Rottamazione quinquies rallentata, adesioni ridotte e incognite sui conti pubblici

Domande inferiori alle attese per la definizione agevolata dei debiti fiscali. La risposta dei contribuenti resta contenuta, probabilmente anche a causa delle difficoltà economiche diffuse, soprattutto nel settore privato e tra i piccoli proprietari, che riducono la capacità concreta di far fronte ai pagamenti, anche quando agevolati

La rottamazione quinquies procede con un ritmo molto debole rispetto alle previsioni iniziali e registra circa un milione di adesioni contro una platea potenziale stimata fino a 7.500.000 di contribuenti. La normativa introdotta con la legge di bilancio restringe l’ambito applicativo escludendo accertamenti fiscali e debiti derivanti da evasione o elusione, limitandosi a imposte dichiarate e non versate. Le stime tecniche indicano un potenziale di circa 13.000.000.000 di euro di debiti interessati e un incasso atteso di 9.000.000.000 di euro, ma con un costo per l’erario pari a circa 800.000.000 di euro nel lungo periodo. Le osservazioni dell’Upb (Ufficio parlamentare di bilancio) evidenziano il rischio di sovrastima delle adesioni, mentre fattori economici e normativi spiegano il rallentamento delle richieste. Restano aperti interventi correttivi politici su tolleranza nei pagamenti, ampliamento ai contributi delle casse professionali e possibile riammissione dei decaduti della rottamazione precedente.

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La cosiddetta rottamazione quinquies, cioè la quinta edizione della definizione agevolata delle cartelle esattoriali, sta procedendo con un’andatura estremamente lenta, quasi stagnante. A circa 7 giorni dalla scadenza del 30 aprile, le istanze presentate tramite il portale dell’Ader (Agenzia delle Entrate-Riscossione, ente pubblico incaricato della riscossione dei tributi) risultano pari a circa 1000000, un valore nettamente inferiore rispetto alla platea potenziale stimata fino a 7500000 di contribuenti, equivalente a poco più del 13% delle aspettative teoriche.

Questa distanza tra previsione e realtà trova spiegazione in diversi fattori normativi ed economici. In primo luogo, la disciplina introdotta dal Governo e approvata dal Parlamento con l’ultima legge di bilancio ha delimitato il perimetro della misura, escludendo espressamente gli accertamenti fiscali, cioè le contestazioni relative a evasione o elusione tributaria, e restringendo l’accesso alle sole somme dichiarate ma non versate, incluse quelle derivanti da controlli automatizzati e verifiche formali. Analogamente, sul versante previdenziale, la sanatoria non si estende ai debiti contributivi accertati dall’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale).

Dal punto di vista quantitativo, la relazione tecnica allegata alla manovra finanziaria ha stimato che la misura potesse coinvolgere circa 13.000.000.000 di euro di carichi affidati alla riscossione nel periodo compreso tra il 2000 e il 2023. Tale valore deriva da una base complessiva di 393.040.000.000 di euro di crediti potenzialmente interessati e da un tasso di adesione ipotizzato pari al 3,3%. L’incasso effettivo atteso per le casse pubbliche è stato quantificato in circa 9.000.000.000 di euro, ottenuto attraverso lo sgravio delle componenti accessorie non più dovute, tra cui sanzioni, interessi e aggio (compenso spettante al concessionario della riscossione). Nell’arco temporale compreso tra il 2026 e il 2036, l’operazione comporterebbe un saldo negativo per l’erario pari a circa 800000000 di euro rispetto alla riscossione ordinaria.

Già in fase di audizione parlamentare, l’Upb (Ufficio parlamentare di bilancio, organismo indipendente di controllo sui conti pubblici) aveva evidenziato criticità nelle stime governative, segnalando il rischio di una sopravvalutazione del tasso di adesione. Secondo l’analisi tecnica, nonostante una platea teoricamente meno incline all’evasione rispetto alle precedenti edizioni e risultati della rottamazione quater superiori alle attese, il tasso previsto appariva comunque elevato rispetto ai precedenti storici, in cui si era registrato un valore pari all’1,84%.

Sul piano operativo, la procedura segue un calendario serrato. Entro il 30 giugno l’Ader dovrà trasmettere ai contribuenti le comunicazioni contenenti i piani di pagamento, articolati in base al numero di rate prescelto, mentre il 31 luglio rappresenta il termine per il versamento della prima o unica rata. La misura prevede una dilazione particolarmente ampia rispetto al passato, consentendo fino a 54 rate bimestrali, equivalenti a un periodo massimo di circa 9 anni.

Nonostante questa maggiore flessibilità, la risposta dei contribuenti resta contenuta, probabilmente anche a causa delle difficoltà economiche diffuse, soprattutto nel settore privato e tra i piccoli proprietari, che riducono la capacità concreta di far fronte ai pagamenti, anche quando agevolati. A ciò si aggiunge la mancata estensione della misura ai tributi locali nei casi in cui la riscossione sia affidata all’Ader, elemento che limita ulteriormente l’attrattività dello strumento.

Sul piano politico, sono in discussione alcuni correttivi. La Lega ha proposto il ripristino dei 5 giorni di tolleranza per il pagamento delle rate, già previsti nelle precedenti edizioni della definizione agevolata. Parallelamente, Forza Italia ha annunciato l’intenzione di ampliare il perimetro ai contributi delle casse previdenziali private, cioè gli enti autonomi che gestiscono la previdenza dei professionisti.

Un ulteriore nodo riguarda il possibile reinserimento dei contribuenti decaduti dalla rottamazione quater, ovvero coloro che, pur essendo stati riammessi, non hanno rispettato le scadenze del 30 novembre 2025 e del 28 febbraio 2026. In risposta a un question time parlamentare, il Mef (Ministero dell’economia e delle finanze) ha aperto alla possibilità di un recupero di tali posizioni, subordinandolo però alla presenza delle necessarie coperture finanziarie.