Sicilia: un disegno di legge a sostegno di casa, famiglie e imprese. Cgil e Pd contestano risorse e metodo

Il Governo regionale ha approvato un disegno di legge da 221 milioni. Cgil e Pd contestano la trattativa parlamentare e carenza di interventi strutturali

Sintesi

L’Irfis è nato nel 1952 come istituto destinato a sostenere con il credito lo sviluppo industriale siciliano. Nel tempo la sua funzione è cambiata e si è ampliata, fino a diventare uno degli strumenti finanziari attraverso i quali la Regione ha gestito agevolazioni per imprese e famiglie. Negli ultimi anni sono arrivati, tra gli altri, gli interventi contro il caro mutui e dal 2025 il contributo sugli interessi dei prestiti per beni durevoli, rivolto nella disciplina vigente a nuclei con Isee inferiore a 30.000 euro.

Il 6 agosto 2026 la Giunta regionale ha approvato “Coesione e crescita”, un testo base da 221 milioni. Tra le novità principali figurano 9 milioni per consentire ai residenti in Sicilia con meno di 35 anni e Isee 2026 inferiore a 35.000 euro di ottenere un mutuo agevolato per la prima casa. Il finanziamento potrà arrivare a 200.000 euro e al 90% del valore di perizia, con durata massima di 30 anni. A questa misura se ne affianca una seconda, anch’essa da 9 milioni, che rimborsa il 50% degli interessi pagati nel 2024 e 2025 sui mutui variabili per l’abitazione principale, fino a 1.500 euro per ciascun anno.

Altri 9 milioni aumentano la disponibilità finanziaria destinata agli aiuti sugli interessi del credito al consumo (un finanziamento concesso da una banca o da una società finanziaria a una persona fisica), 10 milioni consentono di scorrere la graduatoria dei contributi sui mutui delle imprese e 4 milioni rafforzano i finanziamenti agevolati agli investimenti delle micro, piccole e medie aziende commerciali. Sono previsti inoltre 2 milioni per imprese colpite dalle estorsioni, 8 milioni contro il caro affitti per famiglie con Isee fino a 13.659,88 euro e 6,5 milioni per prolungare nel 2026 gli sconti sui biglietti aerei.

La manovra ha destinato inoltre 15 milioni all’adeguamento delle tariffe della specialistica sanitaria, 3 milioni a prestazioni aggiuntive per ridurre le liste d’attesa e quasi 27 milioni all’edilizia sanitaria. A questi capitoli si aggiungono risorse per Comuni, personale regionale, consorzi di bonifica, treni, scuole, dighe, fiumi, rifiuti, disabilità, parchi urbani e prevenzione degli incendi.

Il 7 agosto, con un provvedimento distinto, la Giunta ha stanziato i primi 10 milioni per avviare la Super Zes siciliana e integrare il credito d’imposta per gli investimenti effettuati nel 2025 nell’ambito della Zes unica. La Regione punta successivamente a reperire altri 200 milioni di risorse extraregionali, ma questa cifra rappresenta allo stato un obiettivo e non uno stanziamento già acquisito.

Il passaggio del 6 agosto non ha però trasformato “Coesione e crescita” in legge. È stato approvato il disegno di legge dalla Giunta e il testo deve ancora arrivare all’Assemblea regionale, essere esaminato, eventualmente modificato e infine votato. La sua trattazione è prevista dopo la pausa estiva dei lavori parlamentari.

Il segretario regionale della Cgil Sicilia Alfio Manninoha criticato l’ipotesi di riservare tra 150 e 200 milioni al successivo confronto all’Ars, temendo una dispersione delle risorse in interventi localistici e giudicando insufficienti le misure strutturali su sanità pubblica, welfare, lavoro e sviluppo industriale. Anche Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Assemblea regionale siciliana, ha annunciato un esame approfondito della manovra e ha sollevato il dubbio che parte delle disponibilità possa essere utilizzata in una prospettiva preelettorale.

La Maggioranza ha difeso la manovra rivendicando il ruolo dell’Ars nel confronto e nelle modifiche al testo, mentre Confcommercio Sicilia ha espresso apprezzamento per le misure destinate a sostenere imprese e investimenti. Intanto le forze politiche hanno già annunciato emendamenti.

Articolo

La storia dell’Irfis (Istituto regionale per il finanziamento alle industrie in Sicilia, denominazione originaria dell’attuale Irfis-FinSicilia) è cominciata il 3 novembre 1952, quando è stato costituito su iniziativa del Banco di Sicilia e della Cassa di Risparmio per le Province siciliane. La nascita si è inserita nelle politiche straordinarie per l’industrializzazione del Mezzogiorno avviate dalla legge n. 445 del 22 giugno 1950 e disciplinate poi dalla legge n. 298 dell’11 aprile 1953. La Regione Siciliana è entrata nel fondo di dotazione con la legge regionale n. 48 del 7 agosto 1953. L’istituto era stato concepito per concedere credito a medio termine alle piccole e medie industrie e valorizzare attività produttive e occupazione nell’Isola. Nei decenni successivi ha esteso l’attività a commercio, turismo e servizi, è transitato nei gruppi Banco di Sicilia, Capitalia e UniCredit e nel 2012 il pacchetto di maggioranza è passato alla Regione. Oggi è un intermediario finanziario a socio unico regionale e rappresenta uno degli strumenti operativi della politica economica siciliana, con sede legale a Palermo (Comune capoluogo della Città metropolitana omonima e della Sicilia).

È dentro questa evoluzione che vanno inquadrate le misure più recenti. La legge regionale n. 3 del 30 gennaio 2025, all’articolo 38, ha istituito presso l’ente finanziario un fondo di 30 milioni nel biennio 2025-2026 per ridurre gli oneri sui prestiti destinati all’acquisto di beni durevoli, riservandolo ai soggetti con ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore a 30.000 euro. Si sono aggiunti gli interventi sui mutui di famiglie e imprese e altri programmi finanziari, trasformando progressivamente l’Irfis da soggetto prevalentemente legato al sostegno produttivo in uno strumento utilizzato anche per politiche rivolte direttamente ai nuclei familiari.

Su questa base, il 6 agosto 2026 la Giunta guidata da Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia) ha dato il via libera al DDL (disegno di legge) “Coesione e crescita”, quantificato in 221 milioni. Non si è trattato dell’approvazione definitiva di una legge, ma della definizione della proposta governativa che dovrà essere trasmessa all’Assemblea regionale siciliana e affrontare commissioni, emendamenti e voto d’Aula dopo la pausa estiva. Il testo ha riunito interventi per famiglie, giovani e imprese con spese per sanità, autonomie locali, territorio e servizi.

La misura realmente nuova riguarda i giovani con meno di 35 anni, quindi gli under 35 (sotto i 35 anni), residenti in Sicilia e con Isee 2026 inferiore a 35.000 euro. Per loro sono stati previsti 9 milioni destinati a mutui ipotecari agevolati per acquistare la prima abitazione. Ogni finanziamento potrà raggiungere 200.000 euro e non superare il 90% del valore attribuito all’immobile dalla perizia, con ipoteca di 1° grado. In presenza di un mutuo cointestato nel quale soltanto un componente della coppia possieda i requisiti, la quota agevolabile sarà proporzionata alla sua partecipazione e non potrà oltrepassare il 45% del valore di perizia. Se il provvedimento diventerà legge, l’Irfis dovrà emanare l’avviso entro 2 mesi dalla sua entrata in vigore.

Il rimborso potrà protrarsi per un massimo di 30 anni. Il tasso sarà collegato all’EURIBOR (Euro Interbank Offered Rate, tasso interbancario di offerta in euro) a 3 mesi, al quale verrà aggiunto uno spread (differenziale) dello 0,50%. È previsto inoltre un limite: il tasso nominale annuo non potrà comunque superare il 2,5%. Il meccanismo mira dunque a offrire una strada alternativa, sostenuta dalla finanziaria regionale, a giovani che potrebbero incontrare ostacoli nell’accesso al normale mercato bancario.

Un secondo fondo da 9 milioni riguarda invece chi il mutuo per la prima casa lo ha già sottoscritto. La proposta prevede contributi a fondo perduto per i titolari di finanziamenti a tasso variabile, con Isee 2026 inferiore a 35.000 euro, destinati ad abbattere il peso degli interessi pagati nelle rate scadute e regolarmente saldate nel 2024 e 2025. Il sostegno corrisponderà al 50% della quota interessi certificata dalla banca e non potrà essere superiore a 1.500 euro per ciascuno dei 2 anni.

Sul credito al consumo (un finanziamento concesso da una banca o da una società finanziaria a una persona fisica, consumatore, per scopi personali o familiari, di solito riguarda importi compresi tra 200 e 75.000 euro e viene restituito tramite rate mensili con interessi) la Giunta ha previsto altri 9 milioni. Le fonti disponibili sul nuovo disegno di legge parlano di un incremento della dotazione destinata al contributo sugli interessi per acquisti di beni durevoli non di lusso. L’avviso Irfis attualmente operativo per l’annualità 2026, invece, continua a indicare un Isee inferiore a 30.000 euro. Alla data dell’8 agosto non risulta quindi verificabile, attraverso la documentazione ufficiale pubblicamente disponibile, che per questa specifica misura la nuova soglia sia stata già portata a 35.000 euro. Un eventuale innalzamento dovrà risultare dal testo legislativo definitivo o dal successivo avviso attuativo.

Per le imprese, 10 milioni sono stati destinati allo scorrimento della precedente graduatoria del sostegno contro il caro mutui, permettendo di raggiungere soggetti rimasti esclusi per esaurimento delle risorse. Altri 4 milioni aumentano la disponibilità dei finanziamenti agevolati rivolti agli investimenti delle micro, piccole e medie imprese commerciali. Il Governo ha inoltre previsto 2 milioni per le aziende danneggiate dal racket (sistema organizzato di estorsioni): 1 milione per compensare i danni subiti e 1 milione per installare sistemi di videosorveglianza.

Per le famiglie economicamente più fragili sono stati assegnati 8 milioni al sostegno degli affitti, con una soglia Isee fino a 13.659,88 euro. Al comparto dei trasporti sono andati 6,5 milioni per mantenere nel 2026 le agevolazioni sui voli e 4 milioni per la manutenzione della flotta regionale composta da 52 treni. Altri 5 milioni serviranno alla pulizia e alla manutenzione delle aree vicine alle autostrade, anche con finalità antincendio, mentre 2 milioni sono destinati alla prevenzione dei roghi nei parchi archeologici regionali.

Il capitolo sanitario ha previsto 15 milioni per gli aumenti tariffari delle prestazioni specialistiche, convenzionate e non, e 3 milioni per acquistare prestazioni aggiuntive dai privati con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa. Quasi 27 milioni sono stati riservati all’edilizia sanitaria: 16 milioni finanzieranno la progettazione del nuovo ospedale di Gela (Comune del libero consorzio comunale di Caltanissetta), mentre 10,8 milioni tra 2026 e 2027 interventi per il nuovo Policlinico di Palermo e per il nuovo ospedale di Siracusa.

Sul versante degli enti e dei servizi pubblici, il fondo per il salario accessorio dei dipendenti regionali del comparto viene incrementato di 10 milioni l’anno, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le differenze retributive rispetto ad altre amministrazioni. I trasferimenti ordinari ai Comuni aumentano di 20 milioni. Altri 8 milioni sono destinati a fronteggiare le posizioni debitorie dei consorzi di bonifica di Palermo, Enna e Agrigento, anche per consentire lo sblocco delle retribuzioni.

Il resto del pacchetto ha distribuito risorse su numerosi interventi: 5 milioni per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle dighe, 3 milioni per fiumi e argini, 6 milioni per la prima assistenza in occasione di calamità, 3,7 milioni per i danni provocati dagli incendi del 2023 nel territorio siracusano, 2 milioni per interventi legati alla fornitura di contatori idrici nell’Ambito territoriale ottimale agrigentino e 18 milioni per studi, indagini e progettazioni della rete degli impianti prevista dal piano regionale dei rifiuti. Sono stati aggiunti 5 milioni per parchi e orti urbani, 1,5 milioni per opere d’arte destinate ai musei siciliani, 5 milioni per mense scolastiche, altri 5 milioni per manutenzioni straordinarie delle scuole e 10 milioni in più per il fondo disabilità.

Il giorno successivo, 7 agosto, il Governo ha mosso un altro tassello che va tenuto distinto dai 221 milioni del disegno di legge. Sono stati deliberati i primi 10 milioni regionali per la Super ZES (Zona economica speciale) siciliana, destinati a integrare il credito d’imposta riconosciuto alle imprese che hanno realizzato investimenti nel 2025 all’interno della Zes unica del Mezzogiorno. La Zes unica nazionale è stata istituita dal decreto-legge n. 124 del 19 settembre 2023, convertito con modificazioni dalla legge n. 162 del 13 novembre 2023. In Sicilia il potenziamento regionale è stato inserito nella legge regionale n. 1 del 5 gennaio 2026, cioè la legge di stabilità 2026-2028.

Con il primo stanziamento la Regione vuole portare l’intensità dell’agevolazione verso il massimo consentito dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027. Il dipartimento regionale delle Finanze dovrà stipulare una convenzione con l’Agenzia delle entrate, alla quale saranno trasferite le risorse. Alessandro Dagnino (assessore regionale all’Economia, avvocato e docente universitario) ha indicato come passaggio successivo il reperimento di altri 200 milioni provenienti da risorse extraregionali. Questi 200 milioni, però, non costituiscono oggi un finanziamento già assegnato: sono l’obiettivo dichiarato per il rafforzamento della misura.

Anche il tema dei controlli preventivi del CGA (Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana) deve essere aggiornato. Le ricostruzioni iniziali della manovra hanno attribuito al nuovo meccanismo dei bandi Irfis l’intento di evitare i rallentamenti provocati dall’esame preventivo del Consiglio. Tuttavia le Sezioni riunite del Cga, con il parere definitivo n. 191/2026 reso il 30 luglio, hanno nel frattempo chiarito che il parere preventivo non è generalmente obbligatorio per i decreti assessoriali o interassessoriali emanati sulla base di una legge regionale, salvo che sia la stessa legge a richiederlo espressamente. La sua assenza, secondo l’organo consultivo, non costituisce quindi da sola motivo di illegittimità. Non si tratta di una sentenza e dunque, in senso tecnico, non è nuova giurisprudenza contenziosa, ma è il più recente e rilevante chiarimento giuridico-amministrativo sulla questione.

Sul piano politico, il varo del testo a circa un anno dalla conclusione ordinaria della legislatura ha immediatamente acceso il confronto. Schifani ha collegato la possibilità di utilizzare nuove risorse al risanamento dei conti regionali e ha difeso la continuità degli interventi rivolti a famiglie e aziende. Dagnino ha definito questo intervento l’8ª manovra espansiva degli ultimi 2 anni e ha quantificato in 45 milioni il blocco dedicato alla coesione sociale, in 26,5 milioni quello territoriale e in 25 milioni le misure considerate direttamente collegate alla crescita, includendo in quest’ultimo aggregato anche l’effetto economico del sostegno al credito al consumo.

Di segno opposto è stata la valutazione di Alfio Mannino (segretario generale della CGIL, Confederazione generale italiana del lavoro, Sicilia), che ha contestato soprattutto l’ipotesi di lasciare tra 150 e 200 milioni al successivo negoziato parlamentare per ulteriori interventi. Il sindacato ha parlato di rischio di frammentazione delle risorse in misure localistiche e ha giudicato insufficienti le risposte strutturali su sanità pubblica, sistema di protezione sociale, lavoro e politiche industriali. Michele Catanzaro (capogruppo del PD, Partito democratico, all’Ars) aveva già annunciato una verifica puntuale del testo e aveva sollevato il dubbio che la disponibilità finanziaria potesse essere utilizzata in chiave preelettorale.

La Maggioranza ha replicato sostenendo che il confronto parlamentare rappresenta una fase fisiologica della formazione delle leggi. Giorgio Assenza (capogruppo di FdI, Fratelli d’Italia, all’Ars) ha richiamato gli stanziamenti per famiglie, imprese, sanità, Comuni, scuole e disabilità come prova della concretezza del testo. Salvo Geraci (capogruppo della Lega all’Ars) ha accusato la Cgil di una lettura prevalentemente politica. Stefano Pellegrino (capogruppo di Forza Italia all’Ars) ha difeso invece il principio per cui il governo presenta una proposta e il Parlamento conserva il diritto di modificarla. Dall’esterno della maggioranza è arrivato un giudizio favorevole anche da Gianluca Manenti (presidente di Confcommercio Sicilia), secondo il quale gli strumenti destinati alle imprese hanno carattere operativo e possono sostenere investimenti e attività commerciali.

Il punto decisivo resta perciò ciò che accadrà alla ripresa dei lavori parlamentari. I 221 milioni costituiscono la base deliberata dall’esecutivo, ma non coincidono ancora con il contenuto definitivo della futura legge. Le forze politiche hanno già annunciato emendamenti e il margine finanziario aggiuntivo indicato nelle cronache oscilla tra 150 e circa 200 milioni. Solo dopo il voto dell’Ars sarà possibile conoscere quali misure resteranno immutate, quali verranno ampliate e quali nuovi interventi entreranno nel provvedimento. Anche la previsione di un’approvazione ai primi di ottobre va quindi trattata, allo stato, come una possibile scansione politica e non come una data formalmente stabilita.