Sintesi
Dopo l’ispezione regionale che ha rilevato ambulanze indisponibili, carenze di personale e mezzi trattenuti per ore nei Pronto soccorso, il confronto sul 118 nel bacino Catania-Ragusa-Siracusa si sposta sulle responsabilità. La Seus sostiene di non essere stata direttamente coinvolta nelle verifiche e chiama in causa anche le modalità con cui la Centrale operativa di Catania gestisce chiamate e mezzi. Il problema non è più soltanto quanti mezzi restano fermi, ma perché accade e chi deve intervenire.

Tra gennaio e agosto 2026 risultano 105.100 eventi che hanno prodotto 118.461 missioni, cioè 13.361 attivazioni di mezzi ulteriori rispetto al numero degli eventi. La Seus chiede di verificare quando l’invio contemporaneo di più ambulanze sia stato necessario e quando invece abbia ridotto le risorse disponibili sul territorio. Un doppio invio può salvare vite, ma sottrae anche un secondo mezzo alle altre emergenze.

La società segnala inoltre 31.948 missioni nelle quali non risulta definita la gravità al rientro, collegando il dato alla mancata chiusura delle schede. Isabella Bartoli, direttrice della Centrale operativa, replica che una parte delle richieste può essere revocata dagli stessi utenti dopo l’attivazione dell’ambulanza e respinge l’idea che le criticità rilevate dagli ispettori dipendano dalla sua gestione. Un dato incompleto va chiarito, ma non equivale automaticamente a un intervento gestito male.

Sul personale la stessa Seus riconosce, da gennaio ad agosto, una media giornaliera di 5,58 mezzi indisponibili per mancanza di autisti-soccorritori e 3,27 per guasti o problemi tecnici, oltre a 0,81 per carenza di personale sanitario. Il fabbisogno immediato indicato dalla società è di 344 autisti-soccorritori. Il nodo degli organici, quindi, è concreto e precede l’attuale scontro.

Resta infine il confronto sull’incarico regionale di Bartoli per le maxi-emergenze. La Seus ne contesta modalità originarie e mancata rotazione, ma la direzione della Centrale operativa di Catania è un incarico diverso, attribuito a Bartoli nel 2021 dopo una procedura concorsuale. Nelle fonti pubbliche recenti la dirigente continua inoltre a essere indicata come referente sanitario regionale per le grandi emergenze. La contestazione avanzata da Seus riguarda dunque questo secondo ruolo e dovrà essere verificata.
Articolo
Dall’ispezione allo scontro sulle responsabilità. Il caso del 118 nel bacino Catania-Ragusa-Siracusa entra in una nuova fase. Mediterranea24 ha già ricostruito le risultanze dell’ispezione regionale sul servizio di emergenza, disposta il 4 marzo 2026 e conclusa con la relazione del 16 aprile: ambulanze indisponibili, carenze di personale, guasti, sostituzioni non sempre tempestive e mezzi rimasti nei Pronto soccorso anche per diverse ore. Il nuovo elemento è adesso la risposta della Seus (Sicilia Emergenza-Urgenza Sanitaria, società pubblica che fornisce mezzi e autisti-soccorritori al sistema), che non nega le criticità ma contesta che possano essere ricondotte prevalentemente alla propria gestione.
La Seus: “L’ispezione non ci ha coinvolti direttamente”. Riccardo Castro (presidente della Seus) sostiene che gli ispettori non abbiano effettuato accessi presso la società né acquisito direttamente dai suoi uffici la documentazione su disponibilità delle ambulanze, manutenzioni, sostituzioni e personale. Secondo Castro, le verifiche sarebbero state svolte soprattutto attraverso la documentazione disponibile presso la Centrale operativa del 118 di Catania, ospitata dall’Azienda ospedaliera Cannizzaro e competente anche per Ragusa e Siracusa. Per la società, dunque, prima di attribuire responsabilità gestionali occorre incrociare i dati provenienti da tutti i soggetti che compongono il sistema.
I fermi: la carenza di personale pesa più dei guasti. Nella controrelazione la Seus distingue le diverse cause che rendono temporaneamente inutilizzabile un’ambulanza. Tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2026, nel bacino orientale, la media giornaliera indicata dalla società è stata di 3,27 fermi per guasti o problemi di efficienza, 5,58 per mancanza di autisti-soccorritori e 0,81 per assenza di personale sanitario. La società non contesta quindi che i mezzi rimangano fermi, ma sostiene che la componente numericamente maggiore dipenda dagli organici e non dalla manutenzione. L’ispezione, dal canto suo, aveva descritto oscillazioni complessive fra circa 5 e 20 ambulanze indisponibili al giorno e attese nei Pronto soccorso che in alcuni casi avrebbero superato le 9 ore.
Il problema dei 344 autisti-soccorritori mancanti. La carenza non nasce con l’ispezione. La Seus afferma di averla segnalata già negli anni precedenti e nel piano assunzionale 2026-2027 ha quantificato in 344 unità il fabbisogno immediato, con 425 assunzioni complessivamente previste nel biennio considerando anche le ulteriori uscite. A luglio la stessa consistenza del deficit di 344 autisti-soccorritori era stata indicata anche nel dibattito regionale sullo sblocco delle assunzioni. Un’ambulanza efficiente, infatti, non garantisce alcun servizio se non esiste l’equipaggio necessario per farla partire.
Il nuovo fronte: 118.461 missioni per 105.100 eventi. È però sui dati della Centrale di Catania che la controrelazione apre il confronto più delicato. Tra gennaio e agosto 2026 risultano 105.100 eventi ai quali è seguito almeno un invio e 118.461 missioni complessive. La differenza è di 13.361 missioni, perché per alcuni eventi è stato utilizzato più di un mezzo. Quelle attivazioni ulteriori rappresentano circa l’11,3% delle missioni complessive. La Seus parla di un ricorso che deve essere approfondito e chiede di verificare caso per caso quando l’impiego simultaneo di 2 o più ambulanze fosse clinicamente o operativamente indispensabile.
La distinzione è importante. L’invio di più mezzi per un singolo incidente non costituisce di per sé un’anomalia: un grave sinistro stradale, una maxi-emergenza o la presenza di più feriti possono renderlo inevitabile. Ma ogni ambulanza aggiuntiva impegnata su quell’evento non è più disponibile per un’altra chiamata. Per questo la Seus chiede di mettere in relazione doppi invii, numero delle postazioni rimaste scoperte, distanze percorse e tempi di risposta. È su questo incrocio di dati, più che sul semplice numero complessivo delle missioni, che potrà essere valutata l’efficienza della gestione.
Le eccedenze (cioè ambulanze esterne attivate dalla Centrale operativa quando quelle ordinarie del 118 non sono disponibili) continuano a pesare. Nel 2025, secondo i dati richiamati da Castro, nel bacino Catania-Ragusa-Siracusa sono state registrate 14.494 eccedenze a fronte di 149.922 interventi, mentre nel solo primo semestre 2026 le eccedenze sono state 8.591. Si tratta dei mezzi esterni attivati quando le risorse ordinarie non riescono a rispondere alla richiesta.
Le quasi 32 mila missioni da chiarire. Altro dato indicato dalla Seus riguarda 31.948 missioni nelle quali la gravità al rientro risulta non definita. La società associa questa circostanza alla mancata completa chiusura delle schede e sostiene che un archivio incompleto renda più difficile ricostruire correttamente gli interventi.
Isabella Bartoli (direttrice della Centrale operativa 118 Catania-Ragusa-Siracusa) sostiene che quanto riportato dal Dasoe (Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico) sia stato documentato attraverso segnalazioni e atti protocollati dalla Centrale negli anni. Respinge quindi il tentativo di trasferire sulla propria struttura la responsabilità dei mezzi indisponibili e richiama una situazione estiva particolarmente gravosa. La posizione trova un riscontro nelle dichiarazioni rilasciate pubblicamente dalla stessa Bartoli il 29 agosto, quando aveva riferito che a luglio e agosto le richieste di intervento erano aumentate del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un bacino che per effetto dei flussi turistici sarebbe passato da circa 1,8 a 6 milioni di persone e con 600-700 richieste quotidiane.
Sulle schede incomplete Bartoli richiama inoltre situazioni nelle quali l’ambulanza viene attivata ma successivamente il cittadino richiama e annulla la richiesta, consentendo alla Centrale di destinare il mezzo a un’altra emergenza.
Il ruolo regionale di Bartoli è un’altra questione. La parte più istituzionalmente delicata della controrelazione riguarda l’incarico di referente sanitario regionale per le grandi emergenze. Secondo la Seus, il ruolo sarebbe stato attribuito nel 2012 senza un formale provvedimento del presidente della Regione e sarebbe rimasto affidato alla stessa dirigente per oltre un decennio senza interpello o rotazione. Castro (presidente della Seus) chiede quindi alla Regione di verificare gli atti ed eventualmente procedere alla regolarizzazione o alla rotazione tra i responsabili delle Centrali 118.
Bartoli risulta diventata direttrice dell’Unità operativa complessa Centrale operativa 118 Catania-Ragusa-Siracusa nel novembre 2021 a seguito di concorso pubblico, dopo averla già diretta come facente funzioni dal 2014. La contestazione della Seus non riguarda dunque la legittimità della sua direzione della Centrale, ma il separato incarico regionale per le maxi-emergenze.
Le fonti pubbliche consultabili continuano peraltro a indicarla in questa seconda funzione: nel 2022 veniva presentata come referente sanitario per le grandi emergenze della Regione Siciliana e ancora nel 2026 l’Università di Catania l’ha indicata come referente sanitario regionale Grandi emergenze della Sicilia. Non è stato invece reperito, nelle fonti pubbliche indicizzate consultate, l’originario provvedimento del 2012 richiamato nella polemica.
Un dato ufficiale resta al di fuori dello scontro. Mentre Seus e Centrale operativa discutono sulle rispettive responsabilità, il 3 settembre il Dipartimento regionale per la Pianificazione strategica ha pubblicato il D.R.S. 1076, relativo al pagamento del servizio Seus per agosto 2026. È un atto ufficiale che riguarda il contratto in house (un accordo con cui una pubblica amministrazione affida la gestione di un servizio, la fornitura di beni o l’esecuzione di un’opera direttamente a una propria società controllata, senza passare per una gara pubblica) per il trasporto con le 252 ambulanze e i servizi connessi del 118 siciliano. La documentazione contabile ricostruita sul provvedimento indica una nota di credito da 130.615 euro collegata alle penali per fermi di ambulanze e postazioni registrati tra aprile e giugno 2026. Il decreto non stabilisce chi abbia determinato ciascun fermo, ma conferma che le indisponibilità dei mezzi hanno avuto anche conseguenze contrattuali ed economiche.
Alla fine, quindi, le 2 ricostruzioni non si escludono necessariamente a vicenda. Può essere vero che la Seus soffra una grave carenza di autisti-soccorritori e che una parte dei mezzi resti ferma per ragioni estranee alla manutenzione; allo stesso tempo devono essere verificati l’utilizzo delle risorse da parte della Centrale, i doppi invii, le schede incomplete e le eccedenze. Ma anche le soste di molte ore nei Pronto soccorso chiamano in causa una terza componente, quella ospedaliera. Ridurre tutto a un conflitto tra firigenti rischierebbe dunque di nascondere il problema principale: il 118 è una catena e basta che si blocchi uno dei suoi passaggi, equipaggio, ambulanza, Centrale o Pronto soccorso, perché il mezzo scompaia temporaneamente dal territorio.
Nell’immagine di copertina, il Pronto soccorso dell’ospedale Cannizzaro di Catania con un’ambulanza; Riccardo Castro presidente della Seus; una Centrale operativa del 118 durante la gestione delle chiamate di emergenza.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









