Sicilia. 100 milioni l’anno per spedire i rifiuti all’estero. Contributi regionali ai Comuni ma la Tari non scende

La Bulgaria potrà ricevere altre 25.000 tonnellate. I termovalorizzatori restano in attesa delle autorizzazioni finali

Sintesi

Il decreto del dirigente generale n. 1371, firmato il 28 agosto e pubblicato il 31 agosto 2026, autorizza fino al 30 aprile 2027 1.040 spedizioni da Termini Imerese a Devnya, in Bulgaria, per un massimo di 25.000 tonnellate. L’atto apre la possibilità, ma non dimostra che i trasporti siano già iniziati.

Il materiale classificato con il codice EER 19 12 10 è un rifiuto combustibile ottenuto dopo il trattamento meccanico e sarà impiegato per il recupero energetico in un cementificio. Non è la spazzatura appena raccolta.

I 100 milioni di euro annui rappresentano una stima della Regione, non una spesa riportata nel nuovo decreto. Dal 2024 sono stati comunque stanziati contributi straordinari per attenuare gli extracosti dei Comuni. Il ristoro sposta il conto, non lo cancella.

Se i Comuni però ricevono contributi regionali per coprire extracosti già caricati sulla Tari, quelle somme dovrebbero essere considerate nel calcolo delle tariffe, come prevedono le regole ARERA. Tuttavia ciò non pare abbia ancora significato per gli utenti rimborsi immediati oppure conguagni e neanche riduzioni in bolletta.

Secondo i dati ISPRA, nel 2024 la raccolta differenziata siciliana ha raggiunto circa il 55,51%, mentre il rapporto regionale provvisorio per il 2025 indica il 57,30% con alcune lacune. La separazione aiuta, ma da sola non chiude il ciclo.

Le procedure ambientali per i termovalorizzatori di Palermo e Catania sono avanzate, ma il portale regionale le indica ancora come trasmesse alla Commissione tecnica specialistica. Il calendario del 2028 è un obiettivo, non un’autorizzazione già acquisita.

Articolo

Il decreto firmato il 28 agosto

Il decreto del dirigente generale n. 1371 è stato firmato il 28 agosto 2026 da Arturo Vallone (dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Acqua e dei rifiuti) e pubblicato il 31 agosto. Il Dipartimento, incardinato nell’assessorato guidato da Francesco Colianni (assessore regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità), ha autorizzato 1.040 spedizioni transfrontaliere per un quantitativo massimo di 25.000 tonnellate, con scadenza fissata al 30 aprile 2027.

Il materiale potrà partire dall’impianto di Ecorek Srl (società del gruppo LVS attiva nella selezione e nel trattamento dei rifiuti) situato in contrada Tonnarella, a Termini Imerese (Comune della Città metropolitana di Palermo). La destinazione indicata è Heidelberg Materials Devnya JSC (società produttrice di cemento), con stabilimento a Devnya (città della provincia di Varna, nella Bulgaria nord-orientale). Il nuovo atto non contiene il prezzo del servizio né individua i Comuni ai quali saranno imputati i costi.

La procedura è iniziata il 19 marzo 2026 con la domanda di Smoco Srl (società notificatrice con sede a Massafra, Comune della provincia di Taranto, in Puglia). Il fascicolo è stato inviato all’Autorità bulgara il 25 marzo, il consenso del Paese di destinazione è arrivato il 17 luglio e la Regione Siciliana ha autorizzato la spedizione emanando il 28 agosto. La sequenza ha seguito il nuovo regolamento dell’Unione europea sulle spedizioni di rifiuti, applicabile dal 21 maggio 2026.

Le partenze potranno cominciare soltanto dopo l’attivazione e l’approvazione della garanzia finanziaria o dell’assicurazione equivalente. La cauzione sarà svincolata quando l’autorità avrà ricevuto la documentazione che certifica il recupero completo del materiale. Un’autorizzazione stabilisce dunque il tetto massimo dei viaggi, ma non certifica che siano stati tutti effettuati.

Non è indifferenziata grezza

Il codice dell’Elenco europeo dei rifiuti (EER) 19 12 10 identifica il rifiuto combustibile derivato dal trattamento meccanico. Non si tratta del normale sacchetto dell’indifferenziata raccolto davanti casa, ma di ciò che resta dopo che i rifiuti sono stati lavorati negli impianti, separando le parti recuperabili e sottoponendo il residuo a trattamenti come triturazione, selezione e compattazione. Questa frazione viene classificata con il codice EER 19 12 10 ed è destinata a essere utilizzata come combustibile.

Il decreto classifica l’operazione come R1, cioè recupero energetico. Il sito bulgaro non è un termovalorizzatore urbano tradizionale, ma un cementificio che utilizza rifiuti non riciclabili come combustibili alternativi. La stessa Heidelberg Materials spiega che nei propri forni di Devnya la produzione del cemento richiede temperature superiori a 1.400 gradi. Si tratta della ricostruzione fornita dal gestore, mentre il rispetto delle condizioni autorizzative dovrà essere documentato alle Autorità.

La gerarchia europea dei rifiuti colloca al primo posto la prevenzione, seguita dal riutilizzo, dal riciclaggio, dagli altri recuperi compreso quello energetico e, soltanto alla fine, dallo smaltimento. Bruciare uno scarto non riciclabile recuperandone energia è preferibile alla discarica, ma non equivale al riciclo.

Le rotte documentate dagli atti

La Bulgaria non rappresenta l’unica destinazione autorizzata. Un decreto del 30 agosto 2024 consente fino al 14 marzo 2027 l’invio di 180.000 tonnellate da Coda Volpe, a Catania, all’impianto Argo di Roskilde, città danese situata a circa 30 chilometri da Copenaghen. La destinazione riportata nell’atto regionale è Roskilde, non la capitale danese.

Altri provvedimenti documentano precedenti trasferimenti: nel 2024 sono state autorizzate 90.000 tonnellate verso Valko, area portuale di Loviisa in Finlandia, con scadenza il 30 giugno 2025; nel 2023 erano state autorizzate 15.000 tonnellate verso Oslo, capitale della Norvegia. Sono precedenti amministrativi, ma non tutte queste autorizzazioni risultano ancora efficaci.

La rotta turca accostata negli ultimi anni all’emergenza urbana appartiene invece a una vicenda differente. Gli atti regionali del 2024 riguardavano unità navali dismesse, fra le quali l’ex corvetta Sfinge, trasferite da Augusta (Comune del Libero consorzio di Siracusa, Sicilia) ad Aliaga, nella provincia turca di Smirne, per il recupero dei metalli e la demolizione. Non erano carichi ordinari di rifiuti urbani indifferenziati.

La stima dei 100 milioni

La cifra di 100 milioni di euro all’anno è stata indicata da Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana e commissario straordinario per la rete impiantistica) nel settembre 2025, quando la Regione ha affermato di sostenere quella spesa per trasportare i rifiuti all’estero. È una valutazione politica e amministrativa complessiva, non l’importo certificato dal decreto bulgaro.

Nella presentazione aggiornata dei termovalorizzatori, Palazzo d’Orléans ha indicato un costo di circa 380 euro per ogni tonnellata trasferita fuori dalla Sicilia. Applicando quel valore medio alle 25.000 tonnellate autorizzate si otterrebbe un ordine di grandezza di 9,5 milioni di euro. È un calcolo puramente indicativo, perché l’intera quantità potrebbe non essere spedita e le tariffe effettive dipendono dai contratti. Il costo specifico della rotta bulgara non è pubblicato nel decreto.

Gli interventi regionali mostrano comunque la continuità dell’emergenza finanziaria: nel 2024 sono stati assegnati 50 milioni per gli extracosti; nel 2025 sono stati stanziati 25 milioni per conferimento e trattamento, mentre altri 20 milioni erano una premialità per i Comuni sopra il 60% di differenziata; nel 2026 sono stati distribuiti 20 milioni, pari a 120 euro per tonnellata, per le frazioni prodotte nel 2025 dall’impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB) di Coda Volpe e trasferite fuori regione.

Questi contributi dovrebbero alleggerire la Tari pagata dai cittadini, ma il costo dalle bollette non muta. Se i Comuni hanno già fatto pagare agli utenti, attraverso la Tari, determinati extracosti del servizio rifiuti e poi ricevono dalla Regione contributi destinati proprio a coprire quelle spese, il punto da verificare è come questi soldi vengano poi conteggiati.

Le regole ARERA prevedono infatti che, nel calcolare quanto deve essere coperto con la Tari, si tenga conto anche dei contributi pubblici ricevuti: in pratica, se una parte del costo viene già pagata dalla Regione, quella stessa parte non dovrebbe continuare a pesare interamente sulle bollette dei cittadini.

L’effetto può comparire attraverso una riduzione della Tari, un conguaglio o un aggiustamento negli anni successivi. Resta però da capire, Comune per Comune, se il contributo regionale sia stato effettivamente considerato nel Piano economico-finanziario della Tari e se sia stato utilizzato per lo scopo per cui era stato assegnato.

Differenziata e riciclo non sono la stessa misura

Nel 2024 la Sicilia ha prodotto circa 2,168 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Di queste, circa 1,204 milioni sono state raccolte in modo differenziato, pari al 55,51%, mentre quasi 965.000 tonnellate sono rimaste nella parte non separata.

Per il 2025 il dato provvisorio sale al 57,30%, ma non è ancora definitivo: alcuni Comuni non hanno trasmesso i dati completi e in altri casi la differenziata risulta formalmente al 100% solo perché manca il quantitativo dell’indifferenziato.

Va inoltre chiarito che raccolta differenziata non significa automaticamente riciclo effettivo: dopo la raccolta restano impurità, materiali sbagliati e scarti degli impianti. Anche l’obiettivo europeo del 55% per il 2025 riguarda infatti ciò che viene davvero riciclato, non semplicemente ciò che viene separato dai cittadini.

I 2 termovalorizzatori previsti in Sicilia dovrebbero trattare complessivamente 600.000 tonnellate l’anno di frazioni non riciclabili già lavorate negli impianti, non tutti i rifiuti indifferenziati prodotti nell’Isola.

E i costi restano alti: nel campione ISPRA del 2024, il servizio rifiuti in Sicilia è costato in media 237,72 euro per abitante e 51,86 centesimi al chilo, contro una media nazionale di 214,39 euro e 41,77 centesimi. In sostanza, più differenziata non significa automaticamente bollette più basse.

I termovalorizzatori non hanno ancora il via libera finale

Mediterranea24 aveva già ricostruito la consegna dei progetti e l’avvio delle procedure ambientali. Rispetto a quel quadro, la presentazione regionale aggiornata ha portato a 881 milioni di euro la base d’asta, finanziata con il Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC), e ha confermato una capacità complessiva di 600.000 tonnellate.

Le istanze per Palermo e Catania sono state presentate il 30 aprile 2026. La conferenza di servizi per l’impianto di Catania, previsto nell’area industriale di Strada III Mimosa, è stata convocata il 27 agosto. Quella per Bellolampo (località del Comune di Palermo) si è riunita il 28 agosto.

Il Provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) dovrà riunire la Valutazione di impatto ambientale (VIA), l’autorizzazione integrata e gli altri assensi necessari. Tuttavia, alla consultazione del 1° settembre, il portale ambientale regionale riportava ancora per entrambi i progetti lo stato “Trasmessa alla C.T.S.”, cioè alla Commissione tecnica specialistica. Non risultano ancora pubblicati né i pareri finali della Commissione né i 2 PAUR conclusivi.

Il cronoprogramma del Governo Schifani prevede le gare affidate a Invitalia (agenzia nazionale per lo sviluppo) entro il 2026, l’aggiudicazione nel gennaio 2027, l’avvio dei lavori entro aprile e l’entrata in funzione nel 2028. Tutte queste date restano subordinate alle autorizzazioni, alle gare, all’assenza di contenziosi bloccanti e al rispetto dei tempi di costruzione.

La Sicilia riesce a separare una parte crescente dei rifiuti, ma non ha ancora completato gli impianti necessari per recuperare davvero i materiali e gestire nell’Isola ciò che non può essere riciclato. Finché questa rete resterà incompleta, una parte dei rifiuti continuerà a essere spedita all’estero, con costi elevati che, direttamente o indirettamente, ricadono sui cittadini, nonostante la promessa di una Tari più leggera.

Nell’immagine di copertina, colli di combustibile solido secondario sul molo del porto di Termini Imerese, rifiuti pretrattati accumulati a Bellolampo e il cementificio Heidelberg Materials di Devnya.