Taormina-Giardini: Mandri rientra nel Consorzio Rete Fognante e Cateno punta per lui alla presidenza

La nomina nel Consorzio Rete Fognante si intreccia con gli equilibri politici del comprensorio. Mentre Taormina si avvicinano le amministrative, lo scontro nato a Giardini Naxos si prospetta nell’Assemblea consortile per arrivare alla Perla dello Ionio

Sintesi

Il 10 luglio 2023 Alfio Alfredo Elia Mandri, indicato anche come Alfio, era stato eletto presidente del Consorzio Rete Fognante, l’Ente che gestisce il sistema di depurazione e manutenzione tra Taormina, Giardini Naxos, Letojanni e Castelmola. Il 13 marzo 2026, in una recente intervista televisiva, aveva tracciato un bilancio dell’attività svolta, parlando di interventi dopo il ciclone Harry, di cantieri avviati e della scelta di sostenere il progetto amministrativo legato a Salvo Puccio, il candidato a sindaco di Giardini di SudchiamaNord sconfitto alle elezioni amministrative del 23 e 24 maggio corrente anno. Il 21 aprile si era anche dimesso dalla presidenza e dal CdA (Consiglio di amministrazione) per candidarsi a sindaco di Giardini Naxos, così da rimuovere la possibile causa di ineleggibilità prevista per amministratori o dipendenti con poteri di rappresentanza, organizzazione o coordinamento in istituti, consorzi o aziende dipendenti dal Comune. Il voto amministrativo del 24 e 25 maggio ha consegnato la vittoria ad Agatino Bosco con 2.745 voti, pari al 51,69%, mentre il candidato sostenuto da Sud chiama Nord si è fermato a 2.457 voti, pari al 46,26%, e la lista dell’ex presidente ha ottenuto 66 voti, pari all’1,24%. Il 1° giugno Cateno De Luca, leader di ScN durante un comizio serale a Giardini Naxos, ha annunciato l’intenzione di riproporre l’ex vertice del Consorzio, rivendicandone il lavoro svolto e avvertendo che un eventuale voto contrario avrebbe dovuto assumersi una responsabilità pubblica. Il 25 giugno la notizia del rientro nell’Assemblea consortile, in rappresentanza del Comune di Taormina, riapre quindi una partita politica e amministrativa che intreccia continuità gestionale, rapporti istituzionali tra Comuni, fine della campagna elettorale e regole su nomine, gratuità degli incarichi e funzionamento dei consorzi tra enti locali.

Articolo

La vicenda del Consorzio Rete Fognante torna al centro del confronto politico nel comprensorio jonico dopo le elezioni amministrative di Giardini Naxos e le prossime a Taormina. Il punto di partenza è il 10 luglio 2023, quando Alfio Elia Mandri, indicato anche come Alfredo Elia Mandri nella cronaca locale, venne eletto presidente dell’Ente che riunisce Taormina, Giardini Naxos, Letojanni e Castelmola per la gestione della rete fognaria, degli impianti di depurazione e delle relative manutenzioni. La sua elezione arrivò dopo una fase di tensione tra gli enti consorziati e fu letta come una scelta tecnica, ma anche come un passaggio politico legato al peso assunto dal Comune capofila.

L’Ente si trqascinava una situazione iniziale gravata da crediti per mancati trasferimenti comunali pari a 11,3 milioni di euro, da debiti fuori bilancio riconosciuti nel 2022 per 5 milioni e da ulteriori esposizioni approvate nel 2023 per 2,3 milioni. Nella lettera di commiato resa pubblica dopo le dimissioni, l’ex presidente Mandri ha rivendicato il riequilibrio economico e finanziario, l’ammodernamento degli impianti e un rendiconto 2025 chiuso con un avanzo di amministrazione di 661.086 euro, mentre l’esposizione dei Comuni sarebbe stata ricondotta alla gestione 2026.

In una intervista nel marzo 2026 Mandri aveva annunciato 14 cantieri avviati dopo il ciclone Harry, degli interventi necessari sulla rete tra Taormina, Mazzeo e Letojanni e della necessità di garantire il corretto convogliamento dei reflui verso l’impianto Nord. In quell’occasione indicò di volere di sostenere il progetto amministrativo di Salvo Puccio a Giardini Naxos, scelta che avrebbe comportato l’uscita dalla guida del Consorzio.

Le dimissioni sono arrivate il 21 aprile 2026 e hanno riguardato sia la presidenza sia il CdA (Consiglio di amministrazione). La motivazione giuridica era legata alla candidatura a sindaco di Giardini Naxos, perché la permanenza in un ruolo con poteri di rappresentanza e coordinamento avrebbe potuto determinare una causa di ineleggibilità. La questione rinvia all’articolo 60 del TUEL (Testo unico degli enti locali), cioè il D.Lgs. 267/2000, che considera non eleggibili, tra gli altri, gli amministratori e i dipendenti con poteri di rappresentanza, organizzazione o coordinamento del personale di un istituto, consorzio o azienda dipendente dal Comune, salvo cessazione tempestiva dalle funzioni.

La competizione elettorale del 24 e 25 maggio ha poi chiuso la fase delle urne. Giardini Naxos ha scelto Agatino Bosco, eletto sindaco con 2.745 voti e il 51,69%, mentre il candidato di Sud chiama Nord si è fermato a 2.457 voti e al 46,26%. La candidatura dell’ex presidente, collegata alla lista “Sulla Strada Giusta – Giardini Naxos”, ha raccolto 66 voti, pari all’1,24%. Il dato ha confermato che la vera sfida politica si è concentrata tra il nuovo sindaco e l’area del movimento guidato dal primo cittadino di Taormina, ma ha lasciato sullo sfondo il tema del Consorzio, destinato a riemergere subito dopo la conclusione della campagna elettorale.

Il 1° giugno, durante un comizio serale a Giardini Naxos, Cateno De Luca ha ripreso il tema in modo diretto. Dopo avere attribuito la sconfitta alla cosiddetta “sindrome anti-Cateno”, cioè a una campagna che a suo giudizio avrebbe puntato più sulla sua figura che sui programmi amministrativi, ha richiamato sul palco Mandri e ne ha difeso pubblicamente l’operato. Il messaggio politico è stato chiaro: la campagna elettorale, secondo il sindaco di Taormina, doveva considerarsi chiusa e non doveva trasferirsi nell’Assemblea del Consorzio sotto altre forme.

Nel passaggio più significativo del discorso, il leader di Sud chiama Nord ha sostenuto di volere riproporre Mandri, spiegando che un eventuale voto contrario avrebbe dovuto avvenire “alla luce del sole”. Il ragionamento è stato costruito su 2 piani: da un lato la rivendicazione dei risultati ottenuti nella gestione dell’ente, con il riferimento al ripianamento dei debiti, agli investimenti, alla copertura della radarizzazione e alla stabilizzazione del personale; dall’altro l’avvertimento politico a chi, dopo le urne, avrebbe potuto opporsi alla rielezione per ragioni riconducibili alla competizione appena conclusa.

Il 25 giugno il sindaco di Taormina ha nominato l’ex presidente membro dell’Assemblea consortile in rappresentanza del proprio Comune, ricomponendo la delegazione di Palazzo dei Giurati sede del Comune di Taormina, dove erano già presenti Giuseppe Mollica e Giuseppe Davide La Rosa. Il passaggio è importante perché l’articolo 31 del TUEL disciplina i consorzi tra Enti locali e prevede che lo statuto regoli organizzazione, nomina e funzioni degli organi, mentre l’Assemblea elegge il Consiglio di amministrazione e approva gli atti fondamentali. In altre parole, il rientro nell’Organo assembleare può diventare il presupposto politico e istituzionale per una successiva rielezione alla presidenza, ma non equivale automaticamente al ritorno alla guida dEll’ente.

Sul piano istituzionale, la questione chiama in causa i rapporti tra i Comuni consorziati. Taormina può indicare i propri rappresentanti secondo le regole previste dallo statuto e dalla normativa di riferimento, ma l’elezione del presidente passa dall’equilibrio assembleare e dal confronto con gli altri Enti. È qui che si colloca il nodo politico: Giardini Naxos ha appena eletto una nuova amministrazione che ha sconfitto l’area deluchiana, mentre il Consorzio resta un organismo sovracomunale chiamato a gestire un servizio essenziale, delicato per l’ambiente, per il turismo e per la qualità delle acque marine.

La nuova amministrazione naxiota, insediatasi dopo il voto, ha già avviato il proprio percorso istituzionale con la seduta dell’8 giugno, nella quale Daniele Saglimbeni è stato eletto presidente del Consiglio comunale e Alessandro Romeo vicepresidente. Il clima descritto in quella fase è stato di confronto formale tra Maggioranza e Opposizione, ma la partita del Consorzio potrebbe misurare concretamente la capacità dei territori di separare la gestione dei servizi pubblici dalla coda della contesa elettorale e quella prossima di Taormina.

Dal punto di vista amministrativo, la continuità gestionale può rappresentare un argomento forte solo se accompagnata da atti, bilanci, risultati tecnici e procedure trasparenti. Un Ente che si occupa di depurazione non può essere letto soltanto come un luogo di nomine, perché incide su mare, turismo, salute pubblica, scarichi, costi energetici e manutenzioni. La valutazione sull’eventuale ritorno alla presidenza dovrebbe quindi poggiare sul merito della gestione, sulla documentazione contabile, sul programma degli investimenti e sulla capacità di mantenere rapporti corretti con tutti i Comuni aderenti.

Il quadro normativo impone alcune cautele. Il TUEL consente ai Comuni di costituire consorzi per gestire in forma associata servizi e funzioni, ma affida a convenzione e statuto la disciplina degli Organi, delle nomine e delle competenze. La normativa sulle cause di ineleggibilità spiega perché le dimissioni siano state necessarie prima della candidatura, mentre il D.L. (decreto legge) 78/2010, richiamato anche dalla giurisprudenza contabile, ha rafforzato il principio della gratuità degli incarichi negli organi di molte forme associative tra Enti locali, compresi i consorzi ex articolo 31 del TUEL. Su un piano più generale, la sentenza n. 98 del 2024 della Corte costituzionale, pur riferita agli incarichi negli enti privati in controllo pubblico e non direttamente al caso specifico, ricorda quanto sia delicato il bilanciamento tra regole di inconferibilità, accesso agli incarichi, autonomia degli enti e buon andamento della pubblica amministrazione.

La vicenda, dunque, non può essere ricondotta a una semplice nomina. Il quadro appare più articolato, anche perché Taormina si avvicina alle elezioni amministrative e la coalizione trasversale di destra e sinistra che a Giardini Naxos ha sostenuto la vittoria di Agatino Bosco punta ora a replicare lo stesso schema nella Perla dello Ionio. Da una parte c’è quindi il tentativo del sindaco di Taormina di consolidare alla guida del Consorzio una figura che considera competente e già sperimentata. Dall’altra c’è il rischio che l’Assemblea diventi il luogo in cui si prolunga lo scontro politico nato a Giardini Naxos.

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