Sicilia. La Regione accelera sui dirigenti, ma il calendario delle assunzioni riapre lo scontro politico

Il primo via libera alla riforma della dirigenza regionale apre il percorso verso 156 nuove assunzioni tramite concorso, ma le Opposizioni guardano con sospetto all’iniziativa, arrivata in un clima già segnato dalla campagna elettorale

Sintesi

Il 13 maggio 2026 l’Ars (Assemblea regionale siciliana) ha approvato una norma per frenare le assunzioni negli Enti del Gap (Gruppo amministrazione pubblica) della Regione, con esclusione degli uffici regionali, del personale sanitario e di alcune procedure già avviate. Il 28 maggio la norma è stata promulgata nella legge regionale n. 13, pubblicata nella GURS (Gazzetta ufficiale della Regione siciliana) il 5 giugno, con efficacia dopo la vacatio legis, cioè il periodo che separa la pubblicazione dall’entrata in vigore. In quel margine temporale sono emersi bandi e avvisi dell’Istituto zootecnico e dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), finiti sotto l’attenzione della Commissione regionale Antimafia. Il 12 giugno la giunta ha prorogato fino al 31 dicembre gli incarichi dirigenziali in attesa della riorganizzazione degli uffici. (poi ci si stupisce che molti giovani, laureati e altri, da anni vanno via dall’Isola). Il 24 giugno la Commissione Affari istituzionali ha approvato il ddl (disegno di legge) sulla dirigenza, prevedendo un ruolo unico articolato in 2 fasce, l’assorbimento della 3ª fascia nella 2ª entro 1 anno e la possibilità di avviare già nel 2026 il concorso per 156 nuovi dirigenti. Il Governo regionale rivendica la necessità di coprire i vuoti d’organico, i sindacati (dei dirigenti) parlano di un passo avanti dopo mesi di confronto, mentre l’Opposizione riconosce il valore della doppia fascia ma contesta i tempi, ritenuti troppo vicini alla futura campagna elettorale. Sullo sfondo restano i principi (teorici) costituzionali di imparzialità, buon andamento e accesso tramite concorso pubblico, che impongono procedure motivate, trasparenti e sostenibili.

Articolo

Alla Regione Siciliana la partita delle assunzioni torna al centro del confronto politico e amministrativo. Da un lato c’è la riforma della dirigenza, attesa da anni e presentata come necessaria per colmare un organico ormai ridotto. Dall’altro c’è il blocco delle assunzioni negli Enti collegati alla Regione, nato per evitare operazioni opache nella fase finale della legislatura e già circondato da sospetti sui tempi della sua effettiva applicazione. Il primo passaggio decisivo è arrivato il 13 maggio 2026, quando Sala d’Ercole ha approvato la norma sulle assunzioni negli enti del Gap, cioè l’insieme degli organismi che rientrano nel Gruppo amministrazione pubblica regionale. La misura, poi inserita nella legge regionale 28 maggio 2026, n. 13, non blocca la Regione come amministrazione diretta, ma riguarda gli Enti del perimetro pubblico regionale, con alcune eccezioni. Restano fuori dal divieto le procedure già avviate o definite prima dell’entrata in vigore, il personale sanitario delle aziende sanitarie e ospedaliere, il personale stagionale già inserito nelle graduatorie, gli aumenti orari dei contratti part-time (a tempo parziale), le stabilizzazioni previste e i contratti stagionali delle fondazioni e degli enti lirici e sinfonici.

Il testo finale non fissa più semplicemente la scadenza del 31 dicembre 2027, come previsto in alcune ricostruzioni iniziali, ma stabilisce che il divieto valga fino alla prima seduta della nuova Ars eletta dopo l’entrata in vigore della legge. Questo dettaglio è importante, perché lega lo stop al ciclo politico-istituzionale e non a una data secca. La norma vieta di avviare o completare assunzioni con contratti a tempo determinato, indeterminato, full-time (a tempo pieno), part-time, apprendistato, contratti di formazione lavoro e co.co.co. (collaborazioni coordinate e continuative). Gli atti compiuti in violazione del divieto sono nulli.

Il problema è nato proprio nello spazio temporale tra il voto dell’Ars e l’efficacia della legge. La norma è stata pubblicata nella GURS il 5 giugno 2026 ed è diventata operativa solo dopo il periodo previsto per la sua entrata in vigore. In quel frattempo, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche e politiche, sono comparsi degli avvisi considerati “last minute” (dell’ultimo momento). Il 27 maggio l’Istituto zootecnico avrebbe approvato un concorso per 7 unità a tempo indeterminato nell’area assistenti, mentre il 29 maggio avrebbe aggiunto un altro bando per 14 unità a tempo determinato nei servizi di assistenza tecnica e controlli funzionali. Il 15 giugno è stato segnalato anche un avviso dell’Arpa per 1 collaboratore tecnico-professionale a tempo determinato, poi accompagnato da una precisazione dell’ente, che ha parlato di disguido tecnico e di richiesta di rimozione dal portale InPA (Portale nazionale del reclutamento nella Pubblica amministrazione).

La Commissione regionale Antimafia ha acceso i riflettori su questi passaggi, ritenendo necessario verificare se vi siano stati tentativi di anticipare il blocco prima della sua efficacia formale. Il punto politico non riguarda soltanto la legittimità dei singoli atti, ma il rapporto tra voto parlamentare, pubblicazione della legge, vacatio legis e comportamento degli Enti. In altre parole, se il Parlamento regionale aveva già espresso un indirizzo chiaro contro nuove assunzioni in quella fase, diventa politicamente delicato ogni bando pubblicato prima che il divieto producesse effetti giuridici pieni.

In questo clima è arrivata, il 12 giugno 2026, anche la proroga fino al 31 dicembre degli incarichi di tutti i dirigenti regionali. La Giunta l’ha motivata con l’esigenza di garantire continuità, stabilità gestionale e buon andamento dell’azione amministrativa, in attesa del riassetto organizzativo che dovrebbe ridurre le postazioni dirigenziali. La proroga, secondo l’impostazione del Governo, potrebbe cessare prima della fine dell’anno se il procedimento di riorganizzazione dovesse concludersi in anticipo.

Il 24 giugno, poi, la Commissione Affari istituzionali dell’Ars ha dato il via libera alla riforma della dirigenza. È il primo sì parlamentare a un ddl che dovrà passare dalla Commissione Bilancio e poi dall’Aula. Il testo prevede un ruolo dirigenziale unico, ma non una fascia unica. Dopo il confronto con le parti sociali, l’impianto è stato corretto e articolato in 2 fasce. La 3ª fascia, considerata transitoria, sarà assorbita nella 2ª entro 1 anno dall’approvazione definitiva.

Renato Schifani ha presentato il voto in Commissione come un passaggio utile ad accelerare su un tema definito essenziale per il funzionamento della macchina amministrativa. Secondo il presidente della Regione, le modifiche al testo tengono conto del confronto con i sindacati (dei dirigenti) e consentiranno, se l’Aula approverà la riforma, di reclutare le professionalità necessarie per coprire i posti vacanti. Elisa Ingala, assessora alla Funzione pubblica, ha parlato di un lavoro di sinergia e della necessità di dare stabilità ai dirigenti in servizio, preparando al tempo stesso nuovi concorsi.

La procedura più attesa riguarda 156 nuovi dirigenti. Il Piao (Piano integrato di attività e organizzazione) 2026-2028 della Regione prevede complessivamente 2.600 assunzioni entro il 2028, tra 2.444 unità del comparto e 156 dirigenti. Il concorso dirigenziale, però, è subordinato all’approvazione della riforma. Se l’Aula darà il via libera, la selezione potrebbe partire già nel 2026, mentre negli anni successivi dovrebbe proseguire la copertura dei posti vacanti secondo la programmazione del fabbisogno.

I sindacati (dei dirigenti) Fp Cgil (Funzione pubblica della Confederazione generale italiana del lavoro), Cisl Fp (Funzione pubblica della Confederazione italiana sindacati lavoratori), Sadirs (Sindacato autonomo dipendenti regionali siciliani), Ugl (Unione generale del lavoro) e Uil Fp (Funzione pubblica dell’Unione italiana del lavoro) hanno espresso soddisfazione per l’esito della Commissione. La loro posizione, maturata durante il confronto dei mesi scorsi, ha spinto verso il mantenimento della doppia fascia, ritenuta più equilibrata rispetto alla fascia unica inizialmente ipotizzata. Per le sigle dei lavoratori, il nuovo assetto può favorire un ricambio generazionale ordinato, valorizzando le competenze interne e rendendo più stabile l’amministrazione.

L’Opposizione, però, legge la vicenda con maggiore cautela. Mario Giambona, deputato del Pd, ha rivendicato la scelta delle 2 fasce come soluzione che il suo partito aveva indicato sin dall’inizio. A suo giudizio, se quella proposta fosse stata accolta prima, si sarebbero evitati mesi di rinvii, contrasti e passaggi a vuoto. Michele Catanzaro, capogruppo del Partito Democratico, riconosce che la riforma era attesa, ma considera politicamente singolare che tutto si sblocchi proprio nella fase in cui la legislatura si avvia verso il tratto finale e la campagna elettorale comincia a pesare sulle scelte d’Aula.

La tensione non riguarda solo i 156 dirigenti. All’Ars sono comparsi anche emendamenti per intervenire su Ast (Azienda siciliana trasporti), Seus (Sicilia emergenza-urgenza sanitaria), Consorzio autostrade siciliane e altri comparti collegati al sistema regionale. Le Opposizioni chiedono di verificare l’effettiva necessità delle assunzioni, la copertura finanziaria e il rischio che, aperta una deroga, se ne aggiungano altre su pressione dei partiti e dei singoli deputati. Una norma già discussa prevedeva anche una corsia per 750 ex formatori dei centri di orientamento nelle partecipate, ma era stata accantonata per assenza di copertura, con la possibilità di tornare in Aula.

Dal punto di vista giuridico, il nodo resta il bilanciamento tra fabbisogno reale di personale e garanzie di imparzialità. L’articolo 97 (teorico) della Costituzione impone il buon andamento della Pubblica amministrazione e l’accesso tramite concorso, salvo eccezioni previste dalla legge. L’articolo 3 (teorico) richiama invece il principio di ragionevolezza e uguaglianza. Anche la giurisprudenza costituzionale (teorica) più recente continua a ribadire che le deroghe al pubblico concorso devono essere rigorose, giustificate da esigenze straordinarie e coerenti con l’interesse pubblico. Per questo, ogni stabilizzazione, assorbimento, deroga o finestra di reclutamento deve essere motivata con precisione e sostenuta da coperture certe.

Il Servizio Studi e il Servizio Bilancio dell’Ars, nel valutare il blocco delle assunzioni per gli enti del Gap, avevano già segnalato la necessità di chiarire le ragioni del divieto generalizzato e delle relative deroghe. Il rischio, sul piano tecnico, è che una norma troppo ampia o poco motivata possa apparire in contrasto con il buon andamento dell’Amministrazione, mentre deroghe non adeguatamente spiegate potrebbero porsi in tensione con il principio di ragionevolezza. La stessa logica vale, in senso opposto, per i concorsi e per le procedure speciali: assumere può essere necessario, ma deve avvenire con regole chiare, tempi trasparenti e finalità pubbliche verificabili.

La riforma della dirigenza, dunque, risponde a un’esigenza: la Regione ha bisogno di competenze, ricambio e continuità gestionale. Ma il calendario scelto, la vicinanza alla stagione elettorale, il precedente del blocco assunzioni e i bandi pubblicati nel periodo intermedio rendono la vicenda politicamente sensibile. La questione non è solo quanti dirigenti o dipendenti assumere, ma come farlo, con quali controlli e con quale coerenza rispetto alle regole approvate dalla stessa Ars. Alla fine, il punto decisivo sarà l’Aula. Se la riforma verrà approvata, il concorso per 156 dirigenti potrà diventare il collante della maggioranza alle prossime regionali. Se invece prevarranno sospetti, emendamenti disomogenei e deroghe non spiegate, la riforma rischierà di trasformarsi da intervento di rafforzamento amministrativo in un nuovo terreno di scontro tra Governo, all’interno di esso, Opposizioni, sindacati ed Enti regionali.

Immagine realizzata con Ia.