Trappitello. Delitto Florio: nuovo arresto per la 53enne dopo le intercettazioni

La Procura di Messina riporta in carcere Stefania Bergamaschi, inizialmente scarcerata dopo il fermo per occultamento di cadavere. Le nuove indagini dei Carabinieri avrebbero rafforzato l’ipotesi del suo concorso nell’omicidio dell'uomo ucciso il 25 aprile a Taormina e trovato il giorno dopo nelle campagne di Castiglione di Sicilia

Sintesi

Il 25 aprile 2026 Giuseppe Florio, 66 anni, residente a Giardini Naxos, sarebbe stato ucciso in un alloggio delle case popolari di Trappitello, frazione di Taormina, per ragioni che gli investigatori collegano a questioni economiche e alla possibile sottrazione di denaro. Il 26 aprile il corpo è stato ritrovato a Mitogio, nel territorio di Castiglione di Sicilia, avvolto in lenzuola, sacchi di plastica e una trapunta, mentre l’auto della vittima è stata poi rinvenuta bruciata nella zona del torrente Santa Venera. Il 27 aprile sono stati fermati Giuseppa Carmela Bianchino, Gaetano Urfalino e Stefania Bergamaschi, ma il 30 aprile la Gip Alessia Smedile ha convalidato i fermi, lasciando in carcere la coppia per omicidio e occultamento di cadavere e disponendo la scarcerazione della 53enne, poiché a suo carico restava soltanto l’ipotesi di occultamento. Le successive verifiche, compiute dal Nucleo investigativo di Messina e dalla Compagnia di Taormina, con il supporto della sezione cyber (informatica) dei Carabinieri di Catania, avrebbero però prodotto nuovi indizi attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, analisi dei dispositivi, immagini di videosorveglianza, testimonianze e dichiarazioni di un coindagato. Il 18 giugno 2026 è quindi scattata una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato in concorso, eseguita a Vercelli, dove l’indagata è stata condotta nella casa circondariale. Sul piano giuridico restano centrali gli articoli 575 e 411 del codice penale, l’articolo 110 sul concorso di persone nel reato, gli articoli 273, 274 e 275 del codice di procedura penale sulle misure cautelari e l’articolo 27 della Costituzione, che impone di considerare ogni indagato non colpevole fino a condanna definitiva.

Articolo

Le indagini sull’omicidio di Giuseppe Florio non si sono mai interrotte, neppure dopo la scarcerazione della 53enne che, nella prima fase, era rimasta coinvolta soltanto per l’ipotesi di occultamento di cadavere. Gli investigatori hanno continuato a ricostruire spostamenti, contatti, conversazioni, immagini e possibili ruoli dei presenti, fino a raccogliere nuovi elementi ritenuti idonei dalla Procura di Messina per chiedere una misura cautelare più grave.

La vicenda parte dal 25 aprile 2026, quando il 66enne di Giardini Naxos sarebbe stato ucciso in un’abitazione delle case popolari di Trappitello, a Taormina. Il giorno successivo il corpo è stato trovato nelle campagne di Mitogio, frazione di Castiglione di Sicilia, avvolto in lenzuola, sacchi di plastica e una trapunta. Poco dopo, l’auto della vittima, una Fiat Panda, è stata rinvenuta carbonizzata nell’area del torrente Santa Venera, elemento che per gli inquirenti sarebbe collegato al tentativo di eliminare eventuali tracce biologiche.

Il primo intervento giudiziario è arrivato il 27 aprile, quando sono stati fermati Giuseppa Carmela Bianchino, 50 anni, Gaetano Urfalino, 39 anni, e Stefania Bergamaschi, 53 anni, originaria di Sesto San Giovanni e domiciliata nel Vercellese. In quella fase la coppia è stata indicata come coinvolta nell’omicidio e nell’occultamento del cadavere, mentre la terza persona era stata chiamata in causa solo per la gestione successiva del corpo. Il 30 aprile, davanti alla gip Alessia Smedile, i 3 indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Al termine dell’udienza di convalida, la Giudice ha confermato il carcere per i primi 2 indagati, mentre ha disposto la scarcerazione della 53enne. La contestazione iniziale di soppressione di cadavere è stata infatti ridimensionata in occultamento e, per quella sola ipotesi, non è stata ritenuta applicabile la custodia cautelare in carcere. Da quel momento, però, gli accertamenti non si sono fermati e la sua posizione è rimasta sotto osservazione.

I Carabinieri del Nucleo investigativo di Messina e della Compagnia di Taormina hanno proseguito le verifiche con il supporto tecnico della sezione cyber, cioè informatica, del comando di Catania. Sono stati analizzati telefoni, tabulati, immagini di videosorveglianza e dichiarazioni di persone informate sui fatti. A questi elementi si sarebbero aggiunte intercettazioni ambientali e telefoniche effettuate dopo la scarcerazione, considerate dagli investigatori un riscontro importante all’ipotesi che la donna non avesse avuto soltanto un ruolo successivo, ma potesse avere concorso anche nella fase omicidiaria.

Il 18 giugno 2026, sulla base della nuova richiesta della Procura, è stata emessa ed eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato in concorso. Il provvedimento ha riportato la 53enne dietro le sbarre nella casa circondariale di Vercelli, in attesa dell’interrogatorio di garanzia e delle ulteriori valutazioni difensive. Si tratta di un passaggio rilevante, ma ancora collocato nella fase delle indagini preliminari, nella quale gli elementi raccolti devono essere sottoposti al vaglio del giudice e, se si arriverà al processo, al contraddittorio tra accusa e difesa.

Secondo la ricostruzione investigativa, il delitto sarebbe maturato per ragioni economiche, legate alla sottrazione di denaro al 66enne. Le prime risultanze medico-legali avrebbero indicato lesioni soprattutto al capo e gli accertamenti hanno riguardato anche l’eventuale uso di un martello e di un coltello. Nell’abitazione indicata come luogo dell’aggressione sarebbero state individuate tracce ematiche, anche attraverso il luminol, sostanza utilizzata per far emergere residui di sangue non visibili a occhio nudo. Le telecamere, secondo l’accusa, avrebbero poi documentato alcuni passaggi del trasporto del corpo fuori dall’alloggio.

Il quadro probatorio resta comunque in evoluzione. Gli investigatori devono ancora ricostruire con precisione tempi, ruoli, movente, condotte individuali e grado di partecipazione di ciascun indagato. La nuova ordinanza cautelare non equivale a una condanna e non accerta definitivamente la responsabilità penale, ma segnala che, per il Giudice, allo stato degli atti, sarebbero emersi gravi indizi e necessità cautelari tali da giustificare il carcere.

Sul piano normativo, l’ipotesi di omicidio richiama l’articolo 575 del codice penale, mentre il concorso di persone nel reato rimanda all’articolo 110. La gestione del corpo dopo la morte si collega invece all’articolo 411, che disciplina la distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere, distinguendosi dall’occultamento quando il nascondimento assume caratteristiche più gravi o durature. Per l’applicazione della custodia cautelare contano gli articoli 273, 274 e 275 del codice di procedura penale, che richiedono gravi indizi di colpevolezza, esigenze cautelari concrete e scelta proporzionata della misura.

Nel caso in esame va infine ricordato il principio costituzionale di non colpevolezza, previsto dall’articolo 27 della Costituzione. Anche il decreto legislativo 188/2021, adottato in attuazione della direttiva UE (Unione europea) 2016/343, impone prudenza nella comunicazione dei procedimenti penali e vieta rappresentazioni che facciano apparire una persona come colpevole prima di una decisione definitiva. Per questo, pur davanti a un nuovo arresto e a un’accusa più pesante, la vicenda deve essere raccontata distinguendo i fatti accertati dagli elementi sostenuti dall’accusa, in attesa degli ulteriori sviluppi processuali.