Sintesi
La Procura di Caltanissetta ha chiesto nell’aprile 2026 l’archiviazione del filone contro ignoti legato al dossier mafia-appalti del 1991 per le stragi del 1992. La decisione è motivata dalla morte di alcuni indagati ma non elimina la rilevanza della pista investigativa. Restano aperti altri procedimenti tra cui quello che coinvolge ex magistrati e un ufficiale della Guardia di Finanza. La cosiddetta pista nera continua a essere oggetto di contenzioso giudiziario con ricorso in Cassazione. Il procuratore di Caltanissetta De Luca ribadisce in Antimafia la priorità della pista mafia-appalti e ridimensiona le ipotesi alternative.

Articolo
La richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Caltanissetta nell’aprile 2026 segna un passaggio rilevante nell’inchiesta sulle stragi del 1992, ma non rappresenta una chiusura definitiva del quadro investigativo. Il provvedimento, contenuto in circa 400 pagine e depositato tra il 10 e l’11 aprile 2026, riguarda il filone aperto contro ignoti nel 2022 incentrato sul dossier “mafia e appalti” elaborato dal ROS (Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri) nel 1991. Tale documento, già all’epoca trasmesso alla Procura di Palermo, era considerato da Paolo Borsellino una chiave interpretativa fondamentale per comprendere i legami tra Cosa Nostra, politica e imprenditoria nella gestione degli appalti pubblici.

La decisione dei Pubblici ministeri si fonda principalmente sull’impossibilità di proseguire l’azione penale a causa della morte di alcuni soggetti sospettati, circostanza che incide sui reati ipotizzati di associazione mafiosa e concorso in strage. Tuttavia, la pista investigativa non viene abbandonata, ma continua a vivere in altri segmenti dell’inchiesta ancora attivi.

Il procedimento coinvolge più filoni paralleli che restano aperti, tra questi l’indagine a carico degli ex magistrati e ufficiali per ipotesi di favoreggiamento aggravato (reato ormai prescritto) e per calunnia. Secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe stata svolta un’attività investigativa solo formale, con l’obiettivo di agevolare imprenditori collegati alla criminalità organizzata e soggetti imprenditoriali.
Un elemento di rilievo emerso nel luglio 2025 riguarda il ritrovamento, da parte della Guardia di Finanza, di brogliacci di intercettazioni del 1991 in un archivio di Palermo. Tali documenti, ritenuti in passato distrutti, hanno riaperto interrogativi sulla gestione delle indagini originarie e sulla completezza del materiale probatorio disponibile.
Parallelamente, resta aperto il confronto giudiziario sulla cosiddetta “pista nera”, ipotesi investigativa alternativa che attribuisce un ruolo a ambienti eversivi esterni alla mafia. In questo caso, la richiesta di archiviazione è stata respinta due volte dal Giudice per le indagini preliminari, con un ricorso in Cassazione ancora pendente per presunta abnormità del provvedimento.
Il quadro si inserisce in una sequenza cronologica precisa che consente di comprendere l’evoluzione della vicenda: nel 1991 viene redatto il dossier ROS; nel 1992 si verificano le stragi di Capaci e via D’Amelio; nel 2022 la Procura di Caltanissetta apre un fascicolo contro ignoti; nel 2024 vengono iscritti nel registro degli indagati Pignatone e Natoli; nel luglio 2025 emergono i brogliacci; tra il 2025 e l’inizio del 2026 si registrano i rigetti della richiesta di archiviazione della pista nera; tra il 10 e il 13 aprile 2026 viene depositata la richiesta di archiviazione del filone mafia-appalti contro ignoti; il 14 aprile 2026 il procuratore Salvatore De Luca interviene davanti alla Commissione Antimafia confermando la centralità della pista mafia-appalti.
Tra i filoni investigativi ancora aperti a Caltanissetta sulle stragi del 1992 figura in posizione prioritaria quello sulla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, il taccuino che il Magistrato portava con sé nella borsa il 19 luglio 1992 e che sparì dopo l’esplosione di via D’Amelio nonostante la borsa fosse stata ritrovata intatta (come confermato dai familiari e da testimoni oculari). In ordine cronologico: 19 luglio 1992 (strage e sparizione); anni successivi (prime denunce di Salvatore Borsellino e del Movimento Agende Rosse); 2022–2023 (riapertura del fascicolo con nuove testimonianze, tra cui quella che indicava l’agenda nascosta a casa dell’ex questore Arnaldo La Barbera, deceduto nel 2002); giugno 2025 (perquisizioni ROS nelle abitazioni di moglie e figlia di La Barbera); giugno-luglio 2025 (ulteriori accertamenti su ex procuratore Giovanni Tinebra, deceduto 2017, con perquisizioni e acquisizione di un appunto del 20 luglio 1992 in cui La Barbera attestava la consegna a Tinebra di borsa e agenda); novembre 2025 (audizione in Antimafia di Gian Carlo Caselli, che indicò il furto dell’agenda come “vero obiettivo” della strage); febbraio 2026 (audizioni procuratore Salvatore De Luca, che ribadì piste attive su agenda rossa, massoneria deviata e servizi, definendo la pista nera “zero tagliato” solo per specifici rami come Lo Cicero); aprile 2026 (richiesta archiviazione filone ignoti mafia-appalti, ma esplicita conferma che restano aperti i fascicoli su agenda rossa e mandanti esterni).
Il filone è tuttora vivo e non archiviato: i Pm ipotizzano depistaggio e sottrazione dolosa (non riconducibile materialmente a Cosa Nostra, come già stabilito in sentenza Borsellino Quater), con indagini su possibili consegne irregolari in Procura prima dei sigilli e su documenti spariti dall’ufficio di Borsellino. Non vi sono recenti leggi o sentenze di giurisprudenza che abbiano chiuso il procedimento (si applicano gli artt. 416-bis, 289 e 416 c.p. per associazione, depistaggio e favoreggiamento).
Le dichiarazioni più recenti rafforzano questa linea interpretativa. Il procuratore De Luca ha definito la pista nera “zero tagliato”, ridimensionandone la credibilità e sottolineando il rischio di depistaggi analoghi a quelli verificatisi in passato, come nel caso delle dichiarazioni di falsi collaboratori di giustizia. Al contrario, ha ribadito che il filone mafia-appalti rappresenta una delle chiavi più solide per comprendere le cause delle stragi. Anche esponenti istituzionali e familiari delle vittime insistono sulla necessità di non abbandonare questa direzione investigativa. La presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo ha richiamato l’importanza di seguire le indicazioni lasciate da Borsellino, mentre i familiari del magistrato continuano a chiedere verità e completezza nell’accertamento dei fatti.
Dal punto di vista giuridico, il quadro normativo resta invariato e si fonda sugli articoli 408-411 del codice di procedura penale relativi all’archiviazione, oltre ai principi sul concorso di persone nel reato di strage. La vicenda evidenzia una complessità investigativa che si estende per oltre tre decenni, nella quale la distinzione tra archiviazione formale di un filone e ricerca sostanziale della verità resta centrale. La richiesta della Procura rappresenta dunque un passaggio tecnico determinato da limiti oggettivi, ma non esaurisce il percorso di indagine sulle responsabilità e sui moventi delle stragi.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









