Sintesi
L’esame di Maturità è stato introdotto nel 1923 e nel corso di oltre un secolo ha cambiato più volte struttura, finalità e criteri di valutazione. Nel 1969 è stato esteso a tutti gli indirizzi della scuola secondaria superiore, mentre nel 1997 ha assunto la denominazione di esame di Stato. Dall’anno scolastico 2025/2026 è tornato ufficialmente a chiamarsi esame di Maturità e ha attribuito maggiore rilievo alle conoscenze, alla capacità critica, all’autonomia e alla responsabilità personale. In termini semplici, non deve misurare soltanto quanto uno studente ha imparato, ma anche la sua capacità di ragionare e affrontare consapevolmente il futuro.

In Sicilia si sono presentati all’appuntamento 44.325 candidati, lo 0,21% in meno rispetto al 2025. La prima prova si è svolta il 18 giugno, la seconda il giorno successivo e sono poi iniziati i colloqui. Gli studenti sono stati esaminati da 1.270 commissioni.

Il 96,7% degli studenti scrutinati in Italia è stato ammesso all’esame e il 99,8% degli esaminati ha ottenuto il diploma. I diplomati con lode sono stati 14.123, pari al 2,9%, contro i 13.857 dell’anno precedente. L’incremento effettivo è stato quindi di 266 studenti. I 100 senza lode sono invece diminuiti dal 7,1% al 5,3%. In pratica, quasi tutti hanno superato la prova, ma una parte dei risultati massimi si è spostata dal semplice 100 alla lode.

La Campania ha guidato la graduatoria con 3.018 lodi, davanti alla Puglia con 2.104 e alla Sicilia con 1.928. Sono seguite Lazio con 1.165, Calabria con 1.042 e Lombardia con 760. Nell’Isola le lodi sono però diminuite di 19 rispetto alle 1.947 del 2025.
La fascia più numerosa è stata quella compresa tra 71 e 80, raggiunta dal 30,1% dei diplomati. Il 26% ha ottenuto da 61 a 70, il 19,7% da 81 a 90 e l’11,9% da 91 a 99. I promossi con 60 sono scesi al 4,1%. Il liceo classico ha registrato l’8% di lodi e lo scientifico il 6,1%, mentre considerando i grandi gruppi di scuola la menzione è stata assegnata al 4,3% dei liceali, all’1,6% degli studenti tecnici e allo 0,7% dei professionali. In termini semplici, la maggior parte degli studenti si è collocata nelle fasce intermedie e le votazioni di vertice sono rimaste soprattutto concentrate nei licei.
Le prove nazionali sugli studenti dell’ultimo anno hanno contemporaneamente mostrato un miglioramento nel Mezzogiorno. La quota che ha raggiunto almeno il livello adeguato è salita al 47% in Italiano nell’area Sud e Isole e al 41% in Matematica, a fronte rispettivamente del 54% e del 52% nazionali. In parole povere, il divario con il Nord non è stato cancellato, ma si è ridotto e i risultati hanno indicato una direzione più favorevole rispetto al 2025.
Articolo
L’esame conclusivo della scuola secondaria superiore ha avuto origine nel 1923, quando la riforma promossa da Giovanni Gentile ha introdotto una prova particolarmente selettiva, inizialmente riservata agli studenti liceali e composta da 4 scritti e da un colloquio su tutte le materie degli ultimi anni. Nel 1969 il sistema è stato esteso ai percorsi quadriennali e quinquennali, le prove scritte sono state ridotte a 2 ed è stato liberalizzato l’accesso universitario. Nel 1997 la legge n. 425 ha sostituito la precedente denominazione con “esame di Stato”, ha introdotto il punteggio in centesimi e ha attribuito peso al credito scolastico maturato durante il percorso.
La nuova trasformazione è stata approvata con il decreto-legge n. 127 del 9 settembre 2025, convertito nella legge n. 164 del 30 ottobre dello stesso anno. Il provvedimento ha ripristinato ufficialmente il nome “esame di Maturità” e ha stabilito che la valutazione debba riguardare non soltanto conoscenze, abilità e competenze, ma anche il livello di autonomia, responsabilità e crescita personale. Il colloquio è stato concentrato su 4 discipline individuate annualmente, tutte le prove sono divenute indispensabili per la validità dell’esame e il punteggio aggiuntivo attribuibile dalla commissione è stato limitato a un massimo di 3 punti per chi abbia raggiunto almeno 90. In sostanza gli studenti che hanno già ottenuto almeno 90/100 possono ricevere dalla commissione un bonus finale da 1 a 3 punti. Per esempio, uno studente con 97 può arrivare a 100, mentre uno con 89 non può ottenere punti aggiuntivi. Il bonus non è automatico: la commissione decide se assegnarlo in base al percorso scolastico e alla qualità dell’esame. Le commissioni sono state formate da un presidente esterno, 2 componenti esterni e 2 docenti interni per ciascuna classe.
La sessione 2026 ha rappresentato quindi la prima applicazione completa della nuova impostazione. Il MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito) ha fissato la prova scritta di Italiano al 18 giugno e quella relativa alle discipline caratterizzanti al 19 giugno, seguite dai colloqui. In Sicilia sono stati coinvolti 44.325 candidati, dei quali 41.839 provenienti dalle scuole statali e 2.486 dalle paritarie. Il totale è diminuito dello 0,21% rispetto ai 44.420 dell’anno precedente. Gli interni sono stati 43.118 e gli esterni 1.207, mentre il 54% ha frequentato un liceo, il 30% un istituto tecnico e il 16% un professionale.
La distribuzione provinciale degli studenti statali ha visto Palermo al primo posto con 9.946 candidati, seguita da Catania con 9.523, Messina con 5.173, Trapani con 3.764, Agrigento con 3.599, Siracusa con 3.296, Ragusa con 2.775, Caltanissetta con 2.490 ed Enna con 1.273. L’USR (Ufficio scolastico regionale) ha predisposto 1.270 commissioni, 4 in meno rispetto al 2025.
I dati finali diffusi dal dicastero hanno indicato l’ammissione del 96,7% dei candidati scrutinati, contro il 96,5% dell’anno scolastico precedente. Tra coloro che hanno sostenuto le prove, il 99,8% ha ottenuto il diploma. Il numero dei promossi è quindi rimasto pressoché totale, mentre è cambiata la distribuzione interna dei voti: i 60 sono diminuiti dal 4,9% al 4,1%, la fascia 61-70 si è attestata al 26%, quella 71-80 è cresciuta dal 29,3% al 30,1%, i punteggi da 81 a 90 sono passati dal 18% al 19,7% e quelli da 91 a 99 dall’11% all’11,9%.
È risultata più netta la variazione dei risultati massimi. Il 100 senza menzione è sceso dal 7,1% al 5,3%, mentre la lode è aumentata dal 2,8% al 2,9%. Gli studenti premiati con 100 e lode sono stati 14.123, rispetto ai 13.857 del 2025. L’aumento è stato quindi di 266 diplomati. I licei hanno registrato il 4,3% di lodi, gli istituti tecnici l’1,6% e i professionali lo 0,7%. All’interno dei singoli indirizzi il liceo classico ha raggiunto l’8%, seguito dallo scientifico con il 6,1%.
La graduatoria territoriale ha confermato una forte presenza meridionale. La Campania ha ottenuto 3.018 lodi, la Puglia 2.104, la Sicilia 1.928, il Lazio 1.165, la Calabria 1.042 e la Lombardia 760. Il confronto deve tuttavia tenere conto della differente popolazione scolastica delle regioni e non può essere interpretato come una graduatoria assoluta della qualità dei rispettivi sistemi educativi.
Per l’Isola il dato ha mostrato una lieve inversione rispetto alla tendenza nazionale. Nel 2025 erano state attribuite 1.947 lodi, mentre nel 2026 ne sono state registrate 1.928, con una riduzione di 19. La Sicilia ha mantenuto il 3° posto nazionale, ma è stata superata dalla Puglia, che l’anno precedente era collocata alle sue spalle con 1.891 eccellenze. La Campania ha invece incrementato il risultato da 2.898 a 3.018.
Il quadro dei voti deve essere letto insieme alle rilevazioni dell’INVALSI (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione), che misurano competenze standardizzate e non coincidono con il giudizio complessivo assegnato dalle commissioni. Nel 2026, tra gli studenti dell’ultimo anno, la quota nazionale che ha raggiunto almeno il livello adeguato è salita dal 52% al 54% in Italiano e dal 49% al 52% in Matematica. Nell’area Sud e Isole il risultato è cresciuto dal 43% al 47% in Italiano e dal 38% al 41% in Matematica. Il Mezzogiorno ha dunque recuperato terreno, pur conservando una distanza dalle aree settentrionali, che in Italiano sono rimaste sopra il 60%.
Non è necessariamente strano che al Sud ci siano molte lodi, anche se nelle prove nazionali i risultati medi possono essere più bassi. La Maturità valuta infatti molti elementi: il rendimento degli ultimi anni, i voti ottenuti, le prove d’esame, la capacità di esprimersi e la maturazione personale. Le prove nazionali, invece, misurano soprattutto alcune competenze precise con domande uguali per tutti. In pratica, i 2 risultati non misurano esattamente la stessa cosa. Il problema è capire se i voti e le lodi vengano assegnati con criteri davvero simili in tutte le regioni, così da poterli confrontare in modo corretto.
Giuseppe Valditara (ministro dell’Istruzione e del Merito ed esponente della Lega), commentando le prove scritte, ha affermato che le tracce sono state costruite per valorizzare conoscenze, spirito critico e responsabilità, con l’intento di collegare i saperi alla realtà vissuta dagli studenti. Filippo Serra (direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia), nel messaggio rivolto ai maturandi, li aveva invitati a confidare nella propria preparazione, a non cercare scorciatoie e a considerare pienamente meritato ogni traguardo raggiunto attraverso l’impegno.
Sul piano della giurisprudenza, il TAR della Campania, con la sentenza n. 425 del 2026, ha respinto il ricorso di una studentessa che contestava il voto finale di 93/100 ottenuto in una precedente sessione. Secondo la ricostruzione della decisione, il punteggio numerico può costituire una motivazione sufficiente quando la commissione abbia utilizzato griglie analitiche, criteri predeterminati e verbali capaci di rendere ricostruibile il procedimento valutativo. La pronuncia non ha riguardato i dati collettivi del 2026, ma ha confermato che il giudizio scolastico può essere sindacato dal Giudice soltanto in presenza di irregolarità, errori manifesti o carenze procedurali, non per sostituire la propria valutazione a quella tecnica dei commissari.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









