Sintesi
La sentenza emessa il 15 maggio 2026 dal GUP (Giudice dell’Udienza Preliminare) del Tribunale di Messina, Tiziana Leanza, nell’ambito dell’operazione antimafia “Thysandros”, rappresenta uno dei più rilevanti colpi giudiziari degli ultimi anni contro le infiltrazioni della mafia catanese nella fascia jonica messinese tra Taormina, Giardini Naxos e Calatabiano. Il procedimento, celebrato con rito abbreviato, ha riguardato 37 imputati su 65 indagati complessivi e si è concluso con 35 condanne, 2 assoluzioni e pene complessive superiori a 300 anni di carcere. Le indagini delle DDA (Direzioni Distrettuali Antimafia) di Catania e Messina hanno documentato l’operatività del clan Cappello-Cintorino nei traffici di droga, nelle estorsioni, nel trasferimento fraudolento di valori e nel controllo criminale del territorio, evidenziando il persistente interesse delle organizzazioni mafiose verso le aree economicamente strategiche e turistiche della Sicilia orientale. La vicenda si inserisce nel più ampio quadro delle recenti relazioni DIA, delle analisi della Corte d’Appello di Catania e delle inchieste sulla criminalità organizzata siciliana, che descrivono una mafia moderna sempre meno militare e sempre più relazionale, economica e imprenditoriale, capace di infiltrarsi nei circuiti legali, negli appalti, nel turismo e nelle attività economiche locali.

Articolo
La nuova sentenza pronunciata il 15 maggio 2026 nell’ambito dell’operazione “Thysandros” riporta nuovamente l’attenzione nazionale sulla presenza storica della mafia catanese nella fascia jonica messinese, in particolare tra Taormina, Giardini Naxos, Calatabiano e le aree limitrofe della costa orientale siciliana. La Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Messina, Tiziana Leanza, ha definito il procedimento celebrato con rito abbreviato nei confronti di 37 imputati coinvolti nella maxi inchiesta coordinata dalle DDA (Direzioni Distrettuali Antimafia) di Catania e Messina, pronunciando 35 condanne e 2 assoluzioni per pene complessive superiori ai 300 anni di carcere.

Secondo quanto emerso dagli atti investigativi, l’operazione Thysandros, scattata nel marzo 2025 con 39 misure cautelari personali, avrebbe ricostruito gli equilibri criminali esistenti dal 2020 nella fascia territoriale compresa tra le province di Messina e Catania, documentando l’influenza del clan catanese Cappello e del clan Cintorino, considerato articolazione territoriale storicamente collegata e alleata della struttura mafiosa etnea. Le accuse contestate comprendono associazione mafiosa, narcotraffico, trasferimento fraudolento di valori, estorsioni, rapine, spaccio di sostanze stupefacenti e accesso illecito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, aggravati dall’articolo 416 bis.1 del codice penale relativo al metodo mafioso e all’agevolazione dell’organizzazione criminale.

L’inchiesta conferma ancora una volta come la fascia turistica tra Taormina e Giardini Naxos continui a rappresentare un’area strategica per gli interessi economici delle organizzazioni mafiose. Il comprensorio jonico messinese, oltre ad avere un enorme valore turistico e immobiliare, costituisce infatti un territorio storicamente centrale per il traffico di sostanze stupefacenti, per il controllo delle attività economiche e per gli interessi collegati agli appalti, ai servizi e alla movimentazione di denaro. La presenza di clan catanesi nell’area non rappresenta un fenomeno recente, ma una continuità criminale consolidatasi negli anni attraverso alleanze, reti familiari e interessi economici comuni.
Le relazioni della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) e le recenti analisi della Corte d’Appello di Catania descrivono infatti una mafia siciliana ad “assetto variabile”, capace di mutare struttura e leadership in funzione degli interessi economici da proteggere o conquistare. In una relazione pubblicata nel 2026 dalla Corte d’Appello di Catania si evidenzia come le organizzazioni criminali della Sicilia orientale alternino fasi di alleanza, tregua o conflitto a seconda dei business illegali e dei territori da controllare, con particolare attenzione al traffico di droga, agli appalti e alle infiltrazioni nell’economia legale.
Il procedimento “Thysandros” si inserisce inoltre in una lunga sequenza di operazioni antimafia che negli ultimi anni hanno colpito le strutture criminali riconducibili ai clan Santapaola-Ercolano, Cappello e ai loro gruppi alleati nella Sicilia orientale. Soltanto pochi giorni prima della sentenza di Messina, la Corte d’Appello di Catania aveva emesso un’altra importante decisione nel processo “Agorà”, confermando e riformando numerose condanne relative agli assetti mafiosi della Sicilia orientale tra Catania, Caltagirone e Siracusa. La Corte d’Appello di Catania ha infatti emesso la sentenza di secondo grado del processo abbreviato nato dalla maxi-operazione antimafia “Agorà”, coordinata nel 2022 dalla Dda etnea e dai Carabinieri del ROS contro i clan Santapaola-Ercolano, La Rocca e Nardo attivi tra Catania, Caltagirone e Siracusa. La Corte ha confermato e rideterminato numerose condanne, con pene comprese tra 2 e 21 anni, per reati che vanno dall’associazione mafiosa al traffico di droga fino alle estorsioni, chiudendo così il giudizio d’appello di un’inchiesta che in primo grado aveva portato a oltre 400 anni complessivi di carcere per più di 50 imputati.
Gli investigatori sottolineano da tempo che la mafia contemporanea non opera più soltanto attraverso intimidazioni armate o controllo militare del territorio, ma soprattutto mediante relazioni economiche, imprenditoriali e professionali. Le più recenti relazioni antimafia descrivono organizzazioni capaci di infiltrarsi nelle imprese, nei servizi, nel turismo, nei subappalti, nella ristorazione, nei locali notturni e nei circuiti economici formalmente leciti. Proprio il settore turistico della fascia Taormina-Giardini Naxos viene considerato particolarmente appetibile per il riciclaggio di denaro, il controllo delle attività commerciali e il reinvestimento di capitali illeciti.
Il collegamento storico tra mafia, economia e potere nella Sicilia orientale non rappresenta una novità assoluta. Già negli anni ’80 il giornalista e scrittore Giuseppe Fava (ucciso nel gennaio 1984 e per quel delitto sono stati condannati alcuni membri del clan mafioso dei Santapaola) denunciava i rapporti tra imprenditoria, politica e Cosa nostra catanese, parlando dei cosiddetti “cavalieri dell’apocalisse mafiosa”. Tra i nomi più discussi dell’epoca figurava quello dell’imprenditore Gaetano G, che pur essendo stato al centro di inchieste e procedimenti giudiziari per i suoi presunti rapporti con il boss Nitto Santapaola e per vicende finanziarie, è deceduto nel gennaio 1996 prima che si concludessero i relativi iter giudiziari. Era proprietario di importanti attività economiche e alberghiere, compreso il celebre Hotel Timeo di Taormina. Le moderne organizzazioni mafiose appaiono oggi sempre più interessate ai meccanismi finanziari e ai sistemi relazionali piuttosto che alla sola forza militare. Studi accademici internazionali sulle reti criminali siciliane hanno evidenziato come le mafie contemporanee funzionino attraverso strutture sociali resilienti e sistemi di relazioni capaci di adattarsi rapidamente ai mutamenti economici e giudiziari.
Sul piano giudiziario, la sentenza “Thysandros” conferma anche il ruolo centrale del rito abbreviato nei grandi processi di criminalità organizzata. Il rito abbreviato, previsto dal codice di procedura penale, consente infatti agli imputati di ottenere una riduzione della pena pari a un terzo in cambio della rinuncia al dibattimento ordinario. Negli ultimi decenni tale procedura è stata frequentemente utilizzata nei maxi processi di mafia, dalla Sicilia alla Calabria, compresi i procedimenti Gotha (l’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina, ha colpito il clan mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto e la rete criminale della costa tirrenica messinese, facendo emergere intrecci tra mafia, appalti pubblici e controllo del territorio, compresa la gestione della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. Il lungo procedimento giudiziario ha portato a numerose condanne, sequestri e confische milionarie, mentre uno dei più recenti filoni, denominato “Gotha 8”, si è concluso con nove condanne per favoreggiamento e mancata denuncia del racket delle estorsioni), Agorà e numerose inchieste contro Cosa nostra e ’Ndrangheta.
La nuova sentenza pronunciata il 15 maggio 2026 a Messina conferma infine come il contrasto alle mafie nella Sicilia orientale continui a rappresentare una priorità investigativa e giudiziaria nazionale. Magistrati, Forze dell’ordine e osservatori istituzionali sostengono infatti che le organizzazioni criminali moderne abbiano progressivamente abbandonato modelli esclusivamente militari per privilegiare strategie di infiltrazione economica, finanziaria e imprenditoriale, particolarmente insidiose nei territori a forte vocazione turistica ed economica come Taormina e Giardini Naxos, dove il rischio di intrecci tra interessi criminali, economia e controllo sociale continua a destare forte preoccupazione.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









