Sicilia e Italia: condanne e arresti tra violenze, usura, droga, vandalismi e rapine

Dal neonato ferito a Padova dal padre, alle operazioni condotte nell’Isola, fino alle sentenze di Torino e al colpo di Milano. Fatti differenti, dalle condanne di 1° grado agli arresti convalidati e accuse ancora da dimostrare

Sintesi

Nel 2016 un prestito di circa 30.000 euro avrebbe avviato a Mistretta una spirale usuraria nella quale la vittima avrebbe versato 400.000 euro di interessi, mentre il creditore ne avrebbe pretesi altri 441.000 applicando un tasso annuo stimato al 257%. Nel maggio 2025 una perizia giudiziaria confermò le lesioni permanenti subite da un neonato ricoverato a Padova, provocate secondo l’accusa dal padre per renderlo disabile e ottenere sussidi. Il 30 giugno dello stesso anno un incendio doloso causò l’esplosione di una palazzina torinese e la morte di Jacopo Peretti. Tra il 15 e il 17 maggio 2026 un uomo avrebbe commesso o tentato 4 rapine nell’area catanese utilizzando un coltello e uno scooter rubato. Nelle prime 2 settimane di luglio una serie di controlli antidroga tra Termini Imerese, Bagheria e Corleone ha prodotto 4 arresti, 3 denunce e sequestri di hashish, crack, marijuana e denaro. Nel fine settimana precedente al 16 luglio un diverbio davanti a un lido di Scoglitti è degenerato nell’accoltellamento di un uomo, ricoverato in condizioni critiche. Nella notte tra il 13 e il 14 luglio alcuni sconosciuti hanno vandalizzato il campo estivo solidale ospitato in una parrocchia di Passo di Rigano. Il 14 luglio è stato arrestato il presunto usuraio di Mistretta. Il 16 luglio sono state pronunciate le condanne di 1° grado a 8 anni per il padre del neonato e a 27 anni per Giovanni Zippo, mentre a Milano 6 presunti rapinatori sono stati bloccati poche ore dopo l’assalto a una gioielleria, con il recupero della refurtiva.

Articolo

La vicenda più lontana nel tempo ha origine nel 2016 a Mistretta (comune della città metropolitana di Messina, Sicilia), dove un cittadino avrebbe ottenuto un prestito iniziale di circa 30.000 euro. Secondo la ricostruzione investigativa, nel corso di 10 anni avrebbe restituito circa 400.000 euro soltanto come interessi, senza riuscire a liberarsi del debito. Il creditore, un uomo di 76 anni già noto alle Forze dell’ordine, avrebbe continuato a reclamare altri 441.000 euro, applicando un tasso annuo stimato intorno al 257%. La sera del 14 luglio 2026 l’Arma dei Carabinieri lo ha bloccato dopo un incontro con la vittima, sequestrando nella sua disponibilità e nell’automobile 6 assegni per oltre 11.000 euro. La successiva perquisizione domiciliare ha consentito di acquisire altra documentazione. L’indagato è stato arrestato per usura e denunciato per estorsione, quindi trasferito nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto (comune della stessa area metropolitana, Sicilia), in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Una seconda storia era emersa prima del maggio 2025 a Padova (comune capoluogo dell’omonima provincia, Veneto). I medici dell’azienda ospedaliera avevano notato che un bambino di 5 mesi, anziché migliorare grazie alle terapie, subiva inspiegabili peggioramenti dopo le visite familiari. Le telecamere installate dagli investigatori avrebbero documentato il padre mentre, rimasto solo nella stanza, infilava ripetutamente un dito nella gola del figlio, lesionandogli gravemente e permanentemente il cavo orale. Una perizia svolta durante l’incidente probatorio confermò la natura delle ferite. Secondo l’impostazione accolta dal Giudice, lo scopo era procurare al piccolo una disabilità per ottenere prestazioni assistenziali e sostegni economici. Il 16 luglio 2026 il Tribunale ha condannato il genitore, oggi 23enne, a 8 anni di reclusione per maltrattamenti in famiglia e lesioni, disponendo anche una provvisionale risarcitoria di 1 milione di euro. La decisione è stata pronunciata al termine del rito abbreviato davanti al GUP (giudice per l’udienza preliminare) e non è definitiva.

Il 30 giugno 2025 un’esplosione distrusse parte di una palazzina di via Nizza a Torino. Secondo la sentenza di 1° grado, Giovanni Zippo (ex guardia giurata) avrebbe cosparso di benzina e incendiato l’appartamento nel quale viveva l’ex compagna. Le fiamme provocarono lo scoppio che uccise Jacopo Peretti (inquilino di 33 anni, senza ruoli politici) e ferì altre persone, tra le quali un minore. Il 16 luglio 2026 la Corte d’Assise ha inflitto all’imputato 27 anni per omicidio volontario, disastro e lesioni personali, superando la richiesta di 25 anni formulata dall’accusa. La difesa aveva chiesto l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, sostenendo che ciò avrebbe consentito l’accesso al rito abbreviato e alla conseguente diminuzione della pena. Paolo Peretti (padre della vittima) ha affidato il proprio commento al significato della decisione pronunciata dai giudici.

Tra il 15 e il 17 maggio 2026 si colloca invece la sequenza di rapine ricostruita nell’area etnea. Un catanese di 47 anni avrebbe agito con il volto coperto da un casco integrale, minacciando le vittime con un coltello e fuggendo su uno scooter rubato. Il primo episodio avvenne in un supermercato di San Gregorio di Catania, seguito il giorno successivo da un assalto a un distributore di carburante. La mattina del 17 maggio, nell’arco di circa 40 minuti, l’uomo avrebbe tentato un colpo in un discount di Aci Catena (comune della medesima area metropolitana), fallito per la reazione di alcuni clienti, per poi dirigersi verso un’altra attività di Aci Sant’Antonio (comune confinante). L’incrocio tra filmati e testimonianze ha portato al fermo del sospettato, individuato alla guida del mezzo sottratto e modificato per ostacolarne il riconoscimento. Sotto la sella sarebbero stati trovati un coltello a serramanico e gli indumenti utilizzati durante gli assalti. L’uomo è stato condotto nel carcere catanese di piazza Lanza con le contestazioni di rapina aggravata continuata, ricettazione e porto abusivo di oggetti atti a offendere.

Nelle 2 settimane precedenti al 16 luglio, i controlli contro il piccolo spaccio nella provincia palermitana hanno prodotto 4 arresti e 3 denunce. A Termini Imerese (comune della città metropolitana di Palermo, Sicilia) quasi 130 grammi di hashish erano nascosti dentro alcune calzature collocate in una scarpiera. Sono stati sequestrati anche un bilancino, materiale per confezionare le dosi, telefoni, denaro e una pianta di marijuana alta circa 95 centimetri. Due fratelli di 36 e 40 anni sono stati arrestati, mentre la madre convivente di 64 anni è stata denunciata. Dopo la convalida, al maggiore è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

A Bagheria (comune della stessa area metropolitana di Palermo) un giovane di 19 anni è stato trovato con 121 dosi di crack e 490 euro, ritenuti possibile provento dello spaccio. Il GIP ha disposto l’obbligo di presentazione e la permanenza domiciliare. In una diversa abitazione, durante un intervento per un incendio, sono state scoperte 6 piante di marijuana. Il proprietario, un 42enne nato negli Stati Uniti e residente nel territorio, è stato denunciato. A Corleone (anch’esso comune della città metropolitana di Palermo, Sicilia) un 24enne è stato fermato con quasi 30 dosi di hashish, un panetto da 8 grammi, 190 euro e una mazza di legno dotata di impugnatura antiscivolo. Dopo il sequestro del materiale, il giovane è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

Nel fine settimana precedente al 16 luglio, una lite scoppiata nei pressi di uno stabilimento balneare di Scoglitti (frazione marinara di Vittoria, nel libero consorzio comunale di Ragusa) è degenerata in un grave accoltellamento. Un cittadino tunisino di 36 anni, regolarmente presente in Italia e residente a Vittoria, avrebbe colpito più volte all’addome un connazionale di 35 anni. Dopo la segnalazione al Numero unico di emergenza 112, i militari hanno bloccato il presunto aggressore, ancora in possesso del coltello insanguinato. La vittima è stata trasportata all’ospedale “Riccardo Guzzardi”, dove è arrivata in codice rosso ed è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico, al termine del quale la prognosi è rimasta riservata. L’arresto per lesioni personali aggravate e porto di oggetti atti a offendere è stato convalidato, con applicazione della custodia cautelare in carcere.

Nella notte tra il 13 e il 14 luglio, intorno alle 2.30, un altro episodio di valdalismo ha colpito il progetto “Tempo d’estate solidale” ospitato dalla Parrocchia San Giuseppe di Passo di Rigano (quartiere di Palermo). Alcune persone sarebbero entrate negli spazi destinati ai bambini, mettendo a soqquadro l’area, danneggiando le attrezzature, sottraendo diversi oggetti e compromettendo la piscina utilizzata durante le attività. Gli organizzatori hanno diffuso immagini e filmati dei locali e hanno comunicato la presentazione di una denuncia presso la stazione Carabinieri di Altarello di Baida (quartiere dello stesso capoluogo). Il gruppo di volontari ha assicurato che il campo non sarà interrotto. L’episodio assume un significato ancora più rilevante in una città che nel 2026 ha destinato 700.000 euro ai centri e ai campus estivi gratuiti rivolti soprattutto ai minori in condizioni di fragilità, pur non risultando dimostrato che questa specifica iniziativa rientri nel finanziamento comunale.

La mattina del 16 luglio, poco prima dell’apertura, un commando ha assaltato “Gioielli di Valenza” nel centro commerciale Merlata Bloom di Milano. Secondo la ricostruzione, 4 uomini con parrucche e pettorine catarifrangenti avrebbero sorpreso i dipendenti mentre alzavano la saracinesca, li avrebbero spinti all’interno e minacciati con una pistola successivamente risultata finta. Gli espositori sono stati infranti utilizzando estintori, poi svuotati nell’ambiente per creare una nube e agevolare la fuga. Un lavoratore di 29 anni è stato accompagnato in ospedale in codice giallo per problemi respiratori, mentre una donna di 37 anni con irritazioni agli occhi ha rifiutato il ricovero. Altri 2 complici avrebbero svolto le funzioni di palo e autista. La Polizia di Stato e i militari, già impegnati in distinte indagini sul gruppo, hanno coordinato le informazioni e bloccato i 6 sospettati poche ore dopo in via Vespri Siciliani, recuperando la refurtiva.

I procedimenti descritti si trovano in fasi differenti. Le condanne di Padova e Torino sono decisioni di 1° grado, mentre negli altri casi prevalgono arresti, fermi, misure cautelari o denunce. L’articolo 27 della Costituzione stabilisce che una persona imputata non può essere considerata colpevole fino alla condanna definitiva. Il decreto legislativo 188/2021 ha rafforzato questo principio anche nella comunicazione pubblica dei procedimenti penali, imponendo di evitare presentazioni anticipate della responsabilità.

Luigi Rizzolo (presidente di Sicindustria), intervenendo nel giugno 2026 sul tema della sicurezza, ha sottolineato la necessità che lo Stato sostenga immediatamente chi decide di rivolgersi alle istituzioni, evitando che le vittime rimangano sole o in danneggiate ulteriormente da lungaggini proprio durante la fase più difficile della ripartenza.