Sintesi
La riorganizzazione dell’assistenza territoriale è entrata nella fase decisiva dal 2022, con l’obiettivo di portare una parte delle cure fuori dagli ospedali e più vicino ai cittadini. Case e Ospedali di comunità sono stati pensati soprattutto per bisogni non urgenti, malattie croniche, fragilità, assistenza intermedia e continuità dopo una dimissione, mentre le emergenze continuano a fare capo ai Pronto soccorso. In termini semplici, una rete territoriale efficiente dovrebbe evitare che chi può essere curato fuori dall’ospedale finisca inutilmente nell’area di emergenza, lasciando più spazio e personale ai casi realmente urgenti.

Alla fine del 2025 nei Pronto soccorso siciliani risultavano in servizio 551 medici rispetto a un fabbisogno di 929, con una scopertura del 41%. Nelle città metropolitane la situazione è risultata meno grave ma comunque incompleta: il messinese ha raggiunto una copertura del 66%, il catanese del 65% e il palermitano del 56%. In parole povere, in Sicilia circa 4 posti medici su 10 previsti nell’emergenza-urgenza risultavano scoperti e anche il messinese, pur collocandosi sopra la media regionale, disponeva soltanto di circa 2 medici ogni 3 necessari.

Nel 2026 è proseguita intanto l’apertura delle nuove strutture territoriali. Al 15 aprile la Regione ha indicato 57 Case e Ospedali di comunità già operativi e altri 35 interventi con lavori terminati, di cui 27 Case e 8 Ospedali, ancora nella fase necessaria per la piena attivazione. In pratica, costruire o completare un edificio non significa automaticamente disporre di un servizio sanitario pienamente funzionante: occorrono professionisti, orari adeguati, équipe e collegamenti effettivi con medici di famiglia, ospedali e assistenza domiciliare.

Nel messinese la rete si è ampliata rapidamente durante l’estate. Il 1 luglio sono stati inaugurati a Messina 2 Ospedali di comunità nella Cittadella sanitaria e 3 Case di comunità principali nella stessa Cittadella, in via del Vespro e a Pistunina. Il 20 luglio è stato aperto a Taormina un nuovo Ospedale di comunità di circa 1.300 metri quadrati e 20 posti letto. Il nuovo Ospedale di comunità di Taormina rafforza l’assistenza territoriale con 20 posti letto, ma la collocazione nell’area dell’ex “San Vincenzo” ripropone il problema dell’accessibilità esterna: pochi stalli nelle immediate vicinanze e parcheggi a pagamento particolarmente costosi in alta stagione possono creare ulteriori difficoltà soprattutto ad anziani, pazienti fragili e familiari. Nel Distretto di Taormina risultano inoltre servizi territoriali nelle Case di comunità di Sant’Alessio Siculo e Santa Domenica Vittoria.
Ad agosto il problema nazionale si è aggravato. Secondo i dati diffusi il 9 agosto, nel 70% dei Pronto soccorso italiani la carenza oscilla tra il 25% e il 70% dei medici previsti. La scopertura strutturale è stata stimata in circa 5.000 professionisti, è salita verso 6.000 durante l’estate e nelle settimane centrali di agosto ha sfiorato 7.000. Nello stesso periodo gli accessi sono cresciuti almeno del 15%, mentre la disponibilità dei medici può ridursi mediamente fino al 20%. Per gli infermieri la contrazione del personale presente nei turni estivi è stata indicata nel 25-30%.In termini semplici, proprio quando caldo, anziani, malati cronici, residenti e turisti fanno aumentare la domanda di assistenza, ospedali e Pronto soccorso possono trovarsi con meno professionisti disponibili.
Per la Sicilia il fenomeno assume un peso particolare nelle aree a forte richiamo turistico. Taormina continua a registrare un movimento eccezionale e per il 2026 gli albergatori hanno indicato la prospettiva di circa 1,4 milioni di presenze nell’anno. Durante i periodi di massimo afflusso la popolazione di fatto di numerosi centri costieri cresce fortemente e insieme aumentano i potenziali bisogni sanitari. In parole povere, una località progettata per servire i propri residenti deve affrontare in estate anche migliaia di persone temporaneamente presenti, con una pressione che può ricadere su guardie mediche, ambulanze, Pronto soccorso e reparti ospedalieri.
Articolo
La difficoltà che attraversano i Pronto soccorso italiani nell’estate 2026 non è nata con le ferie di agosto. La stagione calda ha piuttosto amplificato una debolezza accumulata negli anni: organici inferiori al necessario, difficoltà nel reclutare specialisti dell’emergenza-urgenza, turni gravosi, riduzione dell’attrattività professionale e ricorso crescente a soluzioni temporanee per garantire la continuità dei servizi. Le ferie hanno agito su questo equilibrio già precario proprio mentre il caldo e l’aumento della popolazione presente nelle località turistiche hanno fatto crescere la domanda di assistenza.
Parallelamente è stata avviata una trasformazione destinata, almeno nelle intenzioni, a ridurre la dipendenza dall’ospedale. Il PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), attraverso la Missione 6 dedicata alla salute, ha previsto una rete territoriale fondata sulle Case della comunità, sulle Centrali operative territoriali e sugli Ospedali di comunità. Il nuovo modello è stato disciplinato dal decreto interministeriale 23 maggio 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 22 giugno dello stesso anno, che ha ridefinito gli standard dell’assistenza sanitaria territoriale.
La Casa della comunità è stata concepita come punto riconoscibile nel territorio per cure primarie, assistenza sanitaria e sociosanitaria, presa in carico delle persone fragili e gestione delle patologie croniche. La COT (Centrale operativa territoriale) deve collegare i diversi servizi e professionisti. L’Ospedale di comunità, invece, è una struttura di ricovero a bassa intensità clinica, intermedia tra domicilio e ospedale tradizionale, destinata soprattutto a pazienti che non richiedono un reparto per acuti ma non possono ancora essere assistiti in sicurezza a casa. Non si tratta, dunque, di strutture alternative al Pronto soccorso per infarti, ictus, traumi gravi, insufficienze respiratorie acute o altre emergenze.
In Sicilia il percorso è stato accompagnato anche da un intervento legislativo sul personale. La legge regionale 31 gennaio 2024 n. 3 ha previsto, per rendere operative Case e Ospedali di comunità in coerenza con il PNRR, un aumento annuale del 15% dei limiti di spesa destinati al personale del SSR (Servizio sanitario regionale). Il Governo nazionale ha impugnato questa disposizione, ma la Corte costituzionale, con la sentenza n. 197 del 2024, ha dichiarato non fondata specificamente la questione relativa a questa misura. La stessa sentenza ha invece censurato altre parti della legge regionale, per cui non sarebbe corretto affermare che l’intero provvedimento sia stato considerato legittimo.
L’esigenza di personale è centrale in quanto il problema siciliano non riguarda soltanto gli immobili o le apparecchiature. I dati dell’Assessorato regionale della Salute, aggiornati al 31 dicembre 2025 e successivamente analizzati da Cimo-Fesmed Sicilia, hanno contato 551 medici presenti nei Pronto soccorso a fronte di 929 necessari. La copertura si è fermata quindi al 59%, con una scopertura del 41%. Le 3 città metropolitane hanno presentato complessivamente una condizione migliore rispetto alle altre province, ma non sufficiente a eliminare le difficoltà: Messina si è attestata al 66%, Catania al 65% e Palermo al 56%.
Giuseppe Bonsignore (presidente regionale di Cimo-Fesmed Sicilia, federazione sindacale dei medici) ha giudicato il quadro ancora critico e ha sollecitato misure straordinarie per rendere maggiormente attrattivi i territori con più scoperture e rafforzare la rete dell’emergenza-urgenza. La fotografia regionale, dunque, mostra qualche differenza positiva rispetto alle situazioni più compromesse degli anni precedenti, ma mantiene una distanza consistente dagli organici programmati.
Nel frattempo la sanità territoriale siciliana ha accelerato. Il 15 aprile 2026 la Regione ha comunicato che erano operative 57 strutture tra Case e Ospedali di comunità. Altre 35 avevano concluso i lavori, precisamente 27 Case e 8 Ospedali, e dovevano completare il percorso verso l’attivazione. Il dato è significativo perché testimonia un avanzamento materiale della rete, ma non permette di assimilare automaticamente “lavori conclusi”, “struttura aperta” e “servizio pienamente operativo”. Perché una Casa della comunità realizzi il modello previsto occorrono équipe multidisciplinari e multiprofessionali, medici, infermieri, specialisti, collegamenti organizzativi e continuità effettiva dell’assistenza. AGENAS (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) ha ribadito nel 2026 che proprio le équipe multiprofessionali costituiscono un requisito essenziale del nuovo modello.
La distinzione diventa particolarmente importante durante l’estate. Una Casa della comunità realmente funzionante può intercettare bisogni a bassa intensità, seguire pazienti cronici e fragili e impedire che alcune richieste finiscano impropriamente nell’emergenza. Un Ospedale di comunità può invece accogliere persone che hanno superato la fase acuta e liberare più rapidamente un letto ospedaliero. Entrambi possono contribuire indirettamente a ridurre congestione e permanenze prolungate nei Pronto soccorso, ma non possono sostituire medici e infermieri dell’emergenza né assorbire pazienti con condizioni acute gravi. Questa differenza è essenziale per valutare correttamente l’effettiva capacità della nuova rete di alleviare gli ospedali.
Nel messinese il quadro territoriale è cambiato in poche settimane. Messina ha inaugurato il 1 luglio 2 nuovi Ospedali di comunità nella Cittadella sanitaria e 3 Case della comunità hub (poli principali), collocate nella stessa Cittadella, in via del Vespro e a Pistunina. A quella data l’Asp (Azienda sanitaria provinciale) indicava come realizzati 4 dei 6 Ospedali di comunità programmati nel territorio provinciale: Patti, Barcellona Pozzo di Gotto e i 2 di Messina, mentre erano ancora attesi quelli di Sant’Agata di Militello e Taormina.
Il successivo 20 luglio è stato aperto anche l’Ospedale di comunità di Taormina. La struttura occupa circa 1.300 metri quadrati, dispone di 20 posti letto, camere singole e doppie, spazi riabilitativi e ambienti predisposti per strumenti diagnostici e telemedicina. La sua funzione dichiarata è quella di unire ospedale, territorio, servizi sociali, medicina generale e assistenza domiciliare, offrendo una fase di cura intermedia a pazienti che non necessitano più di un reparto per acuti.
Il nuovo Ospedale di comunità di Taormina si trova nei locali dell’ex “San Vincenzo” di piazza San Francesco di Paola. Alla modernità della struttura interna si contrappone però un problema di accessibilità dall’esterno. Già nel marzo 2026 il Comune ha preso atto delle segnalazioni relative alla difficoltà di trovare stalli per le auto proprio in piazza San Francesco di Paola e ha chiesto di aumentarne il numero. Il vicino parcheggio multipiano Porta Catania rappresenta l’alternativa principale e la fermata degli autobus dell’area dista circa 111 metri dalla piazza, ma chi arriva in automobile deve affrontare tariffe che nel periodo di alta stagione, dal 1 aprile al 31 ottobre, raggiungono 5 euro per 1 ora, 12 euro per 2 ore, 15 euro per 3 ore, 18 euro per 4 ore e 21 euro per 6 ore. Il nodo, quindi, non è tanto una distanza proibitiva in termini assoluti, quanto l’assenza di una disponibilità adeguata di sosta immediatamente a ridosso del presidio e il costo dell’alternativa a pagamento. Fattori che possono diventare particolarmente gravosi per persone anziane, pazienti con difficoltà motorie e familiari chiamati ad accompagnarli o assisterli. È una criticità che assume maggiore rilievo proprio per una struttura concepita per accogliere prevalentemente persone fragili, croniche o in fase di recupero dopo un ricovero ospedaliero.
Nell’ambito del Distretto sanitario di Taormina la rete territoriale comprende invece strutture come quelle di Sant’Alessio Siculo (comune costiero ionico della città metropolitana di Messin) e Santa Domenica Vittoria (comune montano della stessa città metropolitana), dove sono già documentati servizi sanitari. A Sant’Alessio, per esempio, nel maggio 2026 è stato trasferito presso la Casa della comunità anche il Punto di primo intervento pediatrico, mentre a Santa Domenica Vittoria risulta attivo il servizio di psicologia delle cure primarie.
L’apertura di queste strutture rappresenta quindi un rafforzamento reale, ma non consente di concludere che le difficoltà dei Pronto soccorso di Taormina e Messina siano state superate. Il dato pubblico verificabile più aggiornato disponibile per l’intero territorio messinese indica infatti una copertura medica del 66% rispetto al fabbisogno programmato nell’emergenza-urgenza.
Il problema diventa più sensibile proprio a Taormina, dove il carico assistenziale deve essere rapportato non soltanto ai residenti. Nel 2025 la città ha superato 1,4 milioni di presenze turistiche e per il 2026 gli operatori alberghieri hanno indicato nuovamente un volume vicino a questa soglia. Si tratta di pernottamenti accumulati nell’anno e non di 1,4 milioni di persone contemporaneamente presenti. Il dato, tuttavia, descrive la dimensione di una destinazione che nei mesi centrali dell’estate accoglie un numero di visitatori enormemente superiore alla propria popolazione residente e che deve dimensionare anche i servizi sanitari rispetto alla popolazione temporaneamente presente.
Il medesimo problema interessa numerosi centri balneari dell’Isola. È ragionevole parlare di fortissimi incrementi stagionali e, in alcune realtà, anche di incrementi molto consistenti della popolazione presente. Implicitamente ciò conferma l’andamento turistico dell’estate 2026 che vede la Sicilia tra le destinazioni maggiormente richieste.
Il 9 agosto è arrivato il dato che fotografa la fase più delicata dell’anno. Secondo la Simeu (Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza), nel 70% dei Pronto soccorso italiani le carenze oscillano tra il 25% e il 70% dei medici programmati. Alessandro Riccardi (presidente della Simeu) ha quantificato la mancanza strutturale in circa 5.000 medici dell’emergenza-urgenza, destinati a diventare circa 6.000 durante l’estate e a sfiorare 7.000 nel momento più critico di agosto.
A questa riduzione dell’offerta si accompagna l’aumento della domanda. Pierino Di Silverio (segretario nazionale di Anaao Assomed, Associazione medici dirigenti, organizzazione sindacale) ha stimato nei mesi più caldi almeno il 15% di accessi in più nei Pronto soccorso, soprattutto tra anziani e persone affette da malattie croniche, mentre il personale medico disponibile può diminuire mediamente fino al 20%. Il caldo aggrava patologie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche e colpisce con maggiore forza chi è fragile, solo o privo di un’assistenza territoriale tempestiva.
La pressione investe allo stesso modo il personale infermieristico. Claudio Delli Carri (segretario regionale piemontese di Nursing Up, Associazione nazionale sindacato professionisti sanitari della funzione infermieristica) ha indicato una riduzione media del 25-30% della forza lavoro effettivamente presente nei turni dopo l’avvio dei piani ferie. Per mantenere i servizi sono aumentati straordinari, prestazioni aggiuntive e rinunce ai riposi. Lo stesso sindacato, già il 1 luglio, aveva richiamato l’attenzione sul rischio che le Case della comunità fossero formalmente aperte senza disporre di un numero sufficiente di infermieri.
Alle carenze di personale si somma poi il problema dei letti ospedalieri. Durante l’estate la riduzione o l’accorpamento di alcuni posti di degenza rende più difficile trasferire dal Pronto soccorso i pazienti che devono essere ricoverati. Si sviluppa così il boarding (permanenza prolungata del paziente nel Pronto soccorso in attesa di un posto letto), con persone che possono restare sulle barelle anche per 48-72 ore. In queste condizioni aumentano il disagio dei malati, la pressione sugli operatori e il rischio di tensioni e aggressioni.
Per la Sicilia, e in particolare per territori come Taormina e Messina, l’estate 2026 mette quindi alla prova 2 reti che devono procedere insieme. Da una parte resta indispensabile completare gli organici dei Pronto soccorso e rendere più attrattivo il lavoro nell’emergenza-urgenza. Dall’altra occorre trasformare le nuove Case e gli Ospedali di comunità da infrastrutture realizzate in servizi pienamente funzionanti, con professionisti, orari e percorsi capaci di intercettare davvero i pazienti prima che arrivino impropriamente in ospedale e di accoglierli dopo la fase acuta. Il numero degli edifici aperti è quindi soltanto una parte della verifica: la misura decisiva è quante persone quelle strutture riescano concretamente a prendere in carico e con quale continuità.
Nell’immagine di copertina, l’Ospedale di comunità di Taormina, Case e Ospedali di comunità di Messina, e un caso di Pronto soccorso.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









