Sintesi
La collaborazione tra Regione Siciliana e Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma proseguirà per il CCPM (Centro di cardiochirurgia pediatrica del Mediterraneo) di Taormina fino al 31 dicembre 2026, con possibilità di un’ulteriore estensione di 6 mesi, dopo l’accordo maturato oggi 8 giugno 2026 a Palazzo d’Orléans. La vicenda nasce da un percorso più lungo, avviato con l’istituzione del Centro nel 2010, proseguito con il passaggio gestionale del 2016 e con successive convenzioni, fino alla richiesta regionale di deroga al “decreto Balduzzi” del 2024, all’inserimento della struttura nella revisione della rete ospedaliera tra gennaio e febbraio 2026 e alla richiesta di proroga resa necessaria dalla scadenza del rapporto fissata al 30 giugno. La proposta sarà ora sottoposta alla valutazione del ministero della Salute, mentre il nuovo assetto prevede il raccordo con il Policlinico universitario Rodolico-San Marco di Catania e il coinvolgimento delle ASP (Aziende sanitarie provinciali) di Messina e Catania. Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha rivendicato la scelta come garanzia per i piccoli pazienti, Marcello Caruso assessore regionale alla Salute ha parlato di una fase utile a costruire una soluzione gestionale stabile e Cateno De Luca, sindaco di Taormina, ha salutato l’intesa come svolta dopo oltre 15 anni di proroghe e incertezze. Sul piano normativo, il dossier resta legato agli standard del DM (decreto ministeriale) n. 70 del 2015, alla programmazione sanitaria regionale, ai LEA (Livelli essenziali di assistenza) e alla giurisprudenza costituzionale più recente, che riconosce alle Regioni la possibilità di adottare misure organizzative straordinarie quando servono a garantire il diritto alla salute e la continuità delle cure.

Articolo
Il confronto sul futuro della cardiochirurgia pediatrica di Taormina ha trovato nella giornata odierna, 8 giugno 2026, un nuovo punto di equilibrio. A Palazzo d’Orléans, sede della presidenza della regione, è stata raggiunta un’intesa tra Regione Siciliana e Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma per proseguire la collaborazione con il CCPM (Centro di cardiochirurgia pediatrica del Mediterraneo) fino al 31 dicembre 2026, con la facoltà di allungare ancora il rapporto per altri 6 mesi. Alla riunione hanno partecipato il presidente Renato Schifani, l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, il direttore generale della struttura romana Antonio Perno, il direttore sanitario Massimiliano Raponi, i vertici del Policlinico universitario Rodolico-San Marco di Catania, le ASP di Messina e Catania e il sindaco di taormina Cateno De Luca. La proposta dovrà adesso essere esaminata e condivisa dal ministero della Salute.

La decisione interviene alla vigilia di una scadenza delicata. Il rapporto convenzionale era infatti destinato a concludersi il 30 giugno 2026 e nelle settimane precedenti aveva generato forte apprensione tra famiglie, operatori sanitari e amministratori locali, dopo l’annuncio dell’ospedale romano di non voler proseguire automaticamente la collaborazione. Il 12 maggio, durante un’audizione della commissione Sanità dell’ARS era emersa la volontà della Regione di chiedere una proroga, in attesa del pronunciamento ministeriale sul nuovo piano della rete ospedaliera.

La storia del Centro parte da più lontano. La collaborazione pediatrica a Taormina è iniziata nel 2010 con l’istituzione della struttura all’ospedale San Vincenzo, allora sotto la gestione diretta dell’ente della Santa Sede. Nel 2016 la responsabilità gestionale e sanitaria è passata all’ASP di Messina, mentre alla struttura capitolina sono rimaste consulenza, formazione continua e supporto specialistico nelle attività ad alta complessità. Nel 2018 era stata firmata una nuova convenzione biennale, fino al 31 luglio 2020, confermando un modello fondato su coordinamento clinico, cardiochirurgia, cardiologia, neonatologia, anestesia e rianimazione pediatrica.
Il passaggio politico-amministrativo decisivo era arrivato il 16 maggio 2024, quando il Governo regionale aveva formalizzato al ministero della Salute una richiesta di deroga al cosiddetto “decreto Balduzzi”, cioè il decreto legge n. 158 del 2012, poi convertito nella legge n. 189 del 2012, richiamato nel dibattito sugli standard e sulla riorganizzazione dell’assistenza sanitaria. In quel documento la Regione sosteneva la possibilità di mantenere stabilmente 2 poli di cardiochirurgia pediatrica in Sicilia, uno a Palermo e uno a Taormina, richiamando anche il confronto con il Veneto e indicando dati di attività utili a giustificare la permanenza del presidio ionico.
Il 29 gennaio 2026 la Giunta regionale aveva approvato una modifica a stralcio del documento di revisione della rete ospedaliera, da sottoporre alla sesta commissione dell’ARS per il parere preventivo e obbligatorio. In quella fase era stato previsto l’aggancio della struttura taorminese alla cardiochirurgia per adulti del Policlinico di Catania, ritenuto più idoneo rispetto all’azienda ospedaliera Papardo di Messina anche per maggiore vicinanza, casistica e presenza di competenze pediatriche. Il 24 febbraio successivo, ottenuto il parere favorevole della commissione, la giunta aveva dato il via libera definitivo all’aggregazione, aderendo alle indicazioni formulate dai ministeri della Salute e dell’Economia e delle Finanze.
L’intesa oggi 8 giugno non chiude ancora il procedimento, ma consente di evitare un’interruzione delle prestazioni durante la fase di transizione. Il punto centrale è garantire sicurezza clinica, continuità assistenziale e serenità alle famiglie, mentre si completa il percorso della nuova rete ospedaliera. Il presidente Schifani ha spiegato di avere seguito la vicenda fin dal suo insediamento, sostenendo che la salute dei bambini non consente incertezze e che l’inserimento del Centro nella programmazione regionale serve a consolidarlo su basi più solide. Caruso ha ringraziato l’ospedale romano per la disponibilità a restare al fianco della Sicilia fino alla costruzione di un modello autonomo capace di mantenere standard elevati.
Anche in sindaco di Taormina, Cateno De Luca, ha letto l’accordo come una svolta per Taormina e per la sanità siciliana. De Luca ha parlato di una grande giornata per le famiglie che in questi anni hanno guardato al Centro come a un presidio di eccellenza e speranza. Ha ricordato che per oltre 15 anni la struttura ha vissuto in una condizione di precarietà amministrativa, procedendo di proroga in proroga, e ha indicato l’inserimento nella nuova rete ospedaliera come il passaggio indispensabile per una stabilizzazione definitiva. Secondo la sua ricostruzione, la proroga tecnica servirà a completare gli ultimi adempimenti amministrativi e giuridici, mentre la sede operativa resterà a Taormina e il raccordo con Catania dovrà rafforzare organizzazione, formazione e prospettive di crescita.
La cautela, tuttavia, resta necessaria. L’accordo politico e istituzionale dovrà essere tradotto in atti coerenti con il parere ministeriale, con la programmazione regionale e con gli standard nazionali. Il DM (decreto ministeriale) n. 70 del 2015 disciplina gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell’assistenza ospedaliera e costituisce ancora il principale riferimento per la definizione delle reti, dei posti letto e dell’organizzazione delle strutture sanitarie. Proprio per questo il passaggio davanti ai ministeri competenti non è formale, ma decisivo per dare stabilità al nuovo assetto.
La cornice giuridica più recente conferma che il diritto alla salute, soprattutto quando riguarda prestazioni essenziali e continuità assistenziale, deve essere bilanciato con regole organizzative e sostenibilità finanziaria. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 177 del 2025, ha riconosciuto che le Regioni possono adottare misure organizzative straordinarie e temporanee per garantire l’assistenza sanitaria quando vi siano criticità capaci di pregiudicare i LEA (Livelli essenziali di assistenza). Con la sentenza n. 122 dello stesso anno, però, ha ribadito anche la necessità di rispettare il procedimento nazionale di definizione e remunerazione delle prestazioni sanitarie, perché l’equilibrio tra tutela dei cittadini e controllo della spesa pubblica resta parte integrante del sistema.
Il risultato raggiunto consegna dunque una tregua concreta e una prospettiva più ordinata, ma non ancora il traguardo finale. Il Centro resta operativo, la collaborazione prosegue fino alla fine del 2026 e può arrivare fino a metà 2027, ma la stabilizzazione definitiva dipenderà dall’approvazione ministeriale della rete ospedaliera, dalla capacità di costruire una gestione regionale autonoma e dalla tenuta degli standard clinici che hanno reso Taormina un riferimento per tanti bambini cardiopatici e per le loro famiglie.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









