Sicilia. Rinnovabili e controlli ambientali tra il maxi solare Fénix, l’eolico Dentice e la Control Room di Arpa

Dall’impianto fotovoltaico entrato in esercizio tra Enna e Catania al parco eolico galleggiante in procedura ambientale davanti alle coste agrigentine, fino alla nuova Control Room di Arpa Sicilia, l’Isola diventa banco di prova per energia pulita, autorizzazioni e tutela del territorio

Sintesi

La nuova fase degli investimenti energetici in Sicilia parte dal 2022, quando il progetto eolico offshore Sicily South avvia il proprio percorso concessorio nel Canale di Sicilia, prosegue nel febbraio 2024 con l’annuncio del grande impianto fotovoltaico Fénix e con l’avvio degli studi tecnici e ambientali del futuro Dentice, passa per il quadro nazionale del PNIEC, del decreto FER 2 e del Testo unico rinnovabili, arriva nel maggio 2026 con il deposito della VIA del parco eolico galleggiante Dentice e si concentra il 25 giugno 2026 in due inaugurazioni rilevanti: il campo solare di Iberdrola da 243 MW tra Belpasso, Paternò e Centuripe, già operativo e destinato in larga parte alle imprese tramite contratti di lungo periodo, e la Control Room di Arpa Sicilia al Roosevelt di Palermo, pensata per leggere dati ambientali, segnalazioni dei cittadini, informazioni satellitari e possibili criticità con strumenti digitali e intelligenza artificiale. Insomma quando si vuole anche la Sicilia guarda al presente e al futuro.

Articolo

La Sicilia entra in una stagione in cui la transizione energetica non è più soltanto una previsione nei piani nazionali, ma diventa una sequenza di cantieri conclusi, procedimenti autorizzativi aperti e nuove infrastrutture pubbliche di controllo. Il filo comune lega il fotovoltaico su larga scala, l’eolico offshore (in mare aperto) galleggiante e il monitoraggio ambientale, dentro un quadro normativo che negli ultimi 2 anni ha cercato di accelerare le fonti rinnovabili senza cancellare il tema della compatibilità con paesaggio, mare, suolo, comunità locali e attività produttive.

Il primo passaggio della cronologia riguarda il progetto oggi conosciuto come Dentice, nato come Sicily South (Sicilia meridionale). Secondo le ricostruzioni di settore, l’iniziativa aveva già chiesto nel giugno 2022 una concessione trentennale per l’area marina al largo della Sicilia meridionale, in una fase precedente all’ingresso dell’attuale compagine internazionale. Nel febbraio 2024 sono poi partiti gli studi tecnici e ambientali, comprendenti analisi stagionali dell’ambiente marino, monitoraggi della fauna marina e aviaria, indagini geofisiche e verifiche archeologiche. Nel marzo 2025 Oxan Energy, Ingka Investments e Avapa Energy hanno consolidato la partnership, mentre nel maggio 2026 è stata presentata la richiesta di VIA (Valutazione di impatto ambientale), aprendo la fase di consultazione pubblica e confronto con i portatori di interesse locali. Il progetto prevede un parco eolico floating (galleggiante) da 1,14 GW (gigawatt), localizzato tra 22 e 40 km dalla costa agrigentina, su fondali tra 280 e 650 metri, con una produzione stimata sufficiente ad alimentare fino a 1,5 milioni di famiglie.

In parallelo, il 27 febbraio 2024 Iberdrola aveva annunciato la costruzione in Sicilia del progetto Fénix, allora indicato a 245 MW, presentandolo come il più grande impianto fotovoltaico in costruzione in Italia. Il dato definitivo dell’opera entrata in esercizio è di 243 MW (megawatt), con inaugurazione ufficiale il 25 giugno 2026 a Catania. L’impianto si estende tra Centuripe, Paternò e Belpasso, nelle province di Enna e Catania, produce circa 400 GWh (gigawattora) l’anno e può coprire un fabbisogno equivalente a quello di circa 140.000 abitazioni. Oltre il 70% dell’energia è già destinato a clienti industriali attraverso PPA (Power Purchase Agreement, contratto di acquisto di energia a lungo termine), scelta che punta a rendere più stabile il costo dell’elettricità per le imprese.

Il campo solare siciliano non è solo una centrale elettrica diffusa sul territorio. Il progetto comprende oltre 413.000 moduli fotovoltaici bifacciali, 26 km di collegamenti in media tensione e 9 km in alta tensione. Durante la costruzione sono stati coinvolti oltre 500 lavoratori contemporaneamente, per circa 600.000 ore di attività senza infortuni dichiarati dalla società. Gli interventi di mitigazione e compensazione ambientale hanno riguardato circa 400 ettari, con gestione delle acque meteoriche, piantumazione di oltre 60.000 specie autoctone e sistemi di controllo del suolo e del microclima. La stessa società ha inoltre indicato il sostegno della BEI (Banca europea per gli investimenti) con Garanzia Archimede di SACE (Servizi assicurativi del commercio estero), confermando che la transizione energetica passa anche da strumenti finanziari pubblici e para-pubblici.

Il contesto nazionale spiega perché questi interventi assumono un peso superiore alla sola dimensione locale. Il PNIEC (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima), inviato dall’Italia alla Commissione europea il 1 luglio 2024, conferma l’obiettivo di 131 GW di potenza rinnovabile al 2030, di cui 79,2 GW dal solare e 28,1 GW dall’eolico. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha presentato quel documento come una traccia “pragmatica” per la politica energetica e climatica del Paese, con una forte accelerazione sulle fonti pulite e con l’inserimento di ulteriori strumenti, dall’elettrificazione dei consumi finali alla cattura della CO2 (anidride carbonica).

Sul piano delle regole, il decreto FER 2 (Fonti energetiche rinnovabili 2), firmato il 19 giugno 2024, sostiene gli impianti innovativi o con costi di generazione elevati, compreso l’eolico in mare. Il GSE (Gestore dei servizi energetici) prevede l’accesso agli incentivi tramite procedure pubbliche competitive, ma proprio per l’offshore il meccanismo è rimasto al centro del confronto tra operatori e ministero. Il 12 giugno 2026 il MASE (Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica) ha proposto una revisione con tariffe differenziate tra impianti a fondazione fissa e impianti galleggianti, con l’ipotesi di inviare le modifiche alla Commissione europea dopo il confronto con il settore.

Anche la giurisprudenza più recente incide sullo scenario siciliano. Il D.Lgs. 190/2024 (Decreto legislativo 190 del 2024), in vigore dal 30 dicembre 2024, disciplina i regimi amministrativi per gli impianti da fonti rinnovabili. La Corte costituzionale, con la sentenza 13/2026, ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dalla Regione Siciliana contro alcune parti dell’articolo 9 e del relativo Allegato C, ricordando tra l’altro che per gli impianti offshore il provvedimento autorizzatorio unico viene rilasciato sentita la regione costiera interessata. Il Consiglio di Stato, con decisione dell’11 febbraio 2026, ha inoltre chiarito che la qualificazione legislativa di un’area come idonea o non idonea è un indirizzo superabile con motivazione rafforzata, perché la comparazione degli interessi deve avvenire nel procedimento amministrativo concreto.

In questo quadro si colloca anche la nuova Control Room di Arpa Sicilia (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), inaugurata il 25 giugno 2026 nella sede del Roosevelt, sul lungomare Cristoforo Colombo dell’Addaura a Palermo. La sala è stata presentata come una infrastruttura per monitorare, analizzare e gestire i dati ambientali provenienti dal territorio regionale. Secondo la Regione Siciliana, il centro consentirà di elaborare informazioni da più fonti, comprese le segnalazioni dei cittadini, e di metterne una parte a disposizione di comunità, amministrazioni ed enti di ricerca. L’investimento complessivo è indicato in circa 7,5 milioni di euro.

Il direttore generale Vincenzo Infantino ha spiegato che il nuovo sistema supera di molto la capacità del precedente apparato di calcolo e consente di integrare dati su aria, acque costiere e impianti di depurazione. La piattaforma utilizza anche NOSE (Network for Odour Sensitivity, rete per la sensibilità olfattiva), strumento che raccoglie le segnalazioni dei cittadini, individua le aree interessate e orienta i tecnici verso i punti in cui effettuare i campionamenti. L’accesso a dati satellitari permetterà inoltre di anticipare di alcuni giorni possibili crisi ambientali e trasmettere le informazioni alle amministrazioni competenti.

L’assessore regionale Giusi Savarino ha collegato la Control Room a un piano più ampio di potenziamento del Roosevelt, con spazi per ricerca, monitoraggio, convegnistica ed educazione ambientale per gli studenti. Il messaggio politico e istituzionale è chiaro: se la Sicilia vuole essere piattaforma di produzione rinnovabile, deve nello stesso tempo dotarsi di strumenti pubblici capaci di misurare impatti, prevenire criticità e rendere leggibili i dati. La sfida, quindi, non è solo attrarre investimenti, ma governarli con autorizzazioni trasparenti, controlli credibili e un rapporto costante con territori, imprese, scuole, pesca, agricoltura e comunità costiere.

Il risultato è una fotografia complessa ma significativa. Da un lato c’è un impianto fotovoltaico già operativo che immette energia nella rete nazionale e consolida la presenza industriale delle rinnovabili nell’entroterra siciliano. Dall’altro c’è un maxi progetto eolico ancora dentro il percorso autorizzativo, con grandi potenzialità energetiche ma anche con la necessità di dimostrare compatibilità ambientale, sostenibilità economica e integrazione con le attività marittime. Sullo sfondo, la nuova sala di controllo ambientale prova a chiudere il cerchio: produrre energia pulita non basta, se non si costruisce anche una capacità pubblica di osservare, verificare e intervenire.

Immagine parzialmente realizzata con Ia.