Campo largo: prima il programma. Tensioni in Sicilia. Patto tedesco a Cernobbio. Alternative für Deutschland al 43,8%

De Luca e Onorato si scontrano sul futuro delle Regionali. Schlein, Conte e AVS frenano sul “contratto” di Renzi. In Sassonia-Anhalt vittoria storica dell’ultradestra, ma senza maggioranza

Sintesi

In Sicilia il confronto sul campo progressista si è fatto più netto durante gli Stati generali di Controcorrente ad Agrigento. Alessandro Onorato ha indicato 2 schieramenti, quello che sostiene Renato Schifani e quello che gli si oppone, attaccando Cateno De Luca e ipotizzando provocatoriamente una sua futura candidatura con Roberto Vannacci. De Luca ha respinto l’ipotesi e rivendicato l’autonomia del civismo.

A Cernobbio, intanto, le opposizioni nazionali hanno provato a presentarsi come possibile alternativa di governo. Matteo Renzi ha proposto un “contratto alla tedesca” con impegni precisi, mentre Elly Schlein, Giuseppe Conte e AVS hanno insistito soprattutto sulla costruzione del programma. Il sondaggio interno al Forum ha premiato il governo Meloni e bocciato nettamente le opposizioni, ma riguardava una platea di poco più di 200 imprenditori e manager e non un campione rappresentativo degli elettori italiani. L’alleanza cerca dunque credibilità prima ancora di scegliere chi dovrà guidarla.

Schlein ha proposto di destinare 14 miliardi di flessibilità europea sull’energia a pompe di calore, case popolari, elettrificazione delle imprese, trasporto pubblico, accumuli e colonnine. Quel margine finanziario, tuttavia, non nasce dalla proposta del PD: è lo spazio di flessibilità ottenuto dall’Italia nel confronto con l’Unione europea e rivendicato dal governo Meloni, sul quale adesso maggioranza e opposizione propongono impieghi differenti. I soldi potenziali sono gli stessi, la battaglia politica riguarda come utilizzarli.

Dalla Germania è arrivato infine un risultato destinato a pesare sul dibattito europeo. In Sassonia-Anhalt AfD ha ottenuto il 43,8%, contro il 17,2% della CDU, ma i suoi 39 seggi sui 83 complessivi non bastano per governare da sola. Tutte le altre forze hanno finora escluso una coalizione con il partito di Ulrich Siegmund. AfD ha stravinto le elezioni, ma trasformare i voti in un governo sarà un’altra partita.

Articolo

Sicilia, il campo progressista delimita i confini

La discussione nazionale sul programma e sulle alleanze ha avuto quasi contemporaneamente una declinazione siciliana. Agli Stati generali di Controcorrente, tenuti il 5 e 6 settembre all’Hotel Kaos di Agrigento, il movimento di Ismaele La Vardera (deputato regionale e fondatore di Controcorrente) ha consolidato il rapporto con Progetto Civico Italia (una rete e un soggetto politico-amministrativo di impronta civica). L’organizzazione aveva annunciato ufficialmente una 2 giorni dedicata alla costruzione della proposta per la Sicilia, mentre Alessandro Onorato (coordinatore nazionale di Progetto Civico Italia e assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale) ha definito l’intesa un “matrimonio” destinato a rafforzare il campo progressista nazionale.

Il punto politico più delicato è però emerso quando Onorato ha escluso l’esistenza di un terzo campo autonomo in Sicilia, sostenendo che la scelta debba essere tra la continuità con il governo regionale di Renato Schifani e l’alternativa progressista. Nel riferirsi a Cateno De Luca (leader di Sud chiama Nord), ha ironizzato sulle sue interlocuzioni trasversali affermando di ritenere che, alla fine, possa diventare “il candidato di Vannacci”.

De Luca ha respinto nettamente questa ricostruzione, rivendicando invece che il civismo non debba essere automaticamente classificato a destra o a sinistra. Nella replica ha anche sostenuto che Onorato avrebbe cercato in precedenza un’intesa con lui e ha raccontato una cena avvenuta il 23 aprile, durante la quale il dirigente di Progetto Civico Italia gli avrebbe prospettato una collaborazione. Si tratta, anche in questo caso, della ricostruzione fornita da De Luca e come tale va considerata. Al di là dei toni, lo scontro mette a nudo il vero problema: il campo progressista vuole delimitare in anticipo il proprio perimetro, mentre De Luca continua a costruire una forza autonoma prima di decidere eventuali alleanze.

Mediterranea24 aveva già ricostruito nelle scorse settimane questo passaggio, evidenziando come il tavolo progressista siciliano esista politicamente e abbia prodotto documenti comuni, senza essere ancora diventato una coalizione elettorale definitivamente chiusa. La Vardera ha già avanzato la propria candidatura, il Partito Democratico continua a considerare le primarie uno dei possibili metodi di scelta, il Movimento 5 Stelle insiste sul programma e sul perimetro e De Luca continua a muoversi fuori da questo schema.

Cernobbio, il centrosinistra prova a presentarsi come alternativa

Quasi nelle stesse ore il problema dell’unità si è riproposto su scala nazionale al Forum TEHA di Cernobbio (Comune della provincia di Como, Lombardia). Elly Schlein (segretaria del PD), Giuseppe Conte (presidente del M5S), Matteo Renzi (leader di Italia Viva) e Angelo Bonelli (co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra) hanno cercato di mostrare una coalizione capace non soltanto di opporsi al governo Meloni, ma anche di avanzare una proposta di governo. Il messaggio condiviso è stato sostanzialmente “prima il programma, poi la leadership”, anche se sulle modalità con cui vincolare politicamente gli alleati sono emerse differenze.

Renzi ha proposto di arrivare a “punti precisi con un contratto alla tedesca”, utilizzato in Germania e richiamando il Koalitionsvertrag (accordo di coalizione, un documento politico ufficiale stipulato tra diversi partiti in Germania per formare un governo di coalizione, viene negoziato e firmato dopo le elezioni federali o statali, quando nessun singolo partito ha ottenuto la maggioranza assoluta per governare da solo). in sostanza un accordo politico che non va quindi confuso con un contratto civilistico che possa essere fatto valere davanti a un giudice.

La proposta di Renzi non ha suscitato particolare entusiasmo negli alleati. Bonelli ha osservato che l’unico vero contratto deve essere quello sottoscritto politicamente con gli italiani. Schlein ha ribadito che settembre sarà il mese nel quale entrerà nel vivo la costruzione del programma dell’alternativa e ha chiesto che il confronto coinvolga mondo produttivo, sindacati, Terzo settore, esperti e cittadini. Conte ha ricordato che esistono già convergenze sul lavoro, sull’ambiente e sul conflitto d’interessi. Nicola Fratoianni (co-portavoce di AVS, Alleanza Verdi e Sinistra) ha invece rilanciato la necessità di un’iniziativa unitaria sulla crisi climatica. L’accordo sulla necessità di un programma appare quindi più avanzato dell’accordo sul metodo con cui renderlo politicamente vincolante.

Il voto degli imprenditori non è un sondaggio elettorale

Ad accogliere le Opposizioni è arrivato anche il risultato dell’istant poll (sondaggio immediato) realizzato tra gli oltre 200 imprenditori e manager presenti a Villa d’Este. Il 68,3% ha espresso un giudizio positivo sull’operato del governo Meloni, mentre l’83% ha valutato negativamente quello delle opposizioni, con un peggioramento di circa 10 punti rispetto al 2025. Il dato ha un evidente significato politico all’interno di quella platea, ma non può essere assimilato a un sondaggio sulle intenzioni di voto della popolazione: gli intervistati appartengono a un gruppo professionale ristretto e selezionato.

Renzi ha risposto sostenendo che il giudizio fuori da Villa d’Este possa essere molto diverso, richiamando il costo della vita, i carburanti e le promesse sulle accise. Schlein ha invece concentrato l’attacco sulla crescita, sulla produzione industriale, sui salari, sul costo dell’energia e sulle rinnovabili. Su questi argomenti, tuttavia, è utile separare le valutazioni politiche dai dati disponibili.

Crescita e salari, i dati ridimensionano alcune formule politiche

La definizione di un’Italia a “crescita zero”, utilizzata dalle Opposizioni nel confronto politico, non corrisponde letteralmente all’ultimo dato dell’Istat. Nel secondo trimestre del 2026 il PIL è aumentato dello 0,2% rispetto ai 3 mesi precedenti e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita acquisita per l’intero 2026 è dello 0,8%. Si tratta di un’espansione modesta, ma non nulla. Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo a Cernobbio, ha indicato la possibilità che nell’intero anno la crescita possa avvicinarsi all’1%.

Più articolato anche il quadro industriale. A giugno la produzione è diminuita dell’1% rispetto a maggio e dello 0,6% su base annua, mentre nell’intero secondo trimestre è risultata superiore dello 0,4% rispetto al primo. È quindi corretto segnalare la debolezza del dato mensile, ma non una caduta uniforme di tutta l’attività industriale.

Il problema dei salari resta invece particolarmente consistente. L’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha rilevato che nel primo trimestre 2026 le retribuzioni reali italiane sono aumentate dell’1,3% rispetto a un anno prima, ma rimangono ancora del 6,1% inferiori al primo trimestre 2021, il divario più ampio tra le maggiori economie OCSE. È dunque documentata una pesante perdita di potere d’acquisto, mentre la formula “gli stipendi più bassi d’Europa”, utilizzata dalle Opposizioni, se interpretata letteralmente, è troppo generica: Eurostat colloca i livelli salariali medi più bassi dell’Unione in altri Paesi, tra cui Bulgaria, Grecia e Ungheria.

I 14 miliardi per l’energia e la vera differenza tra Governo e Opposizione

Sul terreno più concreto Schlein ha illustrato la propria proposta per utilizzare 14 miliardi di flessibilità sull’energia: 2 miliardi per il conto termico e la sostituzione delle caldaie con pompe di calore; 3 miliardi per l’efficientamento delle case popolari; 4 miliardi per l’elettrificazione dei processi industriali a media e bassa temperatura; 3 miliardi per il trasporto pubblico locale; 2 miliardi per accumuli, batterie e colonnine elettriche. A questo si aggiungerebbe l’accelerazione delle autorizzazioni per le rinnovabili.

C’è però un elemento importante per ricostruire correttamente la vicenda. I 14 miliardi rappresentano il margine potenziale di flessibilità nel triennio 2026-2028 aperto dopo il negoziato europeo sull’energia, risultato che Giorgia Meloni e il ministro Giorgetti avevano rivendicato già a giugno. Il confronto politico riguarda pertanto soprattutto quali interventi finanziare mediante quello spazio fiscale.

Conte ha affiancato a queste misure la proposta di un fondo sovrano nazionale di sviluppo, sostenendo che beni e partecipazioni pubbliche, insieme a una parte del risparmio privato volontariamente convogliato, possano contribuire a finanziare investimenti strategici e capitale umano. Il presidente del M5S ha ricordato di avere già presentato iniziative legislative su questo terreno.

Sassonia-Anhalt, AfD vince ma non può governare da sola

Mentre a Cernobbio Renzi richiamava il modello delle coalizioni tedesche, proprio la Germania ha prodotto poche ore dopo un risultato che rende il tema delle alleanze ancora più concreto. Alle elezioni del 6 settembre in Sassonia-Anhalt (Land, Stato membro federato, della Germania orientale), AfD (Alternative für Deutschland, Alternativa per la Germania) ha ottenuto il 43,8% dei voti, quasi doppiando il risultato del 2021. La CDU (Christlich Demokratische Union, Unione Cristiano-Democratica) si è fermata al 17,2%, la SPD al 9,3%, i Verdi all’8,9%, Die Linke all’8,6% e il BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht) al 5,3%. L’affluenza ufficiale provvisoria è stata del 77,8%.

La distribuzione dei seggi rende però il quadro meno semplice del risultato percentuale. AfD dispone di 39 deputati su 83, mentre per la maggioranza assoluta ne servono 42. Alla CDU sono andati 15 seggi, a SPD, Verdi e Linke 8 ciascuno e al BSW 5. Il candidato AfD Ulrich Siegmund, 35 anni, ha quindi ottenuto un risultato storico senza conquistare i numeri necessari per un governo monocolore.

Il problema è la Brandmauer (muro tagliafuoco, cioè il cordone sanitario politico) mantenuta dalle altre formazioni nei confronti di AfD. CDU, SPD, Verdi e Linke hanno ribadito la loro indisponibilità a collaborare con il partito. Anche il rapporto con il BSW è più complesso di quanto apparisse nelle prime ore: Sahra Wagenknecht (politica e giornalista pubblicista tedesca, fondatrice e leader del partito BSW) aveva lasciato aperta prima del voto l’ipotesi di maggioranze variabili o di un eventuale sostegno esterno, ma aveva precisato di non avere avuto contatti diretti con Ulrich Siegmund (il volto giovane dell’AfD in Sassonia-Anhalt, vicino ai media e deciso a diventare presidente della regione), mentre la dirigenza regionale del BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht – Vernunft und Gerechtigkeit, ovvero “Alleanza Sahra Wagenknecht – Ragione e Giustizia” un partito di sinistra dura con l’immigrazione che può decidere il governo della Sassonia-Anhalt) aveva escluso una vera coalizione con AfD.

Il risultato assume ulteriore rilievo poiché il servizio di sicurezza interna della Sassonia-Anhalt classifica dal 2023 il locale partito AfD come “accertata organizzazione estremista di destra”, ritenendo che parti della sua azione politica siano rivolte contro principi essenziali dell’ordinamento democratico e della dignità della persona. È una classificazione ufficiale dell’autorità regionale tedesca, non una definizione giornalistica.

Anche alcuni punti del programma regionale spiegano la forte attenzione nazionale ed europea: irrigidimento delle politiche sull’immigrazione e sulle espulsioni, profonde modifiche alla scuola e all’integrazione, interventi sul servizio pubblico radiotelevisivo e una concezione fortemente nazionalista delle politiche culturali e familiari. Il successo di Ulrich Siegmund rappresenta perciò un duro colpo politico alla CDU del cancelliere Friedrich Merz, ma non equivale ancora alla conquista del governo regionale.

Il governo uscente della Sassonia-Anhalt era sostenuto da una coalizione formata da CDU, SPD e FDP. Dal gennaio 2026 era guidato da Sven Schulze. La composizione è confermata dal sito ufficiale del Land.

Il filo politico che collega, pur con sistemi e situazioni molto differenti, Agrigento, Cernobbio e Magdeburgo riguarda quindi la capacità di trasformare consensi diversi in una maggioranza capace di governare. In Sicilia il campo progressista sta tentando di stabilire il proprio perimetro prima di scegliere il candidato. A livello nazionale le Opposizioni vogliono costruire il programma prima della leadership. In Germania AfD ha conquistato quasi 44 elettori su 100, ma senza alleati non dispone ancora della maggioranza parlamentare. Vincere voti e costruire un governo restano 2 passaggi distinti.

Mediterranea24 aveva già approfondito il percorso nel Campo largo, Roma discute di primarie. In Sicilia De Luca corre, Schifani punta al bis e Vannacci aleggia, in Sicilia, Schifani cerca il bis tra campo largo e mosse di De Luca e in Campo largo siciliano. Si apre una nuova fase per le primarie: prima il patto, poi il nome. Il punto comune già emerso era la necessità di chiarire programma, perimetro della coalizione e metodo di scelta prima di concentrare tutto il confronto sul nome del candidato.

Nell’immagine di copertina, il campo largo, Matteo Renzi, Cateno De luca e Alessandro Onorato.