Sintesi
La Sicilia migliora sul fronte degli abbandoni scolastici e dei giovani Neet, ma resta il territorio più esposto al rischio di dispersione implicita e di competenze minime non raggiunte. Il quadro nasce dal Piano regionale strategico approvato nel 2023 e viene aggiornato dalle misure attuative del 2025 e del 2026. Nel 2025 la dispersione esplicita (i ragazzi che lasciano la scuola prima del tempo fermandosi alla licenza media e non continuano a studiare o a formarsi) scende al 13,7%, ma rimane molto sopra la media nazionale dell’8,2%. Anche i Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione) calano al 22,8%, restando comunque il valore più alto nel Mezzogiorno. Nell’anno scolastico 2024/2025 la Sicilia registra il 23,6% di rischio di dispersione implicita e oltre la metà degli studenti non raggiunge livelli adeguati in lettura, mentre quasi 2 su 3 restano insufficienti in matematica. Il fenomeno colpisce soprattutto chi proviene da famiglie svantaggiate, studenti stranieri di prima generazione e quartieri urbani poveri di servizi educativi. Regione e Governo nazionale hanno messo in campo risorse per centinaia di milioni tra PNRR, FSE+, PR FESR, mense, buoni pasto, buoni libro, apertura estiva delle scuole e sussidi per studenti con disabilità. La sfida, però, non è solo finanziare progetti, ma trasformare la scuola in un presidio quotidiano contro esclusione, illegalità, fuga dei giovani e impoverimento del futuro dell’Isola.

Articolo
Il termine più immediato è povertà scolastica, ma il concetto corretto è più ampio: povertà educativa. Non indica soltanto chi lascia i banchi prima del tempo, ma anche chi rimane dentro il percorso formativo senza acquisire strumenti sufficienti per leggere, calcolare, comprendere, scegliere e partecipare alla vita sociale. Ogni ragazzo che abbandona la scuola o che arriva alla fine di un ciclo senza competenze adeguate non rappresenta solo un dato statistico, ma una perdita per il sistema Paese. In Sicilia questa frattura è meno estesa rispetto al passato, ma continua a incidere su intere generazioni e contribuisce a indebolire una terra da cui spesso vanno via proprio i giovani che riescono a laurearsi.

Il primo passaggio istituzionale recente risale all’11 ottobre 2023, quando la Giunta della Regione Siciliana ha approvato il Piano regionale strategico per il contrasto alla povertà educativa, la riduzione della dispersione scolastica e la qualificazione del sistema scolastico siciliano per il triennio 2023-2025. Il Piano vale poco meno di 321 milioni di euro e nasce per coordinare interventi diversi, evitando che ogni finanziamento resti isolato. Le risorse sono state orientate verso 2 direttrici principali: rafforzare l’offerta formativa e migliorare la capacità di governo delle scuole, con un coinvolgimento multilivello tra Regione, Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), Ufficio scolastico regionale, enti locali e istituti.

Dentro questo quadro si inserisce il PNRR, che per la riduzione dei divari territoriali e la lotta alla dispersione scolastica prevede un investimento nazionale da 1,5 miliardi di euro. Una prima quota da 500 milioni è stata ripartita nel 2022 alle scuole secondarie di primo e secondo grado, mentre altri interventi sono stati destinati agli istituti individuati come più fragili sulla base degli indicatori Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione). L’obiettivo è recuperare competenze, orientare gli studenti, contrastare l’abbandono e sostenere l’inclusione sociale.
Nel 2025 la Regione ha poi rilanciato l’Avviso 10, “Scuole aperte per il territorio”, finanziato con 27 milioni di euro del FSE+ (Fondo sociale europeo Plus) 2021-2027. La misura riguarda scuole medie e istituti superiori, soprattutto nelle aree a forte povertà educativa, e punta ad ampliare il tempo pieno, il tempo prolungato e le attività pomeridiane. Nello stesso anno è stato pubblicato anche l’avviso del PR FESR (Programma regionale del Fondo europeo di sviluppo regionale) Sicilia 2021-2027 da 15 milioni di euro, destinato al potenziamento degli ambienti scolastici e formativi, con contributi compresi tra 200.000 e 350.000 euro per intervento.
Nel 2026 sono arrivate altre misure mirate. Il 25 marzo è stato previsto 1 milione di euro per attrezzature tecniche e sussidi didattici destinati agli studenti con disabilità certificata. Il 29 aprile la Regione ha stanziato oltre 22 milioni per i buoni libro dell’anno scolastico 2025/2026, innalzando la soglia ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 13.000 euro e rimodulando gli importi: 400 euro per la prima media, 300 euro per la seconda, 200 euro per la terza, 400 euro per la prima superiore, 250 euro per la seconda, 400 euro per la terza e 350 euro per quarta e quinta. Il 13 maggio è stato pubblicato il programma da 1,5 milioni per tenere aperte le scuole elementari e medie anche nei mesi estivi, con attività educative, laboratori, uscite e percorsi di socializzazione. Il 17 giugno è stato annunciato anche un piano da 10 milioni per mense e buoni pasto, con contributi alle scuole del primo ciclo e l’introduzione di un buono da 7 euro per gli studenti delle superiori che ne faranno richiesta.
I dati aggiornati mostrano però che le risorse devono misurarsi con un ritardo strutturale. Nel 2025 la dispersione scolastica esplicita, cioè la quota di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media e non seguono percorsi di istruzione o formazione, scende in Italia all’8,2%. In Sicilia il dato migliora dal 15,2% del 2024 al 13,7% del 2025, ma resta il più alto del Paese insieme alla Sardegna. La differenza di genere resta evidente: tra i maschi siciliani il valore passa dal 17,3% al 16,5%, mentre tra le femmine scende dal 13% al 10,7%.
Il secondo indicatore riguarda i Neet (Not in Education, Employment or Training, giovani che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione). Anche qui si registra un miglioramento. Nel 2025 la quota nazionale dei Neet tra 15 e 29 anni scende al 13,3%, mentre in Sicilia arriva al 22,8%, in calo rispetto al 25,7% del 2024. Il progresso è reale, ma il divario rimane ampio. Le ragazze siciliane continuano a essere più esposte, con il 24,7%, contro il 21,1% dei maschi.
La criticità più insidiosa è però il rischio di dispersione implicita. In questo caso non si guarda solo a chi lascia la scuola, ma a chi resta nel sistema senza raggiungere traguardi adeguati. Nell’anno scolastico 2024/2025, secondo Istat e Invalsi, il 12,3% degli studenti del terzo anno della scuola secondaria di primo grado è a rischio di dispersione implicita a livello nazionale, in calo rispetto al 16,6% del 2020/2021. La Sicilia, però, registra il valore più grave d’Italia, pari al 23,6%, davanti a Calabria e Sardegna.
Il deficit emerge anche dai cosiddetti low performer (studenti con risultati insufficienti). A livello nazionale, nell’anno scolastico 2024/2025 non raggiunge la sufficienza il 41,4% degli studenti in italiano e il 44,3% in matematica. In Sicilia il quadro è molto più pesante: il 53,3% degli alunni presenta competenze alfabetiche insufficienti e il 62% mostra competenze numeriche non adeguate. In pratica nell’Isola, più di 1 studente su 2 fatica nella comprensione della lingua scritta e quasi 2 su 3 incontrano difficoltà serie nell’area logico-matematica.
La povertà educativa non colpisce tutti allo stesso modo. Il rischio cresce tra chi proviene da famiglie con condizioni sociali ed economiche fragili, tra gli studenti stranieri di prima generazione e nei contesti urbani dove servizi educativi, spazi culturali e reti sociali sono più deboli. A Palermo, lo studio richiama quartieri storici come Albergheria, Ballarò, Kalsa, Capo e Vucciria, dove emergono fragilità socioeconomica, bassi livelli di istruzione, abbandono scolastico, presenza di minori a rischio e carenza di servizi educativi e culturali stabili.
Le dichiarazioni istituzionali lette negli ultimi mesi mostrano 2 piani diversi dello stesso problema. Il ministro Giuseppe Valditara ha rivendicato il calo nazionale della dispersione, collegandolo ad Agenda Sud, Agenda Nord e al Decreto Caivano. L’assessore regionale Mimmo Turano ha invece insistito sulla necessità di tenere aperte le scuole oltre l’orario ordinario, definendole presidi di aggregazione territoriale e strumenti per combattere dispersione, bullismo, devianza minorile e illegalità. Sono letture diverse, ma convergono su un punto: la scuola non può limitarsi alle ore di lezione del mattino se vuole incidere nei territori più fragili.
Sul piano normativo, il passaggio più rilevante è il D.L. (decreto-legge) 15 settembre 2023, n. 123, convertito dalla legge 13 novembre 2023, n. 159, noto come Decreto Caivano. L’articolo 12 ha rafforzato il rispetto dell’obbligo scolastico, ha introdotto l’articolo 570-ter c.p. sull’inosservanza dell’obbligo di istruzione dei minori e ha abrogato il precedente articolo 731 c.p. La nuova disciplina prevede la responsabilità del soggetto tenuto a vigilare sull’istruzione del minore, ma dopo il procedimento di ammonizione previsto dall’articolo 114 del D.Lgs.16 aprile 1994, n. 297. Sul punto è intervenuta anche la Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 30777 del 2025 ha chiarito che non esiste continuità normativa automatica tra la vecchia contravvenzione e il nuovo delitto, perché la nuova fattispecie richiede l’ammonizione preventiva e riguarda l’intero obbligo scolastico.
La cornice giuridica rafforza il controllo, ma non basta da sola. La dispersione non si combatte soltanto con sanzioni, in quanto spesso nasce da povertà familiare, isolamento sociale, carenze di servizi, difficoltà linguistiche, ambienti scolastici inadeguati e mancanza di tempo pieno. Per questo mense, buoni pasto, laboratori pomeridiani, libri gratuiti, spazi moderni, scuole aperte d’estate e sussidi per studenti con disabilità non sono misure accessorie, ma strumenti essenziali per rimuovere ostacoli concreti.
La Sicilia, dunque, non parte da zero. I dati mostrano un miglioramento nella dispersione esplicita e nei Neet, ma rivelano anche una fragilità profonda negli apprendimenti. La vera sfida è trasformare i finanziamenti in continuità educativa, presenza quotidiana e alleanze stabili tra scuola, famiglie, enti locali e comunità.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









