Sintesi
Donald Trump ha annunciato il 1° maggio 2026 l’aumento al 25% dei dazi su auto e camion importati dall’Unione europea, accusando Bruxelles di non rispettare l’intesa commerciale raggiunta l’anno precedente. La reazione europea è stata dura, con il presidente della Commissione Commercio internazionale dell’Europarlamento Bernd Lange che ha definito la scelta “inaccettabile”. Nello stesso quadro di tensione, Washington ha disposto il ritiro di circa 5000 militari dalla Germania entro 6-12 mesi, mentre restano aperte le critiche verso Italia e Spagna per il mancato sostegno alle operazioni statunitensi. Sul piano internazionale, Trump ha rafforzato le sanzioni contro Cuba. Intanto gli Stati Uniti cercano una coalizione marittima per riaprire lo Stretto di Hormuz, iniziativa che la Francia considera complementare al progetto franco-britannico.

Articolo
Il 1° maggio 2026 Donald Trump ha riaperto il fronte commerciale con l’Unione europea annunciando l’intenzione di portare al 25% i dazi su auto e camion provenienti dai Paesi Ue. La decisione, comunicata attraverso i social media, è stata motivata dal presidente statunitense con l’accusa secondo cui Bruxelles non starebbe rispettando pienamente l’accordo commerciale raggiunto l’anno precedente. Secondo Reuters (la più grande e nota agenzia di stampa internazionale al mondo, con sede a Londra), il nuovo livello tariffario dovrebbe sostituire l’aliquota del 15% prevista dall’intesa precedente e rischia di aggravare un quadro economico già appesantito dalla crisi internazionale legata alla guerra in Iran.

La risposta europea è stata immediata. Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, ha definito l’iniziativa “inaccettabile”, sostenendo che l’Unione europea sta continuando a rispettare gli impegni assunti e lavora ancora alla finalizzazione legislativa dell’accordo. Lange ha accusato Washington di mostrare scarsa affidabilità, richiamando anche i dazi applicati a oltre 400 prodotti contenenti acciaio e alluminio, e ha chiesto all’Europa di mantenere una linea ferma e chiara.

La tensione commerciale si intreccia con quella militare. Il 1° maggio 2026 gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro di circa 5000 soldati dalla Germania nei successivi 6-12 mesi, pari a circa il 14% del contingente americano presente nel Paese, che supera i 35000 militari. Il Pentagono ha collegato la decisione a una revisione della presenza militare in Europa, ma il provvedimento arriva dopo lo scontro pubblico tra Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che aveva criticato la strategia statunitense nel conflitto con l’Iran.
Il deterioramento dei rapporti riguarda anche altri alleati europei. Trump ha criticato duramente Spagna e Italia, sostenendo che “non hanno aiutato affatto” sul piano della difesa e lasciando intendere la possibilità di rivedere la presenza militare statunitense anche in quei Paesi. Nel caso spagnolo, il contrasto riguarda la spesa militare e l’uso delle basi di Rota e Morón. Nel caso italiano, le tensioni si inseriscono nel raffreddamento dei rapporti con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo le sue critiche alle posizioni statunitensi sulla guerra in Iran.
Sul fronte cubano, nello stesso giorno Trump ha firmato un ordine esecutivo che amplia le sanzioni contro il governo dell’Avana, colpendo soggetti, enti e affiliati ritenuti responsabili di repressione interna, corruzione, violazioni dei diritti umani e minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. La Casa Bianca ha presentato il provvedimento come una misura di tutela della sicurezza americana, mentre il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla lo ha respinto come misura coercitiva unilaterale e contraria al diritto internazionale.
Nel frattempo resta centrale la crisi dello Stretto di Hormuz, passaggio marittimo da cui transita normalmente circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Gli Stati Uniti hanno promosso il “Maritime Freedom Construct” (struttura per la libertà marittima), iniziativa diretta a garantire sicurezza, informazioni in tempo reale e coordinamento per il transito delle navi. La Francia, attraverso il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, ha precisato che la proposta americana non è in concorrenza con la missione franco-britannica, ma può rappresentarne un complemento.
Il quadro complessivo mostra un rapido irrigidimento della politica estera e commerciale americana. I dazi contro l’industria automobilistica europea, il ritiro parziale delle truppe dalla Germania, le minacce verso altri alleati Nato (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord), le nuove sanzioni contro Cuba e la pressione sullo Stretto di Hormuz compongono una linea di forte confronto. Per l’Europa, la sfida è duplice: difendere i propri interessi economici senza alimentare una guerra commerciale e, allo stesso tempo, rafforzare la propria autonomia strategica in un contesto internazionale sempre più instabile.
L’opinione
A volte sembra che più dell’Iran e altro, il cruccio per le due superpotenze occidentali sia L’Europa. Anzi quasi una sorta di mito da conquistare, qualcuno scagliando saltuariamente missili in Ucraina ai confini dell’UE e un altro cercando di piegare quest’ultima economicamente. Alla fine qualche lontano terzo o anche più, potrebbero beneficiarne, se non anche approfittare di un’eventuale generale logorio degli attori in corso.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








