Sintesi
L’Etna è il risultato di una storia vulcanica iniziata circa 500.000 anni fa e possiede almeno 2.700 anni di attività documentata. Le ricerche collegano la sua alimentazione profonda al mantello superiore e a un sistema magmatico complesso. La Scarpata di Malta costituisce una delle grandi strutture tettoniche della Sicilia orientale coinvolte nei modelli sulla risalita dei magmi ed è una “porta” attraverso la quale passa tutto il magma etneo.

La grande depressione della Valle del Bove deriva da più fenomeni di collasso ed erosione. Le datazioni più recenti hanno collocato la fase iniziale del grande cedimento del fianco orientale tra il 7478 e il 7134 a.C., quindi circa 9.500-9.100 anni fa. Studi numerici hanno successivamente ipotizzato che una grande valanga di detriti vulcanici abbia potuto produrre uno tsunami capace di propagarsi nel Mediterraneo orientale. In sostanza, una parte enorme dell’antico vulcano è franata verso il mare, e secondo certi studi da confermare, avrebbe potuto causare un devastante tsumani che potrebbe avere raggiunto anche le coste dalla Grecia e Israele.

La fase eruttiva in corso ha avuto una netta accelerazione la sera del 6 agosto. L’attività stromboliana della Voragine è diventata progressivamente più intensa e si è trasformata in fontana di lava, mentre il tremore vulcanico è salito rapidamente su valori elevati. La Voragine è uno dei 4 crateri sommitali dell’Etna e si è formata nel 1945 all’interno dell’antico Cratere Centrale. Nella mattinata del 7 agosto si è aperta una bocca a circa 2.750 metri e una colata si è diretta verso il settore della Valle del Leone-Valle del Bove. La cenere è ricaduta anche su Ragalna e Adrano e ha cominciato a interferire seriamente con il traffico aereo.

L’8 agosto il quadro si è ulteriormente articolato. L’attività esplosiva è proseguita alla Voragine e almeno 3 bocche sono state osservate nel settore sommitale. Una nuova apertura si è formata a circa 2.360 metri, nei pressi di Monte Rittmann, alimentando un altro campo lavico. Durante l’apertura sono stati rilevati anche 2 modesti flussi piroclastici, mentre la prima colata aveva superato Monte Simone e raggiunto quote più basse nella Valle del Bove.
Il 9 agosto i sopralluoghi e le telecamere hanno confermato l’alternanza di fasi esplosive di diversa intensità alla Voragine, con cosiddette bombe (grossi frammenti di roccia e magma incandescente espulsi dal cratere) ricadute nell’area sommitale e abbondanti emissioni di cenere dirette verso Sud-Sud Est. Le bocche a 2.750 e 2.360 metri sono rimaste attive e hanno alimentato campi lavici in parte sovrapposti. Il tremore si è mantenuto alto e il codice per l’aviazione è stato portato al rosso.
Nella mattinata di oggi, 10 agosto, la cenere ha nuovamente interessato lo spazio aereo di Catania. SAC ha comunicato la chiusura del settore Sud-Ovest C1 e la sospensione degli arrivi fino alle 17, invitando i viaggiatori a controllare il proprio volo con la compagnia prima di raggiungere Fontanarossa. Le limitazioni seguono quelle già applicate il 7 e l’8 agosto.
Articolo
L’Etna (vulcano attivo della Sicilia orientale, nella città metropolitana di Catania) non è soltanto una delle montagne simbolo dell’Isola, ma un edificio vulcanico formatosi attraverso centinaia di migliaia di anni di attività. L’UNESCO, che lo ha inserito nel Patrimonio mondiale nel 2013, fa risalire la sua storia eruttiva a circa 500.000 anni fa e ricorda che almeno gli ultimi 2.700 anni sono documentati da testimonianze storiche e scientifiche. L’edificio attuale rappresenta quindi soltanto il risultato più recente di una lunga evoluzione nella quale centri eruttivi, crateri, collassi e colate hanno modificato ripetutamente il territorio.
Anche il modo in cui il vulcano viene alimentato è complesso. L’INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) ha pubblicato nel 2018 uno studio nel quale la propagazione dei magmi sotto l’Etna e i Monti Iblei (sistema di rilievi della Sicilia sud-orientale) è stata ricostruita fino al limite fra crosta e mantello, a circa 30 chilometri di profondità. Le traiettorie simulate non sono risultate verticali ma curve e hanno indicato una relazione profonda con l’evoluzione della Scarpata di Malta, o Malta Escarpment (Scarpata di Malta), grande struttura tettonica che si sviluppa per oltre 300 chilometri lungo il margine della Sicilia orientale verso Malta (Stato insulare del Mediterraneo a sud dell’Isola).
Ciò non significa che la scarpata possa essere considerata una gigantesca fessura unica che conduce direttamente il magma dal mantello alla Voragine. Una ricerca pubblicata nell’aprile 2026 ha proposto che le lave etnee possano derivare dall’estrazione di magmi già presenti in una zona profonda caratterizzata da basse velocità sismiche. Il quadro più aggiornato descrive quindi un sistema di alimentazione articolato, con serbatoi, zone di accumulo, intrusioni e percorsi preferenziali che possono modificarsi nel tempo.
Marco Neri (dirigente di ricerca e vulcanologo dell’INGV di Catania) ha spiegato in una recente analisi che l’origine profonda del magma etneo va ricercata nel mantello superiore, attorno a 30-35 chilometri, all’interno di un contesto crostale sottoposto a estensione. In un’intervista pubblicata il 10 agosto ha inoltre osservato che non emerge un aumento anomalo della frequenza dei parossismi rispetto all’elevata attività che caratterizza l’Etna da circa 30 anni. È cambiato piuttosto il “protagonista” della zona sommitale: negli ultimi anni la Voragine ha acquistato un ruolo crescente rispetto al Cratere di Sud-Est, producendo episodi più duraturi e modificando progressivamente la morfologia dei crateri vicini.
Anche il rapporto tra questa regione e i grandi terremoti della Sicilia orientale deve essere descritto con cautela. La Scarpata di Malta rappresenta una struttura tettonica primaria e lungo il margine ionico sono state individuate faglie attive capaci di produrre terremoti e tsunami. Tuttavia l’esatta sorgente del terremoto dell’11 gennaio 1693, il più forte conosciuto nella storia sismica italiana secondo diverse ricostruzioni, rimane oggetto di discussione scientifica. Studi geofisici hanno proposto sorgenti offshore (in mare aperto) lungo il sistema ibleo-maltese, altri hanno valutato strutture differenti e possibili contributi di frane sottomarine.
Un altro capitolo fondamentale della storia del vulcano riguarda la Valle del Bove (grande depressione sul versante orientale dell’Etna, nel catanese). La ricerca pubblicata nel 2023 da Alessandro Bernardo Malaguti e dagli altri studiosi coinvolti ha datato per la prima volta con maggiore precisione la fase iniziale del grande collasso che ha prodotto la valanga di detriti di Milo (un imponente deposito geologico e geomorfologico situato sul versante orientale del Monte Etna, originato millenni fa dal catastrofico collasso del fianco del vulcano che ha portato anche alla formazione della vicina Valle del Bove): le analisi al carbonio 14 l’hanno collocata fra il 7478 e il 7134 a.C., durante il Mesolitico (o età della pietra di mezzo, il periodo della preistoria compreso tra il Paleolitico e il Neolitico, all’incirca tra il 10.000 e l’8.000-5.000 a.C. e segna la fase di transizione in cui i gruppi umani si adattarono alla fine delle grandi glaciazioni e ai mutamenti climatici e ambientali). La valle attuale, larga circa 7 per 4,5 chilometri, non è comunque il risultato di un singolo evento istantaneo, ma di successivi cedimenti ed erosioni che hanno rimodellato il fianco orientale.
Appare reale anche l’ipotesi di uno tsunami collegato a un grande collasso preistorico, ma va distinta ciò che è stato dimostrato da ciò che deriva dalle simulazioni. Uno studio pubblicato nel 2006 e successive elaborazioni hanno modellato una valanga di detriti nell’ordine di circa 25 chilometri cubi e indicato la possibilità che l’onda di tsunami raggiungesse vaste parti del Mediterraneo orientale. Sono state ipotizzate conseguenze lontane dalla Sicilia, ma il collegamento con specifici siti archeologici e la ricostruzione esatta delle altezze raggiunte dalle onde sono stati discussi nella letteratura scientifica.
L’euzione attuale ha avuto una forte accelerazione nella serata del 6 agosto. Alle 23:11 ora italiana l’Osservatorio Etneo ha comunicato che l’attività stromboliana della Voragine, intensificatasi progressivamente dalla serata, si era trasformata in una fontana di lava. La nube eruttiva si disperdeva verso Sud-Est e, contemporaneamente, il tremore vulcanico aveva registrato un improvviso incremento fino alla fascia dei valori alti, con la sorgente localizzata nell’area della Voragine attorno a 2.900-3.000 metri di quota. Anche l’attività infrasonica, cioè le onde sonore a frequenze inferiori alla soglia normalmente percepibile dall’orecchio umano e utilizzate per seguire le esplosioni vulcaniche, risultava elevata.
Nelle ore successive, tra la notte e la mattina del 7 agosto, la fontana di lava ha raggiunto la fase più vigorosa e poi si è attenuata lasciando un’intensa attività stromboliana. La cenere è stata trasportata verso i quadranti meridionali e sud-occidentali ed è stata segnalata a Ragalna e Adrano (comuni della città metropolitana di Catania). Intorno alle 09:30 ora italiana è stata individuata una nuova bocca effusiva a circa 2.750 metri nel settore alto compreso tra Valle del Leone e Valle del Bove, dalla quale ha cominciato ad avanzare una colata.
L’8 agosto il sistema eruttivo è diventato ancora più articolato. L’INGV ha osservato intensa attività esplosiva alla Voragine e almeno 3 bocche nel settore compreso fra il cratere centrale e quello di Sud-Est. La colata iniziata il giorno precedente aveva superato Monte Simone (cono vulcanico nella Valle del Bove, nel catanese) e il suo fronte era sceso attorno a 1.850 metri. Alle 11:28 ora italiana si è inoltre aperta un’altra bocca a circa 2.360 metri nei pressi di Monte Rittmann (rilievo dell’alta Valle del Bove, nel catanese), dando origine a un secondo campo lavico. Durante questa fase sono stati osservati 2 modesti flussi piroclastici provocati dal collasso e dalla rapida mobilizzazione di materiale incoerente durante la formazione della nuova apertura.
Il comunicato dell’Osservatorio Etneo del 9 agosto, diffuso alle 17:59 ora italiana, ha confermato il proseguimento dell’attività esplosiva della Voragine con fasi di intensità variabile, ricaduta di bombe nell’area sommitale e abbondante emissione di cenere diretta verso Sud-Sud Est. Le bocche a 2.750 e 2.360 metri sono rimaste entrambe attive, alimentando campi lavici localmente sovrapposti. A causa delle condizioni meteorologiche non è stato possibile individuare in ogni momento con precisione i fronti, stimati nel complesso fra circa 2.100 e 1.850 metri.
Sul piano geofisico il tremore vulcanico è rimasto nella fascia alta, con la sorgente prevalentemente sotto la Voragine attorno a 3.000 metri di quota. L’attività infrasonica è risultata media per numero ed energia degli eventi e concentrata soprattutto nello stesso cratere, con un contributo minore dal Cratere di Nord-Est. Le reti GNSS (Global Navigation Satellite System, sistema globale di navigazione satellitare utilizzato anche per misurare gli spostamenti del terreno) e clinometriche non hanno registrato variazioni improvvise significative, anche se dall’inizio della fase del 6 agosto le stazioni sommitali hanno evidenziato una variazione della tendenza, arrivata a circa 6,6 microradianti alla stazione del Cratere del Piano.
Nello stesso quadro il VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation, avviso dell’osservatorio vulcanologico per l’aviazione) emesso il 9 agosto alle 14:19 UTC, cioè alle 16:19 italiane, ha indicato il codice colore rosso, rispetto al precedente arancione. Il documento ha segnalato forte attività esplosiva ai crateri sommitali, colate nella Valle del Leone e nella Valle del Bove e una nube di cenere diretta verso Sud e Sud-Est, la cui altezza non risultava stimabile in quel momento. Il rosso rappresenta il livello più elevato del codice aeronautico VONA, ma non equivale a dichiarare un’allerta rossa generale della Protezione civile per la popolazione.
Gli effetti sul trasporto aereo si sono ripetuti durante più giornate. Già il 7 agosto il settore C1 dello spazio aereo era stato chiuso e gli arrivi erano stati sospesi per periodi successivamente prolungati. L’8 agosto si sono succedute nuove limitazioni e riaperture, in funzione dello spostamento della nube vulcanica e della presenza di cenere sulle rotte.
Nella mattinata odierna del 10 agosto SAC (Società Aeroporto Catania S.p.A., gestore degli aeroporti di Catania e Comiso) ha comunicato una nuova chiusura del settore Sud-Ovest C1 a causa dell’attività dell’Etna e della cenere associata. Gli arrivi all’aeroporto di Catania-Fontanarossa (scalo internazionale nel comune di Catania, Sicilia) sono stati sospesi fino alle 17. Non è stata invece annunciata, nello stesso comunicato, la chiusura indiscriminata dell’intero aeroporto o di tutte le partenze. La società ha invitato i passeggeri a controllare lo stato del proprio collegamento con la compagnia aerea prima di recarsi nello scalo.
La precauzione è legata alle caratteristiche della cenere vulcanica. Le particelle possono essere aspirate dai motori degli aeromobili, fondere alle temperature molto elevate delle turbine e compromettere il loro funzionamento, oltre a creare problemi alla visibilità, ai sensori e ad altre parti del velivolo. Per questo la presenza di una nube lungo le aerovie può determinare limitazioni anche quando l’aeroporto a terra rimane tecnicamente operativo.
Per i passeggeri interessati da cancellazioni continua ad applicarsi, allo stato attuale, il regolamento europeo CE 261/2004. In caso di cancellazione il viaggiatore ha diritto, secondo le condizioni previste, alla scelta fra rimborso e riprotezione verso la destinazione finale e mantiene il diritto all’assistenza, quindi pasti e bevande proporzionati all’attesa e, quando necessario, pernottamento e trasferimenti. La Corte di giustizia dell’Unione europea, nella causa C-12/11 McDonagh contro Ryanair, ha stabilito che la cenere vulcanica può costituire una circostanza eccezionale: ciò può escludere la compensazione pecuniaria forfettaria quando il vettore dimostra i requisiti previsti, ma non elimina l’obbligo di assistenza.
Nel frattempo il 13 luglio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera definitivo alla riforma delle regole sui diritti dei passeggeri aerei. Le nuove disposizioni, tuttavia, entreranno in vigore soltanto 12 mesi e 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e non possono quindi essere applicate ai disagi causati dall’Etna in questi giorni.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









