Sintesi
San Pier Niceto, comune della provincia di Messina legato da tempo all’emigrazione verso il Venezuela, prova a trasformare una memoria familiare in una politica pubblica contro lo spopolamento. La proposta presentata dai consiglieri comunali di opposizione Antonino Cicciari, Alessandra Maio e Alberto Pagano punta a istituire un contributo economico per i cittadini italiani provenienti dal Paese sudamericano che trasferiscano la residenza nel centro messinese. La proposta si inserisce in un quadro già segnato dal programma Italea, promosso anche dal Comune per il turismo delle radici, e dalla misura della regione Siciliana introdotta nel 2026, che prevede un rimborso Irpef del 50% per chi rientra dall’estero nell’Isola e del 60% nei Comuni sotto i 5.000 abitanti. Dopo le scosse del 24 giugno 2026 in Venezuela, il tema ha assunto anche un valore umanitario: la Farnesina ha registrato morti, feriti e dispersi italiani, mentre le cronache hanno riferito di 16 vittime italiane, tra cui almeno 2 siciliani identificati, Giuseppe Colaianni di Calascibetta e Francesca Mannina, figlia di emigrati di Balestrate. La comunità italiana in Venezuela conta circa 160.000 connazionali registrati nei consolati di Caracas e Maracaibo e oltre 1,5 milioni di venezuelani con ascendenza italiana, con una presenza storica proveniente anche dalla Sicilia. La proposta comunale, se approvata dal Consiglio, dovrà essere trasformata in un regolamento, così da diventare anche un riferimento istituzionale per altri Comuni dell’Isola e per il Governo regionale.

Articolo
San Pier Niceto, piccolo centro della provincia di Messina collocato a circa 260 metri di altitudine e a breve distanza dalla costa tirrenica, mette al centro del dibattito locale un’idea che guarda oltre i confini comunali: favorire il ritorno degli italo-venezuelani, cioè dei cittadini italiani residenti o provenienti dal Venezuela, nel paese d’origine delle proprie famiglie. L’obiettivo dichiarato è duplice: offrire una risposta concreta a chi vive una fase drammatica nel Paese sudamericano e, allo stesso tempo, contrastare il progressivo indebolimento demografico dei piccoli Comuni siciliani. San Pier Niceto rientra nella fascia dei centri sotto i 5.000 abitanti, con una popolazione oggi indicata intorno a 2.500 residenti, e dunque appartiene a quelle comunità in cui anche pochi nuovi nuclei familiari possono incidere sulla vita scolastica, sociale, produttiva e immobiliare del territorio.

La proposta nasce da un retroterra storico reale. I rapporti fra Italia e Venezuela non sono occasionali: l’Ambasciata d’Italia a Caracas ricorda che già nel 1859 venne istituita una sede consolare italiana a La Guaira, destinata anche ad accogliere emigranti del Regno delle Due Sicilie, e che la presenza italiana divenne più consistente soprattutto dal Novecento e nel secondo dopoguerra. Oggi risultano circa 160.000 connazionali registrati nei due consolati italiani in Venezuela, Caracas e Maracaibo, molti con doppia cittadinanza, mentre i venezuelani con ascendenza italiana sono stimati in oltre 1,5 milioni. Le regioni di provenienza più significative indicate dalla rappresentanza diplomatica sono Campania, Sicilia, Abruzzo e Puglia, dato che conferma come il legame siciliano non sia una semplice suggestione, ma una parte riconoscibile della storia migratoria italiana nel Paese.

In questo solco si colloca la delibera d’indirizzo presentata dai consiglieri comunali di opposizione Antonino Cicciari, Alessandra Maio e Alberto Pagano. L’atto, secondo il testo diffuso, impegna il sindaco e la Giunta a predisporre entro 90 giorni un regolamento per istituire il “Bonus Residenziale per il rientro degli Italo-Venezuelani”, destinato ai cittadini italiani provenienti dal Venezuela che scelgano di trasferire la propria residenza a San Pier Niceto. La misura immaginata prevede un contributo economico una tantum, cioè riconosciuto una sola volta, con precedenza per giovani e famiglie con figli, affiancato da strumenti di accompagnamento come agevolazioni sui tributi comunali, sostegni per l’affitto o per il recupero delle abitazioni, incentivi all’avvio di piccole attività economiche e uno sportello comunale dedicato all’assistenza amministrativa.
L’idea non nasce nel vuoto. Il 17 novembre 2025 il Comune ha pubblicato un avviso su Italea, il programma promosso dal Maeci (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) per il turismo delle radici, invitando operatori locali, privati e soggetti del territorio a immaginare offerte, occasioni di working holidays (vacanze-lavoro) per giovani italo-discendenti e opportunità di investimento immobiliare per chi vuole riscoprire i luoghi familiari di provenienza. Quel passaggio, pur rivolto in primo luogo alla promozione culturale e turistica, mostra che il paese aveva già iniziato a ragionare sul ritorno come leva di sviluppo locale, non solo come visita sentimentale o memoria genealogica.
Il successivo tassello istituzionale arriva dalla Regione Siciliana. Con la legge regionale 5 gennaio 2026, n. 1, e in particolare con l’articolo 25 dedicato alle “Misure per l’attrazione di nuovi residenti”, è stato istituito per il triennio 2026-2028 un contributo a fondo perduto per persone fisiche che trasferiscono la residenza dall’estero in Italia e stabiliscono il domicilio fiscale in Sicilia, a condizione di acquistare un immobile o di realizzare interventi edilizi su una proprietà situata nell’Isola. La norma prevede il mantenimento della residenza, del domicilio fiscale e della proprietà fino al 31 dicembre del secondo anno successivo al trasferimento, dato che corregge la formulazione più breve circolata in alcune sintesi, dove si parlava solo dell’anno successivo.
La stessa disposizione regionale stabilisce che il contributo sia pari al 50% dell’Irpef dovuta e integralmente versata, con erogazione per 3 annualità e limite massimo di 100.000 euro l’anno. Nei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, come San Pier Niceto, il rimborso può salire al 60%. Il 10 aprile 2026 la Regione Siciliana ha confermato l’approvazione in Giunta del decreto attuativo dell’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, mentre il presidente Renato Schifani ha presentato la misura come incentivo rivolto sia agli stranieri che scelgono la Sicilia sia agli emigrati, soprattutto giovani, che vogliono tornare nell’Isola. Dagnino l’ha definita una forma di payback (rimborso) dell’Irpef, rivolta a lavoratori, nomadi digitali, professionisti e imprenditori, pensata per attrarre capitale umano e nuove entrate fiscali.
Il punto politico della proposta sampietrese è proprio questo: non sostituire la misura regionale, ma affiancarla con un intervento comunale più mirato agli italo-venezuelani e più vicino ai bisogni quotidiani di chi rientra. Il rimborso Irpef, infatti, aiuta chi produce reddito o percepisce pensione e sostiene un investimento immobiliare, ma non copre da solo tutte le difficoltà iniziali di un trasferimento: ricerca della casa, documenti, iscrizione anagrafica, scuola per i figli, sanità, lavoro, lingua amministrativa, riattivazione di immobili familiari spesso chiusi da anni. Per questo uno sportello comunale, se ben costruito, potrebbe diventare il vero ponte tra la solidarietà dichiarata e il reinsediamento effettivo.
Un altro passaggio delicato riguarda la platea dei beneficiari. Se il contributo è rivolto a cittadini italiani provenienti dal Venezuela, bisognerà coordinare la misura con l’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), istituita dalla legge 27 ottobre 1988, n. 470 e gestita dai Comuni sulla base dei dati consolari. Il Maeci ricorda che l’Aire e l’Apr (Anagrafe della Popolazione Residente) fanno parte dell’Anpr (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), e che il rimpatrio comporta la cancellazione dall’Aire e l’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente del Comune italiano. Questo significa che, per rendere operativa la misura, San Pier Niceto dovrà definire con precisione documenti, tempi, trasferimento effettivo della residenza e controlli sulla permanenza.
La tragedia del Venezuela ha reso il tema ancora più urgente. Il 24 giugno 2026 il nord del Paese è stato colpito da 2 forti terremoti, indicati nelle cronache internazionali con magnitudo 7.2 e 7.5, con danni pesantissimi fra Caracas, La Guaira e le aree costiere. oggi 1° luglio 2026 si cita un bilancio provvisorio di 1.943 morti e 10.571 feriti, con migliaia di dispersi e operazioni di ricerca ancora in corso, mentre sono ancora in corso altre scosse cosiddette di assestamento seppure in calo rispetto a quelle originarie, tuttavia le Autorità venezuelane non considerano ancora superato il rischio, mentre la popolazione colpita continuava ad avere bisogno di rifugi, cure, acqua e beni essenziali.
Il bilancio italiano è cambiato più volte nelle ore successive alla catastrofe. Il 29 giugno 2026 la Farnesina ha comunicato che risultavano 11 cittadini italiani deceduti, 4 feriti, 40 dispersi e 29 rintracciati, mentre gli interventi italiani erano coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile insieme al Ministero degli Esteri, con oltre 100 esperti tra Protezione Civile, Unità di Crisi, Vigili del Fuoco, componenti USAR (Urban Search and Rescue, ricerca e soccorso urbano), TAST (Technical Advanced Support Team, squadra tecnica di supporto avanzato) e personale medico-sanitario proveniente da 5 Regioni. Il comunicato ha indicato anche 2 voli dell’Aeronautica Militare, effettuati il 26 e il 27 giugno, per trasportare soccorritori e materiali di prima necessità, oltre a un primo pacchetto di aiuti umanitari disposto da Antonio Tajani per assistenza sanitaria, acqua, beni essenziali e ripari temporanei.
Tra le vittime figurano almeno 2 siciliani: Giuseppe Colaianni, 56 anni, originario di Calascibetta, nell’Ennese, morto dopo aver messo in salvo la moglie Iasmira a La Guaira, e Francesca Mannina, 42 anni, figlia di emigrati di Balestrate, in provincia di Palermo, ritrovata senza vita dopo giorni di ricerche. Questi nomi danno un volto concreto a una tragedia che, per la Sicilia, non è lontana né astratta, perché molte famiglie dell’Isola hanno parenti, radici o memorie dirette in Venezuela. Anche le Chiese di Sicilia sono intervenute il 27 giugno 2026 attraverso l’Ufficio regionale per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Siciliana, parlando di vicinanza al popolo venezuelano e alla comunità italo-venezuelana, ricordando che moltissime famiglie siciliane conservano un legame di sangue, storia e affetto con quella terra, e annunciando l’attivazione delle Migrantes diocesane, d’intesa con Caritas e istituzioni locali, per reti di solidarietà e canali di aiuto concreto. È un commento autorevole perché sposta il discorso dal solo piano emergenziale a quello comunitario: la risposta non può esaurirsi nell’aiuto immediato, ma deve guardare anche alla ricostruzione dei legami e alla possibilità di rientri accompagnati.
La proposta di San Pier Niceto non andrebbe letta come una semplice iniziativa locale, ma come un segnale politico e sociale. Da un lato c’è la memoria di una Sicilia partita per il Venezuela in cerca di lavoro e dignità. Dall’altro c’è una Sicilia che oggi può provare a riaccogliere figli, nipoti e famiglie di quella storia, purché lo faccia con regole serie, risorse certe e una visione non assistenziale. Il ritorno degli italo-venezuelani non risolverà da solo lo spopolamento, ma può aprire una strada concreta: trasformare una tragedia lontana in una responsabilità vicina, e un legame di sangue in una nuova possibilità per San Pier Niceto, per l’Isola e per l’Italia.
Immagine realizzata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.



