Sintesi
È stato firmato il rinnovo del contratto Istruzione e Ricerca 2025-2027 con aumenti medi mensili e arretrati per oltre un milione di dipendenti. Il governo rivendica tre rinnovi consecutivi come risultato senza precedenti mentre i sindacati sottoscrivono l’intesa inclusa la Cgil. Le risorse stanziate crescono progressivamente fino al 2027 e gli incrementi variano per categoria e anzianità. Restano aperti temi su welfare, conciliazione vita-lavoro e benefit come mutui agevolati e buoni pasto. Parallelamente proseguono le trattative per altri comparti pubblici con l’obiettivo di completare i rinnovi entro l’anno. La notizia anche riportata sui social la notizia dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che in merito ai tre rinnovi di un contratto per il comparto in una sola legislatura parla di “una cosa mai accaduta prima”.

Articolo
È stato sottoscritto l’accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione e Ricerca relativo al triennio 2025-2027, un passaggio che coinvolge oltre 1,2 milioni di lavoratori tra scuola, università, Enti pubblici di ricerca e istituzioni Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica). L’intesa è stata raggiunta tra l’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) e tutte le organizzazioni sindacali, compresa la Cgil (Confederazione Generale Italiana del Lavoro), segnando un punto di convergenza che non sempre si era registrato nei precedenti cicli negoziali.

Il Governo ha rivendicato il risultato come un traguardo significativo, sottolineando la continuità dei rinnovi contrattuali negli ultimi anni. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in merito ai tre rinnovi di un contratto per il comparto in una sola legislatura parla di “una cosa mai accaduta prima”. Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo ha evidenziato il mantenimento di quanto promesso “E lo dimostra il fatto che abbiamo già stanziato le risorse per il prossimo triennio 2028/30”. Dal 2023 sono stati infatti chiusi gli accordi relativi ai trienni 2019-2021, 2022-2024 e ora 2025-2027, con un incremento complessivo medio delle retribuzioni pari al 16% e un aumento medio stimato in 395 euro sulle buste paga considerando l’insieme degli ultimi contratti. La strategia dichiarata punta a evitare ritardi storici nei rinnovi e a garantire una programmazione finanziaria già estesa al triennio 2028-2030.

Nel dettaglio, il nuovo contratto prevede aumenti medi mensili pari a 143 euro per i docenti e 107 euro per il personale Ata (Amministrativo, tecnico e ausiliario). Le risorse stanziate seguono una progressione temporale definita: 1,1 miliardi nel 2025, 2,2 miliardi nel 2026 e 3,3 miliardi a regime dal 2027. Gli incrementi retributivi variano in base alla qualifica, all’anzianità di servizio e all’ente di appartenenza, con una forbice che nella scuola oscilla tra 110,16 euro e 185,38 euro per i docenti, mentre per il personale Ata si registrano valori differenziati tra collaboratori, operatori, assistenti e funzionari.
Nel comparto universitario gli aumenti risultano più contenuti, con circa 158 euro mensili per le elevate professionalità e 140 euro per i funzionari, mentre collaboratori ed esperti linguistici registrano incrementi attorno ai 106 euro. Nel settore Afam gli aumenti raggiungono fino a 225,24 euro per i docenti e 180 euro per i ricercatori. Gli incrementi più elevati si rilevano negli enti di ricerca, dove si arriva fino a 463,35 euro lordi mensili, a conferma di una maggiore valorizzazione di profili altamente specializzati.
Un elemento rilevante riguarda anche gli arretrati, che nella scuola si attestano mediamente intorno a 812 euro, mentre negli enti di ricerca possono arrivare fino a 1.253 euro. Queste somme rappresentano il recupero economico per il periodo intercorrente tra la scadenza del precedente contratto e l’effettiva applicazione del nuovo.
Sul piano normativo e programmatico, il rinnovo si inserisce in un quadro più ampio di politiche pubbliche sostenute da investimenti complessivi pari a circa 30 miliardi di euro destinati alla contrattazione nel pubblico impiego. L’obiettivo dichiarato è completare entro la fine dell’anno tutti i rinnovi relativi al triennio 2025-2027, inclusi quelli dei comparti delle Funzioni centrali, degli enti locali e del settore sanitario.
Restano tuttavia aperti diversi dossier che saranno affrontati nelle prossime fasi negoziali. Tra questi emergono le misure per migliorare la conciliazione tra vita privata e lavoro, le tutele per i lavoratori fragili e i caregiver (assistenti familiari), nonché l’introduzione di strumenti di welfare contrattuale. In questo ambito si colloca la possibile stipula di convenzioni con istituti bancari per mutui a tasso agevolato destinati agli insegnanti per l’acquisto della prima casa, oltre alla discussione sull’estensione dei buoni pasto anche al personale docente, attualmente escluso.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









