Forza d’Agrò (ME). Annullate le misure cautelari sulle residenze fittizie: amministratori riammessi

Il Tribunale del riesame di Messina revoca gli arresti domiciliari e divieti. Si attendono le motivazioni entro 45 giorni

Sintesi

L’indagine sulle presunte residenze simulate a Forza d’Agrò ha registrato una svolta ieri 23 aprile 2026 con la cancellazione delle misure cautelari da parte del Tribunale del riesame di Messina. I provvedimenti restrittivi erano stati applicati il 1 aprile 2026 su ordinanza della GIP dopo interrogatori di metà marzo. L’inchiesta, avviata nel marzo 2024, riguarda ipotesi di falsificazione documentale finalizzata a influenzare le elezioni comunali dell’8 e 9 giugno 2024. Il coinvolgimento ipotizzato interessa amministratori locali e operatori della polizia municipale. La sospensione prefettizia degli eletti era stata disposta in base al D.Lgs. 235/2012. La decisione del riesame riapre la strada al ritorno nelle funzioni pubbliche in attesa delle motivazioni e degli sviluppi giudiziari.

Articolo

La vicenda giudiziaria relativa alle presunte residenze inesistenti nel Comune di Forza d’Agrò, in provincia di Messina, segna un passaggio rilevante con la decisione di eiri 23 aprile 2026 del Tribunale del riesame (organo giurisdizionale competente a valutare la legittimità delle misure cautelari personali), che ha disposto la revoca integrale dei provvedimenti restrittivi applicati agli indagati principali.

L’indagine trae origine dal marzo 2024, quando la Procura della Repubblica di Messina ha avviato un’attività investigativa coordinata, affidata ai Carabinieri della Compagnia di Taormina, con l’obiettivo di verificare presunte irregolarità connesse alle elezioni amministrative svoltesi l’8 e 9 giugno 2024. In quella consultazione elettorale, il sindaco uscente era stato riconfermato con uno scarto estremamente ridotto, pari a 30 voti, circostanza che ha contribuito ad alimentare l’attenzione degli inquirenti.

Secondo l’impostazione accusatoria, si sarebbe configurata un’associazione per delinquere (reato previsto dall’articolo 416 del codice penale, consistente nell’accordo stabile tra più soggetti per commettere reati) finalizzata alla falsità materiale e ideologica in atti pubblici, con lo scopo di incrementare artificialmente il corpo elettorale attraverso iscrizioni anagrafiche non corrispondenti alla realtà. Le verifiche hanno riguardato 96 istanze di cambio di residenza presentate in prossimità della consultazione elettorale, delle quali 59 sono state considerate non autentiche, in quanto riferite a immobili inesistenti, non abitati, inutilizzati o addirittura a strutture alberghiere.

Il quadro delineato dagli investigatori ipotizza un coinvolgimento diretto di esponenti dell’amministrazione comunale e di appartenenti alla Polizia Locale, accusati di avere omesso controlli obbligatori o attestato falsamente la presenza dei cittadini negli immobili dichiarati. Oltre ai 5 destinatari delle misure cautelari, risultano iscritti nel registro degli indagati ulteriori 67 soggetti, in prevalenza coincidenti con i richiedenti delle residenze ritenute fittizie.

Sul piano procedurale, gli interrogatori preventivi dinanzi alla GIP si sono svolti a metà marzo 2026. In tale sede, parte degli indagati ha fornito chiarimenti difensivi, mentre altri hanno esercitato il diritto al silenzio previsto dall’ordinamento.

Successivamente, in data 1 aprile 2026, con ordinanza emessa dalla GIP Ornella Pastore, erano state applicate misure cautelari personali. In un unico contesto: Bruno Miliadò, sindaco del Comune, era stato sottoposto agli arresti domiciliari; Emanuele Giuseppe Di Cara, capogruppo di maggioranza e consigliere comunale, era stato destinatario della stessa misura; Carmela Bartolone, ispettore capo della Polizia Locale, era stata posta agli arresti domiciliari; Carmelo La Rocca, ausiliario del traffico, aveva subito analogo provvedimento; Joseph Pippo Bondì, consigliere di maggioranza, era stato invece colpito dal divieto di dimora nel territorio comunale.

A seguito dell’applicazione di tali misure, la Prefettura di Messina aveva disposto la sospensione dalle cariche pubbliche per il sindaco e i consiglieri coinvolti, in attuazione del D.Lgs. 235/2012, noto come Legge Severino (normativa che disciplina l’incandidabilità, ineleggibilità e sospensione degli amministratori pubblici in presenza di determinate condizioni giudiziarie).

Ieri 23 aprile 2026, il Tribunale del riesame ha accolto le richieste avanzate dai difensori, tra cui gli avvocati Tommaso Autru Ryolo, Francesco Gazzara e Fabio Di Cara, annullando integralmente le misure cautelari. Il provvedimento ha comportato la cessazione degli arresti domiciliari e del divieto di dimora, con conseguente ripristino della libertà personale per tutti gli indagati interessati.

Le motivazioni della decisione non sono ancora state rese note e dovranno essere depositate entro 45 giorni, secondo quanto previsto dal codice di procedura penale. Tuttavia, l’effetto immediato della revoca apre alla possibilità di un reintegro nelle funzioni amministrative per gli eletti sospesi, subordinatamente alla revisione o all’annullamento dei provvedimenti prefettizi.

Sul piano giuridico, la revoca delle misure cautelari non determina l’estinzione del procedimento penale, che prosegue nella fase delle indagini o nelle eventuali fasi successive. La decisione del riesame incide esclusivamente sulla valutazione dei presupposti cautelari, cioè esigenze come il pericolo di fuga, l’inquinamento probatorio o la reiterazione del reato.

Nel dibattito pubblico e istituzionale, casi analoghi hanno spesso alimentato riflessioni sulla corretta applicazione delle misure cautelari e sull’equilibrio tra esigenze investigative e tutela dei diritti individuali. In ambito giurisprudenziale, la Corte di Cassazione ha più volte ribadito la necessità di una motivazione rigorosa e concreta per giustificare restrizioni della libertà personale, soprattutto in procedimenti legati a reati contro la Pubblica amministrazione. La vicenda di Forza d’Agrò resta dunque aperta e in evoluzione, con l’attenzione ora rivolta alle motivazioni del riesame e agli sviluppi futuri dell’inchiesta.