Sintesi
In Sicilia emerge il caso di un ciclotrone* acquistato circa 10 anni fa dall’ospedale Villa Sofía di Palermo per produrre radiofarmaci destinati alla diagnostica oncologica e mai utilizzato. Il deputato regionale Ismaele La Vardera denuncia uno spreco di denaro pubblico da circa 1 milione di euro e annuncia un esposto alla Corte dei Conti ipotizzando un danno erariale di diversi milioni. Il direttore generale dell’azienda ospedaliera Alessandro Mazzara sostiene di avere scoperto il problema solo alla fine del 2024 e spiega che in passato la produzione interna dei radiofarmaci era stata ritenuta economicamente sconveniente. La Regione Siciliana aveva avviato nel 2024 un progetto per mettere in rete più strutture sanitarie e rendere sostenibile la produzione destinata alla Sicilia occidentale. Il caso solleva anche un tema tecnico poiché macchinari farmaceutici complessi dopo circa 10 anni possono diventare tecnologicamente superati a causa di nuove normative europee, standard di sicurezza più severi e difficoltà di manutenzione.

Articolo
Un macchinario sanitario acquistato con risorse pubbliche e rimasto inutilizzato per oltre 10 anni riaccende il dibattito sulla gestione della sanità regionale in Sicilia. Al centro della vicenda c’è un ciclotrone*, un’apparecchiatura avanzata impiegata nella produzione di radiofarmaci utilizzati nella diagnostica oncologica, installato nel reparto di Medicina nucleare dell’Ospedale Villa Sofía. Il dispositivo sarebbe costato circa 1 milione di euro ma, secondo quanto denunciato dal deputato regionale Ismaele La Vardera, non sarebbe mai entrato realmente in funzione.

La vicenda è emersa dopo un’ispezione a sorpresa effettuata dal parlamentare siciliano all’interno della struttura ospedaliera palermitana. Durante il sopralluogo La Vardera ha raccontato di avere trovato il macchinario chiuso in una stanza e inutilizzato da anni. Il ciclotrone serve a produrre radiofarmaci, cioè sostanze radioattive utilizzate durante la PET (Tomografia a Emissione di Positroni), una tecnica di diagnostica per immagini che consente di individuare e visualizzare i tumori nel corpo umano attraverso un tracciante simile a un mezzo di contrasto. Secondo il deputato, mentre il macchinario restava fermo, l’azienda sanitaria avrebbe acquistato lo stesso radiofarmaco da operatori privati sostenendo un costo fino a 3 volte superiore rispetto alla produzione interna.

Il parlamentare regionale ha denunciato pubblicamente quella che considera una gestione inefficiente delle risorse pubbliche, affermando che “è come comprare una Ferrari e lasciarla in garage per poi affittarla ogni volta che serve, pagandola molto di più”. Subito dopo il sopralluogo ha presentato un’interrogazione all’assessorato regionale alla Salute e ha dato mandato ai propri legali di predisporre un esposto alla Corte dei Conti ipotizzando un possibile danno erariale accumulato nel corso degli ultimi 10 anni a carico delle finanze pubbliche regionali.
La stessa giornata ha visto anche un confronto tra il deputato e il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Alessandro Mazzara. Il manager sanitario ha spiegato di avere appreso del mancato utilizzo del ciclotrone soltanto alla fine del 2024 e di avere immediatamente chiesto chiarimenti ai propri collaboratori. Secondo quanto riferito dal direttore generale, negli anni passati si sarebbe ritenuto economicamente poco conveniente utilizzare l’impianto per produrre radiofarmaci destinati esclusivamente all’ospedale, perché la produzione di queste sostanze richiede infrastrutture costose e una filiera altamente specializzata.
Per superare questo limite organizzativo e finanziario, nel 2024 l’assessorato regionale alla Salute della Regione Siciliana avrebbe avviato un confronto con diverse aziende ospedaliere dell’Isola con l’obiettivo di creare una rete produttiva condivisa. Il progetto prevedeva di coordinare più strutture sanitarie per produrre radiofarmaci destinati all’intero bacino della Sicilia occidentale, rendendo sostenibile l’utilizzo del ciclotrone attraverso una distribuzione più ampia dei farmaci diagnostici. Secondo quanto dichiarato da Mazzara, questa strategia potrebbe essere ripresa nei prossimi mesi non appena saranno completati i lavori di ristrutturazione del reparto di Medicina nucleare, attualmente in corso e previsti in conclusione entro il mese di giugno. Solo dopo il completamento degli interventi strutturali si potrà valutare concretamente la possibilità di avviare la produzione.
La questione però non riguarda soltanto la gestione amministrativa ma anche il profilo tecnologico e normativo. Nel settore farmaceutico e nella medicina nucleare, apparecchiature complesse come i ciclotroni e i sistemi di produzione dei radiofarmaci sono soggetti a cicli di aggiornamento relativamente rapidi. Dopo circa 10 anni molte macchine vengono considerate vicine alla fine del loro ciclo operativo ottimale. Questo non significa necessariamente che non possano più funzionare, ma che potrebbero non rispondere pienamente agli standard più recenti di sicurezza, tracciabilità e automazione. Tra i fattori che determinano l’obsolescenza vi sono innanzitutto la disponibilità di assistenza tecnica e di pezzi di ricambio garantiti dal produttore, che spesso cessano dopo 5 o 10 anni, la necessità di aggiornamenti software e i requisiti normativi sempre più stringenti imposti dalle direttive europee. Tra queste rientra il regolamento MDR 2017/745 (Medical Device Regulation, regolamento europeo sui dispositivi medici), che ha introdotto criteri più severi per la sicurezza e la tracciabilità delle tecnologie sanitarie.
Anche la manutenzione rappresenta un elemento decisivo. Se durante il periodo di inattività non è stata eseguita una manutenzione preventiva costante, i costi di ripristino possono aumentare notevolmente e l’affidabilità del sistema può diminuire. Nel campo della produzione farmaceutica, inoltre, le tecnologie ad alta automazione tendono a diventare tecnologicamente superate più rapidamente rispetto alle apparecchiature meccaniche tradizionali.
Il caso sollevato a Palermo riporta quindi al centro del dibattito due questioni cruciali della sanità pubblica: la gestione delle risorse economiche e la programmazione tecnologica delle strutture ospedaliere. Da un lato la denuncia politica parla di sprechi e possibile danno erariale. Dall’altro l’amministrazione sanitaria sostiene che le scelte del passato siano state legate a valutazioni economiche e organizzative. In ogni caso, la vicenda del ciclotrone inutilizzato rischia di diventare l’ennesimo episodio destinato ad alimentare il confronto sulla qualità e sull’efficienza del sistema sanitario siciliano e più in generale sul senso del doverso dovere etico nel sistematico sistema pubblico-politico siciliano.
* Il ciclotrone, inventato nel 1930 dal fisico Ernest Orlando Lawrence, è un acceleratore di particelle circolare che ha rivoluzionato la fisica nucleare e la medicina nucleare. Esso accelera ioni carichi (come protoni o deuteroni) facendoli muovere su traiettorie a spirale crescente all’interno di una camera a vuoto posta tra i poli di un potente magnete: il campo magnetico costante mantiene le particelle in orbita circolare, mentre un campo elettrico alternato applicato tra due elettrodi cavi a forma di “D” (dee) le accelera a ogni passaggio attraverso il gap, incrementando progressivamente energia e raggio orbitale fino a valori prossimi a quelli relativistici, senza richiedere tensioni statiche elevate. Grazie a questa innovazione, il ciclotrone ha permesso per la prima volta la produzione efficiente di isotopi radioattivi artificiali, oggi fondamentali per la sintesi di radiofarmaci utilizzati nella tomografia a emissione di positroni (PET) — con isotopi come fluoro-18, carbonio-11, azoto-13 e ossigeno-15 — nella diagnostica oncologica e neurologica, nonché in alcuni trattamenti tumorali con fasci di particelle o neutroni.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









