Siracusa. Paziente morto dopo il ricovero: Asp condannata a risarcire la famiglia con quasi € 1 mln

Il Tribunale ha riconosciuto il nesso causale tra decesso e gestione sanitaria del ricovero

Sintesi

Il Tribunale civile di Siracusa ha condannato l’Asp (Azienda Sanitaria Provinciale) di Siracusa al risarcimento di oltre 917 mila euro ai familiari di un paziente deceduto dopo un lungo ricovero ospedaliero. Secondo la ricostruzione processuale, il paziente era stato ricoverato per una cancrena diabetica e il quadro clinico sarebbe successivamente peggiorato a causa di complicazioni, cadute durante la degenza e infezioni ospedaliere. I consulenti tecnici hanno evidenziato presunte carenze nella vigilanza e nell’applicazione dei protocolli sanitari. La decisione richiama anche i principi contenuti nella legge Gelli-Bianco sulla sicurezza delle cure e sulla responsabilità sanitaria.

Articolo

Il Tribunale civile di Siracusa ha disposto un risarcimento complessivo superiore a 917 mila euro nei confronti dell’Asp (Azienda Sanitaria Provinciale) aretusea in favore della moglie e dei due figli di Marco Marzana, deceduto il 9 marzo 2017 dopo un ricovero iniziato circa un mese prima presso l’ospedale Umberto I di Siracusa. Secondo quanto emerge dalla ricostruzione giudiziaria, il paziente era stato inizialmente ricoverato il 9 febbraio 2017 a causa di una gangrena diabetica che interessava il piede sinistro.

La sequenza cronologica degli eventi ricostruita nel procedimento indica il ricovero ospedaliero del paziente il 9 febbraio 2017 per gangrena diabetica*. Durante la permanenza nel reparto di Chirurgia vascolare sarebbero intervenuti due episodi di caduta. La seconda caduta avrebbe provocato ulteriori traumi e fratture. Successivamente le condizioni cliniche sarebbero peggiorate con il trasferimento nel reparto di Rianimazione. Gli accertamenti microbiologici avrebbero evidenziato la presenza di Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella pneumoniae e Cryptococcus laurentii, microrganismi associati secondo i consulenti tecnici a un progressivo aggravamento del quadro respiratorio.

Nella motivazione della decisione viene richiamato il lavoro del collegio peritale che avrebbe individuato criticità legate alla vigilanza del paziente e possibili carenze nell’applicazione dei protocolli di antisepsi, cioè l’insieme delle procedure utilizzate per prevenire infezioni durante l’assistenza sanitaria. Secondo la ricostruzione tecnica, inoltre, la documentazione relativa alla valutazione del rischio di caduta sarebbe risultata incompleta, priva di data e di sottoscrizione.

Il Tribunale avrebbe quindi ritenuto sussistente un nesso causale tra il decesso e la condotta sanitaria contestata, riconoscendo ai familiari il danno da perdita del rapporto parentale. Alla moglie e ai due figli sono stati attribuiti importi distinti per un valore complessivo superiore a 917 mila euro.

La vicenda si inserisce nel quadro normativo definito dalla legge n. 24 del 2017, conosciuta come legge Gelli-Bianco, che ha introdotto un sistema più articolato sulla sicurezza delle cure e sulla responsabilità sanitaria. Negli ultimi anni la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte ribadito che le strutture sanitarie devono dimostrare di avere adottato tutte le misure preventive necessarie per evitare eventi dannosi e infezioni correlate all’assistenza, definite anche infezioni nosocomiali, cioè infezioni contratte durante il ricovero o l’assistenza sanitaria.

* Nel diabete la cancrena, o gangrena, è la morte dei tessuti causata da una grave riduzione del flusso sanguigno e da possibili infezioni, colpendo soprattutto gli arti inferiori e richiedendo un intervento urgente. Si sviluppa spesso a causa della neuropatia diabetica, che riduce la sensibilità e impedisce di percepire ferite o lesioni, e dell’arteriopatia periferica, che limita l’apporto di sangue e ossigeno ai tessuti. Può presentarsi in forma secca, con tessuti che si scuriscono e si deteriorano per mancanza di circolazione, oppure umida, più pericolosa, perché associata a infezioni che possono estendersi rapidamente all’organismo. I segnali principali sono alterazioni del colore della pelle, gonfiore, ulcere, dolore, perdita di sensibilità, secrezioni maleodoranti, febbre e brividi. Il trattamento può includere rimozione dei tessuti danneggiati, antibiotici, interventi per ripristinare la circolazione e, nei casi più gravi, amputazione. La prevenzione resta fondamentale e si basa soprattutto sul controllo della glicemia e sulla cura quotidiana dei piedi.