Sintesi
Nel quartiere Zen 2 di Palermo esiste una rete idrica abusiva costruita nel tempo e sottratta alla gestione dell’AMAP che convoglia acqua legale proveniente dai serbatoi pubblici ma non contabilizzata. Le intercettazioni e le indagini giudiziarie attribuiscono la realizzazione dell’impianto a esponenti di Cosa Nostra legati al mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale. Ogni anno circa 1,5 milioni di metri cubi vengono immessi nel quartiere senza contatori ufficiali con una perdita stimata di 5 milioni per l’azienda pubblica mentre i residenti verserebbero somme annuali ai referenti mafiosi. Adesso, l’Amministrazione comunale di centrodestra guidata dal sindaco Roberto Lagalla, ha convocato un vertice nel quartiere parlando di emergenza strutturale e di una “guerra sull’acqua” difficile da risolvere nel breve periodo. L’episodio richiama il concetto di gattopardismo tratto dal romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa simbolo di cambiamenti negli anni solo apparenti che preservano equilibri consolidati.

Articolo
Sotto i padiglioni dello Zen 2 di Palermo si sviluppa un reticolo di tubazioni deteriorate e cavi elettrici abusivi che attraversano muri e soffitti collegando ogni alloggio popolare. Le condotte, spesso sostenute da staffe corrose, trasportano acqua che ha origine legittima nei serbatoi pubblici di via Rocky Marciano e via Fausto Coppi ma che, una volta penetrata nel sottosuolo del quartiere, sfugge a qualsiasi misurazione ufficiale. L’AMAP, Azienda Municipalizzata Acquedotto di Palermo S.p.a. che gestisce il servizio idrico integrato per la Città Metropolitana e 47 Comuni soci per un totale di 53 enti, non risulta proprietaria né gestore della rete secondaria che alimenta autoclavi e cisterne private.

Secondo le ricostruzioni investigative e le intercettazioni dei Carabinieri confluite in atti giudiziari culminati in un’operazione con 181 arresti nel mese di febbraio, la realizzazione dell’impianto sarebbe riconducibile a esponenti della famiglia Lo Piccolo e al mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale. In una conversazione captata, un affiliato avrebbe affermato che “l’acqua che arriva allo Zen non è dell’Amap” ma frutto di lavori sostenuti dalla famiglia mafiosa, con successivo recupero delle somme tramite contribuzioni mensili dei residenti. Il versamento, descritto non come “pizzo” ma come ‘collaborazione’, oscillerebbe tra 15 e 25 euro al mese oppure circa 100 euro l’anno per nucleo familiare, denaro destinato secondo gli inquirenti alle casse di Cosa Nostra e al sostegno dei detenuti.

I dati forniti dall’amministratore unico di Amap Giovanni Sciortino indicano che ogni anno circa 1,5 milioni di metri cubi d’acqua vengono erogati nell’area senza che risultino installati contatori aziendali. La mancata fatturazione determinerebbe un ammanco quantificato in circa 5 milioni nei bilanci societari. L’azienda sostiene che non vi siano dispersioni strutturali nelle tubazioni ufficiali né criticità nella rete fognaria e che il deficit economico derivi dalla rete parallela non autorizzata.
La vicenda assume un valore simbolico nel contesto siciliano, richiamando il concetto di “gattopardismo” tratto dal romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, espressione che indica un mutamento solo apparente utile a conservare assetti consolidati. In tale prospettiva, l’alternanza politica regionale e nazionale non avrebbe inciso in modo sostanziale su meccanismi di controllo mafioso radicati.ora,
ora, l’amministrazione comunale di centrodestra guidata dal sindaco Roberto Lagalla ha convocato un vertice direttamente nel quartiere con assessori e vertici delle partecipate competenti in acqua, energia elettrica e gas. Dal confronto è emersa la definizione di una “guerra sull’acqua”, onerosa e sproporzionata, combattuta in condizioni di evidente difficoltà e senza soluzioni immediate. Alla vigilia della riunione è stata sottratta una pensilina metallica della linea 619 in via Senocrate, episodio che ha aggravato il clima di tensione. Il presidente dell’AMAT Palermo, Azienda Municipalizzata Auto Trasporti, Giuseppe Mistretta, ha annunciato il ripristino della struttura e la valutazione di una navetta interna con tariffe calmierate per collegare le diverse aree dello Zen.
Le indagini ipotizzano che un investimento iniziale superiore a 100.000 euro abbia consentito alla criminalità organizzata di realizzare l’infrastruttura clandestina capace di rifornire l’intero quartiere escludendo l’AMAP dalla gestione diretta. Ogni abitazione dispone di cisterna o autoclave non collegata ai sistemi ufficiali e la manutenzione sarebbe affidata a residenti o soggetti contigui ai clan.
Il quadro delineato configura l’esistenza di una città sotterranea autonoma e interconnessa che replica la rete pubblica senza controlli né regolamentazione. Un servizio essenziale come l’acqua diventa così strumento di potere economico e sociale, generando un flusso finanziario stabile per l’organizzazione mafiosa e un danno strutturale per l’ente pubblico, in un equilibrio che appare radicato e complesso da smantellare nel breve periodo.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









