Sintesi
La corsa verso le prossime regionali siciliane affonda le proprie radici nel voto del 25 settembre 2022, quando Renato Schifani ha conquistato la presidenza con il 42,052%, davanti a Cateno De Luca, fermatosi al 23,954%. Ismaele La Vardera è stato eletto all’Ars nella formazione che sosteneva De Luca, dalla quale si è successivamente separato. La partita del 2027 parte dagli equilibri del 2022, ma molti protagonisti hanno nel frattempo cambiato posizione.

Tra il 2024 e il 2025 la rottura tra La Vardera e Sud chiama Nord è diventata definitiva e nel febbraio 2025 è nato Controcorrente, poi trasformato anche in gruppo parlamentare dal luglio 2026. Una parte dell’area che aveva sostenuto De Luca è diventata oggi uno dei soggetti con cui il fronte progressista deve fare i conti.

Nel 2026 Schifani ha manifestato apertamente l’intenzione di ottenere un secondo mandato. Il centrodestra continua a considerarlo il candidato naturale, ma la ricandidatura non è stata ancora formalmente chiusa e lo stesso presidente ha escluso, allo stato attuale, scorciatoie verso elezioni anticipate. La Maggioranza punta alla continuità ma conserva margini di confronto sul candidato definitivo.

Sul fronte opposto, Pd, M5S, Avs, IV, Controcorrente e altre formazioni progressiste, civiche e riformiste hanno aperto un tavolo unitario a Palermo il 29 giugno 2026 e hanno continuato il confronto durante l’estate. Restano da definire il candidato alla presidenza e il metodo per sceglierlo. Il campo progressista esiste politicamente, ma non dispone ancora di una guida elettorale condivisa.
Tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto De Luca ha invece accelerato la costruzione del proprio schieramento, raccogliendo nuove adesioni a Palermo e Catania e presentando l’8 agosto, a Messina, 22 dei 24 aspiranti candidati previsti per 3 liste. Non è stata però ancora stabilita l’alleanza conclusiva con il centrodestra, con il campo progressista oppure una corsa autonoma. De Luca sta costruendo prima una forza elettorale propria per decidere successivamente con chi, e a quali condizioni, affrontare il voto.
I sondaggi diffusi il 10 e l’11 agosto hanno dato immagini differenti. SWG ha collocato De Luca al 29% nella valutazione dell’efficacia dei possibili candidati, mentre BiDiMedia ha indicato La Vardera al 23,1% nelle intenzioni di voto per il presidente, seguito da Schifani al 19,2% e De Luca al 17,3%. Sono rilevazioni che pongono domande diverse e non possono essere confrontate come se misurassero lo stesso dato.
Sintesi
La lunga preparazione delle elezioni regionali siciliane del 2027 è già diventata una partita politica a 3 direttrici: la possibile conferma del presidente uscente, la costruzione di un fronte progressista alternativo e la strategia autonoma di Cateno De Luca, che sta formando liste e raccogliendo adesioni senza avere ancora comunicato quale sarà la collocazione definitiva. Gli schieramenti sono dunque in movimento molto prima dell’apertura formale della campagna elettorale e il quadro verificato al 12 agosto 2026 è meno definito di quanto alcune ricostruzioni estive possano far pensare.
Il punto di partenza resta il 25 settembre 2022. Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di FI, Forza Italia) è stato eletto con 887.215 voti, pari al 42,052%, mentre Cateno De Luca (deputato regionale, leader politico di ScN, Sud chiama Nord, e sindaco di Taormina, comune della città metropolitana di Messina, in Sicilia) ha raccolto 505.386 preferenze, il 23,954%. Ismaele La Vardera (deputato regionale, giornalista e fondatore di Controcorrente) è entrato nell’ARS (Assemblea Regionale Siciliana) proprio con la lista De Luca Sindaco di Sicilia-Sud chiama Nord.
La separazione politica tra La Vardera e l’area deluchiana è maturata nell’autunno 2024. I dati ufficiali dell’Assemblea indicano la sua permanenza nel gruppo di Sud chiama Nord fino al 13 ottobre 2024, il successivo passaggio al Misto e, dal 1° luglio 2026, l’adesione al gruppo Controcorrente da lui stesso fondato. Il movimento era stato presentato pubblicamente a Palermo (capoluogo della Sicilia) il 14 febbraio 2025, dopo la rottura con De Luca. Questo passaggio ha modificato uno degli equilibri originari del 2022 perché 2 soggetti che allora appartenevano allo stesso schieramento sono oggi concorrenti e possibili interlocutori di coalizioni differenti.
Nel centrodestra Schifani ha già fatto sapere di voler provare a ottenere un secondo mandato. Il 10 aprile 2026 ha sostenuto pubblicamente che la continuità per un ulteriore quinquennio rappresenta normalmente la soluzione adottata dal centrodestra per completare un programma amministrativo, pur ricordando che la decisione non spetta soltanto a lui ma all’intera coalizione. Il 4 agosto ha inoltre allontanato l’ipotesi di elezioni anticipate, indicando come prioritaria la prosecuzione dell’attività di governo fino alla conclusione naturale della legislatura.
La candidatura, tuttavia, non può ancora essere considerata definitivamente “blindata”. Luca Sbardella (deputato e coordinatore regionale di FdI, Fratelli d’Italia), intervistato l’11 agosto, ha definito Schifani un presidente certamente in corsa per la ricandidatura, precisando però che la scelta dipenderà innanzitutto da Forza Italia e poi dagli equilibri complessivi del centrodestra. Lo stesso Sbardella ha mostrato apertura verso un eventuale confronto con De Luca se vi fosse compatibilità programmatica. Il quadro che emerge è quindi quello di una coalizione che considera il presidente uscente il riferimento principale, ma non ha ancora celebrato una scelta formale e definitiva per il 2027.
Nel medesimo perimetro si muovono la Lega e l’area autonomista e centrista. Il MPA (Movimento per l’Autonomia), riconducibile politicamente a Raffaele Lombardo (ex presidente della Regione Siciliana e figura di riferimento dell’autonomismo siciliano), ha spinto per un confronto più ampio sulla scelta del futuro candidato. De Luca ha risposto aprendo al dialogo, ma rivendicando autonomia decisionale e libertà di movimento. È questo uno dei passaggi che rende ancora mobile il confine fra centrodestra, autonomisti e formazioni civiche.
Diversa è la situazione della presunta intesa tra Lega e DC (Democrazia Cristiana). Le indiscrezioni su possibili liste comuni sono state smentite formalmente dalla Direzione nazionale e dal Consiglio nazionale democristiano il 29 luglio 2026. Il documento ufficiale ha escluso l’esistenza di un accordo regionale o nazionale e ha rinviato le decisioni sulle alleanze al congresso convocato per il 25 ottobre 2026. L’ipotesi può dunque continuare a essere oggetto di discussione politica, ma non può essere descritta oggi come un’intesa già raggiunta.
Nel campo progressista il passaggio decisivo si è avuto il 29 giugno 2026, quando al Centro Pio La Torre di Palermo si sono riunite le principali componenti dell’opposizione. Il confronto, coordinato da Anthony Barbagallo (segretario regionale del Partito Democratico), ha coinvolto M5S (Movimento 5 Stelle), AVS (Alleanza Verdi e Sinistra), Italia Viva-Casa Riformista, Controcorrente e altre formazioni civiche, socialiste, europeiste e della sinistra. Sul tavolo sono finiti sia un possibile candidato unitario alla presidenza sia l’eventuale ricorso alle primarie.
Quel tavolo non è rimasto un episodio isolato. Il 27 luglio un documento congiunto è stato sottoscritto dai rappresentanti di PD, M5S, AVS, Controcorrente, +Europa, Italia Viva, PSI (Partito Socialista Italiano), +Uno, Progetto Civico, Spazio Civico, Sinistra Futura e PeR. Anche il percorso territoriale denominato “Work in progress” (lavori in corso) ha confermato il tentativo di costruire un programma comune prima della scelta definitiva del candidato. Il cosiddetto “campo largo”, quindi, esiste già come luogo di confronto politico e programmatico, ma non si è ancora trasformato in una coalizione elettorale definitivamente chiusa.
Resta soprattutto il nodo De Luca. Pierpaolo Montalto (segretario regionale di Sinistra Italiana e portavoce siciliano di AVS) ha sostenuto già il 12 aprile che la presenza del leader di Sud chiama Nord sarebbe incompatibile con quella di AVS nella stessa coalizione. La posizione è tornata ad avere rilievo in agosto proprio mentre altri protagonisti hanno continuato a ragionare sulla capacità di De Luca di spostare voti fra i 2 blocchi. Non esiste quindi, allo stato attuale, un “campo largo” che comprenda automaticamente Sud chiama Nord.
Sul candidato progressista la discussione è ancora più aperta. Carmelo Miceli (coordinatore siciliano di Progetto Civico Italia ed ex deputato nazionale del PD), dopo la pubblicazione del sondaggio BiDiMedia l’11 agosto, ha chiesto di procedere rapidamente con le primarie e ha indicato La Vardera come candidato preferito della propria formazione. È però una posizione politica di parte e non una decisione del tavolo comune, che continua a non avere formalizzato il nome del candidato presidente.
De Luca, nel frattempo, ha scelto una strategia opposta: costruire anzitutto la propria consistenza territoriale. Alla fine di luglio ha avviato la presentazione dei candidati a Palermo, poi ha proseguito a Catania (comune e capoluogo della città metropolitana omonima, in Sicilia) e il 5 agosto sono stati ufficializzati nuovi ingressi, tra i quali Totò Lentini (ex deputato regionale con precedenti esperienze nell’area autonomista) e Marco Forzese (ex deputato regionale, proveniente da Noi Moderati).
A Catania si è aggiunta la candidatura di Giuseppe Marletta (assessore comunale al Bilancio nella giunta del sindaco Enrico Trantino e già candidato con la DC alle regionali del 2022), mentre a Palermo è stato inserito anche Mauro Pantò (un imprenditore, farmacista ed ex presidente della Servizi Ausiliari Sicilia, SAS, precedentemente vicino alla Nuova Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro). Queste adesioni mostrano una strategia che cerca personalità provenienti da esperienze politiche diverse e rafforzano l’idea di De Luca di presentarsi come centro autonomo capace di negoziare successivamente la propria collocazione.
Il passaggio più consistente si è avuto l’8 agosto a Messina (comune e capoluogo dell’omonima città metropolitana, in Sicilia), dove De Luca, insieme a Federico Basile (sindaco di Messina riconfermato il 28 maggio 2026 con il 58,40% dei voti e politicamente vicino all’area deluchiana), ha presentato 22 aspiranti candidati sui 24 posti previsti per 3 liste. I simboli annunciati sono Liberi e Forti; Sud chiama Nord per le Autonomie; De Luca Sindaco di Sicilia. È inoltre rimasta allo studio una formazione dedicata ai giovani. De Luca ha indicato il 31 agosto come nuova tappa per definire la composizione, mentre ha parlato di trattative da sviluppare durante il periodo di Ferragosto. Tra i nomi annunciati figurano già Paolo Alibrandi (consigliere comunale e metropolitano di Sud chiama Nord, ingegnere ed ex presidente di AMAM, Azienda Meridionale Acque Messina) e Dario Zante (ex consigliere comunale di Messina). Questo elemento aggiorna le precedenti indiscrezioni che li indicavano soprattutto in relazione a possibili incarichi: almeno sul piano politico-elettorale, entrambi sono ormai stati pubblicamente inseriti fra gli aspiranti candidati alle regionali.
Molto più prudente deve essere la valutazione riguardante Bernardette Grasso (deputata regionale di Forza Italia, sindaca di Capri Leone, comune della città metropolitana di Messina, e segretaria provinciale del partito). Le indiscrezioni su un dialogo con l’area deluchiana non hanno trovato un sostanziale riscontro ufficiale che consenta di parlare di passaggio o accordo. Al contrario, ancora il 5 luglio Grasso si è presentata pubblicamente nella sua veste di dirigente di Forza Italia e ha dichiarato di essere pronta alla sfida del 2027 rappresentando i territori. Un eventuale avvicinamento a De Luca resta quindi, al 12 agosto, una voce politica da distinguere dai fatti accertati.
La guerra dei sondaggi ha contribuito a rendere ancora più confuso lo scenario. La rilevazione SWG (società italiana di ricerche e sondaggi), commissionata da Sud chiama Nord e realizzata su 3.001 maggiorenni fra il 22 luglio e il 4 agosto, ha attribuito a De Luca il 29% quando agli intervistati è stato chiesto quale potenziale candidato apparisse più efficace, davanti a La Vardera con il 24% e Schifani con il 15%. Nella medesima indagine, tuttavia, lo scenario di una corsa autonoma ha collocato De Luca al 21,5%, dietro il centrodestra al 40,5% e il centrosinistra al 34%.
BiDiMedia (istituto di analisi e sondaggi), in una rilevazione commissionata invece da Controcorrente su 1.670 intervistati, ha misurato direttamente le intenzioni di voto sul candidato presidente e ha ottenuto un risultato diverso: La Vardera 23,1%, Schifani 19,2%, De Luca 17,3%. La stessa indagine ha stimato Controcorrente al 19,8%, FdI al 12,6%, FI all’11,7%, PD al 10,7%, M5S al 10,5% e Sud chiama Nord al 9%. Proprio perché le rilevazioni sono state commissionate da soggetti direttamente interessati e, soprattutto, perché alcune domande non misurano la stessa variabile, questi numeri vanno trattati come fotografie momentanee dell’opinione pubblica e non come risultati elettorali anticipati. Sbardella, l’11 agosto, ha espresso pubblicamente scetticismo verso i sondaggi commissionati dagli stessi protagonisti della competizione.
La cornice elettorale siciliana ha una storia più lunga. La normativa di base risale alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, successivamente modificata dopo la riforma statutaria introdotta con la legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, che ha previsto l’elezione diretta del presidente della Regione. La legge regionale 3 giugno 2005, n. 7, ha quindi adeguato il sistema e ha previsto, fra gli altri meccanismi, la soglia regionale del 5% per l’ammissione dei gruppi di liste provinciali all’assegnazione dei seggi.
Lo Statuto speciale stabilisce che l’Assemblea sia eletta per 5 anni decorrenti dalla data delle elezioni e che il nuovo voto possa svolgersi dalla quarta domenica precedente fino alla seconda domenica successiva alla conclusione del quinquennio. Applicando questa disposizione al 25 settembre 2022, e in assenza di una fine anticipata della legislatura, la finestra ordinaria calcolabile per il voto va dal 29 agosto al 3 ottobre 2027. Non esiste pertanto oggi una data elettorale già fissata a settembre. Il decreto di convocazione dovrà inoltre essere pubblicato almeno 45 giorni prima della giornata prescelta.
Neppure le elezioni politiche nazionali hanno una scadenza giuridicamente coincidente con quella regionale siciliana. La XIX legislatura nazionale è iniziata il 13 ottobre 2022 e l’articolo 60 della Costituzione stabilisce una durata di 5 anni per Camera e Senato, salvo scioglimento anticipato. È quindi corretto parlare di 2 appuntamenti che, in condizioni ordinarie, ricadono entrambi nel 2027, ma non di una identica scadenza naturale già fissata per settembre.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









