Sicilia. Tangenti e fondi pubblici. Nuova stretta giudiziaria: arresti di funzionari e dirigenti regionali

Dall’inchiesta ad Agrigento sugli appalti alle accuse di finanziamento illecito, emergono intrecci tra amministrazione, imprenditoria e politica in un quadro segnato da provvedimenti cautelari e verifiche giudiziarie

Sintesi

L’inchiesta sulle tangenti negli appalti pubblici in Sicilia registra ad Agrigento nuovi sviluppi con arresti, conferme cautelari e indagini su presunti rapporti tra imprese e pubblica amministrazione. Le accuse riguardano episodi di corruzione legati a lavori pubblici e coinvolgono funzionari regionali e imprenditori. Il Tribunale del Riesame conferma alcune misure ma annulla specifiche contestazioni per carenza di prove. Parallelamente emergono ulteriori filoni investigativi su presunti finanziamenti illeciti e uso improprio di fondi pubblici. Il quadro complessivo evidenzia un sistema sotto esame con risvolti giudiziari e implicazioni politiche ancora in evoluzione.

Articolo

Nuovi sviluppi nell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento sui presunti episodi di corruzione legati all’assessorato regionale alle Infrastrutture delineano un quadro investigativo complesso, caratterizzato da misure cautelari, contestazioni penali e verifiche su rapporti tra apparato pubblico e imprenditoria privata. L’ultimo provvedimento riguarda il funzionario regionale Francesco M. direttore dei lavori nell’appalto per il dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte frazione di Castelvetrano comune in provincia di Trapani , posto agli arresti domiciliari con l’accusa di avere ricevuto una somma di 10.000 euro dall’imprenditore Giovanni A. nell’ambito dell’appalto per il dragaggio del porto.

Secondo la ricostruzione accusatoria, la somma sarebbe stata corrisposta “a fronte di esplicite richieste” per evitare ostacoli nell’esecuzione dei lavori. L’indagato ha respinto le accuse, ma il GIP Filippo Serio ha ritenuto le sue dichiarazioni non convincenti, valorizzando intercettazioni e contatti con Giovanni Filardo, soggetto collegato a contesti investigativi più ampi.

Nel medesimo procedimento, il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per Carmelo Vetro e il dirigente regionale Giancarlo Teresi entrambi accusati di corruzione aggravata. Vetro già condannato in passato per reati di mafia nell’ambito dell’operazione Nuova Cupola, resta detenuto nonostante il ricorso della difesa. I Giudici hanno tuttavia annullato uno dei capi di imputazione relativo alla detenzione illegale di armi, ritenendo insufficienti gli elementi probatori derivanti da intercettazioni telefoniche.

Rigettato anche il ricorso di Teresi, già coinvolto in procedimenti giudiziari dal 2020. Le indagini, condotte dai Magistrati Gianluca De Leo, Maria Pia Ticino e Bruno Brucoli, ipotizzano un sistema strutturato di relazioni finalizzato a orientare appalti e finanziamenti pubblici.

Nel medesimo contesto investigativo risulta coinvolto anche Salvatore Iacolino, nei cui confronti viene ipotizzato il concorso esterno in associazione mafiosa, fattispecie giuridica che configura un contributo consapevole a un’organizzazione criminale pur senza appartenenza formale. Iacolino, avvocato di 62 anni nato a Favara (Agrigento), è un manager di lungo corso della sanità siciliana vicino al centrodestra. La sua carriera inizia nel 2001 come direttore amministrativo dell’Asp di Agrigento. Nel 2005 viene chiamato dal governo Cuffaro a guidare l’Asp di Palermo, incarico che mantiene fino al 2009, quando viene eletto europarlamentare con il Popolo della Libertà. Dopo l’esperienza a Bruxelles, nel 2024 rientra all’Asp di Agrigento. Dal 2023 fino a poche settimane fa ha diretto il Dipartimento della Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute. Al centro di un confronto tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, era stato nominato il 5 marzo 2026 direttore generale del Policlinico di Messina, lasciando la Pianificazione strategica.

Parallelamente, il Riesame ha disposto l’annullamento del sequestro probatorio di 10.000 euro nei confronti di Antonio L. 47 anni di Favara, amministratore della società An.Sa, somma rinvenuta durante una perquisizione del 6 marzo e successivamente restituita. Nei confronti dello stesso soggetto resta pendente la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura, con decisione attesa dopo interrogatorio preventivo. Anche per Antonio L. l’accusa ipotizza episodi di corruzione nell’ambito della gestione di appalti pubblici.

L’inchiesta cronologicamente: si è avviata nel 2020 con un procedimenti giudiziario su Teresi; 2022 presunti finanziamenti elettorali oggetto di indagine; 6 marzo 2026 sequestro di somme di denaro; poi provvedimenti cautelari successivi con arresti e riesami; infine sviluppi investigativi tuttora in corso.

Un ulteriore filone riguarda il deputato Calogero Pisano, che ha respinto le accuse di peculato (appropriazione indebita di risorse pubbliche), truffa aggravata e finanziamento illecito ai partiti. Secondo la Procura, coordinata da Giovanni Di Leo e Elettra Consoli, due bonifici per complessivi 30.000 euro effettuati il 5 agosto 2022 e qualificati come prestito personale deriverebbero in realtà da fondi pubblici concessi ad associazioni culturali riconducibili a Salvo Prestia e Laura Cozzo.

Intanto, Prestia ha rassegnato le dimissioni dalla Fondazione Teatro Pirandello, mentre non si registrano al momento variazioni negli assetti del distretto turistico locale, nonostante il coinvolgimento dell’amministratore delegato Fabrizio L. G. Entrambi gli enti risultano controllati dal Comune di Agrigento, elemento che amplia la portata istituzionale dell’indagine.

Nel complesso, il quadro delineato dagli inquirenti evidenzia un intreccio tra gestione degli appalti pubblici, flussi finanziari e relazioni tra soggetti pubblici e privati. Le indagini proseguono per accertare responsabilità individuali e verificare l’eventuale esistenza di un sistema corruttivo strutturato, mentre sul piano giuridico restano centrali le valutazioni sulle esigenze cautelari, la solidità degli elementi probatori e il rispetto delle garanzie difensive in un procedimento ancora in fase istruttoria.

Nell’immagine di copertina il Tribunale di Agrigento.

Nota

In ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio di indagini in corso, ogni persona eventualmente coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.