Sintesi
La Pergamena di Chinon, datata 17-20 agosto 1308, attesta che Papa Clemente V concesse l’assoluzione sacramentale a Jacques de Molay e ai principali dignitari dell’Ordine del Tempio dopo un’inchiesta canonica, riammettendoli nella comunione ecclesiale e revocando la scomunica. Il documento, redatto da notai apostolici e conservato in copia autentica presso l’Archivio Apostolico Vaticano con segnature Archivum Arcis Armarium D 217 e D 218, dimostra che le accuse di eresia non furono confermate in sede pontificia. La pergamena emerse nel settembre 2001 grazie alla paleografa Barbara Frale, che ne pubblicò i contenuti su riviste scientifiche e in volumi dedicati al processo ai Templari. Nel 2007 la Santa Sede rese noto il testo nell’edizione limitata del Processus Contra Templarios, riaprendo il dibattito storico sul ruolo di Filippo IV di Francia e sulle responsabilità politiche nella soppressione dell’Ordine.

Articolo
(di Lucio Albani)
A scoprire questo documento è stata una studiosa, la paleografa Barbara Frale, in tempi recenti, solo nel settembre 2001, che aveva l’accesso all’Archivio Segreto Vaticano. Questo scritto dimostra che nel 1308 Papa Clemente V concesse l’assoluzione sacramentale al Gran Maestro Jacques de Molay nonché ai restanti ufficiali dei Cavalieri templari. Il Papa tolse loro ogni sorta di scomunica e censura riammettendoli nella Chiesa cattolica. Il manoscritto riporta la data Chinon, 17-20 agosto 1308, in Vaticano si custodisce la copia originale e autentica degli atti dell’inchiesta, con segnatura archivistica Archivum Arcis Armarium D 217, mentre una seconda copia autenticata è conservata al numero D 218.

Un po’ di storia

Papa Clemente V ordinò di condurre un’inchiesta sui Cavalieri Templari. I Cardinali pertanto «dichiarano attraverso questa relazione ufficiale il 17 agosto 1308 che «Dopo le indagini per l’autorità conferitaci appositamente per questo scopo dal Signore il Papa, noi accordiamo agli umilmente richiedenti Fratelli la grazia del perdono, in una forma accettata dalla Chiesa, dal verdetto della scomunica nel quale erano incorsi a causa delle azioni precedenti, riportandoli all’unità con la Chiesa e reintegrandoli nella comunità dei fedeli ed ai sacramenti della Chiesa» (Pergamena di Chinon, datata 17-20 agosto 1308).
Il testo, elenca le denunce, le richieste di assoluzione e la concessione dell’assoluzione da parte degli agenti del Papa. Tutto ciò avvenne sempre alla presenza di testimoni. Un estratto delle indulgenze concesse a Molay poi recita: «Dopo di ciò giungemmo alla conclusione di estendere la grazia del perdono per quegli atti che Fratello Jacques de Molay, il Gran Maestro dell’Ordine, nella forma e nella maniera sopra descritta, aveva denunciato in nostra presenza, come pure per le eresie descritte e ogni altra, e giurò di persona sul Santo Vangelo del Signore, e umilmente chiese la grazia del perdono, riconducendolo all’unione con la Chiesa e riaggregandolo alla comunità dei fedeli e ai sacramenti della Chiesa» (Pergamena di Chinon, datata 17-20 agosto 1308). Tutti loro dichiararono che, come per ogni cattolico, ogni trasgressione contro la fede cattolica veniva pienamente confessata a un prete o a un vescovo, e venivano impartite penitenze e concesse assoluzioni. L’analisi della pergamena di Chinon ha permesso alla studiosa Barbara Frale di riconoscere alcune delle pratiche segrete di iniziazione dei Templari.
La pergamena di Chinon fu materialmente redatta da Robert de Condet, chierico della diocesi di Soissons, nonché notaio apostolico. I notai apostolici furono Umberto Vercellani, Nicolo Nicolai da Benvenuto, Robert de Condet e maestro Amise d’Orléans le Ratif. I testimoni dei procedimenti furono Fratello Raymond, abate del monastero benedettino di San Teofredo, nella diocesi di Annecy, Maestro Berard (o Bernard?) di Boiano, arcidiacono di Troia, Raoul de Boset, confessore e canonico proveniente da Parigi, e Pierre de Soire, supervisore di Saint-Gaugery di Cambresis.
Inoltre, secondo il documento, furono redatte ulteriori tre copie maggiormente dettagliate dagli altri notai pubblici. A tutti i documenti fu apposto il sigillo e furono tutti firmati dai partecipanti. Secondo il documento, «le loro parole e dichiarazioni furono scritte esattamente nella maniera in cui sono riportate dai notai. Abbiamo altresì ordinato che queste cose venissero redatte in forma ufficiale e convalidate dalla protezione dei nostri sigilli» (Pergamena di Chinon, datata 17-20 agosto 1308).
La pergamena di Chinon riporta un tentativo fallito da parte del Papa di preservare i Templari dalle macchinazioni del re di Francia, Filippo IV, stabilendo che l’ordine non fosse eretico e fosse capace di riformarsi sotto controllo della Chiesa. Le colpe dell’ordine consistevano soltanto in fenomeni di grave malcostume, che però non era un fatto grave e insanabile come l’eresia per la quale i Templari erano stati trascinati in un processo. Tuttavia, quando divenne evidente che Filippo IV era determinato a sterminare l’ordine (e a confiscarne i considerevoli beni e le proprietà all’interno del regno), il Papa abbandonò i Templari al loro destino. Al di fuori della Francia la dissoluzione dell’ordine fu conseguita con molto meno spargimento di sangue, e i membri superstiti dell’ordine furono assorbiti da altre istituzioni religiose.
La scoperta e la pubblicazione
Nel settembre del 2001, Barbara Frale trovò l’originale pergamena di Chinon nell’Archivio Segreto Vaticano, che si credeva perduta da 700 anni ma invece era stata catalogata in modo improprio. La storica pubblicò le sue scoperte nel “Journal of Medieval History” e scrisse diversi saggi sull’argomento, fra cui Il papato e il processo ai Templari e anche The Templars. Nel 2007 il Vaticano ha pubblicato la pergamena di Chinon come parte di una edizione limitata di 799 copie del Processus





