Sintesi
Tra Napoli e Taranto si consumano due drammatiche vicende che riportano al centro il tema della violenza familiare e delle baby gang. Nel quartiere Traiano di Napoli una donna di 65 anni è stata accoltellata dal marito dopo anni di minacce e denunce già presentate alle Forze dell’ordine. A Taranto proseguono invece le indagini sull’omicidio del bracciante maliano Bakari Sako, ucciso il 9 maggio 2026 da un gruppo composto da maggiorenni e minorenni nel centro storico cittadino. Le Procure stanno ricostruendo dinamiche e responsabilità mentre cresce il confronto politico e sociale sulla prevenzione della violenza domestica, sul cosiddetto disagio giovanile e sull’efficacia delle misure di protezione previste dal Codice Rosso. Magistrati, criminologi e rappresentanti istituzionali evidenziano l’aumento delle aggressioni compiute in contesti familiari e urbani degradati, chiedendo maggiori controlli, interventi educativi e tempi più rapidi nell’attivazione delle misure cautelari.

Articolo
Due episodi distinti, avvenuti tra Napoli e Taranto, stanno scuotendo l’opinione pubblica italiana e riaccendendo il dibattito sull’escalation della violenza domestica e giovanile nel Paese. Le vicende, maturate in contesti differenti ma accomunate da una spirale di aggressività crescente, pongono nuovamente interrogativi sull’efficacia degli strumenti di prevenzione e tutela introdotti negli ultimi anni dalla legislazione italiana.

Nel rione Traiano di Napoli una donna di 65 anni è stata gravemente ferita dal marito durante l’ennesima lite domestica. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’uomo avrebbe colpito la moglie con diverse coltellate utilizzando un paio di forbici già indicate in precedenti denunce familiari come oggetto di minaccia. La vittima, trasportata in ospedale, ha raccontato agli investigatori di vivere da tempo in un clima di paura caratterizzato da insulti, intimidazioni e aggressioni continue. Anche il figlio della coppia avrebbe più volte denunciato episodi di violenza domestica alle forze dell’ordine, riferendo che il padre si era introdotto nella sua stanza impugnando proprio quelle forbici e urlando frasi minacciose.

L’aggressione è avvenuta nel pomeriggio di mercoledì, poco dopo le 16. Secondo la ricostruzione degli inquirenti la discussione sarebbe nata per motivi banali ma sarebbe rapidamente degenerata. L’uomo avrebbe prima insultato la moglie con espressioni offensive, poi l’avrebbe spinta contro il tavolo del soggiorno fino a romperlo. Quando la donna ha tentato di scappare sarebbe stata raggiunta e colpita più volte al petto, alla gamba destra e alla schiena. L’aggressore è stato arrestato e trasferito nel carcere di Poggioreale con accuse che potrebbero aggravarsi sulla base delle condizioni cliniche della vittima e delle precedenti segnalazioni.
Il caso richiama ancora una volta l’attenzione sul “Codice Rosso”, la legge 69 del 2019 e successive integrazioni, introdotta per accelerare gli interventi giudiziari nei casi di violenza domestica e stalking. La normativa prevede corsie preferenziali per le denunce di maltrattamenti familiari, violenza sessuale e atti persecutori, imponendo alla magistratura tempi rapidi nell’ascolto delle vittime. Negli ultimi anni la Corte di Cassazione ha inoltre consolidato orientamenti giurisprudenziali che riconoscono la necessità di valutare tempestivamente anche i segnali preliminari di escalation violenta all’interno delle famiglie. Diversi Magistrati italiani e associazioni antiviolenza continuano però a denunciare carenze negli organici investigativi e difficoltà nell’applicazione concreta delle misure di protezione.
A Taranto, intanto, la Squadra Mobile ha eseguito il fermo del sesto presunto componente del gruppo coinvolto nell’omicidio di Bakari Sako, bracciante originario del Mali di 35 anni, ucciso all’alba del 9 maggio 2026 nel centro storico cittadino. L’uomo, secondo la Procura, sarebbe stato vittima di un’aggressione immotivata da parte di una baby gang composta da giovani tra i 15 e i 22 anni. Il nuovo fermato è Cosimo C. 22 anni, indicato dagli investigatori come uno dei partecipanti all’azione violenta insieme al 20enne Fabio S. e a 4 minorenni.
Le accuse formulate dalla Procura di Taranto sono particolarmente pesanti. Gli indagati rispondono di omicidio volontario aggravato dai futili motivi anche se, almeno al momento, non viene contestata l’aggravante dell’odio razziale. Gli investigatori ritengono che il gruppo abbia agito esclusivamente per “importunare” la vittima, scelta casualmente mentre si stava recando al lavoro in bicicletta nelle prime ore del mattino.
Secondo la ricostruzione basata sulle immagini di videosorveglianza e sulle intercettazioni ambientali, Bakari Sako sarebbe stato affiancato da 2 minorenni a bordo di uno scooter intorno alle 5:20 del mattino. Uno dei ragazzi avrebbe simulato il gesto di impugnare una pistola costringendo il bracciante a fermarsi in piazza Fontana. Poco dopo sarebbero arrivati gli altri componenti del gruppo, alcuni in bicicletta elettrica e altri a piedi. La violenza sarebbe esplosa immediatamente. Un sedicenne avrebbe colpito per primo la vittima con un pugno al volto rompendogli un dente. Sako avrebbe quindi tentato di fuggire verso il vicino bar Fontana ma sarebbe stato inseguito dal gruppo.
Durante la fuga un quindicenne avrebbe estratto un coltello a serramanico con lama da 6,5 centimetri colpendo il lavoratore con 3 fendenti tra torace e addome. Anche dopo il ferimento il gruppo avrebbe continuato a inseguirlo urlandogli contro e impedendogli di trovare riparo. In questa fase, secondo gli inquirenti, sarebbe intervenuto anche Cosimo C. colpendo ulteriormente la vittima nella parte superiore del corpo. Bakari Sako è morto poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate.
Fabio S. già interrogato dal Giudice per le indagini preliminari, ha dichiarato di essere arrivato quando l’accoltellamento era già avvenuto sostenendo di non avere partecipato direttamente al pestaggio. Nelle prossime ore verranno ascoltati anche i 4 minorenni coinvolti nell’inchiesta. La Procura per i Minorenni sta valutando il ruolo di ciascun ragazzo e l’eventuale presenza di ulteriori aggravanti.
Il caso ha provocato forte indignazione politica e sociale. Diversi esponenti istituzionali, criminologi e operatori sociali hanno evidenziato la crescente diffusione delle baby gang in numerose aree urbane italiane. Negli ultimi anni il Ministero dell’Interno ha più volte segnalato un incremento dei reati commessi da gruppi giovanili, soprattutto nelle periferie caratterizzate da cosiddetto disagio sociale, dispersione scolastica e marginalità economica. Secondo Magistrati e sociologi la violenza di branco appare sempre più spesso scollegata da reali motivazioni criminali e alimentata invece da dinamiche di emulazione, ricerca di compulsive sensazioni anche mendiante la sopraffazione, nonché diffusione di contenuti aggressivi sui social network.
Le due vicende di Napoli e Taranto mostrano dunque fenomeni differenti ma accomunati dalla stessa incapacità di interrompere per tempo percorsi di violenza già evidenti. Da una parte emergono i limiti della prevenzione nei contesti familiari segnati da continue denunce e minacce. Dall’altra cresce l’allarme per gruppi giovanili sempre più violenti e privi di freni. Magistratura, forze dell’ordine e associazioni chiedono ora interventi più rapidi, rafforzamento dei servizi territoriali e una maggiore presenza educativa nelle aree urbane più difficili per evitare che segnali già visibili si trasformino ancora una volta in tragedie irreversibili.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









