Sintesi
Il primo incontro dopo la pausa estiva non ha ricomposto tutte le distanze nel campo largo siciliano. Le forze del centrosinistra hanno confermato la volontà di arrivare insieme alle Regionali del 2027 e di definire già a ottobre pochi punti programmatici, ma si sono divise sull’eventuale ingresso di Sud chiama Nord di Cateno De Luca. Italia Viva spinge per allargare, Avs e Controcorrente sono contrarie e il Pd mantiene aperto il confronto. L’unità, per ora, riguarda soprattutto il percorso, non ancora il perimetro della coalizione.

La frattura attraversa anche il Partito Democratico siciliano. Anthony Barbagallo è stato riconfermato segretario regionale nel 2025, ma alcuni esponenti Dem hanno contestato in sede civile la procedura congressuale. Il Tribunale di Palermo ha fissato al 27 ottobre 2026 l’udienza sul ricorso contro il Pd Sicilia. Il partito si prepara quindi alle Regionali mentre resta irrisolto un contrasto interno che ha ormai superato il solo terreno politico.

Anche il centrodestra arriva alla nuova manovra con tensioni ancora aperte. Dopo le difficoltà emerse nei mesi scorsi fra le componenti della maggioranza, il nuovo motivo di scontro è il metodo prospettato per destinare circa 200 milioni di euro aggiuntivi alle proposte dei partiti, collegandone il peso alla consistenza dei rispettivi gruppi parlamentari all’Ars. Noi Moderati ha contestato la logica delle “risorse distribuite a pioggia” e si è autosospeso dalla Maggioranza. Il problema non riguarda quindi soltanto quanto spendere, ma secondo i critici anche il criterio attraverso il quale scegliere gli interventi.

Sul piano finanziario, intanto, procede il disegno di legge regionale “Coesione e crescita”. L’analisi ufficiale del Servizio Bilancio dell’Ars quantifica il provvedimento in 849,12 milioni nel 2026, anche se circa 640 milioni costituiscono il cosiddetto tesoretto potenzialmente utilizzabile per nuova spesa secondo la ricostruzione dello stesso Servizio. Tra le misure sono previsti interventi per giovani, famiglie, imprese, affitti, voli, sanità e agricoltura. Prima delle Regionali, entrambe le coalizioni stanno quindi misurando la propria capacità di restare unite proprio sul terreno delle scelte concrete.

Articolo
Il campo largo si ritrova e si divide su De Luca
Non si incontravano dall’inizio dell’estate e il nuovo vertice del campo progressista, svolto Ieri 24 settembre al Centro Pio La Torre di Palermo, ha mostrato contemporaneamente due elementi: la volontà delle forze di opposizione di proseguire insieme verso le Regionali del 2027 e la difficoltà di stabilire chi debba effettivamente far parte della coalizione.
Il punto più controverso è stato ancora una volta Cateno De Luca (sindaco di Taormina, deputato regionale e leader di Sud chiama Nord). Davide Faraone (vicepresidente nazionale di Italia Viva) sostiene l’allargamento della coalizione al movimento dell’ex sindaco di Messina. La possibilità di mantenere aperto il confronto trova disponibilità anche in settori del Pd, mentre Fabio Giambrone e Pierpaolo Montalto per Avs e Ismaele La Vardera per Controcorrente hanno ribadito la loro contrarietà. Anche nel Movimento 5 Stelle la posizione è più prudente e articolata.
La distanza è diventata evidente poche ore dopo. Alla manifestazione organizzata da Italia Viva ai Cantieri culturali alla Zisa non hanno partecipato Avs, Controcorrente e Progetto Civico Italia. Il M5S era assente per un impegno già comunicato. La scelta ha mostrato che il confronto del pomeriggio non si era concluso con una vera composizione politica.
La dichiarazione sottoscritta da tutte le componenti ha comunque fissato un percorso comune. Il programma dovrà essere costruito rapidamente, possibilmente raggiungendo entro ottobre una sintesi di pochi punti, e soltanto dopo dovranno essere stabilite le modalità di individuazione del candidato alla presidenza della Regione. La nota afferma inoltre che nella coalizione non ci sarà spazio per chi non riconosce differenze fra destra e sinistra, formulazione maturata proprio durante la discussione sull’ipotesi De Luca.
De Luca continua a mantenere aperti più interlocutori
La questione è resa ancora più complessa dalla strategia dello stesso Cateno. Nelle ultime settimane il leader di Sud chiama Nord ha continuato a dialogare sia con esponenti del centrosinistra sia con quelli del centrodestra. Il 24 settembre la stampa ha riportato anche il selfie che lo ritrae con Renato Schifani e Gaetano Galvagno e i contatti con dirigenti della maggioranza regionale. Sono elementi politici pubblici che documentano interlocuzioni su più fronti, ma non costituiscono ancora un accordo elettorale formalizzato.
Mediterranea24 aveva già ricostruito questo scenario spiegando come De Luca stia procedendo parallelamente alla costruzione delle proprie liste e del progetto denominato “Governo di liberazione”, senza attendere una scelta definitiva delle coalizioni. La testata aveva inoltre evidenziato come il nodo siciliano sia diverso da quello nazionale poiché il presidente della Regione viene eletto direttamente dagli elettori e ogni coalizione deve quindi arrivare al voto con una candidatura precisa.
Dentro il Pd la divisione precede quella sulla coalizione
Il problema del campo largo si intreccia con quello interno al Partito Democratico. Il partito siciliano non arriva infatti al confronto sulle Regionali completamente ricomposto dopo il congresso che nel 2025 ha portato alla riconferma di Anthony Barbagallo (deputato nazionale e segretario regionale Dem).
Una parte del Pd ha contestato la procedura congressuale e la vicenda è arrivata davanti alla giustizia civile. Il ricorso non costituisce un processo personale contro Barbagallo: riguarda il Pd Sicilia e la legittimità della procedura congressuale utilizzata per arrivare alla sua riconferma. Tra le persone chiamate nel procedimento figura anche Igor Taruffi (responsabile nazionale dell’Organizzazione del Pd).
L’udienza inizialmente prevista per il 14 maggio è stata rinviata al 27 ottobre 2026 al Tribunale di Palermo. Nel frattempo sono proseguiti i tentativi politici di mediazione e il confronto negli organismi interni del partito, ma il ricorso non risulta ritirato.
La questione era stata già approfondita da Mediterranea24, che aveva ricostruito i ricorsi, le decisioni delle commissioni di garanzia e il passaggio della controversia dal terreno politico e statutario a quello civile. L’articolo aveva inoltre evidenziato che la riconferma di Barbagallo non era stata politicamente condivisa da una parte consistente della rappresentanza parlamentare Dem all’Ars.
Le differenze sono riemerse anche nelle ultime settimane. L’area Energia Popolare, vicina al presidente nazionale del Pd Stefano Bonaccini, ha mostrato una propria autonomia politica, mentre Barbagallo ha annunciato che il Pd presenterà un proprio nome per la presidenza della Regione e continua a indicare le primarie come uno degli strumenti possibili se non emergerà una candidatura condivisa. Sul rapporto con De Luca, inoltre, non tutte le componenti del partito hanno la stessa posizione.
Nel centrodestra la nuova frattura passa dalla manovra
Se il centrosinistra discute soprattutto del perimetro della coalizione, nel centrodestra la tensione più recente si è manifestata attorno alla manovra finanziaria regionale.
I leader di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Dc, Mpa e delle altre componenti della Maggioranza si sono confrontati a Roma sulle priorità da finanziare con le ulteriori disponibilità che dovrebbero integrare il testo predisposto dal governo. Al termine del vertice la coalizione ha indicato i prossimi passaggi finanziari anche come una prima base programmatica per la legislatura successiva.
Il criterio prospettato per una parte delle risorse, circa 200 milioni, prevede che il peso delle proposte finanziabili venga parametrato alla consistenza parlamentare dei partiti all’Assemblea regionale siciliana (Ars). Non significa giuridicamente consegnare denaro direttamente ai singoli parlamentari: si tratta di stabilire quanto spazio finanziario debba essere riconosciuto alle proposte indicate dalle diverse componenti della maggioranza.
È proprio questo metodo ad avere aperto il nuovo caso politico. Noi Moderati, rappresentato all’Ars da Marianna Caronia, ha annunciato l’autosospensione dalla Maggioranza. Saverio Romano, Massimo Dell’Utri e Caronia hanno contestato una impostazione che, secondo il partito, riproporrebbe la logica delle “risorse distribuite a pioggia a ciascun deputato per interventi territoriali”, chiedendo invece maggiore attenzione a sanità e precariato.
Il contrasto ha quindi aperto una questione che va oltre la singola voce di bilancio: se le risorse aggiuntive debbano essere selezionate prevalentemente attraverso priorità generali oppure attraverso un equilibrio politico proporzionato alla rappresentanza dei gruppi. È su questo metodo, più che sulla mera esistenza delle risorse, che si concentra oggi la frattura.
Una Maggioranza che arrivava già da mesi difficili
Lo scontro sulla manovra non nasce però nel vuoto. All’inizio di settembre il centrodestra aveva già attraversato una fase difficile dopo le bocciature parlamentari subite da alcune norme del governo e le tensioni fra Palazzo d’Orléans e settori della maggioranza. Successivamente i partiti avevano ribadito il sostegno alla prosecuzione della legislatura.
Rimane inoltre aperto il tema del 2027. Schifani ha manifestato la volontà di proseguire il proprio impegno e ha sostenuto di avere raccolto disponibilità nella coalizione per una ricandidatura. Fratelli d’Italia ha però anche chiarito in più occasioni di disporre di propri possibili candidati nel caso in cui il presidente uscente non fosse confermato come candidato unitario. La scelta definitiva, quindi, non può ancora essere considerata formalmente chiusa.
A rendere ulteriormente mobile il quadro è proprio Cateno De Luca, che mantiene rapporti con esponenti di entrambi gli schieramenti. La sua eventuale collocazione può quindi incidere sugli equilibri tanto del campo progressista quanto del centrodestra, ma allo stato non esiste un accordo elettorale definitivo documentato con nessuna delle due coalizioni.
La manovra entra nel vivo all’Ars
Parallelamente alla politica delle alleanze procede il disegno di legge regionale n. 1200 “Disposizioni per la coesione e la crescita”. L’analisi del Servizio Bilancio dell’Ars attribuisce al provvedimento un valore complessivo di 849,119 milioni di euro nel 2026, mentre circa 640 milioni rappresentano le disponibilità considerate utilizzabili per nuova spesa secondo la ricostruzione contabile del Servizio. Una parte consistente delle somme complessive riguarda tuttavia accantonamenti e regolazioni fiscali e non può essere descritta come denaro immediatamente disponibile per nuovi interventi.
Il testo originariamente approvato dalla Giunta ha previsto fra l’altro 9 milioni per mutui agevolati destinati agli under 35 con Isee inferiore a 35 mila euro, altri 9 milioni per interventi sugli interessi dei mutui per la prima casa, 9 milioni per il credito al consumo, 10 milioni per lo scorrimento della graduatoria relativa ai mutui delle imprese e 4 milioni per finanziamenti agevolati alle micro, piccole e medie imprese del commercio.
Proprio la misura per l’acquisto della prima casa dei giovani è stata oggetto di una revisione durante l’esame parlamentare. Il limite evidente della formulazione iniziale era la ridotta capacità del fondo da 9 milioni rispetto al costo potenziale dei finanziamenti. Il Governo sta quindi lavorando alla rimodulazione dello strumento, mentre il testo definitivo dovrà comunque essere verificato dopo il deposito formale dell’emendamento e l’approvazione parlamentare.
Affitti, voli, credito e agricoltura
Fra gli altri interventi già inseriti nel disegno governativo figurano 8 milioni contro il caro-affitti destinati ai nuclei in condizioni di disagio economico con Isee fino a 13.659,88 euro e 6,5 milioni per proseguire nel 2026 i contributi contro il caro-voli.
Nel comparto agricolo la commissione Attività Produttive dell’Ars ha inoltre approvato 25 milioni per la distillazione di crisi del vino e 50 milioni per la granicoltura, interventi presentati dall’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino e sostenuti trasversalmente in commissione. Il passaggio non equivale ancora all’approvazione definitiva della spesa: le misure devono proseguire l’iter in commissione Bilancio e successivamente in Aula.
Sul versante delle Opposizioni il Pd ha annunciato un proprio pacchetto di proposte concentrato, tra l’altro, su sanità, fasce deboli, contrasto al racket, enti locali, agricoltura e sostegno abitativo. La linea indicata dal capogruppo Michele Catanzaro è quella di non partecipare a una ripartizione territoriale delle risorse legata ai singoli parlamentari e, contemporaneamente, di evitare un ostruzionismo generalizzato che possa bloccare gli interventi ritenuti utili.
Il vero banco di prova prima delle Regionali
Il confronto sulla manovra finisce così per anticipare parte della campagna elettorale del 2027. Il centrosinistra cerca ancora di stabilire chi debba stare nella coalizione, mentre all’interno del Pd rimane aperto il contenzioso sulla precedente fase congressuale. Il centrodestra deve invece dimostrare di saper mantenere insieme forze che hanno già manifestato differenze sulla guida futura della Regione e che ora discutono anche sul metodo attraverso il quale utilizzare le risorse disponibili.
In entrambi i campi, dunque, l’accordo sulla candidatura arriverà dopo un passaggio più concreto: decidere quale programma finanziare, quali priorità scegliere e con quale metodo distribuire le risorse pubbliche. I vertici delle ultime ore hanno mostrato che le coalizioni esistono, ma che la loro configurazione per le Regionali del 2027 non può ancora essere considerata definitivamente stabilita.
Mediterranea24 aveva già seguito l’evoluzione del quadro politico regionale, ricostruendo le divisioni del campo largo, il congresso del Pd e le fratture interne alle forze progressiste, le candidature e i movimenti in vista delle Regionali e, da ultimo, il percorso della manovra regionale verso il voto di ottobre
Nell’immagine di copertina, la ; nella seconda immagine, Renato Schifani e i rappresentanti della Maggioranza regionale; Cateno De Luca si aggiunge così ai due candidati, al momento designati o autodesignatisi, alla presidenza della Regione Siciliana.
L’opinione
Più che Ars, a tratti sembra “ARSURA”, quasi un’Assemblea Regionale Siciliana, Una Ripartizione Aritmetica: una formula ironica che ben rappresenta la sensazione suscitata dall’idea di distribuire una parte delle risorse in proporzione al peso numerico dei gruppi parlamentari. Il rischio è che il bilancio regionale venga percepito non come lo strumento con cui finanziare priorità e bisogni della Sicilia, ma come una torta da suddividere secondo gli equilibri della Maggioranza.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









