Fondi regionali e presunta corruzione: il caso Galvagno prosegue. Sentenze di assoluzioni per Mare Monstrum

Il nuovo rinvio a giudizio di 4 coimputati nell’inchiesta sui fondi regionali riporta al centro il rapporto tra contributi pubblici, eventi e incarichi privati, mentre la vicenda Mare Monstrum si chiude in appello con la conferma dell’assoluzione di Crocetta, Morace, Finocchiaro e Liberty Lines

Sintesi

La vicenda più recente riguarda l’inchiesta palermitana sui fondi dell’ARS, nata attorno a contributi pubblici destinati a iniziative ed eventi tra il 2023 e il 2024 e sfociata, ieri 1 luglio 2026, nel rinvio a giudizio di 4 imputati: Sabrina De Capitani, Marcella Cannariato, Marianna Amato e Alessandro Alessi. Gaetano Galvagno, presidente dell’ARS ed esponente di Fratelli d’Italia, procede invece separatamente, dopo avere scelto il giudizio immediato, con un processo già avviato il 4 maggio 2026. Secondo la Procura, il punto centrale sarebbe un presunto scambio tra finanziamenti regionali, incarichi professionali e nomine, tra cui il contributo da 98 mila euro per “Un Magico Natale” 2024 e altri fondi collegati alle edizioni 2023 e 2024 dello stesso evento. In parallelo, il 1 luglio 2026, la Corte d’appello di Palermo ha confermato l’assoluzione di Rosario Crocetta, Ettore Morace, Massimo Finocchiaro e Liberty Lines nel procedimento nato dall’indagine Mare Monstrum, avviata nel 2017 sui collegamenti marittimi con le isole minori, ritenendo non provato il presunto patto corruttivo ipotizzato dall’accusa.

Articolo

Il quadro giudiziario siciliano consegna, nello stesso momento, 2 vicende diverse ma accomunate dal tema del rapporto tra politica, risorse pubbliche e prova penale. Da un lato c’è l’inchiesta sui fondi dell’Assemblea regionale siciliana, nella quale il Gup (Giudice dell’udienza preliminare) di Palermo, Giuseppa Zampino, ha disposto il 1 luglio 2026 il rinvio a giudizio di 4 persone: Sabrina De Capitani, ex portavoce del presidente dell’Assemblea, Marcella Cannariato, imprenditrice ed ex referente siciliana della Fondazione Marisa Bellisario e della Fondazione Tommaso Dragotto, Marianna Amato, già dipendente della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, e Alessandro Alessi, manager della comunicazione. Il processo per loro inizierà il 2 novembre 2026 davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo.

Secondo l’impostazione accusatoria, ancora tutta da verificare in dibattimento, il caso ruota attorno alla gestione di contributi destinati a eventi culturali e iniziative pubbliche tra il 2023 e il 2024. La Procura sostiene che Galvagno, esponente di Fratelli d’Italia e presidente dell’ARS, avrebbe favorito l’inserimento nella legge di Bilancio regionale del 2024 di un contributo da 98 mila euro per la Fondazione Tommaso Dragotto, destinato all’edizione 2024 dell’evento “Un Magico Natale”. In cambio, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero stati ottenuti o promessi incarichi e vantaggi, tra cui una consulenza legale affidata da A&C Broker s.r.l. a Martina Galvagno, cugina del presidente, la nomina di Franco Ricci, compagno di De Capitani, nel consiglio di amministrazione di Sicily By Car s.p.a. e un incarico conferito ad Amato dalla Fondazione Tommaso Dragotto per l’organizzazione dell’iniziativa “La Sicilia per le donne”.

La ricostruzione dei Pubblici ministeri comprende anche l’edizione 2023 di “Un Magico Natale”. Per gli inquirenti, Alessi avrebbe ricevuto l’incarico di organizzare l’evento con l’impegno, sempre ipotizzato dall’accusa, di restituire almeno 20 mila euro a Cannariato e di destinare altre somme ad Amato e De Capitani. Nella richiesta della Procura, Alessi viene indicato come “intermediario e facilitatore”, mentre Amato è descritta come “istigatrice e intermediaria”. Si tratta, tuttavia, di contestazioni e non di accertamenti definitivi, perché il processo dovrà stabilire se gli elementi raccolti siano sufficienti a provare un accordo corruttivo e il necessario collegamento tra funzione pubblica, contributi e utilità private.

Il procedimento principale che riguarda Galvagno ha seguito una strada diversa. Il 2 dicembre 2025 la Procura di Palermo aveva chiesto il processo per il presidente dell’ARS e altre persone, ipotizzando reati collegati alla corruzione e ad altri profili della gestione pubblica. Il 16 gennaio 2026 la difesa di Galvagno ha scelto il giudizio immediato, cioè il rito che consente di saltare l’udienza preliminare e arrivare direttamente al dibattimento, scelta presentata come funzionale a chiarire prima possibile la correttezza del suo operato. Il processo a suo carico, insieme a quello dell’ex autista Roberto Marino, è iniziato il 4 maggio 2026. In quella sede la presidenza della Regione siciliana e la presidenza dell’ARS hanno chiesto di costituirsi parte civile, cioè di partecipare al processo come soggetti che si ritengono danneggiati dai fatti contestati.

La vicenda si innesta in un contesto più ampio di finanziamenti pubblici a eventi, fondazioni e iniziative, alcuni votati dall’ARS e altri concessi attraverso canali istituzionali collegati alla presidenza dell’Assemblea e alla Fondazione Federico II. Le fonti giudiziarie e giornalistiche indicano, tra gli importi al centro dell’attenzione, 198 mila euro per “Un Magico Natale” nelle edizioni 2023 e 2024, 10 mila euro per un apericena legato all’iniziativa “Donne, economia e potere” della Fondazione Marisa Bellisario e 27 mila euro per “La Sicilia per le donne” nel 2023. È su questo intreccio tra stanziamenti, rapporti personali e incarichi professionali che si misurerà il processo, con il principio della presunzione di innocenza che resta pienamente valido fino a sentenza definitiva.

Nello stesso 1 luglio 2026, un’altra vicenda siciliana di corruzione ha avuto un esito opposto. La Corte d’appello di Palermo, presieduta da Adriana Piras, ha confermato l’assoluzione di Rosario Crocetta, ex presidente della Regione, Ettore Morace, armatore, Massimo Finocchiaro, già collaboratore di Crocetta e da poco assessore al Comune di Messina, e Liberty Lines. La formula è “perché il fatto non sussiste”, cioè perché i Giudici non hanno ritenuto provata l’esistenza del fatto di reato contestato.

Questa seconda vicenda nasce dall’indagine “Mare Monstrum”, avviata nel 2017 dai Carabinieri e relativa ai contributi pubblici per i collegamenti marittimi tra la Sicilia e le isole minori. L’accusa ipotizzava che un bando fosse stato costruito per favorire Ustica Lines, poi diventata Liberty Lines, e che vi fossero state pressioni per rafforzare le corse verso Eolie ed Egadi. Tra gli episodi contestati a Crocetta figurava la proroga del servizio concessa nel 2017, che secondo l’accusa sarebbe stata collegata a un contributo elettorale di 5 mila euro versato da Morace al movimento “Riparte Sicilia”. Questa tesi, però, non ha retto né in primo grado né in appello.

Il primo grado si era concluso nel novembre 2024 con l’assoluzione degli imputati. La Procura aveva impugnato la decisione, ma nel giudizio di appello la stessa Procura generale ha chiesto la conferma dell’assoluzione, poi disposta dalla Corte. Resta così ferma la valutazione secondo cui il materiale emerso nel dibattimento non dimostra un meccanismo corruttivo né vere pressioni penalmente rilevanti. Dopo il verdetto, Crocetta ha affidato a una frase il peso personale della vicenda: “Non esulto perché ho troppo sofferto”.

Sul piano normativo, questi procedimenti si collocano in una fase di forte trasformazione del diritto penale della Pubblica amministrazione. La legge 9 agosto 2024, n. 114, nota come riforma Nordio, è entrata in vigore il 25 agosto 2024 e ha modificato varie parti del codice penale e del codice di procedura penale, abrogando tra l’altro il reato di abuso d’ufficio e restringendo il traffico di influenze illecite. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 95 del 2025, depositata il 3 luglio 2025, ha dichiarato inammissibili o non fondate le questioni sollevate contro l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, affermando che dagli obblighi internazionali richiamati non deriva un vincolo a mantenere quella specifica incriminazione.

La giurisprudenza più recente, tuttavia, conferma che la corruzione resta un terreno penalmente centrale quando viene provato il nesso tra utilità e funzione pubblica. La Cassazione, con la sentenza n. 33705 del 2025, ha ribadito che la proporzione tra utilità ricevuta e atto amministrativo non è, da sola, elemento costitutivo del reato, ma può incidere sul piano della prova del rapporto di scambio. In termini semplici, non basta evocare relazioni, favori o rapporti politici per arrivare a una condanna, ma non è neppure necessario che l’utilità sia enorme se essa risulta collegata all’esercizio della funzione pubblica. È proprio questo il crinale su cui si muovono i processi siciliani: nel caso Galvagno e coimputati l’accusa dovrà dimostrare che contributi, incarichi e nomine fossero parte di un patto illecito, mentre nel caso Crocetta la giustizia d’appello ha già stabilito che quel patto, per come era stato contestato, non è stato provato.

immagine parzialmente realizzata con Ia.

Nota

In ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio di indagini in corso e procedura giudiziaria, ogni persona eventualmente coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.