Sintesi
A 6 mesi dall’uccisione a Messina di Daniela Zinnanti, i familiari hanno definito il femminicidio “un delitto che si doveva e si poteva evitare”. La cinquantenne aveva denunciato l’ex compagno Santino Bonfiglio, sottoposto agli arresti domiciliari senza che fosse ancora stato applicato il braccialetto elettronico. La famiglia chiede di accertare anche ciò che non ha funzionato.

A Udine, un militare di 40 anni ha aggredito l’ex compagna dentro il Tribunale, subito dopo essere stato condannato per precedenti lesioni. A Sulmona è invece emerso il presunto piano di un cinquantacinquenne che avrebbe voluto condurre la compagna sul Monte Morrone per ucciderla. In entrambi i casi l’intervento di altre persone ha impedito conseguenze peggiori.

A Villatora di Saonara un pensionato di 70 anni è accusato di avere soffocato la suocera di 96 anni, che assisteva insieme alla moglie. A Torino un uomo di 87 anni avrebbe gravemente ferito la moglie ottantatreenne. La violenza può maturare anche nelle abitazioni considerate più tranquille.

L’Istat rileva però che il rischio di omicidio per le donne raggiunge il livello più alto tra 75 e 84 anni, soprattutto all’interno della famiglia. Età avanzata e lunga convivenza non proteggono automaticamente dalla violenza.

Articolo
Messina, la lettera della famiglia Zinnanti. “Un delitto che si doveva e si poteva evitare”. Con queste parole i familiari di Daniela Zinnanti sono tornati sul femminicidio della cinquantenne, uccisa tra il 9 e il 10 marzo 2026 nella propria abitazione di via Lombardia, a Messina. Attraverso i legali hanno ringraziato la Procura, la Squadra Mobile e gli investigatori, chiedendo che la conclusione delle indagini e il successivo percorso giudiziario procedano rapidamente, ma soprattutto che sia fatta piena chiarezza sulle protezioni che non riuscirono a salvarla. L’ex compagno Santino Bonfiglio, 67 anni, ha confessato il delitto ed è detenuto nel carcere di Caltanissetta. Secondo la relazione depositata dal medico legale Alessio Asmundo, la donna sarebbe stata colpita alla nuca con un tondino di ferro, avrebbe tentato di difendersi e sarebbe stata poi raggiunta da numerose coltellate. Il 5 febbraio Daniela aveva denunciato una precedente aggressione: Bonfiglio era stato sottoposto agli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico, ma il dispositivo non era ancora disponibile e avrebbe dovuto essere installato soltanto dopo il delitto.
Le protezioni rimaste incomplete. Il caso ha superato i confini messinesi ed è arrivato in Parlamento. L’11 marzo la Camera ha osservato un minuto di silenzio, mentre Carolina Varchi (deputata di Fratelli d’Italia e capogruppo del partito nella Commissione Giustizia) ha chiesto di verificare che cosa non avesse funzionato. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha successivamente domandato una relazione agli uffici giudiziari messinesi. Anche al Senato sono state presentate interrogazioni per conoscere le ragioni dell’applicazione degli arresti domiciliari e della mancata sostituzione della misura dopo l’indisponibilità materiale del dispositivo. La documentazione parlamentare conferma che Daniela aveva già denunciato e che l’autorità giudiziaria aveva disposto il controllo elettronico. Resta da accertare, senza anticipare responsabilità individuali, se tra decisioni, comunicazioni ed esecuzione della misura vi siano stati ritardi o vuoti operativi.
Mediterranea24 si è occupata più volte dei femminicidi e dell’effettiva applicazione delle misure di protezione, ricostruendo il caso di Daniela Zinnanti e altre tragedie analoghe, nelle quali il ritardo nell’installazione del braccialetto elettronico, la sua mancata applicazione o un malfunzionamento hanno consentito all’aggressore di raggiungere la vittima, trasformando una tutela disposta sulla carta in una tragedia.
Udine, l’aggressione dentro il Tribunale. La mattina del 10 settembre, nel Tribunale di Udine, Agostino Di Novo (militare dell’Esercito di 40 anni) si è scagliato contro l’ex compagna di 35 anni subito dopo la lettura della sentenza che lo aveva condannato a 6 mesi di reclusione, con pena sospesa, per lesioni commesse contro la stessa donna. L’ha raggiunta dall’altro lato dell’aula e l’ha colpita al collo e a una gamba con un coordinatometro militare, uno strumento di plastica simile a un righello utilizzato per misurare le distanze sulle carte topografiche. Un carabiniere e un poliziotto in pensione, presenti per un altro processo, lo hanno immobilizzato, mentre una dipendente ha portato la donna nella camera di consiglio e ha sbarrato la porta. La Giudice per le indagini preliminari Giulia Pussini ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare nel carcere di Udine. Le accuse sono tentato omicidio, minaccia, porto abusivo di un oggetto destinato all’offesa e interruzione di pubblico servizio.
Sulmona, il presunto piano sul Monte Morrone. A Sulmona (Comune della provincia dell’Aquila, in Abruzzo) è emersa dalle indagini una vicenda risalente al maggio 2026. Un uomo di 55 anni avrebbe fatto salire la compagna trentasettenne in automobile, l’avrebbe chiusa all’interno e picchiata, con l’intenzione, secondo l’accusa, di condurla ai piedi del Monte Morrone e ucciderla. Alcuni Carabinieri fuori servizio, insospettiti dalla guida e dal comportamento dell’uomo, hanno fermato il veicolo e trovato la donna con lesioni al volto. La vittima si sarebbe poi allontanata dall’ospedale per paura di ritorsioni. Nel luglio successivo l’uomo avrebbe nuovamente aggredito la compagna nella camera da letto e sarebbe stato arrestato. Si trova attualmente nel carcere di Pescara per maltrattamenti e tentata estorsione, mentre gli accertamenti hanno portato alla contestazione del precedente progetto omicida. La tempestività di chi ha riconosciuto una situazione anomala ha impedito che il presunto piano arrivasse alla sua conclusione.
Saonara, la novantaseienne soffocata in casa. Il 12 settembre, a Villatora, frazione di Saonara (Comune della provincia di Padova, in Veneto), Maria Zanasca, 96 anni, è morta soffocata nella casa in cui viveva con la figlia e il genero. Enrico Marigo, pensionato incensurato di 70 anni, avrebbe coperto la bocca e il naso dell’anziana con un sacchetto di plastica, chiamando subito dopo il 112 e attendendo l’arrivo dei Carabinieri. L’uomo e la moglie assistevano la novantaseienne, affetta da diverse patologie e da un progressivo declino cognitivo. Agli investigatori Marigo avrebbe riferito di avere agito al culmine di un profondo disagio emotivo, sostenendo di non riuscire più a sopportare le continue lamentele della suocera. Si tratta di dichiarazioni che dovranno essere verificate e che non attenuano la gravità del fatto. Il medico legale ha attribuito la morte al soffocamento e la Procura ha disposto gli ulteriori accertamenti. La vicenda rientra nella violenza familiare, ma non può essere definita automaticamente femminicidio senza accertare le motivazioni previste dalla legge.
Torino, la moglie ottantatreenne ferita. La mattina del 13 settembre una donna di 83 anni è stata trovata gravemente ferita nella propria abitazione di via Franca, a Torino. Secondo la prima ricostruzione, sarebbe stata aggredita dal marito ottantasettenne e avrebbe riportato lesioni alla testa e al volto. I sanitari del Servizio regionale di elisoccorso del 118 l’hanno intubata e trasferita in codice rosso all’ospedale Molinette. L’uomo si è presentato spontaneamente ai Carabinieri e la sua posizione è rimasta al vaglio degli investigatori. Le informazioni inizialmente diffuse non consentono ancora di conoscere il movente, l’eventuale presenza di precedenti violenze né la qualificazione giuridica definitiva del fatto.
I dati non dimostrano un aumento, ma il rischio cresce con l’età. La concentrazione di casi avvenuti in pochi giorni restituisce l’immagine di qualcosa che si sta disfacendo dentro relazioni adulte, anziane o consolidate da molti anni. L’Istat ha registrato nel 2024 un quadro sostanzialmente stabile: 62 donne sono state uccise da un partner o ex partner, con un tasso identico a quello del 2023. Il dato più allarmante riguarda l’età: il rischio di omicidio per le donne raggiunge il massimo tra 75 e 84 anni, con 0,81 vittime ogni 100mila residenti, soprattutto per mano di partner o familiari. Per le donne con più di 55 anni, in oltre la metà degli omicidi ricorrono situazioni nelle quali l’autore dichiara di avere voluto porre fine alla sofferenza della vittima oppure presenta segnali di squilibrio psicologico. Nel 2025 il Ministero dell’Interno ha contato 97 donne uccise, 85 in ambito familiare o affettivo e 62 da partner o ex partner. La violenza nella coppia non appare quindi in crescita lineare, ma continua a resistere anche nelle età più avanzate.
Isolamento, dipendenza e fatica della cura non sono giustificazioni. Nelle coppie adulte la violenza può rimanere nascosta per decenni dietro abitudini familiari, dipendenza economica, paura di restare sole, vergogna e convinzione che i conflitti domestici debbano rimanere privati. Con l’età possono aggiungersi malattie croniche, declino cognitivo, pensionamento, perdita delle relazioni sociali, difficoltà economiche e un’assistenza quotidiana svolta senza adeguato sostegno. L’isolamento riduce gli sguardi esterni e rende più difficile chiedere aiuto; la stanchezza del familiare che assiste può trasformarsi in esasperazione, ma non determina inevitabilmente la violenza e soprattutto non la giustifica. L’Organizzazione mondiale della sanità segnala isolamento sociale, dipendenza, problemi di salute mentale, abuso di alcol e assenza di sostegni tra i fattori che possono aumentare il rischio, mentre le donne anziane e con disabilità incontrano maggiori ostacoli nel denunciare. Al centro restano spesso il controllo, il possesso e l’incapacità di accettare l’autonomia della donna, anche dopo decenni di convivenza. Dal dicembre 2025 la legge n. 181 qualifica come femminicidio l’uccisione commessa per odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso, dominio o rifiuto della libertà della donna. Le pene intervengono dopo il delitto; prevenzione, servizi territoriali, protezioni effettive e attenzione ai segnali devono arrivare prima.
Nell’immagine di copertina, Daniela Zinnanti; il Tribunale di Udine; una presentazione dell’Arma dei Carabinieri dedicata al contrasto della violenza sulle donne.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









