Sintesi
Dopo diversi rinvii per mancanza del numero legale, la Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato la relazione di 24 pagine sulla gestione della SAS. Il presidente Antonello Cracolici ha annunciato l’invio del dossier alla Corte dei conti, alla Procura della Repubblica, all’Anac, all’Agenzia delle Entrate e all’Inps. Saranno questi organismi a stabilire se dalle criticità amministrative emergano responsabilità.

La relazione esamina 97 assunzioni appartenenti alle categorie protette, transazioni con alcuni dipendenti e 218 incarichi legali, conferiti tra il 2021 e il 2025 per 907.445 euro. Il caso più rilevante riguarda un accordo da 640.000 euro concluso dopo che la società aveva vinto il giudizio di appello. Il controllo dovrà chiarire se quelle spese abbiano tutelato realmente l’interesse pubblico.

La SAS è la maggiore società partecipata dalla Regione Siciliana per numero di dipendenti e svolge servizi di supporto per gli Enti pubblici soci. Con oltre 3.400 lavoratori, opera soprattutto negli ambiti sociosanitario, amministrativo, tecnico, ambientale, culturale, logistico, della manutenzione e della sanificazione. È una grande struttura pubblica che mette personale e servizi a disposizione della Regione e degli altri Enti partecipanti.

Nel frattempo, Riccardo Castro è stato confermato alla presidenza della Seus 118, mentre nel Consiglio di amministrazione sono entrati Francesca Draià e Giuseppe Gennuso. Salvo Nicotra viene indicato come possibile futuro presidente dell’Irfis, il cui Consiglio dovrebbe passare da 3 a 5 componenti. Le nomine mostrano la ricerca di un nuovo equilibrio tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega.
L’AST ha chiesto alla Regione risorse per circa 20 milioni di euro, destinate a coprire perdite pregresse e nuovi investimenti. La società ha acquistato 81 autobus e ha pubblicato una nuova selezione per 73 autisti a tempo indeterminato, mentre annuncia bandi dirigenziali e progressioni interne. L’azienda prova quindi ad assumere e riorganizzarsi, ma continua ad avere bisogno di denaro regionale.
Articolo
Il voto sul dossier SAS
Dopo una serie di tentativi falliti per la mancanza del numero legale, anche i componenti del centrodestra hanno partecipato al voto che ha consentito alla Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana di approvare la relazione sulla SAS (Servizi Ausiliari Sicilia). Il documento, composto da 24 pagine, conclude l’approfondimento iniziato nel marzo 2026 sulla maggiore società partecipata dalla Regione.
Antonello Cracolici (deputato regionale del Partito Democratico e presidente della Commissione Antimafia) ha annunciato che il dossier sarà trasmesso alla Procura regionale della Corte dei conti, alla Procura della Repubblica, all’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), all’Agenzia delle Entrate e all’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale). Il passaggio non equivale all’accertamento di un reato o di un danno erariale: servirà agli organismi competenti per verificare se le operazioni contestate abbiano rispettato le regole amministrative, fiscali, previdenziali e contabili.
Mediterranea24 aveva già approfondito la vicenda all’inizio di agosto, quando il voto conclusivo era stato rinviato e il documento non risultava ancora disponibile nel portale dell’Ars. La novità è adesso l’approvazione formale della relazione, che consente di superare quella fase provvisoria e di trasmettere gli atti agli organi di controllo.
La SAS (Servizi Ausiliari Sicilia) è una società consortile per azioni “in house” (controllata da Enti pubblici e utilizzata prevalentemente per svolgere direttamente i servizi loro affidati). L’attuale società è stata costituita il 27 marzo 2012, al termine del riordino delle partecipate avviato dalla Regione con la legge regionale 11 del 12 maggio 2010 e proseguito con il decreto assessoriale 1720 del 28 settembre 2011. La Regione Siciliana detiene l’85,13% del capitale, mentre le quote rimanenti appartengono ad aziende sanitarie, ospedali, istituti regionali e altri Enti pubblici. Con oltre 3.400 dipendenti dichiarati nel proprio sito, la SAS fornisce personale e servizi negli ambiti sociosanitario, amministrativo, tecnico, ambientale, culturale, logistico, della custodia, della manutenzione e della sanificazione, sostenendo le attività della Regione e degli altri Enti soci.
Le 97 assunzioni esaminate
Uno dei capitoli principali riguarda 97 assunzioni di persone iscritte nelle categorie protette, sulle quali la Commissione ha esaminato procedure, criteri di selezione e rapporti di parentela o vicinanza con esponenti politici. La presenza di un familiare di un politico non costituisce di per sé un illecito; occorre verificare se ogni candidato possedesse i requisiti e se la scelta sia avvenuta attraverso criteri trasparenti, imparziali e documentabili.
La vicenda ha investito soprattutto la gestione di Mauro Pantò (farmacista ed ex presidente della SAS, già candidato alle Regionali del 2022 con la Democrazia Cristiana di Salvatore Cuffaro). Renato Schifani (presidente della Regione ed esponente di Forza Italia) aveva chiesto il 26 febbraio la convocazione dell’assemblea dei soci, mentre Pantò e gli altri componenti del precedente Consiglio di amministrazione hanno formalizzato le dimissioni nei primi giorni di marzo. Il 12 marzo la società ha insediato il nuovo vertice e ha deliberato l’avvio di un’azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori.
Nel luglio successivo Pantò è comparso tra i primi aderenti al progetto politico promosso da Cateno De Luca (leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina). Questo passaggio politico, avvenuto dopo la conclusione dell’incarico alla SAS, non modifica però la natura dell’indagine, che deve restare concentrata sugli atti adottati durante la gestione della partecipata.
La transazione da 640.000 euro
Il caso economicamente più rilevante riguarda un dipendente che aveva chiesto il riconoscimento della qualifica dirigenziale. La SAS aveva perso il giudizio di primo grado, ma aveva ottenuto una decisione favorevole in appello. Nonostante la vittoria, la società avrebbe successivamente accettato di chiudere la vertenza pagando complessivamente 640.000 euro.
Secondo la relazione, 320.000 euro sarebbero stati riconosciuti come retribuzione, sottoposta alla tassazione ordinaria, e altri 320.000 euro come risarcimento di un danno non patrimoniale, quindi con un trattamento fiscale differente. La Commissione ha definito l’accordo “faraonico”, contestando soprattutto la convenienza di una transazione conclusa quando la società disponeva già di una sentenza favorevole.
Una transazione non è automaticamente illegittima neppure dopo una vittoria in appello, in quanto può essere giustificata dal rischio di un successivo ricorso, dalle spese processuali o dall’incertezza sull’esito definitivo. In una società controllata da Enti pubblici, tuttavia, la scelta deve essere sostenuta da un’istruttoria completa, da pareri motivati e da un confronto preciso tra la somma pagata e il rischio economico evitato. Saranno la magistratura contabile e gli altri organismi destinatari del dossier a valutare la documentazione.
La Commissione ha esaminato anche ulteriori accordi con dipendenti, alcuni dei quali pari a 75.000 euro. Il numero e l’importo delle conciliazioni hanno alimentato il dubbio che, durante la precedente gestione, il ricorso alle transazioni sia diventato uno strumento ordinario invece di una soluzione eccezionale e adeguatamente motivata.
Incarichi legali e consulenze esterne
Tra il 2021 e il 2025 la SAS avrebbe affidato 218 incarichi di difesa in giudizio, per una spesa complessiva di 907.445 euro. L’utilizzo di avvocati esterni è consentito, soprattutto quando l’organico non possiede una specifica competenza professionale, ma richiede motivazioni, trasparenza, tracciabilità, verifica dei conflitti di interesse e un’adeguata alternanza tra i professionisti.
La precedente ricostruzione aveva segnalato inoltre contratti per la formazione, il coordinamento dei programmi formativi, le consulenze e l’elaborazione delle retribuzioni. Per la gestione delle buste paga sarebbero stati versati 134.520 euro a una società esterna, nonostante l’organizzazione aziendale prevedesse già un ufficio Paghe e contributi. Il punto da accertare non è quindi soltanto quanto sia stato speso, ma se quelle prestazioni fossero realmente necessarie e non potessero essere svolte dagli uffici interni.
La SAS dichiara attualmente oltre 3.400 dipendenti e opera nei servizi sociosanitari, amministrativi, ambientali, culturali, logistici, di manutenzione e sanificazione. La Regione possiede l’85,13% del capitale. Proprio le dimensioni della società e la quantità di risorse pubbliche gestite rendono determinante un sistema di controlli stabile e indipendente.
Le nomine alla Seus 118
Mentre la relazione sulla SAS ha riaperto il tema della gestione delle partecipate, il 15 settembre l’assemblea dei soci della Seus 118 ha confermato Riccardo Castro alla presidenza della società che fornisce mezzi, autisti-soccorritori e servizi al sistema dell’emergenza sanitaria siciliana. Castro è considerato vicino a Fratelli d’Italia e ha presentato la riconferma come l’avvio di una nuova fase dedicata alla valorizzazione del personale.
Nel Consiglio di amministrazione sono entrati Francesca Draià (già sindaca di Valguarnera Caropepe, commissaria provinciale della Lega a Enna) e Giuseppe Gennuso (presidente del Movimento Cristiano Lavoratori ed ex candidato della Democrazia Cristiana alle Regionali del 2022). Quest’ultimo è soltanto omonimo dell’ex deputato regionale siracusano ed è indicato nell’area di Forza Italia vicina ai deputati Marco Intravaia e Bernadette Grasso. La nuova composizione del Consiglio riproduce così gli equilibri tra i 3 principali partiti della coalizione regionale.
La stampa ha indicato Castro come possibile candidato di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni regionali. Si tratta però di uno scenario politico non ancora ufficializzato: soltanto un’eventuale candidatura renderebbe necessario affrontare anticipatamente la successione alla guida della società.
Il Movimento 5 Stelle ha contestato le designazioni, accusando Schifani e il centrodestra di fare politica attraverso la distribuzione di “poltrone e potere”. È una valutazione politica dell’Opposizione, mentre la legittimità delle nomine dipenderà dal rispetto delle procedure, dei requisiti professionali e degli obblighi di trasparenza previsti per le società pubbliche.
L’Irfis e gli equilibri della maggioranza
Il passaggio successivo dovrebbe riguardare l’Irfis FinSicilia, la finanziaria regionale che gestisce fondi destinati a imprese, investimenti e sviluppo. Il Consiglio di amministrazione dovrebbe essere ampliato da 3 a 5 componenti, permettendo alle diverse forze della coalizione di indicare un proprio rappresentante.
Per la presidenza viene indicato Salvatore Nicotra (commercialista di Acireale e commissario liquidatore dei Consorzi Asi di Ragusa, Enna e del Calatino). Il suo nome è ricondotto all’area di Forza Italia che fa riferimento al deputato regionale Nicola D’Agostino. La designazione, tuttavia, non risulta ancora formalizzata e deve quindi essere presentata come un’intesa politica in corso, non come una nomina già perfezionata.
Schifani punta a ricomporre i rapporti con Fratelli d’Italia e gli altri alleati in vista dell’ultimo anno della legislatura, che inizierà simbolicamente il 25 settembre, quarto anniversario delle elezioni regionali del 2022. Il primo vero banco di prova sarà la manovra correttiva da circa 600 milioni di euro: ai circa 250 milioni già inseriti dal Governo dovrebbero aggiungersi quasi 300 milioni attraverso gli emendamenti parlamentari, mentre ulteriori interventi potrebbero completare il quadro finanziario.
L’AST chiede circa 20 milioni
Un nuovo intervento regionale viene richiesto dall’AST (Azienda Siciliana Trasporti), società “in house” (controllata dalla Regione e utilizzata per l’affidamento diretto dei servizi) presieduta da Luigi Genovese. Secondo una ricostruzione pubblicata il 15 settembre, l’azienda dovrebbe chiedere agli assessorati regionali all’Economia e alle Infrastrutture circa 20 milioni di euro per coprire perdite pregresse e finanziare nuovi investimenti.
Una parte dello squilibrio viene collegata al noleggio di autobus privati con conducente, utilizzati per assicurare le corse durante la carenza di mezzi aziendali. AST ha acquistato complessivamente 81 autobus: 14 erano già arrivati nell’autoparco di Palermo e altri 40 erano attesi nei giorni successivi. L’obiettivo dichiarato è ridurre progressivamente il ricorso ai noleggi esterni, che hanno aggravato i costi del piano di risanamento.
Fit Cisl, Filt Cgil e Uiltrasporti hanno sostenuto la necessità di aggiornare il contributo regionale per il servizio, attualmente fissato in 2,12 euro per ogni chilometro percorso. Secondo Dioniso Giordano, Alessandro Grasso e Katia Di Cristina, questa cifra non sarebbe adeguata alle indicazioni dell’Autorità di regolazione dei trasporti. I sindacati hanno segnalato anche crediti certificati che l’azienda vanterebbe nei confronti dell’assessorato regionale alle Infrastrutture e che non sarebbero stati ancora corrisposti.
Il nuovo piano industriale non risulta ancora approvato. La richiesta di altri fondi dovrebbe quindi essere accompagnata da dati precisi sulle perdite, sui costi dei noleggi, sui crediti, sugli investimenti e sui tempi necessari per raggiungere l’equilibrio economico. Senza questi elementi, un nuovo stanziamento rischierebbe di affrontare soltanto l’emergenza senza rimuoverne le cause.
Assunzioni, dirigenti e progressioni
Il 28 agosto l’AST ha pubblicato sul proprio sito il nuovo bando per 73 operatori di esercizio, cioè autisti di autobus, da assumere a tempo indeterminato con il parametro retributivo 140 del Contratto collettivo nazionale degli autoferrotranvieri. Si tratta della seconda pubblicazione della procedura, dopo la revoca della precedente selezione. Il concorso non garantisce automaticamente la stabilizzazione degli autisti che hanno già lavorato attraverso agenzie interinali, per i quali i sindacati chiedono una specifica soluzione legislativa.
La dirigenza ha annunciato inoltre la pubblicazione dei bandi per un direttore generale, un dirigente tecnico e un dirigente amministrativo. Per le progressioni del personale già in servizio è stato espresso un orientamento favorevole, ma sarà necessario definire preventivamente un regolamento e convocare un nuovo confronto sindacale. Non si tratta quindi di promozioni già attribuite, bensì di un percorso ancora da disciplinare secondo criteri verificabili.
SAS, Seus, Irfis e AST presentano vicende differenti, che non possono essere sovrapposte. Il filo comune è però rappresentato dal rapporto tra risorse pubbliche, nomine politiche, assunzioni, consulenze e controlli. Dopo l’approvazione della relazione Antimafia, il punto non sarà soltanto stabilire se singoli atti abbiano prodotto responsabilità, ma comprendere se la Regione sia in grado di impedire che le partecipate diventino strumenti di spesa, consenso o compensazione tra partiti.
Mediterranea24 ha già esaminato le transazioni, le consulenze e gli incarichi della SAS, evidenziando la necessità di distinguere le contestazioni politiche e parlamentari dagli eventuali accertamenti penali o contabili. L’approvazione del dossier rende adesso possibile il controllo degli atti da parte delle autorità competenti.
Nell’immagine di copertina, Antonello Cracolici, presidente della Commissione Antimafia dell’Ars; ambulanza della Seus 118; e i nuovi autobus acquistati dall’Azienda Siciliana Trasporti.
L’opinione
Prendendo spunto dai fatti appena esaminati, uno dei motivi per cui non condivido gli attacchi politici e personali rivolti a un singolo partito o esponente, sia di destra che sia di sinistra, pur dando il dovuto spazio alle notizie, è che soprattutto in Sicilia, generalmente, “così fan tutti”. La differenza dipende spesso soltanto dal risalto attribuito dall’informazione, talvolta con qualche dubbio sulla sua imparzialità, oppure dalla maggiore esposizione di alcuni politici sui media e sui social. Si finisce così per rappresentare un esponente, un partito o un movimento come l’unico artefice di società pubbliche, nomine, incarichi, interessi e sprechi, quando questi sono invece divenuti gli strumenti di un sistema clientelare-elettorale degenerato, radicato da decenni e ormai generalizzato.
È un meccanismo che Governi, Parlamenti e istituzioni nazionali e regionali hanno progressivamente costruito, alimentato e blindato attraverso norme e conseguenti interpretazioni giurisprudenziali, utilizzando le tasse dei contribuenti e, più di recente, anche in modo indiretto i fondi europei, come un proprio pseudo bancomat. Risorse che dovrebbero essere impiegate per il bene comune finiscono così per sostenere apparati, equilibri politici e centri di potere. In questo la politica siciliana, regionale, provinciale e comunale, è maestra da sempre, tanto da poter fondare l’ANFI (Associazione nazionale feudi italiani).
Il vero tema del dibattito pubblico dovrebbe essere: come se ne esce? E invece non se ne parla quasi mai, se non qualche volta con altisonante trita oratoria pari di fatto a magniloquenza. Una parte trasversale della nazione e della Regione, con una mentalità che sembra una forma di estorsione legalizzata, continua a vivere grazie ai sacrifici della parte restante: almeno finché dureranno i fondi europei e il flusso delle tasse e delle imposte pagate dai contribuenti. Dopo, il “Creatore” ne salvi molti di comuni cittadini; mentre altri nel frattempo avranno già tirato i remi in barca e si saranno assicurati nuove spiagge sulle quali continuare a vivere comodamente in sdraio.
Purtroppo, molte, troppe persone, senza distinzione di età e genere, non sembrano più rendersene conto, quasi fossero state anestetizzate da propaganda, retorica, slogan, millanteria, mistificazione, omertà e da certi media e social. Altro che pericolo dell’intelligenza artificiale: il rischio più concreto resta una società alla quale sia stata progressivamente sottratta per legge la capacità di riconoscere, valutare e contestare ciò che accade davanti ai suoi occhi.
Ritengo che la recente affermazione della magistrata di Catanzaro sia particolarmente significativa nel descrivere l’annosa condizione politica italiana: “La vera forza della mafia è fuori dalla mafia”. Frustaci scuote la politica.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









