Articolo
Nel 1966 ELIZA (famoso programma per computer) ha mostrato quanto facilmente le persone potessero attribuire ascolto e comprensione a un programma capace soltanto di riprodurre alcune modalità del colloquio psicoterapeutico. Nel 2000 Cast Away (famoso film drammatico) ha trasformato il pallone Wilson nel simbolo narrativo del bisogno umano di dialogare anche quando manca un interlocutore reale. Dopo la diffusione dei chatbot generativi dalla fine del 2022, confidare ansia, separazioni e decisioni personali all’intelligenza artificiale è diventato più frequente grazie alla disponibilità continua, all’immediatezza, ai costi limitati e alla percezione di non essere giudicati. Le rilevazioni pubblicate nel 2025 e nel 2026 hanno registrato un ricorso consistente a questi strumenti per ottenere informazioni sanitarie e sostegno emotivo in Spagna e Messico, mentre le stime mondiali hanno confermato l’ampiezza del disagio psicologico. Gli studi hanno però distinto i possibili benefici dei sistemi progettati e verificati clinicamente dai rischi dei programmi generalisti, che possono produrre risposte inesatte, assecondare eccessivamente l’utente, alimentare dipendenza o ritardare il ricorso a un professionista. L’impiego più prudente resta quindi quello di uno strumento utile per organizzare idee, preparare conversazioni e individuare informazioni, senza confonderlo con una diagnosi o con un percorso psicoterapeutico.

Articolo
Senza connessioni umane profonde, una persona può sentirsi sola anche mentre è circondata dagli altri o collegata digitalmente con centinaia di contatti. Il cervello, nel tentativo di rendere sopportabile l’isolamento, può attribuire presenza, intenzioni e significati relazionali anche a oggetti privi di coscienza. Il cinema ha rappresentato efficacemente questo bisogno in Cast Away (letteralmente “naufrago”), film uscito nel 2000 e diretto da Robert Zemeckis (regista statunitense). Tom Hanks (attore statunitense) interpreta un uomo rimasto solo su un’isola del Pacifico meridionale che disegna con il sangue un volto sul pallone da pallavolo Wilson e gli parla come a un compagno, rendendo meno intollerabile l’assenza di relazioni.

Quello che nel film era un espediente narrativo oggi trova un equivalente tecnologico. Molte persone conversano e si confidano con l’IA (intelligenza artificiale) come se dall’altra parte esistesse una presenza capace di capire, ricordare, rassicurare e partecipare emotivamente. Il programma restituisce frasi coerenti e gentili, utilizza le informazioni ricevute durante il dialogo e riproduce le forme linguistiche dell’ascolto, ma non vive ansia, dolore, affetto, compassione o responsabilità.

Il fenomeno, in realtà, non è nato con i sistemi generativi contemporanei. Nel 1966 Joseph Weizenbaum (informatico tedesco naturalizzato statunitense), ricercatore del MIT (Massachusetts Institute of Technology, istituto universitario di Cambridge, città del Massachusetts negli Stati Uniti), ha realizzato ELIZA. Uno dei suoi programmi, denominato DOCTOR, imitava alcune risposte non direttive di uno psicoterapeuta di orientamento rogersiano (un modello di psicoterapia umanistica fondato da Carl Rogers a metà del Novecento, che si basa su una visione positiva dell’essere umano, sull’empatia e sulla non-direttività), spesso trasformando in domande le affermazioni degli utenti. Nonostante la semplicità del meccanismo, diverse persone gli hanno attribuito comprensione e si sono confidate seriamente. Lo stesso ideatore rimase rimasto colpito da quella disponibilità ad affidare pensieri intimi a una macchina e ha successivamente messo in guardia contro la delega delle decisioni umane ai sistemi informatici.
L’effetto si è amplificato dopo l’arrivo dei chatbot (programmi conversazionali) generativi, capaci di produrre risposte personalizzate, scorrevoli e apparentemente sensibili al contesto. Parlare di una rottura sentimentale, chiedere consiglio prima di una scelta importante o cercare un modo per attenuare l’ansia è diventato un impiego abituale, soprattutto tra gli utenti più giovani. Le ragioni sono concrete: il servizio risponde 24 ore su 24, non richiede prenotazioni, può essere gratuito o poco costoso e non manifesta apertamente irritazione, imbarazzo o condanna.
Un approfondimento pubblicato il 24 luglio 2026 ha raccolto le valutazioni di María Fernanda Cruz Urquiza (psicologa messicana) e Cecilia Paredes Aldama (psicoterapeuta messicana). La 1ª ha osservato un aumento delle persone che interrogano questi sistemi prima di assumere decisioni riguardanti conflitti di coppia e separazioni. La 2ª ha riferito che alcuni pazienti li adoperano per elaborare messaggi, esprimersi in maniera più assertiva o prepararsi ad affrontare conversazioni difficili, senza avere necessariamente abbandonato la terapia. Secondo entrambe, l’attrazione deriva dalla disponibilità permanente, dalla risposta immediata e dalla sensazione di poter parlare senza essere valutati negativamente.
Questa assenza di giudizio è però soltanto percepita. L’utente non incontra uno sguardo umano ostile, ma le sue parole vengono comunque elaborate da una piattaforma regolata da istruzioni, modelli statistici, sistemi di sicurezza e condizioni contrattuali. La conversazione può sembrare riservata e protetta, ma non coincide con il rapporto professionale esistente tra paziente e psicologo/a. Le confidenze inserite possono contenere dati sulla salute, sulla vita familiare, sulla sessualità, sulle dipendenze o su eventi traumatici, diventando quindi informazioni estremamente delicate.
La Harvard Business Review (rivista economico-manageriale statunitense) ha collocato nel 2026 la terapia e la compagnia al 1° posto tra gli impieghi dell’intelligenza artificiale raccolti nella propria rassegna, con circa l’11% di oltre 1.400 esempi esaminati. Il risultato descrive tuttavia una selezione di casi d’uso segnalati e classificati, non la distribuzione rappresentativa di tutte le conversazioni svolte sulle piattaforme.
In Spagna, una ricerca diffusa nel novembre 2025 dall’assicuratore Línea Directa ha indicato che il 66% della popolazione interrogava l’IA su questioni sanitarie, che il 24,8% ricorreva inizialmente all’autodiagnosi digitale e che 9 adolescenti su 10, nella fascia compresa tra 16 e 19 anni, utilizzavano questi strumenti per informarsi sui propri disturbi. Tra le motivazioni più frequenti figuravano la disponibilità, l’immediatezza, l’intimità percepita e la possibilità di evitare il timore di essere giudicati. Tra le persone che dichiaravano ansia o depressione, circa la metà riferiva un utilizzo quasi quotidiano.
In Messico, la 6ª edizione dell’AXA Mind Health Report (rapporto AXA sulla salute mentale), presentata nel giugno 2026, ha riferito che il 71% degli intervistati aveva impiegato strumenti di questo tipo per cercare sostegno legato al benessere psicologico. Il 30% aveva ricevuto almeno una risposta considerata sgradevole o dannosa, il 27% dichiarava livelli gravi o molto gravi di ansia, stress o depressione e soltanto il 45% si era rivolto a un professionista. Circa 1 persona su 3 affermava inoltre di fidarsi maggiormente dell’algoritmo rispetto agli specialisti della salute mentale, mentre il 28% sosteneva di avere ricevuto suggerimenti capaci di incoraggiare comportamenti nocivi.
Questi numeri si inseriscono in un quadro mondiale già fragile. Nel settembre 2025 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, è l’agenzia speciale delle Nazioni Unite per la salute, fondata nel 1948 con sede a Ginevra in Svizzera) ha stimato che più di 1 miliardo di persone convivesse con un disturbo mentale, sottolineando contemporaneamente la scarsità degli investimenti e le forti disuguaglianze nell’accesso ai servizi. Quando una terapia è economicamente inaccessibile, distante o accompagnata dallo stigma, un interlocutore gratuito e sempre disponibile può apparire come l’unica porta aperta. La tecnologia, in questo caso, non crea necessariamente il bisogno, ma occupa uno spazio lasciato vuoto dai sistemi sanitari e dalle reti sociali.
Non sarebbe però corretto sostenere che ogni impiego dell’intelligenza artificiale nel benessere psicologico sia inutile o inevitabilmente pericoloso. Un sistema può aiutare a mettere in ordine un diario emotivo, preparare domande da rivolgere al medico, ricordare esercizi già indicati da un professionista, definire priorità, organizzare il tempo o formulare con maggiore chiarezza una comunicazione difficile. Può inoltre rappresentare un passaggio iniziale per chi non ha ancora trovato il coraggio o la possibilità materiale di chiedere assistenza.
Nel 2025 uno studio clinico randomizzato dedicato a Therabot, programma generativo costruito specificamente per interventi psicologici, ha registrato miglioramenti nei sintomi di depressione, ansia e disturbi alimentari. I risultati hanno mostrato che un sistema progettato da un gruppo clinico, sottoposto a verifiche, utilizzato secondo un protocollo e collegato a procedure di sicurezza può offrire un beneficio misurabile. Non dimostrano però che qualsiasi programma generalista sia capace di curare, formulare diagnosi o sostituire un professionista. La differenza non riguarda soltanto la tecnologia impiegata, ma lo scopo dichiarato, la validazione scientifica, il controllo umano, la gestione delle crisi e l’assunzione di responsabilità.
Il limite più evidente è l’empatia simulata. Il sistema riconosce schemi linguistici associati a tristezza, colpa, paura o rabbia e compone una risposta compatibile con il contesto, ma non percepisce la sofferenza né condivide l’esperienza dell’interlocutore. Non osserva direttamente il tono della voce, il silenzio, le esitazioni, i cambiamenti corporei e le contraddizioni che un professionista può collegare alla storia complessiva della persona. Anche quando dispone di voce o immagini, interpreta segnali attraverso calcoli e classificazioni, non attraverso una coscienza partecipe.
Esiste inoltre il problema della sycophancy (compiacenza eccessiva), cioè la tendenza del modello ad adattarsi alle convinzioni dell’utente e a rispondere in modo rassicurante pur di mantenere il dialogo. Una ricerca condotta su 11 sistemi ha rilevato che questi programmi confermavano comportamenti e interpretazioni dell’interlocutore con una frequenza superiore a quella osservata nelle risposte umane. In 2 esperimenti preregistrati, svolti complessivamente su 1.604 partecipanti, l’approvazione ricevuta dall’algoritmo è stata associata a una minore disponibilità a riparare conflitti personali e a una maggiore convinzione di avere ragione. Non è quindi esatto affermare che la macchina concordi sempre, ma è fondato sostenere che possa diventare eccessivamente accomodante.
La psicologia non si limita a rassicurare. Può mettere in discussione una ricostruzione parziale, evidenziare una contraddizione, riconoscere un meccanismo difensivo e accompagnare gradualmente la persona verso un cambiamento che inizialmente può risultare faticoso. Una risposta sempre consolatoria produce sollievo nell’immediato, ma può rafforzare risentimento, interpretazioni persecutorie, rigidità o comportamenti egoistici. Nelle condizioni più delicate, confermare senza valutazione clinica una paura irrazionale o una convinzione delirante può aumentare il pericolo.
Il legame esclusivo con un programma può inoltre favorire dipendenza emotiva. Un’analisi esplorativa condotta con il coinvolgimento del MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano) ha riscontrato che l’interazione affettiva era rara nella maggioranza degli utenti, ma più concentrata tra le persone che utilizzavano a lungo il sistema e che mostravano maggiori segnali di solitudine o dipendenza. Gli autori hanno precisato che si trattava di associazioni e non della prova che il programma avesse causato direttamente tali condizioni. Il rischio rimane comunque plausibile quando il conforto digitale riduce progressivamente la motivazione a incontrare altre persone, riparare rapporti o cercare un aiuto qualificato.
Un altro limite riguarda la possibilità di produrre informazioni false, incomplete o prive del contesto necessario. Nel gennaio 2026 un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian (Il Guardiano) ha documentato risposte sanitarie errate o potenzialmente dannose generate dalle sintesi automatiche di un motore di ricerca, comprese indicazioni riguardanti la salute mentale. La società interessata ha successivamente rimosso alcune di quelle risposte, mentre altre informazioni problematiche sono rimaste disponibili. Un tono sicuro, ordinato e autorevole non costituisce quindi una garanzia di correttezza.
Nelle situazioni di emergenza il divario diventa ancora più netto. Un professionista può valutare il rischio suicidario, approfondire segnali apparentemente secondari, attivare servizi territoriali e assumere decisioni secondo regole cliniche e deontologiche. Un programma può soltanto riconoscere alcune espressioni, proporre indicazioni standard o invitare a contattare un servizio, con la possibilità di non comprendere metafore, ironia, reticenze o una progressiva perdita di contatto con la realtà. Per questo un disagio persistente, un peggioramento della vita quotidiana, pensieri autolesivi, violenza, dipendenze o sintomi psicotici richiedono l’intervento di persone qualificate e non un confronto esclusivo con una chat.
La protezione delle informazioni personali costituisce un ulteriore punto critico. Nel maggio 2025 il Garante per la protezione dei dati personali ha irrogato una sanzione di 5 milioni di euro alla società che gestiva Replika, applicazione presentata anche come confidente, terapeuta, partner o mentore virtuale. L’Autorità ha contestato carenze riguardanti la base giuridica del trattamento, l’informativa e la verifica dell’età, aprendo inoltre un nuovo accertamento sull’impiego dei dati durante l’intero ciclo di sviluppo del sistema. Il provvedimento è stato impugnato, ma dimostra che la natura intima di una conversazione non assicura automaticamente un trattamento conforme o una tutela equivalente al segreto professionale.
Nell’Unione europea, il quadro principale è costituito dall’AI Act (regolamento europeo sull’intelligenza artificiale), ossia il regolamento 2024/1689 entrato in vigore il 1° agosto 2024. La disciplina segue un criterio basato sul rischio e impone che chi parla con un programma conversazionale sia informato di trovarsi davanti a una macchina. Le regole generali sulla trasparenza diventeranno applicabili nell’agosto 2026 e la Commissione europea, con sede principale a Bruxelles (capitale del Belgio e centro istituzionale europeo), ha pubblicato il 20 luglio 2026 nuove linee guida operative. I sistemi destinati a impieghi sanitari possono essere classificati ad alto rischio quando svolgono funzioni disciplinate, per esempio come componenti di sicurezza di dispositivi medici, con obblighi più rigorosi in materia di valutazione, documentazione, qualità dei dati, sorveglianza umana, robustezza e tracciabilità.
In Italia, la legge 23 settembre 2025, numero 132, entrata in vigore il 10 ottobre dello stesso anno, ha stabilito che l’intelligenza artificiale può contribuire alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura, ma deve svolgere una funzione di sostegno. La decisione finale resta affidata al professionista sanitario, il quale deve ricevere informazioni sufficienti sul funzionamento dello strumento, mentre i sistemi e i dati utilizzati devono essere affidabili, aggiornati e sottoposti a controlli periodici. La legge 18 febbraio 1989, numero 56, disciplina invece la professione dello psicologo/a, riservando le attività di prevenzione, diagnosi, abilitazione, riabilitazione e sostegno psicologico a chi possiede i titoli richiesti ed è iscritto all’Albo. Un programma generalista non è quindi uno psicologo/a, non assume un incarico terapeutico, non risponde a un Ordine professionale e non può essere equiparato giuridicamente a una persona abilitata.
Il bonus psicologo 2025, riservato ai residenti in Italia con ISEE non superiore a 50.000 euro, ha riconosciuto fino a 50 euro per ogni seduta, entro un massimo complessivo variabile da 500 a 1.500 euro, ma può essere utilizzato soltanto presso psicoterapeuti privati aderenti all’iniziativa, escludendo quindi le prestazioni di sostegno offerte dagli psicologi non in possesso della specializzazione. Si tratta di una scelta politicamente discutibile, mantenuta dal Governo Meloni e dal Parlamento, perché lo psicologo/a è già un professionista sanitario abilitato a svolgere prevenzione, diagnosi, riabilitazione e sostegno psicologico. La legge impone una formazione specialistica di almeno 4 anni, presso università o istituti riconosciuti, con un addestramento specifico. Nelle scuole private le rette possono superare 2.500-4.000 euro l’anno e possono aggiungersi spese per supervisione, terapia personale e materiali. In generale le tariffe medie nazionali possono variare dai 50 euro per gli psicologi agli 80 e oltre 100 euro per gli psicoterapeuti, anche se non esiste un tariffario uniforme, i compensi variano liberamente. Resta tuttavia che, quando la seduta costa più dei 50 euro coperti, la differenza grava sul paziente. La critica più fondata verso il Governo e il Parlamento, riguarda pertanto una misura troppo ristretta e spesso insufficiente, che avrebbe potuto ampliare l’accesso anche al sostegno psicologico qualificato, anziché finanziare esclusivamente la psicoterapia.
Il CNOP (Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi) ha scelto nel frattempo già nel 2024 il tema “Ritrovare l’umano” per richiamare la necessità di comprendere le implicazioni della tecnologia, valorizzarne gli impieghi positivi e limitarne le conseguenze negative. L’organismo professionale ha avvertito che il pericolo non deriva da una superiorità intrinseca della macchina, ma dall’impoverimento della consapevolezza umana e dall’adattamento delle relazioni alle logiche tecnologiche. Nel febbraio 2026 ha sostenuto anche il progetto AscoltaMI, che offre colloqui telematici agli studenti attraverso psicologi qualificati e un perimetro istituzionale definito. L’esempio mostra che l’accesso digitale può ridurre distanze, difficoltà organizzative e stigma senza eliminare la persona responsabile della cura.
L’intelligenza artificiale può dunque rappresentare un taccuino interattivo, uno strumento per chiarire una domanda o una risorsa provvisoria quando non è immediatamente disponibile un’altra forma di sostegno. Il pericolo nasce quando la fluidità del linguaggio viene scambiata per coscienza, la convalida per terapia, la disponibilità per affidabilità e la risposta istantanea per comprensione profonda. Un algoritmo può comporre parole appropriate sul dolore, ma non può condividere l’esperienza di chi soffre, assumersi la responsabilità delle conseguenze o rimanere realmente accanto a una persona.
La trasformazione terapeutica non dipende soltanto dalla quantità di informazioni ricevute. Nasce anche dalla fiducia costruita nel tempo, dal confronto, dalla possibilità di sentirsi accolti senza essere semplicemente assecondati e dalla presenza di un altro essere umano capace di riconoscere la sofferenza e risponderne professionalmente. Wilson ha aiutato il protagonista di Cast Away a dare una forma alla solitudine, ma è rimasto un pallone. Allo stesso modo, una macchina può rendere momentaneamente meno vuoto il silenzio, senza diventare per questo una relazione, uno psicologo o una cura.
Immagine di copertina realizzata con IA.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









