati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 e con esclusione di quelli derivanti da condanne della Corte dei conti. L’applicazione, però, resta facoltativa e richiede una scelta formale dell’ente, perché non è una misura automatica calata dall’alto.

Per PRT, dunque, il punto non è scegliere tra rigore e indulgenza. Il contribuente resta tenuto a pagare quanto dovuto, ma il Comune potrebbe valutare se l’eliminazione di sanzioni e interessi renda più realistico l’incasso di crediti difficili, riduca le liti e permetta a famiglie e attività economiche di chiudere pendenze pregresse. Marco Rao, segretario del gruppo, ha trasformato la questione in una critica politica più ampia, sostenendo che il sindaco userebbe Taormina per la propria visibilità mentre, quando si tratta di assumere decisioni amministrative nell’interesse dei taorminesi, il percorso si fermerebbe.

La replica politica si inserisce in una discussione già aperta sui tributi locali. Nei mesi precedenti, infatti, PRT aveva contestato anche la gestione delle cosiddette “cartelle pazze”, cioè avvisi o richieste di pagamento ritenute errate o poco chiare da alcuni contribuenti. Dopo il Consiglio comunale del 2 marzo, Manuli aveva chiesto maggiore trasparenza sugli invii massivi, procedure rapide per correggere le posizioni già pagate e strumenti capaci di distinguere chi non ha versato da chi è in regola ma risulta moroso per errori nelle banche dati. In questa chiave, la definizione agevolata viene presentata non come un condono generalizzato, ma come parte di un riordino più ampio del rapporto tra Comune e cittadini.

Sul piano delle responsabilità, le parole di De Luca hanno prodotto anche una reazione personale e istituzionale. Daniele Lo Presti, ex comandante della Polizia locale di Taormina e oggi alla guida del Corpo del Comune di Saponara, ha respinto pubblicamente ogni collegamento tra il proprio nome e ipotesi di favoritismi o corruzione, rivendicando il diritto a difendere reputazione e verità dei fatti. Il suo intervento mostra come dichiarazioni generali su corruttela ed evasione, se non accompagnate da riferimenti circoscritti e documentati, possano generare effetti anche su persone, uffici e stagioni amministrative diverse.

Dal punto di vista documentale, la crisi finanziaria di Taormina è certa e ha una cronologia definita. È certo il dissesto dichiarato nel 2021. È certa la procedura di liquidazione straordinaria. È certa l’uscita dal dissesto nel 2024. È documentata anche la centralità del problema della riscossione e del peso di contenziosi rilevanti. Diverso è il piano della “corruttela elevata”, che, allo stato delle fonti pubblicamente consultabili, resta una dichiarazione politica del sindaco e non può essere presentata come causa giudiziariamente accertata dell’intero dissesto senza atti specifici, indagini concluse o sentenze che lo dimostrino in modo puntuale.

La vicenda, quindi, non si esaurisce nella polemica verbale. Da una parte c’è un sindaco che rivendica di avere affrontato un sistema amministrativo e tributario gravemente compromesso. Dall’altra c’è un gruppo di Opposizione che contesta il metodo comunicativo e chiede di passare dai racconti pubblici agli atti, dai giudizi generali alle soluzioni misurabili, dalle accuse alla costruzione di un percorso fiscale ordinato. In mezzo ci sono contribuenti, imprese, uffici comunali e una città turistica internazionale che ha bisogno di recuperare risorse senza vedere la propria immagine ridotta a simbolo di evasione.

La domanda politica conclusiva resta dunque aperta. Se la Rottamazione quinquies non è sostenibile per il bilancio comunale, l’Amministrazione dovrebbe dirlo con numeri, pareri e atti ufficiali. Se invece può essere applicata senza compromettere gli equilibri, occorre spiegare perché non sia stata ancora portata in Consiglio. Il dissesto appartiene alla storia recente di Taormina.

* Progetto Ricostruzione Taormina (PRT) è un movimento civico locale. Alle amministrative del 2023 si collocò nell’area civica a sostegno di Cateno De Luca, con Luca Manuli candidato nella lista “De Luca il sindaco”, eletto consigliere comunale con 153 voti, mentre dal 2024 il gruppo si è spostato all’Opposizione dell’Amministrazione. Manuli è consigliere comunale e oggi opera anche nel gruppo consiliare “Rinascimento Taormina” con Nunzio Corvaia e Maria Rita Sabato; Marco Rao, indicato come segretario di PRT; Alessio Bonesoli, indicato come vicepresidente. Nell’assemblea del movimento risultano inoltre citati Elisa Aucello, Alessio Briguglio, Samuele Cottone, Simone Esposito, Arianna Moschella, Carlotta Papale, Gianluca Raneri, Ottavia Zingali e, in una nota successiva, Andrea Schuler. I temi più ricorrenti del movimento sono controllo sulle partecipate comunali, trasparenza degli atti, gestione del patrimonio, riscossione dei tributi, programmazione urbana.

Immagine parzialmente realizzata con Ia.