Sicilia. Revoca domiciliari Castiglione. Richiesta rinvio a giudizio Cuffaro. Contrasti nella Maggioranza per incarichi

Dalla decisione del Giudice etneo sulla cessazione delle esigenze cautelari per il deputato autonomista alle evoluzioni dell’inchiesta sulla sanità siciliana, fino agli equilibri politici regionali in trasformazione

Sintesi

Il Giudice di Catania dispone la revoca degli arresti domiciliari per Giuseppe Castiglione ritenendo cessate le esigenze cautelari e consentendogli il ritorno all’Ars. Il procedimento penale per voto di scambio politico-mafioso resta in piedi e sarà discusso a settembre insieme ad altri imputati coinvolti nell’operazione “Mercurio”. Parallelamente a Palermo la Procura chiede il rinvio a giudizio per Totò Cuffaro e altri indagati per corruzione e traffico di influenze legati alla sanità pubblica e agli appalti. Sullo sfondo emergono tensioni politiche in Forza Italia e nuovi assetti tra partiti in vista delle prossime competizioni elettorali.

Articolo

Giuseppe Castiglione, parlamentare regionale appartenente al Movimento per l’Autonomia (Mpa, Movimento per l’Autonomia), torna in libertà dopo la decisione del Giudice per le udienze preliminari (Gup) di Catania Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo che ha disposto la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari applicata il 24 febbraio 2025. Il provvedimento è stato adottato accogliendo l’istanza dei difensori e sulla base della valutazione della “cessazione sopravvenuta delle esigenze cautelari”, nonostante il parere contrario della Procura etnea. Il Magistrato ha evidenziato il comportamento processuale dell’imputato, che ha acconsentito alla sospensione dei termini della custodia cautelare, e ha escluso un rischio immediato di reiterazione del reato, ossia la possibilità concreta che l’indagato possa commettere nuovamente lo stesso illecito.

La vicenda giudiziaria resta comunque aperta, poiché lo stesso Gup aveva disposto appena pochi giorni prima il rinvio a giudizio di Castiglione per voto di scambio politico-mafioso, reato previsto dall’articolo 416-ter del codice penale che punisce l’accordo tra esponenti politici e organizzazioni mafiose per ottenere consenso elettorale in cambio di favori. L’inchiesta, denominata “Mercurio” e condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale (Ros, reparto investigativo speciale dei Carabinieri), ipotizza che durante le elezioni regionali del 2022 l’esponente politico abbia stretto un’intesa con soggetti legati al clan Santapaola, storica articolazione di Cosa Nostra della Sicilia orientale ionica. Secondo l’accusa, il ruolo di intermediari sarebbe stato svolto da Domenico Colombo e Giuseppe Coco, quest’ultimo ex dipendente dell’Azienda Metropolitana Trasporti e Sosta (Amts, azienda pubblica di trasporto locale).

La revoca della misura cautelare ha riguardato anche Matteo Marchese, ex consigliere comunale di Misterbianco, e lo stesso Giuseppe Coco. Il processo inizierà nel mese di settembre e, nelle more, Castiglione potrà tornare a ricoprire il proprio seggio all’Assemblea Regionale Siciliana dal quale era stato sospeso in applicazione della legge Severino (normativa anticorruzione che prevede la sospensione automatica dagli incarichi pubblici in caso di misure cautelari). Durante la sospensione, il posto era stato occupato da Alessandro Porto, successivamente transitato in Fratelli d’Italia.

Sul piano politico, la vicenda si intreccia con tensioni interne ai partiti regionali. In Forza Italia emergono contrasti legati alla distribuzione degli incarichi e alla possibilità di un rimpasto, mentre si fanno strada indiscrezioni su una possibile riorganizzazione della guida del partito in Sicilia, con l’ipotesi della nomina di un commissario regionale. Parallelamente, Fratelli d’Italia rafforza la propria presenza istituzionale anche attraverso nomine governative e incarichi parlamentari, in una strategia di consolidamento in vista delle elezioni del 2027 che interesseranno sia il Comune di Palermo sia la Regione.

In un contesto giudiziario parallelo, la Procura della Repubblica di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro, coinvolto in un’indagine su presunti episodi di corruzione e traffico di influenze illecite, reato che consiste nello sfruttare relazioni con pubblici ufficiali per ottenere vantaggi indebiti. L’udienza preliminare è stata fissata per l’8 maggio davanti al Gup Ermelinda Marfia. Cuffaro, già sottoposto agli arresti domiciliari dal novembre precedente, è accusato insieme ad altre otto persone, tra cui l’ex direttore generale dell’azienda ospedaliera Villa Sofia Cervello Roberto Colletti, il primario del Trauma Center Antonio Iacono e il collaboratore Vito Raso.

Le contestazioni riguardano un presunto pilotaggio di un concorso pubblico per la stabilizzazione di operatori sociosanitari, oltre a un secondo filone relativo agli appalti per servizi di lavanderia e assistenza presso l’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Siracusa. In quest’ultimo ambito risultano coinvolti ex dipendenti e collaboratori della Dussmann Service srl (società operante nei servizi integrati) e della Euroservice srl. Le accuse iniziali, più ampie, sono state in parte ridimensionate dopo il vaglio del Tribunale del Riesame, che ha portato i pubblici ministeri a circoscrivere le ipotesi su elementi ritenuti più consistenti.

La posizione del deputato nazionale Saverio Romano di centrodestra appare invece avviata verso l’archiviazione, dopo che la Camera dei deputati ha negato l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni nei suoi confronti, pur restando aperto un segmento dell’indagine che lo riguarda indirettamente. Secondo l’impostazione accusatoria, alcune aziende avrebbero beneficiato di favori negli appalti pubblici ottenendo incrementi economici e ampliamenti delle attività, configurando un sistema di relazioni opache tra politica e gestione amministrativa.

Nell’immagine di copertina il tribunale di Catania.

Nota

In ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio preliminare dell’indagine, ogni persona coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.