Sintesi
Dal 18 luglio 2026 una successione di incendi boschivi, di vegetazione e di interfaccia ha interessato numerose aree della Sicilia, costringendo i soccorritori a effettuare oltre 1.400 interventi. Il 19 luglio uno dei fronti più pericolosi si è sviluppato tra Castronovo di Sicilia e Cammarata, avvicinandosi alle abitazioni, a una cabina elettrica e all’impianto di potabilizzazione. Tra il 20 e il 21 luglio le fiamme hanno continuato a minacciare case, aziende agricole e infrastrutture del Palermitano e dell’Agrigentino. Il 22 luglio gli incendi hanno raggiunto Monreale, le colline di Messina e Saponara, dove una chiesa, una canonica e alcune abitazioni sono rimaste circondate dal fuoco, mentre a Noto la temperatura ha toccato 46,5 °C. Nello stesso pomeriggio il caporeparto Alessandro Marchì è morto durante un intervento nel Nisseno. Il 23 luglio sono proseguite le operazioni con rinforzi, turni raddoppiati, mezzi aerei e nuove evacuazioni precauzionali, anche se nel pomeriggio il quadro è apparso in parziale miglioramento.

Articolo
La Sicilia ha attraversato una delle fasi più difficili della campagna estiva contro gli incendi del 2026. Un incendio boschivo non riguarda soltanto gli alberi di un bosco, ma comprende qualsiasi fuoco capace di propagarsi su superfici alberate, cespugliate o boscate e di raggiungere terreni coltivati, pascoli, fabbricati e infrastrutture collocati all’interno o nelle immediate vicinanze. Quando le fiamme si spostano verso centri abitati, case isolate o attività produttive, si parla di incendio di interfaccia, perché il fronte entra in contatto con l’ambiente urbano e con la popolazione.

La campagna AIB (Antincendio boschivo) regionale è iniziata il 15 maggio e terminerà il 31 ottobre 2026. Prima dell’avvio del periodo più critico sono state svolte esercitazioni che hanno coinvolto più di 1.500 operatori e circa 320 mezzi. Il dispositivo predisposto non ha tuttavia impedito che le temperature eccezionali, il vento, la vegetazione secca e la moltiplicazione simultanea dei focolai sottoponessero il sistema a una pressione straordinaria. Le cause puntuali dei singoli roghi non sono state ancora accertate ufficialmente e, pertanto, non è possibile attribuirli indistintamente ad azioni dolose, colpose o accidentali.

La sequenza più intensa è iniziata il 18 luglio. Il giorno successivo il fronte sviluppatosi tra Castronovo di Sicilia (comune della Città metropolitana di Palermo) e Cammarata (comune del libero consorzio comunale di Agrigento, in Sicilia) si è avvicinato alle abitazioni, a una cabina primaria dell’energia elettrica e al potabilizzatore gestito da Siciliacque. Le squadre regionali, i Vigili del fuoco, il personale forestale e i volontari della Protezione civile hanno operato per contenere le fiamme, mentre alcune famiglie sono state allontanate in via precauzionale. Nei giorni successivi il fuoco ha ripreso vigore, ha danneggiato coltivazioni e attività agricole e ha provocato difficoltà nell’erogazione dell’acqua in diversi territori.
Il 22 luglio l’emergenza si è estesa a Monreale (comune della Città metropolitana di Palermo), dove le fiamme hanno interessato aree boscate, abitazioni e zone difficilmente raggiungibili dai mezzi terrestri. Nel territorio di Santo Stefano Quisquina (comune del libero consorzio comunale di Agrigento) circa 100 persone sono state evacuate e 22 pazienti di una struttura sanitaria sono stati trasferiti, mentre le squadre hanno protetto un deposito di ossigeno e gli edifici vicini. Nel capoluogo siciliano il fumo ha ridotto la visibilità e ha provocato disagi alla circolazione.
Nella stessa giornata il fuoco ha avvolto le colline di Messina, soprattutto nelle zone di Castanea, Portella e Salice, rendendo necessario l’intervento dei mezzi aerei. A Saponara (comune della Città metropolitana di Messina) un vasto rogo ha raggiunto il centro abitato e ha minacciato la chiesa di San Domenico, la canonica e diverse case. Le squadre hanno lavorato per impedire che le fiamme oltrepassassero le aree di protezione e investissero gli edifici. I residenti hanno descritto un’atmosfera soffocante, con il timore costante che il fuoco raggiungesse le abitazioni: “Non si poteva respirare”, ha raccontato uno di loro nella testimonianza riportata.
La propagazione degli incendi è stata favorita da una delle giornate più calde dell’estate. Il SIAS (Servizio informativo agrometeorologico siciliano) ha registrato il valore massimo a Noto (comune del libero consorzio comunale di Siracusa), dove il termometro ha raggiunto 46,5 °C. Sono stati misurati 45,3 °C a Mineo, 45,1 °C a Lentini e Paternò, 43,5 °C a Enna, 42,7 °C a Catania e 41,3 °C a Palermo. Questi valori si riferiscono al 22 luglio.
Il momento più drammatico si è verificato intorno alle 17:30 dello stesso pomeriggio. Alessandro Marchì (caporeparto cinquantanovenne dei Vigili del fuoco) ha accusato un grave malore mentre stava effettuando una ricognizione durante un incendio in contrada Chiapparia, nel territorio di Caltanissetta. L’uomo è stato soccorso e trasportato in ospedale, dove è deceduto. Un secondo operatore ha manifestato un malessere ed è stato sottoposto alle cure sanitarie. Il Presidente della Repubblica e i vertici del Ministero dell’Interno e del Corpo nazionale hanno espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia e ai colleghi.
Il 23 luglio il Corpo nazionale ha comunicato che, dal precedente 18 luglio, erano stati effettuati oltre 1.400 interventi nell’Isola. Tutti i comandi provinciali hanno raddoppiato i turni e richiamato personale in servizio. Sono stati impiegati 2 Canadair, mentre altri 3 velivoli sono rimasti disponibili nella base di Lamezia Terme per intervenire in Sicilia e Calabria. A Ragalna, nel Catanese, alcune abitazioni sono state evacuate precauzionalmente. Nell’Agrigentino sono proseguite le operazioni a tutela delle case e delle strutture sanitarie.
Fabrizio Ganci (ingegnere e dirigente dei Vigili del fuoco di Palermo) ha riferito che, in meno di una settimana, soltanto nel Palermitano sono stati effettuati circa 540 interventi, più di 320 dei quali per incendi. I roghi di vegetazione, sterpaglie e boschi sono stati circa 225, con una media prossima a 80 operazioni giornaliere. Il 22 luglio è risultato il giorno più impegnativo, mentre oggi pomeriggio 23 luglio la situazione è apparsa meno critica, pur rimanendo alto il livello di attenzione.
L’avviso della Protezione civile regionale valido per il 23 luglio ha assegnato a tutte le 9 province un livello medio di pericolosità per gli incendi, corrispondente alla fase di preallerta. Il livello rosso 3 ha invece riguardato il rischio sanitario legato alle ondate di calore nella città di Palermo. La preallerta impone ai sindaci e alle strutture operative di mantenere i collegamenti con prefetture, sale operative, volontari e organismi regionali, così da poter attivare rapidamente le procedure di assistenza ed evacuazione.
Legambiente ha chiesto una presenza straordinaria dell’Esercito durante le giornate di massima allerta, con finalità di controllo e deterrenza contro eventuali comportamenti criminali. L’organizzazione ha proposto anche un maggiore impiego dei mezzi antincendio appartenenti alle Forze armate e ha richiamato l’attenzione sugli effetti combinati della crisi climatica, delle temperature estreme e della perdita di biodiversità. La richiesta non costituisce una prova sull’origine dolosa dei singoli incendi, che dovrà essere stabilita attraverso indagini e accertamenti tecnici.
La normativa fondamentale resta la legge 353/2000, che disciplina la previsione, la prevenzione e la lotta attiva contro gli incendi boschivi e affida alle Regioni la predisposizione dei relativi piani. Il decreto-legge 120/2021, convertito dalla legge 155/2021, ha rafforzato gli strumenti operativi, il coordinamento e il sistema sanzionatorio. L’articolo 423-bis del codice penale punisce l’incendio boschivo doloso e prevede conseguenze anche per le condotte colpose.
Con la sentenza 5/2026 la Corte costituzionale ha eliminato il divieto assoluto di riconoscere la particolare tenuità del fatto nei casi meno gravi di incendio boschivo colposo, affidando al giudice una valutazione concreta della condotta e delle conseguenze. La decisione non attenua le pene per gli episodi gravi, ma consente di distinguere le violazioni minime dai comportamenti capaci di provocare danni estesi. Con la sentenza 142/2026, depositata il 23 luglio, la stessa Corte ha inoltre ribadito la centralità dei piani regionali antincendio e il carattere inderogabile delle norme statali poste a tutela dell’ambiente.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









