Niscemi, fino a 1.573 euro al metro per ricostruire. Nuova crepa sotto costante verifica

Contributi per la delocalizzazione, ma l’importo non è automatico. Il versante sud-est resta monitorato e l’8 settembre torna Ciciliano. L'opinione

Sintesi

Per chi non potrà rientrare nell’immobile, il riferimento massimo per la ricostruzione è di 1.573 euro per metro quadrato, ma la cifra annunciata dal sindaco Massimiliano Conti non corrisponde a un rimborso automatico moltiplicato per la semplice superficie della casa. L’ordinanza n. 1205 utilizza quel valore per calcolare il costo convenzionale massimo e stabilisce che il contributo effettivo non possa superare la spesa sostenuta e documentata. Il tetto economico c’è, ma l’importo finale cambia da caso a caso.

Anche il numero delle famiglie va precisato. Nel report regionale del 9 febbraio risultavano coinvolti 437 nuclei, pari a 1.539 sfollati, ma questo dato indicava le persone evacuate e non le abitazioni definitivamente perdute. Al 5 settembre il censimento degli immobili era ancora provvisorio e la stampa indicava in circa 40 le case già crollate o immediatamente a ridosso del fronte.

Resta sotto osservazione la fessurazione lunga circa 60 metri comparsa alle spalle del plesso San Giuseppe, nel settore sud-est della zona rossa. Era stata segnalata già il 21 agosto, a una decina di metri dal coronamento (il bordo superiore della frana), e non aveva determinato nuove evacuazioni. Il fenomeno viene monitorato e sarà oggetto di un nuovo confronto con Nicola Casagli, geologo dell’Università di Firenze.

Martedì 8 settembre Fabio Ciciliano tornerà a Niscemi per una riunione operativa e alle 18 incontrerà il Comitato degli sfollati. Sul versante, intanto, sono già allo studio interventi su reti fognarie e idriche, drenaggi, pozzi, corsi d’acqua ed erosione; ad agosto è stato inoltre avviato il primo passaggio progettuale per la messa in sicurezza del torrente Benefizio. Il passaggio decisivo sarà trasformare studi, stanziamenti e progetti in lavori sul terreno.

Articolo

I 1.573 euro e il meccanismo reale del contributo

A Niscemi (Comune in provincia di Caltanissetta) si apre una nuova fase per le famiglie che non potranno tornare nelle abitazioni coinvolte dalla frana. Massimiliano Conti (sindaco di Niscemi) ha annunciato un contributo per la ricostruzione pari a 1.573 euro al metro quadrato. Il dato è corretto come parametro di riferimento, ma richiede una precisazione sostanziale: non si tratta di una somma automaticamente riconosciuta per ogni metro quadrato dell’immobile perduto. Il valore di 1.573 euro deriva dal decreto regionale del 13 gennaio 2020 sui limiti massimi dei costi di nuova edificazione ed è stato richiamato dall’ordinanza n. 1205 del 4 agosto 2026 firmata dal commissario straordinario.

L’ordinanza stabilisce quanto può essere riconosciuto al massimo per ricostruire o acquistare un’altra casa. Si parte dai metri quadrati effettivi dell’abitazione e si aggiunge una parte delle pertinenze, come garage, cantine o altri spazi accessori. Su questa superficie si calcola il costo previsto. Il contributo, però, non viene pagato automaticamente nella misura di 1.573 euro per ogni metro quadrato. Viene riconosciuta la somma più bassa tra il massimo calcolato secondo questi parametri e quanto il proprietario ha realmente speso e può documentare. Quindi 1.573 euro al metro quadrato è un tetto massimo di riferimento, non una somma garantita per tutti.

Chi può ottenere il contributo e per fare cosa

Il provvedimento riguarda i proprietari che al 18 gennaio 2026 risultavano titolari di immobili regolarmente accatastati, destinati ad abitazione o ad attività produttiva e poi distrutti, danneggiati, demoliti o destinati alla demolizione. Sono compresi anche edifici rimasti strutturalmente integri ma situati nell’area di frana o nella fascia di rispetto per i quali continui a essere imposto lo sgombero a causa di un rischio residuo non eliminabile. Il Comune di Niscemi è stato individuato come soggetto attuatore per l’istruttoria e la verifica delle domande.

Le possibilità non si limitano alla costruzione di una nuova casa. Il contributo può finanziare l’acquisto di un’area edificabile alternativa e la successiva costruzione, l’acquisto di un immobile immediatamente disponibile a Niscemi o nei Comuni vicini oppure il recupero di un altro immobile già nella disponibilità dell’interessato. Sono inoltre previsti fino a 3.000 euro per perizie, atti notarili e relative imposte e un contributo forfettario di 6.000 euro per arredi e beni mobili non recuperabili. Per nuove costruzioni o lavori di recupero l’avvio deve avvenire entro 90 giorni dalla notifica della concessione e la conclusione entro 24 mesi, salvo motivazioni giustificate.

Le risorse sono nazionali, il parametro dei costi è regionale

Un’altra distinzione evita equivoci. I 1.573 euro derivano dal parametro fissato dalla Regione Siciliana nel 2020, ma il programma straordinario per Niscemi è finanziato nell’ambito degli interventi nazionali per l’emergenza. Il decreto-legge n. 25 del 27 febbraio 2026, convertito dalla legge n. 59 del 27 aprile, ha destinato complessivamente 150 milioni di euro: 75 milioni per demolizioni, delocalizzazioni e contributi ai proprietari e altri 75 milioni per prevenzione strutturale e riduzione del rischio idraulico e idrogeologico. I 2 programmi sono stati approvati il 27 maggio e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del 29 giugno.

Su questo quadro Mediterranea24 aveva già ricostruito a febbraio gli stanziamenti e i poteri straordinari previsti per Niscemi, evidenziando il plafond complessivo di 150 milioni destinato alla frana. Il passaggio successivo, oggi, è divenuto molto più concreto: definire chi abbia definitivamente diritto alla delocalizzazione e quanto spetti a ciascun proprietario.

Sfollati e abitazioni perdute non sono lo stesso dato

È quindi opportuno correggere anche l’espressione secondo cui “circa 500 famiglie hanno perso la loro casa”. Il 9 febbraio il Dipartimento regionale della Protezione civile censiva 437 nuclei familiari e 1.539 persone sfollate, residenti in 891 edifici compresi nelle aree allora interdette. Nel corso dei mesi, però, la zona rossa è stata progressivamente riperimetrata e parte degli abitanti ha potuto rientrare.

Il dato sulle case definitivamente irrecuperabili è diverso e continua a essere aggiornato. Il 5 settembre la stampa indicava come ancora provvisorio il censimento e parlava di circa 40 abitazioni già crollate o poste immediatamente sul fronte franoso. Altre costruzioni potranno essere demolite o delocalizzate in quanto ricadenti nella fascia per la quale il rischio residuo sarà giudicato non mitigabile. Per questo è corretto parlare di centinaia di nuclei colpiti e sfollati, ma non trasformare automaticamente quel numero in altrettante abitazioni già definitivamente perdute.

La nuova fessura dietro il plesso San Giuseppe

Sul versante resta intanto la nuova crepa di oltre 60 metri comparsa nel settore sud-est, alle spalle del plesso scolastico San Giuseppe, già compreso nella zona interdetta. La sua presenza era stata resa nota il 21 agosto: la spaccatura si trova a circa 10 metri dal coronamento e i tecnici devono accertarne profondità, geometria ed eventuale collegamento con il movimento principale. Al momento della scoperta non erano state disposte nuove evacuazioni.

Il monitoraggio non parte da zero. Il Dipartimento nazionale della Protezione civile ha coinvolto l’Università di Firenze, l’Agenzia spaziale italiana, l’Ingv e altri organismi scientifici, integrando rilievi sul terreno, sensori e immagini satellitari. Una relazione tecnica elaborata prima della nuova fessurazione aveva già indicato proprio nel settore fra il San Giuseppe e via Gorizia segnali deformativi che suggerivano prudenza, pur registrando una generale decelerazione dei movimenti in altre parti del fronte. Il nuovo elemento dovrà quindi essere letto dentro una rete di misurazioni molto più ampia e sarà approfondito nel prossimo confronto con Nicola Casagli (geologo dell’Università di Firenze e responsabile del Centro di competenza impegnato sulla frana).

Un fronte di 4,7 chilometri, ma attenzione alle definizioni

Il sindaco Conti ha parlato della “più grande frana d’Europa”, espressione utilizzata anche nei mesi scorsi in dichiarazioni pubbliche. Il Dipartimento della Protezione civile quantifica ufficialmente il fronte instabile in circa 4,7 chilometri, con scarpate generalmente alte fra 25 e 30 metri e punte superiori a 50 metri.

Le opere indicate per fermare il dissesto

Il problema principale resta infatti la stabilizzazione dell’intero versante. Già nella riunione tecnica del 16 marzo, il geologo Casagli aveva indicato la riorganizzazione della rete fognaria e dell’acquedotto, pozzi di emungimento (pozzi utilizzati per abbassare o controllare l’acqua nel sottosuolo), gallerie drenanti, sistemazione delle reti idrauliche torrentizie, opere di ingegneria naturalistica e protezione dall’erosione, fra le azioni necessarie.

Un primo avanzamento è stato comunicato il 3 agosto dopo l’incontro a Roma fra Fabio Ciciliano (capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile e commissario straordinario per Niscemi) e Conti: la presentazione delle alternative progettuali da parte della società Ingeo ha consentito di avviare il primo passaggio per la messa in sicurezza del torrente Benefizio, uno dei nodi idraulici storicamente collegati al dissesto. Parallelamente è stato definito l’accordo con Caritas Italiana per una nuova scuola destinata agli studenti degli istituti ricadenti nella zona rossa.

L’8 settembre il confronto con gli sfollati

La prossima tappa è fissata per martedì 8 settembre, quando Ciciliano tornerà a Niscemi per una riunione operativa con le istituzioni. Alle 18 è previsto l’incontro con il Comitato degli sfollati. Sul tavolo ci saranno inevitabilmente il meccanismo dei contributi, i tempi per individuare definitivamente gli immobili da delocalizzare, l’evoluzione del versante e l’avanzamento degli interventi di sicurezza.

Per Niscemi le due questioni ormai procedono insieme: dare una prospettiva certa a chi non potrà riavere la propria abitazione e impedire che la ricostruzione preceda la messa in sicurezza del territorio. I 150 milioni sono stati stanziati, le regole per i contributi sono state definite e alcune progettazioni sono partite. La misura del risultato, però, sarà data dai cantieri realizzati sul versante e dalla possibilità per le famiglie di tornare ad avere una casa stabile e definitiva.

Nell’immagine di copertina, Il fronte franoso di Niscemi, Fabio Ciciliano durante il sopralluogo aereo sul fronte di Niscemi e residente che lasciano l’abitazione portando con sé vestiti ed effetti personali durante le evacuazioni.

L’opinione

Questa diffusa, e spesso alimentata, presunzione di poter sfidare la natura, in particolare il clima e la fase calda in cui siamo entrati, ulteriormente accentuata dalla componente antropica, è uno dei problemi più seri a livello globale e, ancora di più, in Italia, vista la fragilità dei nostri territori. Per molto tempo nulla potrà tornare davvero come prima: la storia climatica degli ultimi millenni suggerisce che gli effetti di questa fase potrebbero accompagnarci per almeno altri due o tre secoli, mentre eventuali ulteriori accelerazioni potrebbero avere conseguenze drammatiche.

Mediterranea24 ha affrontato questi temi in una serie di recenti approfondimenti: Sicilia, Francia, Spagna tra incendi, evacuazioni, mare caldo. Cresce il rischio di nubifragi (1ª parte); Dalla Sicilia ai cicli del passato: perché il riscaldamento attuale non è solo una normale oscillazione (2ª parte); Harry e predecessori trovarono la costa già sfigurata: cemento ed erosione erano già il disastro (3ª parte); Dal caldo medievale alla Piccola era glaciale, il rischio AMOC oggi.