Sintesi
Il sistema di verifica dei LEA, avviato nel 2000 e rinnovato attraverso il NSG operativo dal 2020, ha concluso il 14 maggio 2026 la valutazione dei dati relativi al 2024 e pubblicati il 10 luglio. Il quadro nazionale mostra progressi nella prevenzione e nell’assistenza distrettuale, accompagnati da una lieve flessione dell’area ospedaliera. La somma descrittiva dei 3 punteggi colloca Veneto, Emilia-Romagna e Toscana ai primi posti, mentre Calabria, Molise e Sicilia chiudono la graduatoria, ma il giudizio ufficiale resta distinto per ciascuna macroarea e non consente compensazioni. La Sicilia totalizza aritmeticamente 196 punti, con 49 nella prevenzione, 73 nell’assistenza distrettuale e 74 in quella ospedaliera, risultando insufficiente soltanto nella prevenzione e con il valore più basso d’Italia. Le sole altre insufficienze riguardano la prevenzione della Provincia autonoma di Bolzano e l’assistenza distrettuale della Calabria. Nel 2026 la piattaforma nazionale sulle liste d’attesa e gli interventi del PNRR sulla sanità territoriale, sulla telemedicina e sull’assistenza domiciliare hanno prodotto alcuni segnali di avanzamento, senza eliminare il divario nell’accesso alle cure tra le diverse parti del Paese.

Articolo
I Livelli essenziali di assistenza (LEA) comprendono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) deve assicurare a tutti i cittadini gratuitamente oppure attraverso una quota di compartecipazione. Furono definiti organicamente per la prima volta dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) del 29 novembre 2001 e vennero integralmente aggiornati dal provvedimento del 12 gennaio 2017. La loro garanzia discende dagli articoli 32 e 117 della Costituzione, che tutelano il diritto alla salute e affidano allo Stato la determinazione dei livelli essenziali da assicurare uniformemente nell’intero territorio nazionale. Il sistema di controllo risale al 2000 ed è stato riorganizzato dal decreto ministeriale (DM) del 12 marzo 2019, entrato in funzione il 1 gennaio 2020.

Il monitoraggio più recente prende in esame i dati del 2024, valutati definitivamente dal Comitato LEA il 14 maggio 2026 e pubblicati dal Ministero della Salute il 10 luglio. Il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) comprende 88 indicatori, suddivisi tra prevenzione, assistenza distrettuale, attività ospedaliera, condizioni di contesto, equità e Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA). Per costruire la verifica annuale sono stati selezionati 27 indicatori core (centrali), dei quali 6 relativi alla prevenzione, 10 alle cure territoriali, 9 agli ospedali, uno all’equità e uno all’adesione terapeutica dei pazienti con scompenso cardiaco. Tra le novità del 2024 rientrano anche la rinuncia alle cure per difficoltà economiche od organizzative e la capacità delle strutture di individuare potenziali donatori di organi.

La valutazione attribuisce a ogni macroarea un risultato compreso tra 0 e 100 punti e considera sufficiente un valore pari o superiore a 60. Le 3 aree vengono giudicate separatamente e un buon risultato ospedaliero non può compensare una carenza nella prevenzione o nell’assistenza territoriale. Per questa ragione i 196 punti assegnati sommariamente alla Sicilia costituiscono soltanto la somma aritmetica di 49, 73 e 74 e non rappresentano un voto complessivo riconosciuto dal procedimento ministeriale. Il dato negativo è quindi l’insufficienza ottenuta nella prevenzione, mentre le cure distrettuali e quelle ospedaliere superano la soglia richiesta.
Applicando comunque la somma dei 3 valori, utilizzata per rendere immediato il confronto, il Veneto raggiunge 288 punti, l’Emilia-Romagna 282 e la Toscana 280. Seguono il Piemonte con 272, la Provincia autonoma di Trento con 271 e la Lombardia con 270. Nella parte conclusiva della graduatoria figurano la Calabria con 189, il Molise con 192, l’Isola con 196, la Basilicata con 205, la Provincia autonoma di Bolzano con 206 e la Campania con 209.
Il confronto con la rilevazione precedente mostra un miglioramento diffuso nella prevenzione e un avanzamento rilevante dell’assistenza distrettuale, soprattutto in alcuni territori che in passato non raggiungevano la sufficienza. L’attività ospedaliera registra invece una modesta diminuzione media, pur rimanendo sopra la soglia in tutte le Regioni e Province autonome. Le insufficienze nazionali si riducono a tre: 59 punti nella prevenzione altoatesina, 52 nelle cure territoriali calabresi e 49 nella prevenzione siciliana. Quest’ultimo è il risultato più basso registrato nel Paese per la specifica macroarea.
La prevenzione comprende attività molto differenti, dalle vaccinazioni agli screening (programmi di diagnosi precoce), dalla sicurezza negli ambienti di lavoro alla sanità veterinaria e al controllo dei rischi collettivi. Il punteggio di 49 segnala perciò una debolezza strutturale che può tradursi in malattie individuate più tardi, minore protezione della popolazione e maggiori costi futuri per il sistema. Il documento pubblicato, tuttavia, non suddivide il risultato regionale tra tutti i singoli indicatori e non permette di attribuire l’insufficienza esclusivamente alle vaccinazioni oppure agli esami oncologici. Per individuare responsabilità e interventi necessari occorrono le schede analitiche, i dati delle aziende sanitarie e il confronto con gli obiettivi previsti dal nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031.
La Sicilia non perde automaticamente tutti i finanziamenti sanitari perché è insufficiente nella prevenzione, ma rischia di non ottenere una parte dei fondi aggiuntivi destinati alle Regioni che raggiungono determinati obiettivi. Per i cittadini, il problema principale è un altro: alcuni servizi di prevenzione, come vaccinazioni, screening e controlli, potrebbero essere meno efficienti o meno accessibili rispetto ad altre Regioni. Non vuol dire che tutta la sanità siciliana sia bocciata, perché ospedali e assistenza territoriale hanno superato la sufficienza. Vuol dire però che la prevenzione è un settore gravemente debole e che servono più personale, organizzazione, controlli e campagne per coinvolgere chi non partecipa agli screening o alle vaccinazioni.
Il rapporto registra complessivamente miglioramenti ma non dimostra che siano stati prodotti direttamente dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Il collegamento appare plausibile soprattutto per l’assistenza domiciliare e territoriale, sulle quali sono stati concentrati investimenti destinati alle Case della comunità, alle Centrali operative territoriali, alla digitalizzazione e alla telemedicina. Nel giugno 2026 l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha avviato 58 progetti rivolti a circa 60.000 persone con più di 80 anni e almeno una patologia cronica, con l’obiettivo di assisterle a casa mediante strumenti digitali, prevenire la perdita dell’autonomia e migliorare l’aderenza alle terapie. L’effetto reale dipenderà però dalla presenza di medici, infermieri e servizi effettivi, perché l’apertura di nuovi edifici o il cambiamento della denominazione di strutture già esistenti non garantiscono da soli cure più accessibili.
Un altro indicatore delle differenze territoriali è rappresentato dalle liste d’attesa. La legge 29 luglio 2024, n. 107, ha istituito la Piattaforma nazionale delle liste di attesa (PNLA), che consente di conoscere prestazioni prenotate, classi di priorità e ritardi. I dati relativi ai primi 4 mesi del 2026 indicano il rispetto dei tempi nel 78,7% delle prime visite e nell’84,7% degli accertamenti diagnostici, ma segnalano ancora quasi 2 milioni di prestazioni oltre i limiti previsti, pertanto il problema non sembra sia stato risolto. La disponibilità delle informazioni permette ora di individuare le strutture e le specialità maggiormente in difficoltà, ma deve essere accompagnata da interventi organizzativi, recupero delle prestazioni e riduzione delle prescrizioni non appropriate.
Angelo Tanese, direttore generale dell’agenzia dal febbraio 2026, individua nella programmazione dell’offerta, nell’appropriatezza delle prescrizioni e nell’integrazione tra medici, servizi territoriali e ospedali le principali leve per ridurre le attese. Nella sua valutazione, il Fascicolo sanitario elettronico, la telemedicina e le Case della comunità possono favorire un modello più uniforme, nel quale cronici e fragili siano presi in carico senza essere costretti a ricominciare ogni volta il percorso di prenotazione. La prospettiva resta un lavoro in corso e richiede che tutte le amministrazioni utilizzino sistemi interoperabili, regole comuni e dati confrontabili, evitando che l’innovazione tecnologica proceda senza personale e senza una concreta riorganizzazione dei servizi.
Anche la giurisprudenza costituzionale conferma che i conti pubblici e la garanzia delle cure non possono essere considerati obiettivi separati. La sentenza n. 201 del 2024 ha chiarito che i piani di rientro devono perseguire sia il risanamento finanziario sia l’erogazione dei livelli essenziali. La decisione n. 66 del 2025 ha richiamato il legislatore davanti a ritardi, carenza di personale e disuguaglianze geografiche nell’accesso alle cure palliative. La pronuncia n. 204 dello stesso anno ha ribadito che soltanto lo Stato può stabilire quali prestazioni appartengano ai livelli garantiti, mentre alle Regioni compete organizzarne l’erogazione. Ne deriva che l’autonomia amministrativa non può giustificare standard inferiori per i cittadini residenti nei territori più fragili.
La nuova pagella racconta dunque un Paese che nel complesso avanza ma continua a procedere a velocità differenti. Il risultato siciliano non autorizza a sostenere che ogni settore sanitario sia insufficiente, ma dimostra che la prevenzione resta un’emergenza organizzativa e assistenziale. Le risorse del PNRR, le piattaforme digitali e i nuovi modelli territoriali rappresentano un’opportunità concreta soltanto quando vengono trasformati in personale disponibile, servizi misurabili, controlli costanti e accesso effettivo alle cure. Il prossimo monitoraggio dovrà verificare se i miglioramenti nazionali saranno diventati strutturali e se il punteggio di 49 sarà stato superato attraverso interventi documentati, anziché mediante una semplice maggiore attenzione alla compilazione degli indicatori.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









