Sintesi
La sequenza più grave è iniziata il 18 luglio 2026 nell’area archeologica di Monte Iato, dove le fiamme hanno raggiunto i versanti boschivi e hanno imposto l’evacuazione di alcune abitazioni. Tra il 19 e il 20 luglio l’emergenza si è estesa a Castronovo di Sicilia e Cammarata, danneggiando aziende agricole, minacciando case e causando la sospensione precauzionale del potabilizzatore Fanaco, con disagi idrici in 21 comuni. Nello stesso periodo il Messinese ha registrato oltre 30 interventi, mentre il 21 luglio la situazione più impegnativa si è concentrata nel Catanese. Durante la notte tra il 21 e il 22 luglio il fuoco ha interessato Borgo Nuovo, Monreale, Montagna Longa, Carini e altre zone del Palermitano, dove il fumo ha avvolto il capoluogo e si sono verificati blackout collegati soprattutto alla pressione esercitata dal caldo sulla rete elettrica. La mattina del 22 luglio un vasto incendio ha raggiunto Santo Stefano Quisquina, imponendo l’allontanamento di oltre 100 residenti e il trasferimento di 22 pazienti, mentre le squadre hanno protetto un deposito di ossigeno, un distributore, una fabbrica di fuochi d’artificio e il Teatro Andromeda. Altri focolai sono stati segnalati nel parco dell’Addolorata ad Agrigento e a Saponara Marittima. L’avviso regionale ha indicato per tutte le province un’elevata pericolosità degli incendi e il livello di attenzione, con rischio massimo per le ondate di calore a Palermo, Catania e Messina.

Articolo
L’ondata di incendi che ha investito la Sicilia nella seconda metà di luglio 2026 non è stata determinata da un unico fronte, ma da una successione di roghi boschivi e di interfaccia sviluppatisi in più province. Un incendio boschivo è un fuoco capace di propagarsi su boschi, cespugli, terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi. Si parla invece di incendio di interfaccia quando le fiamme raggiungono le aree nelle quali abitazioni, strutture produttive e infrastrutture sono strettamente collegate alla vegetazione combustibile. Il fenomeno è stato aggravato dallo scirocco, vento proveniente dal Sahara che nasce caldo e secco, acquista umidità attraversando il Mediterraneo e può accelerare la corsa delle fiamme trasportando calore, scintille e materiale incendiato.

La fase emergenziale è diventata evidente il 18 luglio nell’area di Monte Iato (rilievo e sito archeologico nel territorio di San Cipirello, comune della città metropolitana di Palermo). Il fuoco ha interessato la zona boschiva vicina agli scavi, ha raggiunto le vicinanze dell’Antiquarium di Case d’Alia e ha costretto alcune famiglie a lasciare precauzionalmente le abitazioni. Uno spettacolo teatrale è stato annullato per ragioni di sicurezza. Le prime ricostruzioni hanno collocato l’origine del rogo nell’ex area attrezzata denominata “Scala di Ferro”, ma l’effettiva causa dell’innesco deve essere accertata dagli organismi investigativi.

Tra il 19 e il 20 luglio la situazione si è aggravata a Castronovo di Sicilia (comune della città metropolitana di Palermo, quasi al confine con il libero consorzio comunale di Agrigento) e nella vicina Cammarata. Il fronte ha bruciato oltre 90 ettari di vegetazione nella prima località, ha danneggiato colture e imprese agricole e ha obbligato decine di residenti ad allontanarsi dalle case. Le fiamme hanno inoltre minacciato una cabina elettrica e il potabilizzatore Fanaco, la cui attività è stata sospesa per sicurezza, provocando interruzioni o forti riduzioni della fornitura idrica in 21 comuni delle province di Agrigento, Caltanissetta e Palermo. Dopo i sopralluoghi tecnici l’impianto è tornato operativo e la distribuzione dell’acqua è ripresa gradualmente. Vitale Gattuso (sindaco eletto con una lista civica locale) ha descritto quelle ore come una “situazione allarmante”, chiedendo rinforzi, mezzi terrestri e Canadair. Coldiretti Sicilia ha parlato dell’“ennesima estate di fuoco”, sostenendo che la prevenzione e gli strumenti tecnologici, pur essendo maggiormente impiegati, non possono sostituire un controllo diffuso e continuativo delle aree interne soggette a spopolamento.
Il 20 luglio il dispositivo di soccorso del Messinese ha gestito 30 interventi già conclusi o ancora in corso e altri 5 in attesa. Le operazioni hanno interessato, tra comuni, frazioni e quartieri della città metropolitana di Messina, Milazzo, Gioiosa Marea, Camaro, Graniti, Pagliara, Trappitello, Mirto, Gaggi, Motta Camastra, Montalbano Elicona, Francavilla di Sicilia, Barcellona Pozzo di Gotto, Castroreale e Motta d’Affermo. Due squadre provinciali sono state trasferite nel Palermitano per sostenere il personale impegnato sul fronte più vasto.
Il 21 luglio la pressione maggiore si è spostata nel Catanese, dove sono stati segnalati almeno 11 interventi rilevanti. Le fiamme hanno interessato Librino (quartiere periferico del comune di Catania), Belpasso, Zafferana Etnea, il bosco Vaito di Licodia Eubea, Adrano, Caltagirone e Mascali, tutti territori appartenenti alla stessa area metropolitana. L’elevata temperatura, la vegetazione asciutta e le raffiche hanno reso più complesso il contenimento, senza tuttavia consentire di stabilire automaticamente l’origine dolosa o colposa dei singoli episodi.
Nella notte tra il 21 e il 22 luglio il fuoco ha raggiunto Palermo e numerosi centri vicini. Un incendio è divampato intorno alle 23:30 a Borgo Nuovo, coinvolgendo palme e sterpaglie nei pressi degli uffici circoscrizionali. Altri fronti sono rimasti attivi a Monte Pellegrino, San Martino delle Scale, nel bosco di Casaboli a Monreale e a Montagna Longa, nel territorio di Carini. In quest’ultima zona più di 40 abitazioni sono state evacuate, una casa e alcune automobili sono state distrutte e sono morti alcuni cani. La strada statale 186 è stata temporaneamente chiusa e Anas ha indicato come alternativa la strada statale 624 Palermo-Sciacca. Palermo si è risvegliata sotto una cappa di fumo e con il persistente odore di bruciato. Contemporaneamente si sono verificati blackout a piazza Castelnuovo, lungo via Libertà, via Veneto, via Sciuti e in altri quartieri. Le verifiche disponibili non dimostrano però che tutti i guasti siano stati direttamente prodotti dagli incendi. E-Distribuzione ha spiegato che il caldo intenso e l’aumento dei consumi avevano messo sotto forte pressione i cavi e gli impianti, costringendo alcuni supermercati ad attivare gruppi elettrogeni per proteggere frigoriferi e congelatori.
La mattina del 22 luglio il fronte più pericoloso ha raggiunto Santo Stefano Quisquina (comune del libero consorzio comunale di Agrigento). Più di 100 abitanti delle contrade Canfuto e Bosco Kadera e delle aree prossime alla strada per Bivona sono stati allontanati in via cautelativa. Francesco Cacciatore (sindaco rieletto con la lista civica Agenda Civica 2030, già segretario cittadino del PD, Partito democratico) ha definito “drammatica” la situazione e ha invitato la popolazione interessata ad abbandonare immediatamente le abitazioni attraverso il sito comunale e i profili Facebook (rete sociale online).
Il fumo ha imposto anche l’evacuazione dei 22 pazienti della clinica Ignazio Attardi, successivamente trasferiti in altre strutture sanitarie. L’intervento si è concentrato sulla protezione di un deposito di ossigeno, di una stazione di rifornimento e di uno stabilimento di giochi pirotecnici. Il fuoco ha inoltre raggiunto il Teatro Andromeda, struttura all’aperto ideata da Lorenzo Reina (pastore e artista siciliano), dove è bruciato un piccolo capanno collocato all’ingresso. Le operazioni sono state condotte dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, con rinforzi provenienti da Sciacca e Canicattì, dal Corpo Forestale regionale, dalle forze dell’ordine, dai volontari e dai mezzi aerei.
La strada statale 118 Corleonese Agrigentina è stata chiusa inizialmente in entrambe le direzioni tra i chilometri 71,600 e 73,800 anche per la presenza di alberi caduti sulla carreggiata. Nella tarda mattinata è stata riaperta la corsia diretta verso il centro abitato. Le fiamme hanno raggiunto anche l’Eremo di Santa Rosalia e hanno compromesso temporaneamente alcuni collegamenti telefonici, mentre agricoltori e residenti hanno collaborato alla realizzazione di fasce tagliafuoco con ruspe, trattori e contenitori d’acqua.
Dopo la mezzanotte un altro incendio è divampato nel parco dell’Addolorata, conosciuto come parco Icori, ad Agrigento. Un successivo sopralluogo ha accertato che il fuoco aveva coinvolto prevalentemente sterpaglie e macchia mediterranea, ridimensionando le prime notizie su una devastazione generalizzata dell’intera area. Poco prima di mezzogiorno un ulteriore focolaio è comparso a Saponara Marittima (frazione costiera di Saponara, comune della città metropolitana di Messina), in un terreno situato tra la chiesa e un esercizio pubblico. Le squadre lo hanno circoscritto prima che raggiungesse le costruzioni circostanti, mentre le cause sono rimaste oggetto di accertamento.
Per ogg 22 luglio il Dipartimento regionale della Protezione civile ha classificato come elevata la pericolosità degli incendi in tutte le province, disponendo il livello di “attenzione”. Lo stesso avviso ha previsto il livello 3 per le ondate di calore, con temperature percepite fino a 39 °C a Palermo e Catania e 38 °C a Messina. La campagna AIB (antincendio boschivo) regionale del 2026 era stata aperta il 15 maggio e terminerà il 31 ottobre, un intervallo nel quale sono rafforzate la sorveglianza, la prevenzione e la capacità operativa.
Le condizioni meteorologiche spiegano la velocità della propagazione, ma non l’innesco. Il caldo, il vento e la siccità rendono la vegetazione più facilmente combustibile, mentre la causa iniziale può essere naturale oppure umana, volontaria o accidentale. Attribuire indistintamente tutti i roghi ai piromani, all’incuria o a un disegno criminale non sarebbe corretto senza gli esiti delle indagini. Marco Intravaia (deputato regionale di Forza Italia e presidente del Consiglio comunale di Monreale) ha chiesto di affiancare repressione e prevenzione, rafforzando videosorveglianza, droni e tutela del territorio. La sua valutazione sulla possibile matrice dolosa costituisce tuttavia un commento politico e non un accertamento giudiziario riferibile a ogni incendio.
La disciplina nazionale ha avuto origine con la legge quadro numero 353 del 2000, che ha definito l’incendio boschivo, assegnato alle Regioni la programmazione delle attività di previsione e contrasto e imposto ai Comuni il censimento delle aree percorse dal fuoco. Il decreto legge numero 120 del 2021, convertito nella legge numero 155 dello stesso anno, ha rafforzato il coordinamento, il monitoraggio tecnologico, la manutenzione delle aree più esposte e il sistema sanzionatorio. Le raccomandazioni nazionali pubblicate l’11 giugno 2026 hanno nuovamente richiamato la necessità di pianificare gli interventi anche nelle zone di interfaccia urbano-rurale.
Sul piano penale, l’articolo 423-bis del codice penale disciplina l’incendio boschivo doloso e quello colposo. Con la sentenza numero 12017 del 29 gennaio 2026, depositata il 30 marzo, la Corte di cassazione ha chiarito che l’attenuante del ravvedimento operoso può essere riconosciuta quando l’autore si attiva concretamente e stabilmente per impedire conseguenze ulteriori, anche se non riesce a ridurre materialmente il danno già prodotto. Il caso riguardava un sindaco ritenuto responsabile delle carenze organizzative di uno spettacolo pirotecnico, che aveva immediatamente avvertito i soccorritori. La decisione non elimina la responsabilità, ma attribuisce rilievo alla condotta successiva diretta a contenere gli effetti dell’illecito.
Per segnalare fiamme o colonne di fumo occorre chiamare il 115 oppure, dove attivo, il 112, NUE (Numero unico europeo di emergenza). È disponibile anche il 1515 per gli incendi boschivi e le emergenze ambientali. Bisogna indicare con precisione comune, provincia, punto di riferimento e direzione del vento, senza sostare lungo le strade per osservare il rogo, poiché la presenza di persone e automobili può ostacolare l’arrivo dei mezzi di soccorso.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









