Sintesi
La trasparenza sulla gestione dei beni confiscati cresce in tutta Italia. Su 1.174 Comuni destinatari di immobili sottratti alle mafie, 938 pubblicano l’elenco sul proprio sito istituzionale. Gli enti inadempienti sono 236.

In Sicilia risultano 157 Comuni adempienti su 208, pari a circa il 76 per cento. Sono invece 51 e nell’articolo indicati per provincia, quelli che non rendono disponibile l’elenco. La regione ottiene 49,50 punti su 100 nel ranking della trasparenza, contro una media nazionale di 56,23.

La situazione più critica riguarda il Messinese, dove 13 Comuni non pubblicano gli elenchi, da Antillo, Giardini-Naxos a Messina e Torrenova per citare alcuni. Anche la Città metropolitana di Messina risulta l’unico Ente sovracomunale inadempiente tra i dieci monitorati.

Il rapporto sollecita anche maggiori risorse per il riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti alla criminalità. Libera propone di destinare stabilmente il 2 per cento del Fondo unico giustizia alle comunità che amministrano questi beni.
Articolo
La trasparenza sulla gestione dei beni confiscati compie un deciso passo avanti nei Comuni italiani, anche se permangono ritardi e differenze territoriali. La quarta edizione di “RimanDATI”, il rapporto promosso da Libera con il Gruppo Abele, il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e il contributo dell’Istituto nazionale di statistica, fotografa una situazione complessivamente migliore rispetto alle precedenti rilevazioni.
Su 1.174 Comuni destinatari di immobili sottratti alle mafie, 938 pubblicano sul proprio sito istituzionale l’elenco previsto dalla legge. La percentuale corretta, calcolata sui valori assoluti, è del 79,9 per cento. Restano inadempienti 236 amministrazioni, pari al 20,1 per cento.
Il confronto con gli anni precedenti mostra la dimensione del miglioramento. Nel primo monitoraggio del 2021 pubblicava gli elenchi soltanto il 38 per cento degli enti. Nella terza edizione la quota aveva raggiunto il 65,2 per cento. L’avanzamento rispetto alla precedente rilevazione è quindi di 14,7 punti percentuali.
I risultati presentati nel settembre 2026 derivano da un monitoraggio svolto nel corso del 2025. La prima rilevazione è iniziata il 3 febbraio, mentre una seconda verifica, successiva alle richieste di accesso civico, è stata avviata il 12 maggio e conclusa nel mese di luglio. L’elaborazione dei dati è stata chiusa il 31 dicembre 2025. Il rapporto non rappresenta quindi una rilevazione in tempo reale dei siti comunali nel settembre 2026.
L’effetto delle richieste di accesso civico
Durante la prima ricognizione erano 729, pari al 62,1 per cento, i Comuni che rendevano disponibile l’elenco. Libera ha quindi inviato 1.159 richieste di accesso civico agli enti che non avevano pubblicato i dati o che presentavano altre irregolarità.
Le risposte ricevute sono state 485. Al termine del percorso, altri 209 Comuni hanno pubblicato gli elenchi, portando il totale nazionale a 938. Il lavoro è stato realizzato attraverso una rete di volontari formati e attivi nei diversi territori.
La crescita appare diffusa, anche se non uniforme. Il Nord raggiunge l’88,5 per cento di enti adempienti, il Centro arriva al 77,8 per cento, mentre Sud e Isole si attestano al 75 per cento. Basilicata, Molise e Umbria raggiungono il 100 per cento. Liguria e Veneto arrivano al 94 per cento, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia al 90 per cento. Nessuna regione scende sotto il 50 per cento.
In Sicilia 51 Comuni senza elenco
Il dettaglio contenuto nel dataset ufficiale collegato al rapporto indica che, sui 208 Comuni siciliani destinatari di beni confiscati, 157 pubblicano l’elenco e 51 non lo rendono disponibile.
Il miglioramento quantitativo non elimina però i problemi relativi alla qualità, alla completezza e alla reperibilità delle informazioni. Nella classifica elaborata da Libera, la Sicilia ottiene 49,50 punti su 100, mentre la media nazionale è di 56,23 punti.
Tra i 157 Comuni siciliani che pubblicano l’elenco, 68 utilizzano file Excel e sei file CSV o TXT (documenti di testo che possono essere letti ed elaborati automaticamente). In totale, 74 enti su 157, pari al 47,1 per cento, pubblicano dati che possono essere facilmente ordinati, confrontati e riutilizzati. Altri 72 utilizzano documenti PDF nei quali è possibile cercare parole e informazioni, nove pubblicano PDF ottenuti dalla scansione di documenti cartacei e due usano file Word o ODT (documenti di testo in formato aperto).
Il modello preparato dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati viene utilizzato da 75 Comuni siciliani, mentre gli altri 82 seguono schemi diversi. La mancanza di un modello uguale per tutti rende più difficile confrontare le informazioni e capire rapidamente come vengono utilizzati gli immobili confiscati.
Il Messinese presenta il numero più alto
La provincia con il maggior numero di enti inadempienti è Messina. Sono 13 i Comuni messinesi che non pubblicano l’elenco: Antillo, Capo d’Orlando, Floresta, Giardini-Naxos, Gioiosa Marea, Lipari, Merì, Messina, Reitano, Roccella Valdemone, Santa Lucia del Mela, Sinagra e Torrenova.
Seguono la provincia di Catania con 12 Comuni: Aci Catena, Calatabiano, Castiglione di Sicilia, Giarre, Licodia Eubea, Mascali, Misterbianco, Ragalna, Ramacca, Sant’Agata li Battiati, Trecastagni e Vizzini.
In provincia di Palermo gli Enti inadempienti sono nove: Caccamo, Cefalà Diana, Misilmeri, Petralia Sottana, Piana degli Albanesi, Polizzi Generosa, Prizzi, Santa Flavia e Trappeto.
Nell’agrigentino risultano sei Comuni: Cianciana, Menfi, Racalmuto, Raffadali, Sambuca di Sicilia e Santa Elisabetta. Tre sono in provincia di Caltanissetta, Montedoro, Niscemi e Serradifalco. Altri tre si trovano nel Trapanese, Erice, Favignana e Mazara del Vallo.
Completano l’elenco Modica e Pozzallo, in provincia di Ragusa, Melilli e Pachino, nel siracusano, e Pietraperzia, in provincia di Enna. Tutte le nove province siciliane presentano almeno un Comune inadempiente.
Città metropolitana e Regione
Il monitoraggio ha interessato anche dieci Enti sovracomunali destinatari di beni confiscati, tre Province e sette Città metropolitane. La Città metropolitana di Messina è l’unica a non pubblicare l’elenco secondo i parametri adottati dalla ricerca.
Tra le sei Regioni destinatarie di beni confiscati emergono ulteriori criticità. La Calabria non pubblica l’elenco e le informazioni collegate. Sicilia e Lazio (entrambe con una Giunta e una Maggioranza di centrodestra come anche la Calabria) rendono disponibili alcuni dati, ma con modalità che, secondo il rapporto, non consentono agli utenti di individuarli e consultarli con immediatezza.
Cosa prevede la legge
L’articolo 48 del decreto legislativo 159 del 2011 stabilisce che gli enti territoriali debbano formare un elenco dei beni confiscati trasferiti al proprio patrimonio. L’elenco deve essere aggiornato ogni mese e pubblicato sul sito istituzionale.
Per ogni immobile devono essere indicate la consistenza, la destinazione e l’utilizzazione. Quando il bene è affidato a un soggetto terzo, occorre specificare anche i dati identificativi del concessionario, gli estremi dell’atto di assegnazione, l’oggetto e la durata della concessione.
La pubblicazione non rappresenta quindi un adempimento meramente formale. Permette ai cittadini di conoscere quanti beni siano stati assegnati al Comune, in che modo siano utilizzati e quali soggetti ne abbiano ottenuto la gestione. La trasparenza rende possibile il controllo civico e può facilitare il riutilizzo sociale degli immobili.
“Mafie e corruzione prosperano nel buio e nell’indifferenza”, osserva Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni confiscati di Libera. Per Giannone, rendere pienamente accessibili queste informazioni aiuta i percorsi di riuso perché ogni dato pubblicato restituisce uno spazio di potere alla collettività.
La richiesta sul Fondo unico giustizia
Accanto alla trasparenza, il rapporto richiama il problema delle risorse necessarie per recuperare gli immobili e garantire la continuità delle attività sociali. Molti enti locali e soggetti del Terzo settore ricevono beni che richiedono lavori, manutenzione e investimenti prima di poter essere utilizzati.
Libera propone di destinare ogni anno il 2 per cento del Fondo unico giustizia alle comunità impegnate nella gestione dei patrimoni confiscati. Il Fondo, istituito nel 2008, raccoglie risorse finanziarie provenienti da sequestri e confische e viene ripartito tra il Ministero dell’Interno, il Ministero della Giustizia e il bilancio dello Stato.
Attraverso la campagna “Diamo linfa al bene”, sostenuta da oltre centomila firme, l’associazione chiede che una quota stabile di quelle somme finanzi scuole, cooperative, servizi sociali e progetti di rigenerazione. L’obiettivo è fare in modo che il denaro sottratto alle mafie torni concretamente alle comunità.
Nell’immagine di copertina, un’iniziativa di Libera per i trent’anni della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati, la villa confiscata destinata al Centro Europe Direct di Palermo e Palazzo dei Leoni sede della Città metropolitana di Messina.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









