Sindaci d’Italia guarda al centrodestra. Amenta e Briguglio dal Pd al nuovo partito

Aderiscono amministratori siciliani. Cateno De Luca prepara la lista comune. Tra rappresentanza dei territori e nuovi equilibri di potere. L'opinione

Sintesi

Sindaci d’Italia è un nuovo movimento politico formato da amministratori ed ex amministratori locali di diversa provenienza politica. Nato ad Assisi il 4 ottobre 2026, vuole portare i problemi dei Comuni nelle decisioni regionali e nazionali e riavvicinare al voto i cittadini delusi. Ora raccoglie adesioni anche in Sicilia.

Nel Messinese aderiscono Natale Briguglio, sindaco di Nizza di Sicilia, e Gianni Pino, sindaco di San Filippo del Mela. Nel gruppo anche Renato Di Blasi, sindaco di Librizzi. Per Briguglio la scelta segna l’uscita dal Pd.

Cateno De Luca lavora a una lista nazionale comune con il nuovo movimento, nel percorso di avvicinamento al centrodestra. Dal 27 al 29 ottobre è prevista un’assemblea a Roma. Restano da definire accordi e candidature.

Articolo

Una rete di sindaci che vuole diventare forza elettorale e incidere sulle decisioni di Regione e Stato. È il progetto di Sindaci d’Italia, la formazione nata il 4 ottobre ad Assisi (Comune della provincia di Perugia, in Umbria), che sta raccogliendo adesioni anche in Sicilia e dialoga con Sud chiama Nord, il movimento guidato da Cateno De Luca (sindaco di Taormina e leader politico).

Il percorso si intreccia con la scelta di Cateno De Luca di collocarsi nell’area del centrodestra, a sostegno della coalizione guidata da Giorgia Meloni (presidente del Consiglio del governo nazionale e leader di Fratelli d’Italia). L’obiettivo annunciato è costruire una lista nazionale comune, mentre intese definitive, candidature e assetti regionali devono ancora essere precisati.

Che cos’è Sindaci d’Italia

Sindaci d’Italia è un movimento politico fondato il 4 ottobre 2026 ad Assisi (Comune della provincia di Perugia, in Umbria) e presentato alla stampa il giorno successivo a Roma. Riunisce sindaci, amministratori ed ex amministratori con esperienze in partiti diversi, accomunati dall’idea che chi conosce i problemi dei Comuni debba partecipare direttamente alle decisioni regionali e nazionali. L’obiettivo dichiarato è ottenere risposte concrete su personale, servizi e finanziamenti e recuperare la fiducia di chi ha smesso di votare. Si tratta quindi di una formazione che vuole partecipare alla competizione politica ed elettorale.

Le nuove adesioni presentate a Palermo

Ieri, 21 ottobre, all’Ars (Assemblea regionale siciliana, il Parlamento dell’Isola), sono stati presentati gli sviluppi del progetto e nuovi amministratori coinvolti. A illustrarli Paolo Amentae x Pd (sindaco di Canicattini Bagni, Comune della provincia di Siracusa, e presidente dell’Anci Sicilia, articolazione regionale dell’Associazione nazionale comuni italiani) e Gianni Pino (sindaco di San Filippo del Mela, Comune della Città metropolitana di Messina).

Tra le adesioni riportate dallla stampa, figurano Renato Di Blasi, sindaco di Librizzi (Comune della Città metropolitana di Messina), Natale Briguglio ex Pd, sindaco di Nizza di Sicilia (Comune costiero ionico della Città metropolitana di Messina), e Salvatore Gallo, sindaco di Palazzolo Acreide (Comune della provincia di Siracusa).

Sono state inoltre annunciate le adesioni dei sindaci di Bagheria (Comune della Città metropolitana di Palermo) Filippo Tripoli e di Mazara del Vallo (Comune costiero della provincia di Trapani) Salvatore Quinci.

Briguglio lascia il Pd, il passaggio riguarda anche la Jonica

L’ingresso di Briguglio porta il nuovo progetto direttamente nella riviera jonica messinese. Il sindaco di Nizza di Sicilia lascia il Partito democratico e aderisce alla formazione degli amministratori locali.

Come Briguglio, anche Amenta arriva dal Partito democratico. Sindaci d’Italia riunisce quindi amministratori con storie politiche diverse, alcuni dei quali fino a poco tempo fa erano nel centrosinistra. Il nuovo partito dialoga con Cateno De Luca per costruire liste elettorali comuni. De Luca ha scelto di schierarsi con il centrodestra e se l’intesa si concretizzerà su questa linea, anche gli ex esponenti del centrosinistra che vi aderiranno si presenteranno agli elettori nell’alleanza politica opposta a quella di provenienza.

Se un sindaco cambia partito, non significa che lo abbiano seguito anche gli assessori e i consiglieri che lo sostengono. Il Comune resta l’istituzione che rappresenta tutti i cittadini, qualunque sia il loro orientamento politico. Il sindaco dovrebbe quindi chiarire se cambia soltanto la sua appartenenza politica oppure anche le alleanze e gli impegni presi con gli elettori, spiegando quali conseguenze concrete avrà questa scelta sulle decisioni dell’amministrazione.

Che cosa significa “lobby dei territori”

Amenta (presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani in Sicilia) vuole riunire sindaci e amministratori in un gruppo capace di farsi ascoltare dalla Regione e dal Governo nazionale e ottenere più fondi e regole più adatte ai problemi dei Comuni. È questo il significato della sua espressione “lobby dei territori”: unirsi per avere maggiore forza nelle trattative e nelle decisioni politiche. La parola “lobby”, da sola, non indica un’attività illegale.

Le richieste riguardano problemi che i cittadini incontrano ogni giorno: uffici con pochi dipendenti, assistenza sociale insufficiente, difficoltà nel garantire la sicurezza e piccoli paesi che perdono abitanti e servizi. Secondo i promotori, lo Stato e la Regione chiedono ai sindaci di occuparsi di sempre più cose, senza dare loro abbastanza personale e denaro.

Per esempio, se un Comune non ha un tecnico che prepari il progetto per riparare una scuola, rischia di perdere un finanziamento anche quando i soldi sono disponibili. La promessa del nuovo partito è portare questi problemi nel Parlamento nazionale e in quello regionale, facendo eleggere propri rappresentanti che propongano leggi e finanziamenti per risolverli. L’obiettivo dichiarato è passare dalle richieste rivolte ad altri alla possibilità di partecipare direttamente alle decisioni.

Il progetto era già stato presentato l’8 ottobre

L’appuntamento del 21 ottobre ha seguito una prima presentazione siciliana, avvenuta l’8 ottobre all’Ars. In quella occasione Amenta e Pino avevano spiegato di voler partire dalle esigenze dei cittadini per arrivare alle decisioni legislative e finanziarie.

Tra i temi sollevati figurano la prevenzione delle emergenze, l’assistenza agli alunni con disabilità e i limiti ai mandati dei sindaci siciliani. Pino aveva sostenuto la possibilità di riconfermare gli amministratori capaci, precisando di non voler ricandidarsi personalmente.

Il progetto mira a coinvolgere anche assessori, consiglieri ed ex amministratori. L’esperienza maturata nei municipi viene proposta come titolo per assumere responsabilità politiche più ampie, fino al Parlamento nazionale e a quello regionale.

De Luca e l’appuntamento nazionale di fine mese

Il raccordo elettorale passa da Sud chiama Nord. Nel punto stampa del 20 ottobre a Roma, De Luca e Laura Castelli (presidente del movimento) hanno illustrato il percorso verso l’assemblea nazionale prevista dal 27 al 29 ottobre.

Secondo quanto riportato dalla stampa, De Luca ha indicato espressamente la prospettiva di un’unica lista e ha rivendicato la scelta del centrodestra.

Una candidatura alle Regionali, però, resta distinta dall’adesione al movimento. L’interesse a partecipare alle elezioni non consente ancora di presentare tutti i sindaci coinvolti come candidati già designati. Lo stesso Pino ha spiegato che sarà l’assemblea nazionale a definire ufficialmente la linea politica della formazione.

Il ruolo dell’Anci e le domande sulla rappresentanza

Amenta ha annunciato l’intenzione di restare alla guida dell’Anci Sicilia fino alla conclusione del mandato. L’associazione dei Comuni e il nuovo partito svolgono però funzioni differenti: la prima rappresenta amministrazioni di diverso orientamento, il secondo cerca consenso per una propria proposta politica.

Da questa sovrapposizione di ruoli nasce una questione di chiarezza pubblica: quando interviene Amenta, parla a nome dei Comuni associati oppure della formazione politica di cui è promotore? Distinguere le due funzioni permette ai sindaci aderenti all’Anci e ai cittadini di comprendere quali posizioni siano condivise dall’associazione e quali appartengano al nuovo partito.

Mediterranea24 ha già affrontato il rapporto tra rappresentanza, risorse pubbliche e consenso nell’approfondimento sulle partecipate regionali, le nomine e i controlli. Vicende diverse, che richiamano una domanda comune: come assicurare che il potere politico resti uno strumento al servizio della collettività?

L’Opinione

Nell’articolo sulle partecipate regionali avevamo immaginato tempo addietro, con una provocazione, l’ANFI, Associazione nazionale feudi italiani. Una metafora per descrivere il rischio di una politica che tratta territori, incarichi e consenso come patrimoni da amministrare e trasferire da uno schieramento all’altro.

La nascita di una dichiarata “lobby dei territori” rende quella battuta quasi una premonizione linguistica. Non dimostra che il nuovo partito sia un’associazione di feudi, ma rende ancora più necessaria una domanda: a essere rappresentati saranno i bisogni delle comunità oppure il peso elettorale dei loro amministratori?

Un sindaco può cambiare partito e proporre nuove alleanze. Ai cittadini spetta però conoscere quali idee siano cambiate, quali impegni restino validi e quali risultati giustifichino il passaggio. Perché un territorio non è un pacchetto di voti e il consenso ricevuto non è una proprietà personale.

La precedente immagine dello “pseudo bancomat” pubblico richiamava proprio questo pericolo: risorse dei contribuenti impiegate per alimentare apparati ed equilibri politici, anziché servizi accessibili a tutti. Qui non si attribuisce tale condotta ai nuovi aderenti. Si chiede loro di dimostrare, con regole e scelte verificabili, di voler contrastare quel sistema.

I fondi devono arrivare secondo i bisogni, anche ai Comuni politicamente scomodi. Gli incarichi devono premiare le competenze. I cittadini devono ottenere risposte senza cercare una protezione.

Una forza dei territori si misurerà su questo. Altrimenti cambieranno le insegne, ma i feudi resteranno.