Sintesi

La visita in Sicilia di Costas Kadis, commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, ha riportato al centro il problema della concorrenza dei prodotti ittici provenienti dai Paesi extra Ue. A Mazara del Vallo i pescatori hanno soprattutto contestato una situazione nella quale alle flotte europee vengono imposti limiti rigorosi mentre prodotti pescati nel Nord Africa possono raggiungere lo stesso mercato. Il commissario ha indicato come risposta controlli più efficaci e cooperazione con i Paesi mediterranei.

Dal 10 gennaio 2026 è obbligatorio CATCH, il sistema digitale europeo che permette di controllare certificati e provenienza dei prodotti ittici importati. Proprio quest’anno le autorità italiane hanno bloccato una partita di gambero rosso tunisino dopo il superamento della quota internazionale assegnata alla Tunisia: il limite 2026 era di 36.000 chilogrammi, mentre i certificati avevano raggiunto almeno 50.960 chilogrammi. Il prodotto eccedente non può quindi essere immesso regolarmente nel mercato Ue.

Altro nodo sono i finanziamenti. Per il bilancio europeo 2028-2034 la Commissione ha previsto almeno 2 miliardi riservati alla Politica comune della pesca, la presidenza cipriota del Consiglio aveva proposto di portarli a 4 miliardi, mentre il Parlamento europeo ha chiesto almeno 7,29 miliardi. La decisione definitiva non è stata ancora assunta. La quantità di denaro disponibile dipenderà dunque dal negoziato europeo e, successivamente, dalle priorità indicate dai singoli Stati.

Kadis ha però richiamato anche un problema interno alla Sicilia: la lentezza nell’utilizzo delle risorse già disponibili del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura. Il messaggio rivolto alle amministrazioni è che chiedere più fondi ha senso soltanto se quelli assegnati riescono poi a trasformarsi rapidamente in investimenti e aiuti per imprese e pescatori. Nel frattempo, il 15 settembre la Regione ha pubblicato un nuovo bando da 12,1 milioni di euro di risorse Feampa, integrati da altri 5 milioni regionali, per compensare parte dell’aumento dei costi del carburante sostenuti nel 2026. Regione Siciliana
Articolo
Il confronto con le marinerie siciliane
Il problema non è soltanto quanto pesce possa essere pescato, ma se le stesse regole vengano realmente applicate a tutti quelli che vendono sul mercato europeo. È uno dei punti emersi con maggiore forza durante la visita compiuta nei giorni scorsi in Sicilia da Costas Kadis (commissario europeo per la Pesca e gli Oceani), partito da Mazara del Vallo (Comune costiero del libero consorzio comunale di Trapani) e successivamente impegnato in altri incontri con operatori e rappresentanti della filiera.
A Tesori dal Blu, manifestazione svoltasi dal 9 all’11 settembre, Kadis ha incontrato direttamente le marinerie. La presenza del commissario è arrivata mentre una parte consistente del settore siciliano denuncia costi elevati, limitazioni delle giornate di pesca, difficoltà nel ricambio generazionale e soprattutto una concorrenza considerata squilibrata rispetto alle flotte dei Paesi terzi del Mediterraneo. Anche Patrizio La Pietra (sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste) ha chiesto in quella sede che le regole vengano fatte rispettare anche ai prodotti provenienti dall’esterno dell’Unione.
Il principio indicato da Kadis è quello della parità delle condizioni di accesso al mercato europeo: sostenibilità degli stock e limiti di pesca non possono gravare soltanto sulle flotte dell’Ue se successivamente prodotti ottenuti senza analoghe condizioni entrano nello stesso mercato. Bruxelles, secondo il commissario, deve quindi rafforzare la cooperazione internazionale e gli Stati membri devono utilizzare pienamente gli strumenti di controllo messi a loro disposizione.
Il precedente del gambero rosso tunisino
Il caso più concreto riguarda proprio uno dei prodotti simbolo della marineria mazarese, il gambero rosso. A giugno le Autorità italiane hanno fermato una partita proveniente dalla Tunisia dopo che era emerso il superamento della quota stabilita nell’ambito della CGPM (Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo, organizzazione regionale che stabilisce misure comuni per la gestione di diversi stock ittici).
Una circolare del Ministero dell’Agricoltura del 5 giugno aveva segnalato che per il 2026 alla Tunisia risultavano assegnati 36.000 chilogrammi di Aristaeomorpha foliacea, una delle specie commercializzate come gambero rosso. La quota risultava esaurita già il 15 maggio, mentre i certificati di cattura destinati al mercato europeo avevano raggiunto almeno 50.960 chilogrammi, oltre il 41% in più rispetto al massimale. La vicenda aveva provocato anche una protesta degli stessi pescatori tunisini davanti al Ministero dell’Agricoltura di Tunisi.
È esattamente il tipo di situazione sulla quale dovrebbe incidere maggiormente il nuovo sistema europeo di tracciabilità.
Da gennaio è obbligatorio il sistema CATCH
Dal 10 gennaio 2026 importatori e autorità degli Stati membri devono infatti utilizzare CATCH (sistema informatico europeo per la certificazione digitale delle catture) per i prodotti della pesca importati nell’Unione. Il sistema sostituisce gran parte della precedente documentazione cartacea e permette di incrociare digitalmente certificati, quantitativi, provenienza e dati delle catture.
Lo strumento nasce soprattutto per contrastare la pesca INN (illegale, non dichiarata e non regolamentata). Il regolamento europeo prevede già che i prodotti ottenuti attraverso questo tipo di attività non possano essere importati e che le partite siano accompagnate da certificazioni convalidate dallo Stato di bandiera del peschereccio. Con CATCH quelle informazioni vengono ora gestite in un unico sistema europeo, rendendo più semplice individuare incongruenze e superamenti delle quantità autorizzate.
La Commissione evidenzia inoltre che gran parte del pesce che mangiamo in Europa (circa il 70%) arriva da Paesi esterni all’Unione europea. Per questo è importante controllare bene ciò che entra alle frontiere, verificando provenienza, quantità pescate e rispetto delle regole. Se questi controlli funzionano, si evita che prodotti ottenuti illegalmente o senza rispettare i limiti arrivino sul mercato europeo facendo concorrenza ai pescatori che invece devono rispettare norme più rigide.
Sostenibilità e redditività devono procedere insieme
Kadis ha spiegato che proteggere e far aumentare il pesce nei nostri mari non significa necessariamente danneggiare i pescatori. Se il pesce torna a essere più abbondante, infatti, si può pescare una quantità maggiore in meno tempo, consumando meno carburante e sostenendo meno spese.
È uno dei temi sui quali è in corso anche la revisione della Politica comune della pesca, mentre la Commissione sta preparando una strategia di più lungo periodo, la Visione per la pesca e l’acquacoltura 2040, chiamata ad affrontare contemporaneamente sostenibilità ambientale, redditività, dipendenza dai combustibili fossili, invecchiamento degli operatori e scarso ricambio generazionale.
Il confronto rimane però aperto. Le organizzazioni e le marinerie siciliane incontrate durante il viaggio di Kadis hanno chiesto che alle esigenze ambientali vengano affiancate maggiormente quelle economiche e sociali, insieme a norme più semplici e a condizioni comparabili per i concorrenti extraeuropei.
Il prossimo bilancio Ue e la partita dei finanziamenti
Un secondo tema riguarda il denaro che l’Europa metterà a disposizione dopo il 2027. La proposta della Commissione per il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 modifica profondamente l’attuale sistema dei fondi, inserendo gran parte delle risorse in piani nazionali e regionali più ampi e lasciando agli Stati una maggiore possibilità di stabilire le priorità.
Per la Politica comune della pesca la Commissione aveva inizialmente previsto una dotazione minima riservata di 2 miliardi di euro. Nel negoziato sviluppato durante la presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue, conclusasi il 30 giugno, la cifra è stata portata nella proposta negoziale a 4 miliardi. Il Parlamento europeo ha assunto invece una posizione più ampia, chiedendo almeno 7,29 miliardi a prezzi correnti, corrispondenti a 6,5 miliardi ai prezzi 2025.
Non significa ancora che una di queste cifre sia stata definitivamente approvata. Il prossimo bilancio europeo è tuttora oggetto di negoziato e dovrà essere definito attraverso l’accordo tra Consiglio e Parlamento europeo.
Il sistema proposto dalla Commissione comporta inoltre una conseguenza importante per l’Italia: una parte della capacità di sostenere la pesca dipenderà dalle priorità che il Paese inserirà nel proprio piano nazionale e regionale. È su questo punto che Kadis ha invitato gli Stati nei quali il settore ittico ha maggiore importanza economica e sociale a destinargli risorse adeguate.
La Sicilia e i fondi che procedono lentamente
Il passaggio che riguarda più direttamente l’Isola è quello sull’utilizzo dei fondi già disponibili. Nell’intervista Kadis ha ricordato che la Sicilia dispone di circa 58 milioni di euro. A giugno ne risultavano però impegnati circa 16 milioni, pari al 27%, mentre la spesa già certificata era di circa 5 milioni.
Secondo il commissario, quindi, i fondi vengono utilizzati troppo lentamente. In concreto, avere milioni di euro assegnati non basta: quelle somme devono diventare bandi, progetti approvati e pagamenti effettivi a favore di pescatori e imprese.
Negli ultimi mesi la Regione ha comunque avviato diverse misure del Feampa (Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura), tra cui bandi per gli investimenti delle imprese di acquacoltura e interventi destinati a rendere il settore più sostenibile sia economicamente sia dal punto di vista ambientale.
Dal 15 settembre altri 17,1 milioni contro il caro carburante
Nel frattempo è intervenuta una misura nuova, successiva alla visita del commissario. Il 15 settembre il Dipartimento regionale della Pesca mediterranea ha pubblicato un bando per compensare l’aumento dei costi di produzione causato dal caro carburante. La dotazione è di 12,1 milioni provenienti dal Feampa, ai quali la Regione ha aggiunto 5 milioni del proprio bilancio, per complessivi 17,1 milioni.
Gli indennizzi riguardano i maggiori costi sostenuti dalle imprese della pesca e dell’acquacoltura, compresa la piccola pesca artigianale, nel periodo dal 28 febbraio al 31 dicembre 2026. Mediterranea24 aveva già ricostruito questo passaggio parlando del sostegno destinato al settore per fronteggiare l’aumento del gasolio.
Il punto sollevato da Bruxelles, quindi, non riguarda soltanto la quantità futura dei finanziamenti. Riguarda anche la capacità delle Amministrazioni di far arrivare rapidamente alle imprese quelli già disponibili, evitando che procedure lente riducano l’efficacia degli interventi o, nei casi previsti dalle regole europee, mettano a rischio parte delle risorse non utilizzate.
Il nodo resta il Mediterraneo
La visita di Kadis ha così collegato questioni che spesso vengono affrontate separatamente: quote di pesca, concorrenza nordafricana, controlli alle importazioni, ricostituzione degli stock e utilizzo dei fondi europei. Per le marinerie siciliane il problema è riuscire a continuare a lavorare rispettando regole ambientali più severe senza essere penalizzate sullo stesso mercato da chi opera fuori dall’Unione.
Per Bruxelles la risposta passa da controlli più incisivi, accordi con i Paesi terzi e rispetto delle indicazioni scientifiche. Per la Sicilia passa anche da un’altra prova concreta: spendere meglio e più velocemente le risorse che sono già state assegnate al settore.
Mediterranea24 quest’anno si è già occupata della pesca nel quadro del caro carburante e degli aiuti destinati alle imprese siciliane e delle regole che disciplinano la pesca lungo le coste dell’Isola.
Nell’immagine di copertina, Costas, la marineria di Mazara del Vallo; il gambero rosso, prodotto simbolo del confronto con le importazioni nordafricane e Kadis durante la visita dedicata alla pesca in Sicilia.
L’opinione
Ancora una volta emerge il problema di fondi europei assegnati alla Sicilia ma utilizzati con grande lentezza, proprio mentre, nel caso che ci occupa, le marinerie dell’Isola denunciano da tempo difficoltà legate ai costi, alla redditività e alla concorrenza estera.
Le stesse misure regionali pubblicate nel 2026 confermano che le risorse ci sono: tra queste, 12,1 milioni di euro del Feampa destinati a compensare i maggiori costi della pesca e dell’acquacoltura, ai quali si aggiungono 5 milioni del bilancio regionale, oltre ad altri bandi per gli investimenti nel settore.
Resta quindi arduo comprendere perché una parte delle risorse disponibili impieghi così tanto tempo per trasformarsi in interventi concreti a favore delle imprese dell’Isola. Quando i fondi restano fermi o avanzano troppo lentamente, le conseguenze ricadono direttamente, nella fattispecie sui pescatori e più in generale sulle imprese, e quindi sul lavoro, sui redditi e sull’economia siciliana.
Le ragioni possono essere diverse: procedure amministrative complesse, tempi lunghi per i bandi, istruttorie, difficoltà organizzative o limiti nella capacità di spesa ? ma proprio per questo sarebbe opportuno che l’Amministrazione regionale, a cominciare dalla Presidenza della Regione, spiegasse con chiarezza dove si producono i rallentamenti, quanti fondi europei risultano ancora inutilizzati e in quali tempi si prevede di spenderli.
Anche su questo terreno si misura una “questione morale” intesa come limpidezza, responsabilità nell’uso delle risorse pubbliche e capacità delle istituzioni di rendere conto ai cittadini di ciò che funziona e di ciò che invece rimane fermo.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









