Sintesi
Tre mesi per proteggere i tratti più vulnerabili e oltre 3 anni per completare l’intervento. A Santa Teresa di Riva si prepara la fase operativa dei lavori contro l’erosione costiera: l’arrivo del motopontone è previsto per l’1 ottobre e l’obiettivo è realizzare entro dicembre i primi pennelli nei punti maggiormente esposti, iniziando dalla zona di via Del Gambero.

Il progetto interessa 3,3 chilometri di litorale, in larga parte classificato a rischio elevato o molto elevato, e prevede 14 pennelli in massi lavici, 15 barriere soffolte e il ripascimento con oltre 253.000 metri cubi di materiale proveniente dal torrente Savoca. La conclusione contrattuale è fissata al 5 aprile 2029.

Gli atti ufficiali distinguono tra il finanziamento complessivo, pari a 10.621.735 euro, e l’importo dell’appalto aggiudicato nel 2021 al Consorzio Ciro Menotti: 5.813.147,55 euro, Iva esclusa. Il contratto è stato sottoscritto il 2 marzo 2022.

Articolo
Il motopontone atteso l’1 ottobre

Il conto alla rovescia è iniziato. Dopo le opere provvisorie eseguite sul lungomare danneggiato dal ciclone Harry, Santa Teresa di Riva si prepara ad avviare la parte strutturale dell’intervento destinato a difendere la costa dall’erosione.
Secondo l’aggiornamento operativo diffuso il 14 settembre, il motopontone dovrebbe raggiungere il comprensorio l’1 ottobre, una volta conclusa la stagione balneare. La piattaforma sarà caricata alla foce del torrente Pagliara, tra Furci Siculo e Roccalumera, e trasporterà via mare i massi lavici fino alla spiaggia santateresina.
Il cronoprogramma precedentemente comunicato indicava l’1 settembre come data di avvio del trasferimento dei massi. La partenza della fase marittima risulta quindi slittata di circa 1 mese. L’obiettivo aggiornato è comunque completare entro dicembre i pennelli nei tratti considerati più fragili, a partire dalla zona di via Del Gambero. Il motopontone dovrebbe riuscire a posare circa 1.500 tonnellate di pietrame al giorno e potrebbe essere affiancato da una seconda piattaforma per accelerare le lavorazioni.
Un’opera da completare entro aprile 2029
La consegna formale del cantiere è avvenuta il 20 febbraio 2026, alla presenza del presidente della Regione Renato Schifani. Il termine contrattuale è di 1.140 giorni e fissa la conclusione dell’opera al 5 aprile 2029.
Il progetto interessa 3,3 chilometri di costa, gran parte dei quali è classificata nelle categorie di rischio idrogeologico R3 e R4. R3 indica un rischio elevato, con la possibilità di danni agli edifici e alle infrastrutture e di pericoli per le persone. R4 rappresenta invece il livello più grave: segnala un rischio molto elevato, con la possibilità di danni rilevanti alle costruzioni, alle strade e ai servizi essenziali, oltre che di feriti o vittime.
Dopo il passaggio del ciclone Harry sono stati finanziati anche 5 interventi urgenti, separati dal progetto principale di difesa della costa. Due sono stati affidati al Genio civile di Messina, per 770.000 euro ciascuno, quindi per un totale di 1,54 milioni di euro. Gli altri 3 sono stati assegnati al Comune di Santa Teresa di Riva, per complessivi 2,05 milioni di euro.
Nel complesso, per queste 5 opere successive alla mareggiata sono stati quindi destinati 3,59 milioni di euro. Si tratta di lavori immediati o provvisori, necessari per mettere in sicurezza i punti danneggiati e ristabilire condizioni minime di protezione. Non devono essere confusi con il progetto strutturale da 10,62 milioni di euro, pensato invece per contrastare l’erosione dell’intero tratto costiero attraverso pennelli, barriere sommerse e ripascimento della spiaggia.
Finanziamento e appalto: le cifre degli atti ufficiali
Il progetto ha ottenuto nel 2019 un finanziamento regionale complessivo di 10.621.735 euro. Questa cifra rappresenta l’intera somma messa a disposizione per realizzare l’intervento e non coincide, quindi, con l’importo effettivamente riconosciuto all’impresa incaricata dei lavori. Nel finanziamento generale possono infatti rientrare, oltre al costo delle opere, anche l’Iva, le spese tecniche, gli accantonamenti, gli imprevisti e le altre somme necessarie per completare il progetto.
La gara d’appalto è stata avviata su un importo più basso, pari a 7.466.591,02 euro. Questa era la cifra presa come riferimento per scegliere l’impresa esecutrice e comprendeva 7.194.942,23 euro per i lavori, 182.699,10 euro per gli oneri della sicurezza e 88.949,69 euro per i servizi tecnici di progettazione.
Il 22 marzo 2021 l’appalto è stato aggiudicato al Consorzio nazionale cooperative di produzione e lavoro “Ciro Menotti” di Ravenna, che ha offerto un ribasso del 22,7 per cento sulle somme soggette a riduzione. Gli oneri per la sicurezza, invece, non possono essere ribassati in quanto devono garantire la tutela dei lavoratori durante l’esecuzione dell’opera.
Dopo l’applicazione del ribasso, l’importo contrattuale è risultato pari a 5.813.147,55 euro, Iva esclusa. La somma comprendeva 5.561.690,34 euro per i lavori, 182.699,10 euro per la sicurezza e 68.758,11 euro per i servizi tecnici.
Il Consorzio “Ciro Menotti” è il soggetto che si è aggiudicato formalmente l’appalto, mentre l’esecuzione concreta delle opere è stata affidata a 2 imprese consorziate, Edilap e Cospin. Il contratto, registrato con il numero di repertorio 753, è stato sottoscritto il 2 marzo 2022.
Le 3 cifre, dunque, indicano passaggi e voci differenti e non sono in contraddizione tra loro: 10.621.735 euro costituiscono l’intero finanziamento regionale, 7.466.591,02 euro rappresentano l’importo sul quale è stata avviata la gara e 5.813.147,55 euro, Iva esclusa, sono il valore dell’appalto dopo il ribasso offerto dal Consorzio aggiudicatario. La differenza tra il finanziamento complessivo e il valore del contratto non rappresenta automaticamente un risparmio disponibile, poiché una parte delle somme è destinata all’Iva e alle altre spese previste nel quadro economico dell’intervento.
Come funzionerà la nuova difesa costiera
Il progetto prevede innanzitutto la realizzazione di 14 pennelli in massi lavici, cioè strutture di protezione che partiranno dalla spiaggia e si estenderanno verso il mare in posizione perpendicolare alla costa. In termini semplici, avranno la funzione di suddividere il litorale in più tratti e di trattenere la sabbia, impedendo che le correnti marine la spostino facilmente da una zona all’altra.
Ogni pennello sarà formato da una parte emersa, quindi visibile dalla spiaggia, che raggiungerà un’altezza massima di circa 1 metro sopra il livello del mare. La struttura proseguirà sott’acqua con una sorta di prolungamento laterale, chiamato “unghia soffolta”, disposto parallelamente alla battigia e collocato a una quota di circa 2 metri sotto il livello del mare.
Negli spazi compresi tra i 14 pennelli saranno costruite 15 barriere soffolte. Si tratta di strutture completamente sommerse, quindi non visibili dalla spiaggia, formate da materiale collocato sul fondale. Saranno posizionate a una profondità di circa 6,5 metri, avranno un’altezza vicina ai 2,5 metri e una lunghezza variabile, a seconda del tratto di costa, da 70 a 230 metri.
Le 2 tipologie di opere svolgeranno funzioni diverse ma collegate. Le barriere sommerse dovranno ridurre la forza delle onde prima che raggiungano la spiaggia, facendo arrivare sulla battigia un moto ondoso meno violento. I pennelli dovranno invece frenare lo spostamento laterale della sabbia provocato dalle correnti, favorendone l’accumulo e la permanenza nei diversi tratti di arenile.
Il terzo elemento dell’intervento sarà il ripascimento artificiale, cioè l’aggiunta di nuovo materiale sulla spiaggia per compensare quello che il mare ha portato via nel corso degli anni. Non si tratta soltanto di proteggere il lungomare con massi e barriere: il progetto punta anche a ricostruire una parte dell’arenile perduto e ad aumentare la distanza tra il mare e le strutture presenti sulla costa.
Dal torrente Savoca dovrebbero essere prelevati complessivamente 253.490 metri cubi di materiale. Di questa quantità, 76.047 metri cubi, pari al 30 per cento del totale, saranno utilizzati per realizzare le 15 barriere soffolte. Gli altri 177.443 metri cubi, corrispondenti al restante 70 per cento, saranno destinati al ripascimento vero e proprio della spiaggia.
Anche il materiale proveniente dal Savoca sarà trasportato via mare, evitando per quanto possibile il passaggio continuo di mezzi pesanti sulle strade e sui lungomari. Dopo essere stato caricato sul motopontone alla foce del torrente, sarà portato davanti alla costa di Santa Teresa di Riva e scaricato in 5 aree prestabilite lungo il litorale.
Da questi punti il materiale sarà prelevato da mezzi dotati di cassone e distribuito nei diversi tratti di spiaggia. L’ultima fase consisterà nel suo modellamento, cioè nella sistemazione e nel livellamento necessari per dare all’arenile la forma e la pendenza previste dal progetto.
Nel complesso, quindi, la difesa della costa sarà affidata a 3 elementi che dovranno lavorare insieme: i 14 pennelli tratterranno la sabbia, le 15 barriere sommerse attenueranno la forza delle onde e il ripascimento, con 177.443 metri cubi di materiale, servirà a ricostruire e ampliare la spiaggia erosa dal mare.
Un cantiere interamente organizzato dal mare
La scelta di lavorare prevalentemente dal mare dovrebbe evitare il transito continuo di autocarri pesanti sulla viabilità comunale e sui lungomari. Alla foce del Pagliara è stata predisposta una piarda di carico, autorizzata nell’ambito delle opere provvisionali collegate al progetto.
Per costruire le parti sommerse dei pennelli saranno recuperati anche i massi che si trovano sul fondale davanti a Bucalo. Sono i resti delle scogliere costruite tra il 1977 e il 1978, considerate un intervento rudimentale ma capace, almeno localmente, di rallentare l’arretramento della spiaggia.
La direzione dei lavori è affidata al Genio civile di Messina, guidato dall’ingegnere Santi Trovato. Secondo l’aggiornamento operativo, il direttore dei lavori è l’architetto Massimo Potenzone; i direttori operativi sono Corrado Speziale e Giuseppe Presti; Antonino Chiofalo svolge anche il ruolo di coordinatore della sicurezza durante l’esecuzione, mentre Marina Barletti assicura il supporto amministrativo.
Il lungo iter amministrativo
La progettazione comunale viene fatta risalire al 2014. Il finanziamento regionale è arrivato nel 2019, l’aggiudicazione nel marzo 2021 e la sottoscrizione del contratto nel marzo 2022.
A questi passaggi si è aggiunto il procedimento ambientale. L’istanza per il Provvedimento autorizzatorio unico regionale è stata presentata nell’aprile 2023; dopo la conferenza dei servizi e il parere della Commissione tecnica specialistica, la valutazione ambientale favorevole è stata formalizzata l’1 luglio 2025. Il provvedimento autorizzatorio conclusivo è stato emanato il 4 agosto 2025.
Il progetto esecutivo è stato validato il 16 febbraio 2026 e il cantiere è stato consegnato 4 giorni dopo. Tra progettazione, finanziamento, gara, contratto e autorizzazioni sono così trascorsi circa 12 anni.
Harry ha colpito una costa già vulnerabile
Il ciclone Harry, che ha investito la Sicilia ionica tra il 19 e il 21 gennaio 2026, non è stato il primo episodio a mettere in crisi il lungomare. Già tra il 17 e il 18 gennaio 2025 una mareggiata aveva provocato il cedimento di circa 140 metri della struttura.
Come ricostruito da Mediterranea24 nell’inchiesta su erosione, cementificazione e trasformazione della costa, gli effetti degli eventi estremi si sono sommati a una vulnerabilità maturata nel corso dei decenni.
Il progetto stima che dal 1982 la linea di costa santateresina abbia subito, nei settori più esposti, un arretramento progressivo vicino ai 35 metri. L’avvio anticipato dell’intervento avrebbe potuto ridurre l’esposizione del lungomare, ma non è possibile affermare con certezza che avrebbe impedito tutti i danni provocati da un evento dell’intensità di Harry.
Nei mesi successivi Mediterranea24 ha seguito anche l’avanzamento anomalo del mare sulla spiaggia, le preoccupazioni dei comuni ionici durante il vertice in Prefettura e l’avvio dei contributi straordinari regionali per le imprese litoranee.
La protezione locale e l’equilibrio dell’intero litorale
Le opere rigide non sono prive di conseguenze. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ricorda che pennelli e scogliere possono proteggere un tratto specifico, ma possono anche modificare il trasporto dei sedimenti e trasferire il problema erosivo verso i settori vicini.
È la questione sollevata anche da Legambiente e raccontata da Mediterranea24 nell’approfondimento sui 72,4 milioni stanziati contro l’erosione delle coste siciliane. Secondo l’associazione, gli interventi frammentati e basati soprattutto su strutture rigide devono lasciare spazio a una pianificazione estesa alle intere unità costiere.
Nel caso di Santa Teresa di Riva sarà quindi essenziale monitorare non soltanto l’accumulo di sedimenti tra i nuovi pennelli, ma anche l’evoluzione della linea di costa verso Furci Siculo e negli altri tratti confinanti. Questo monitoraggio dovrà verificare se il sistema conserva la sabbia senza accentuare l’erosione a valle delle opere.
L’allarme conosciuto fin dal 1988
Il problema non è nuovo. Il 17 aprile 1988 la Provincia regionale di Messina organizzò un confronto pubblico sull’erosione delle spiagge e affidò allo Studio Volta di Savona un pre-studio per individuare gli interventi urgenti lungo il litorale provinciale. Il documento venne consegnato nel novembre dello stesso anno.
Da allora, lungo la costa ionica, si sono susseguiti argini, tombinature dei torrenti, muri, pennelli e scogliere. Il nuovo intervento rappresenta una risposta strutturale attesa da anni, ma la sua efficacia dovrà essere misurata nel tempo, insieme agli effetti prodotti sull’intero sistema costiero.
Nell’immagine di copertina, la spiaggia di Santa Teresa di Riva frequentata dai bagnanti nell’agosto 2026; la nuova rotatoria illuminata di piazza Mercato; il sindaco Danilo Lo Giudice con i componenti dell’attuale Giunta comunale, ritratti all’insediamento del 2022.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









